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#121 | |
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Bannato
Iscritto dal: Aug 2006
Città: Paris
Messaggi: 537
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Però secondo me hai ragione I fatti raccontati da Travaglio, per quanto veri, hanno davvero poco peso. Per fare un parallelo è come se venisse fuori che Bertinotti e Moretti scrivevano articoli assieme nel giornale studentesco negli anni '60 e per questo si accusasse Bertinotti di fiancheggiamento ai terroristi. Esempio tirato per i capelli. Ma mi pare che in questa vicenda Travaglio abbia voluto gettare merda contro il ventilatore. La merda è vera, però gli è finita in faccia. |
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#122 | |||||
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Junior Member
Iscritto dal: Sep 2004
Messaggi: 28
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I libri sono stati pubblicati l'anno scorso eppure nessuna levata di scudi contro Abbate. Nessuna denuncia, nessuna dichiarazione, il nulla. 10 minuti in televisione di Travaglio ed ecco il botto. Sarà, ma mi viene il dubbio che controllare le TV agevoli non poco la gestione dell'informazione a proprio piacimento. Quote:
Ultima modifica di Matuhw : 12-05-2008 alle 02:02. |
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#123 | ||
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Junior Member
Iscritto dal: Sep 2004
Messaggi: 28
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#124 | |
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Bannato
Iscritto dal: Aug 2006
Città: Paris
Messaggi: 537
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Se i magistrati le avessero ritenute vetire avrebbero inquisito Schifani. Io non voglio difendere Schifani, perchè lo trovo orrido. Ma non si può neanche costruire un cartello sul nulla. Forse Schifani mafioso, ma se lo è non è per le cose finqui esposte, che sono davvero inconsistenti |
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#125 | |
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Member
Iscritto dal: Feb 2008
Città: Milano
Messaggi: 108
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Affermazione testuale di Travaglio, "ma scusa, se io sono un giornalista perche' non dovrei scrivere dato che c'e' un clima di pacificazione fra destra e sinistra che Schifani ha avuto delle amicizie con dei mafiosi?" Detta cosi' anche un bambino capisce quello che deve capire... Schifani = amico dei mafiosi. poi dopo vediamo che schifani nel 79 figurava nel libro soci di una societa' dove fra numerosi altri figurava uno che al momento nemmeno risulta condannato in via definitiva per mafia. Ma dico, io posso essere socio di enne societa', mi devo pure preoccupare di cosa saranno forse condannati fra trent'anni gli altri soci (che non necessariamente devono essere miei "amici")? Se appena appena esiste un minimo di diritto questa e' diffamazione se mai ve ne fu una: infatti dal reato di diffamazione: Chiunque, [...] comunicando con più persone, offende l'altrui reputazione, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a euro 1032. Se l'offesa consiste nell'attribuzione di un fatto determinato la pena è della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a euro 2065. Se l'offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore ad euro 516. Se l'offesa è recata a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ad una sua rappresentanza, o ad una Autorità costituita in collegio, le pene sono aumentate. Quindi Travaglio dice che Schifani e' amico di mafiosi Offende la reputazione di una persona? -> SI Attribuisce un fatto determinato? -> SI Lo fa con mezzo di pubblicita'? -> SI Offende un rappresentante di corpo politico? -> SI Quindi se ci fosse un minimo di giustizia (e al momento non c'e') a occhio Travaglio si dovrebbe beccare almeno tre anni. Non vale nemmeno la giustificazione di citare per diritto di cronaca un fatto vero in quanto a) Non risulta al momento alcun "mafioso" nel libro soci in cui c'era Schifani perche' il tipo di cui non ricordo il nome e' al momento solo condannato in primo grado e ce n'e' un altro che risulta "concorrente esterno" qualsiasi cosa cio' voglia dire. b) La presenza in un libro soci non necessariamente comporta "amicizia" fra le persone c) Quand'anche il signore (supposto mafioso) in questione venisse condannato in via definitiva non cambia nulla perche' fa fede la condizione al momento in cui l'affermazione viene fatta (1) e poi bisognerebbe provare l'appartenenza alla mafia del signore in questione trent'anni fa (impossibile). Per cui anche se vogliamo spaccare il capello in otto stavolta un giudice dovra' sudarsela per assolvere Travaglio e sono proprio curioso di vedere come se ne viene fuori. Ultima modifica di claudioborghi : 12-05-2008 alle 02:15. |
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#126 |
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Junior Member
Iscritto dal: Mar 2008
Messaggi: 24
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Ma guarda chi è Schifani a proposito di mafia:
Sua eccellenza Filippo Mancuso, solitamente bene informato, ha definito così il suo ex compagno di partito: «Un avvocato del foro di Palermo specializzato in recupero crediti». Schifani gli ha risposto con una lettera in cui difende la sua «onesta e onorata carriera» e nega di avere mai svolto una simile attività. Negli archivi della Camera di commercio di Palermo risulta però una società, oggi inattiva, costituita nel 1992 da Schifani con Antonio Mengano e Antonino Garofalo: la Gms. L'avvocato Antonino Garofalo (socio accomandante come Schifani) è stato arrestato nel 1997 e poi rinviato a giudizio per usura ed estorsione nell'ambito di indagini condotte dal sostituto Gaetano Paci della Procura di Palermo. L'ex socio di Schifani è ritenuto il capo di un'organizzazione che prestava denaro nella zona di Caccamo chiedendo interessi del 240 per cento. Schifani non è stato coinvolto nelle indagini ma certo non deve essere piacevole scoprire di essere stato socio con un presunto usuraio in un'impresa che come oggetto sociale non disdegnava: «L'attività esattoriale per conto terzi di recupero crediti e l'attività di assistenza nell'istruttoria delle pratiche di finanziamento...». Schifani è stato sempre sfortunato nella scelta dei compagni delle sue imprese. In un rapporto dei carabinieri del nucleo di Palermo, di cui "L'Espresso" è in grado di rivelare i contenuti, si ricostruisce la storia di un'altra strana società di cui il capogruppo di Forza Italia è stato socio e amministratore per poco più di un anno. Si chiama Sicula Brokers, fu istituita nel 1979 e oggi ha cambiato compagine azionaria. Tra i soci fondatori, accanto a un'assicurazione del nord, c'erano Renato Schifani e il ministro degli Affari regionali Enrico La Loggia, nonché soggetti come Benny D'Agostino, Giuseppe Lombardo e Nino Mandalà. Nomi che a Palermo indicano quella zona grigia in cui impresa, politica e mafia si confondono. Benny D'agostino è un imprenditore condannato per concorso esterno in associazione mafiosa e, negli anni in cui era socio di Schifani e La Loggia, frequentava il gotha di Cosa Nostra. Lo ha ammesso lui stesso al processo Andreotti quando ha raccontato un viaggio memorabile sulla sua Ferrari da Napoli a Roma assieme a Michele Greco, il papa della mafia. Giuseppe Lombardo invece è stato amministratore delle società dei cugini Ignazio e Nino Salvo, i famosi esattori di Cosa Nostra arrestati da Falcone nel lontano 1984 e condannati in qualità di capimafia della famiglia di Salemi. Nino Mandalà, infine, è stato arrestato nel 1998 ed è attualmente sotto processo per mafia a Palermo. Questo ex socio di Schifani e La Loggia era il presidente del circolo di Forza Italia di Villabate, un paese vicino a Palermo e proprio di politica parlava nel 1998 con il suo amico Simone Castello, colonnello del boss Bernardo Provenzano mentre a sua insaputa i carabinieri lo intercettavano. Mandalà riferiva a Castello l'esito di un burrascoso incontro con il ministro Enrico La Loggia, allora capo dei senatori di Forza Italia. Mandalà era infuriato per non avere ricevuto una telefonata di solidarietà dopo l'arresto del figlio (poi scagionato per un omicidio di mafia). E così raccontava di avere chiuso il suo colloquio con La Loggia: «Siccome io sono mafioso ed è mafioso anche tuo padre che io me lo ricordo quando con lui andavo a cercargli i voti da Turiddu Malta che era il capomafia di Vallelunga. Lo posso sempre dire che tuo padre era mafioso. A quel punto lui si è messo a piangere». La Loggia ha ammesso l'incontro ma ne ha raccontato una versione ben diversa. E anche Mandalà al processo ha parlato di millanteria. Nella stessa conversazione intercettata Mandalà parlava di Schifani in questi termini: «Era esperto a 54 milioni all'anno, qua al comune di Villabate, che me lo ha mandato il senatore La Loggia». Schifani è stato sentito dalla Procura e, senza falsa modestia ha spiegato con la sua bravura la consulenza e lo stipendio: «Il mio studio è uno dei più accreditati in campo urbanistico in Sicilia». Ma per La Loggia sotto sotto c'era una raccomandazione: «Parlai di Schifani con Gianfranco Micciché (coordinatore di Forza Italia in Sicilia) e dissi: sta sprecando un sacco di tempo e quindi avrà dei mancati guadagni facendo politica. Vivendo lui della professione di avvocato dico se fosse possibile fargli trovare una consulenza. È un modo per dirgli grazie. E allora parlammo con il sindaco Navetta». Il sindaco Navetta è il nipote di Mandalà e il suo comune è stato sciolto per mafia nel 1998. Il capogruppo di Forza Italia è stato sfortunato anche nella scelta dei suoi assistiti. Proprio un suo ex cliente recentemente ne ha fatto il nome in tribunale. La scena è questa: Innocenzo Lo Sicco, un mafioso pentito, il 26 gennaio del 2000 entra in manette in aula a Palermo e viene interrogato sulla vicenda di un palazzo molto noto in città, quello di Piazza Leoni. Le sue parole fanno balenare pesanti sospetti: «L'avvocato Schifani ebbe a dire a me, suo cliente, che aveva fatto tantissimo ed era riuscito a salvare il palazzo di Piazza Leoni facendolo entrare in sanatoria durante il governo Berlusconi perché, così mi disse, fecero una sanatoria e lui era riuscito a farla pennellare sull'esigenza di quegli edifici. Era soddisfattissimo. Perché lo diceva a me? Ma perché io lo avevo messo a conoscenza di qual era la situazione, l'iter, le modalità del rilascio della concessione...». La Procura dopo aver analizzato le parole del pentito non ha aperto alcun fascicolo per la genericità del racconto. Comunque la storia di questo palazzo, scoperta dal giornalista de "la Repubblica" Enrico Bellavia, è tutta da raccontare. Comincia alla fine degli anni Ottanta quando Pietro Lo Sicco, imprenditore finanziato dalla mafia e zio di Innocenzo, mette gli occhi su un terreno a due passi dal parco della Favorita, una delle zone più pregiate di Palermo. Lo Sicco vuole costruirci un palazzo di undici piani ma prima bisogna eliminare due casette basse che appartengono a due sorelle sarde, Savina e Maria Rosa Pilliu, che non vogliono svendere. Pietro Lo Sicco le minaccia e le sorelle si rivolgono alla polizia. Ma la mafia è più lesta della legge: Lo Sicco ottiene la concessione edilizia grazie a una mazzetta di 25 milioni di lire e comincia ad abbattere l'appartamento a fianco. Quando le sorelle vedono avvicinarsi il bulldozer cominciano ad arrivare nel loro negozio i fusti di cemento. Il messaggio è chiaro: finirete lì dentro. Lo Sicco smentisce di essere il mandante ma la Procura offre alle Pilliu il programma di protezione. Oggi le sorelle sono un simbolo dell'antimafia: vivono proprio nel palazzo costruito da Lo Sicco e confiscato dallo Stato. Il costruttore è stato condannato a 2 anni e otto mesi per truffa e corruzione a cui si sono aggiunti sette anni per mafia. All'inaugurazione del nuovo negozio costruito grazie al fondo antiracket, il senatore Schifani non c'era. Era dall'altra parte in questa vicenda. Il suo studio ha difeso l'impresa Lo Sicco davanti al Tar. Il pentito Innocenzo Lo Sicco, ha raccontato che lui stesso accompagnava l'avvocato Schifani negli uffici per seguire la pratica. Certo all'epoca l'imprenditore non era stato inquisito e il senatore non poteva sapere con chi aveva a che fare anche se il genero di Lo Sicco era sparito nel 1991 per lupara bianca. In quegli stessi anni Schifani assisteva anche altri imprenditori che sono incappati nelle confische per mafia, come Domenico Federico, prestanome di Giovanni Bontate, fratello del vecchio capo della cupola Stefano. Un settore quello delle confische che il senatore non ha dimenticato in Parlamento. Quando ha presentato un progetto di legge (il numero 600) per modificare la legge sulle confische e sui sequestri. |
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#127 |
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Junior Member
Iscritto dal: Mar 2008
Messaggi: 24
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Il vostro presidente del senato
Ieri per sbaglio accendo la tv e per poco mi imbottisco di esplosivo e mi faccio esplodere in Senato. Vedo Andreotti seduto sulla poltrona del Presidente. "Che cazzo ci fa un mafioso alla Presidenza del Senato?" pensai in francese. Per fortuna stava "solo" presenziando la prima seduta per anzianità. Come ricordano gli amici della Casa della Legalità, nessuno alza la mano e dice, per esempio, "non mi faccio presiedere da un mafioso" oppure qualcuno che esce dall'aula indignato. No, ormai Andreotti è perdonato. Anzi, non è mai stato colpevole, è stato assolto come ricorda orgogliosa Anna Finocchiaro. Per fortuna, dopo le votazioni non c'è più un mafioso su quella poltrona. Solo un amico dei mafiosi. Renato Schifani. Her'ryporter. Anche se sembra un bibliotecario che non vede la luce dal 1962 e nascondo in archivio i film porno scaricati da emule, Renato è stato socio di affari di usurai e mafiosi. Ad esempio era nella società la Gms, che non era una linea telefonica ma un'attività di recupero crediti. Suo socio era Antonino Garofalo, arrestato nel 1997 e rinviato a giudizio per usura ed estorsione. Prestava soldi nella zona di Caccamo chiedendo interessi del 240%. "Interessi un pò alti, colpa dell'euro, anche se non c'era" dirà Schifani. Per le altre amicizie del maghetto col riporto, vi incollo un estratto del libro I Complici, di Gomez e Abbate. P.s. Quello che leggerete non lo diranno mai in tv. Nè sui giornali italiani. Per fortuna lo fanno in Spagna. Su El Paìs. Che storia... per leggere le notizie italiane dobbiamo comprare un giornale spagnolo. Troppo gentile e troppo educato Beppe Grillo per i miei gusti... solo mandarli a fanculo? P.p.s. Caro Pio La Torre, ti ricordi quando ti uccisero perchè volevi fare una legge sulla confisca dei beni? Beh, dopo la tua morte la approvarono. Sai chi voleva cambiarla e renderla inutilizzabile? Sempre lui. Renato Schifani, attuale presidente del Senato. Progetto di legge numero 600, che modificava la tua legge e quella sui sequestri. "Schifani disse a La Loggia: ‘senti Enrico, dovresti telefonare a Nino Mandalà, perché ha detto che a Villabate Gaspare Giudice non ci deve mettere piede... e quindi c'è la possibilità di recuperare Nino Mandalà, telefonagli'. Il mafioso è quasi divertito. Tanta confusione intorno al suo nome in fondo lo fa sentire importante. Alzare la voce con i politici è sempre un sistema che funziona. E, secondo lui, anche Renato Schifani ne sa qualcosa. Dice Mandalà: ‘Simone, hai presente che Schifani, attraverso questo [il candidato di Misilmeri]... aveva chiesto di avere un incontro con me, se potevo riceverlo. E io gli ho detto no, gli ho detto che ho da fare e che non ho tempo da perdere con lui. Quindi, quando ha capito che lui con me non poteva fare niente, si è rivolto al suo capo Enrico La Loggia che, secondo lui, mi dovrebbe telefonare. Ma vedrai che lui non mi telefonerà. Mi può telefonare che io, una volta, l'ho fatto piangere? Nell'auto di Simone Castello la domanda del boss di Villabate è seguita da qualche secondo di silenzio. Poi le microspie dei carabinieri registrano la storia di un'amicizia tradita. Una storia di mafia in cui i capibastone minacciano e i politici, terrorizzati, chiedono piangendo perdono. Mandalà la narra con astio, tutta d'un fiato. Torna con la mente al 1995, l'anno in cui suo figlio Nicola era stato arrestato per la prima volta. Accusa La Loggia di averlo lasciato solo, di averlo ‘completamente abbandonatoì, forse nel timore che qualcuno scoprisse un segreto a quel punto divenuto inconfessabile: lui e Nino Mandalà non solo si conoscevano fin da bambini, ma per anni erano anche stati soci, avevano lavorato fianco a fianco in un'agenzia di brokeraggio assicurativo. ‘Non mi aspettavo che dovesse fare niente, che dovesse fare dichiarazioni alla stampa, ma almeno un messaggio, ‘ti do la mia solidarietà', [mr lo poteva mandare]. Stiamo parlando di un rapporto che risale alla notte dei tempi, quando eravamo tutti e due piccoli - lui è più piccolo di me - [nemmeno] mi ricordo quando ci siamo conosciuti. [Ma] suo padre... era mio padre, lui era un cristiano con i cazzi, non [come] questo pezzo di merda... [Poi siamo stati] soci in affari perché abbiamo avuto assieme una società di brokeraggio assicurativo, lui presidente e io amministratore delegato. [Andavamo] in vacanza assieme...' Il portaordini di Provenzano cerca d'interromperlo, sembra voler tentare di calmarlo: ‘Va bene, magari è il presidente [dei senatori di Forza Italia e non si può esporre]...' ‘D'accordo, però, dico, in una situazione come questa... Dio mio mandami un messaggio. [Poteva farlo attraverso] ‘sto cornuto di Schifani che [allora] non era [ancora senatore], [ma faceva] l'esperto [il consulente in materie urbanistiche] qua al Comune di Villabate a 54 milioni [di lire] l'anno. Me lo aveva mandato [proprio] il signor La Loggia. Lui [Schifani] mi poteva dire, mi chiamava e mi diceva: ‘Nino vedi che, capisci che non si può esporre però è con te, ti manda [i saluti]'. No, e invece non solo non mi manda [a dire] niente lui, ma Schifani...' ‘Dice che non ti conosce...' ‘Schifani, quando quelli là in Forza Italia, gli chiedono ‘ma che è successo all'amico tuo, al figlio dell'amico tuo' risponde ‘amico mio?...no, manco lo conosco, lo conosco a mala pena'. [Così] il signor Schifani [quando veniva a Villabate] per motivi di lavoro [la consulenza per il Comune] vedeva a me e, minchia, scantonava, scivolava, si spaventava come se... come se prendeva la rogna, capisci? Poi, un giorno, dopo la scarcerazione di Nicola, [io e La Loggia] ci siamo incontrati a un congresso di Forza Italia. Lui viene e mi dice: ‘Nino, io sai per questo incidente di tuo figlio...'. Gli ho detto: ‘Senti una cosa, tu mi devi fare una cortesia, pezzo di merda che sei, di non permetterti più di rivolgermi la parola'. ‘Ma Nino, ma è mai possibile che tu mi tratti così?'. ‘E perché come si deve trattare? Perché non è possibile spiegarmelo. Chi sei?' ‘No, ma io non dico questo, ma i nostri rapporti...' ‘Ma quale rapporto.' ‘Senti possiamo fare una cosa, ne possiamo parlare in ufficio da me?', ‘Si perché no...' E ci siamo trasferiti in via Duca della Verdura [lo studio di La Loggia]. [...] Da un certo punto di vista l'astio dell'avvocato Mandalà è perfettamente comprensibile. Lui Schifani e La Loggia li aveva sempre considerati degli amici, tanto che erano stati tra gli ospiti importanti del suo secondo matrimonio, avvenuto nei primi anni Ottanta. A quell'epoca Nino Mandalà era appena rientrato in Sicilia da Bologna, dove lavorava nel mondo delle concessionarie d'auto e dove anche suo figlio Nicola era nato. Con loro aveva fondato la Sicula Brokers, una strana società in cui i suoi futuri leader di Forza Italia sedevano fianco a fianco di imprenditori di odor di mafia e boss di Cosa Nostra. A scorrere le pagine ingiallite di quei documenti societari c'è da rimanere a bocca aperta: la Sicula Brokers viene creata nel 1979 e tra i soci, accanto a Mandalà, La Loggia e Schifani, compaiono i nomi dell'ingegnere Benny D'Agostino, il titolare delle più grandi imprese di costruzioni marittime italiane, poi condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, e di Giuseppe Lombardo, l'amministratore delle società di Nino e Ignazio Salvo, i re delle esattorie siciliane arrestati nel 1984 da Giovanni Falcone perché capi della famiglia mafiosa di Salemi. La Sicula Brokers è insomma una società simbolo di quella zona grigia nella quale, per anni, borghesia e boss hanno fatto affari. Palermo del resto è sempre stata così: nel dopoguerra i mafiosi erano i campirei dei ricchi, erano gli uomini di fatica ai quali la borghesia e l'aristocrazia delegavano l'amministrazione delle terre e dei beni. Un rapporto quasi simbiotico, spesso caratterizzato da reciproci scambi di favori. Ecco quindi che Benny D'Agostino, il socio di La Loggia, Schifani e Mandalà, viaggia nei primi anni Ottanta in Ferrari con don Michele Greco, il "papa della mafia"; ospita nelle sue proprietà i latitanti; si dedica con i prestanome di Provenzano, come il boss Pino Lipari, al controllo della spartizione degli appalti pubblici. Ecco quindi che il senatore Giuseppe La Loggia, il padre di Enrico, stando al racconto di Mandalà, si presenta da un capomafia come Turiddu Malta per domandare il suo appoggio elettorale. Un fatto quasi normale per l'epoca, tanto che del sostegno dato da Cosa Nostra a La Loggia senior parlerà anche Nick Gentile, un pezzo da novanta nella Cosa Nostra made in USA, consigliere di Al Capone e Lucky Luciano. [...] Il problema è che la mafia, al contrario della politica, non dimentica. Anche a distanza di anni, anzi di decenni, è difficile scrollarsi di dosso certi rapporti, certe antiche relazioni. Ed è difficile anche per Enrico La Loggia che pure, a metà degli anni Ottanta, fa parte come assessore della prima giunta del sindaco Leoluca Orlando e, per diretta ammissione di Nino Mandalà, in quelle vesti risponde di no alle sue richieste di aiuto. Così le vittorie elettorali di Forza Italia nelle zone di Villabate e Bagheria, feudi di Provenzano e della famiglia Mandalà, diventano pericolose. Francesco Campanella, che osserva quanto accade dalla sua poltrona privilegiata di presidente del consiglio comunale, se ne accorge quasi subito. Nel 1994 l'avvocato Nino Mandalà sbandiera i suoi legami importanti. Se ne fa vanto. Dice a Francesco di avere ‘strettissimi rapporti con il senatore', gli parla del suo matrimonio al quale anche lui e Schifani avevano partecipato, e Campanella capisce che non mente. Il nuovo segretario comunale viene scelto dal sindaco Navetta su ‘segnalazione di La Loggia' e la stessa cosa accade con Schifani: ‘I rapporti tra loro erano ancora ottimi durante l'inizio dell'attività politica del Mandalà nel '94, tant'è vero che La Loggia era il suo riferimento all'interno di Forza Italia [...]; a un certo punto Schifani fu segnalato da La Loggia come consulente e quindi nominato dal sindaco come esperto in materia urbanistica. [...] Le quattro varianti al piano regolatore di cui abbiamo parlato, parco suburbano, la variante commerciale, la viabilità, furono tutte concordate dal punto di vista anche di modulazione, di componimento, insomma dal punto di vista giuridico con lo stesso Schifani'. [...] Lì Mandalà organizzò tutto per filo e per segno interagendo in prima persona. [...] Mi disse che aveva fatto una riunione con Schifani e con La Loggia e che aveva trovato un accordo per il quale i due segnalavano il progettista del piano regolatore generale, incassando anche una parcella di un certo rilievo [...]. L'accordo, che Mandalà aveva definito con i suoi amici Schifani e La Loggia, era quello di manipolare il piano regolatore, affinché tutte le sue istanze - che poi erano [la richiesta] di variare i terreni dove c'erano gli affari in corso e addirittura di penalizzare quelle della famiglia mafiosa avversaria o delle persone a cui si voleva fare uno sgarbo - fossero prese in considerazione dal progettista e da Schifani [...] Cosa che avvenne, perché poi cominciò questa attività di stesura del piano regolatore e io mi trovai a partecipare a tutte le riunioni che si tennero con lo stesso Schifani, qualche volta allo studio di Schifani e qualche altra volta al Comune. Io [poi] partecipai anche alle riunioni, più tipiche della famiglia mafiosa, in cui Schifani non c'era...' [...] Il clan di Villabate si butta a capofitto nell'affare. Dal Nord torna il costruttore che se ne era andato dal paese quando era scoppiata la faida con i Montalto. Si mette in società con Nino Mandalà, assieme a lui contatta tutti i proprietari degli appezzamenti di terreno che sarebbero dovuti diventare edificabili e fa loro firmare dei preliminari di vendita. In buona sostanza la mafia si accaparra tutte le zone in cui si potrà costruire. In un incontro con il sindaco Navetta e i due Mandalà, Francesco discute il piano regolatore e ‘gli inserimenti fatti dal progettista con i pareri di Schifani'. Domanda il pubblico ministero [a Francesco Campanella]: ‘Io volevo capire questo: le risulta che Schifani fosse al corrente all'epoca degli interessi di Mandalà in relazione all'attività di pianificazione urbanistica del Comune di Villabate?' ‘Assolutamente sì, il Mandalà mi disse che aveva fatto questa riunione con La Loggia e con lo stesso Schifani e l'accordo era appunto nominare, attraverso loro, questo progettista che avrebbe incassato questa grossa parcella che in qualche modo avrebbe condiviso con lo stesso Schifani e La Loggia [...]' ‘Quindi la parcella non sarebbe andata soltanto al progettista?' ‘No, il progettista era il titolare di un interesse economico che era condiviso dallo stesso Schifani e La Loggia'. [...] ‘...però rimane da capire, signor Campanella, esattamente in che epoca si collocano o si colloca, se colo una, quella riunione tra Mandalà, La Loggia e Schifani in relazione alla pianificazione urbanistica del Comune di Villabate'. ‘Questa si colloca sicuramente in epoca successiva all'arresto di Mandalà Nicola, nell'epoca in cui stavamo adottando questi atti..." http://www.19luglio1992.com/index.ph...riali&Itemid=4 |
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#128 | ||
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Senior Member
Iscritto dal: Jul 2003
Città: FG-BA
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sul resto non commento neanche visto che orami siamo assuefatti a queste vergognose situazioni che sono assurde ma consideriamo normali.. forse solo se si candidasse riina potremmo vedere l'evidenza delle collusioni.. ormai ripeto che la deleggittimazione politica e scientifica voluta da berlusconi con anni di martellamenti ha fatto i suoi effetti e ora qualsiasi pinco pallino può permettersi di sputare merda sulla magistratura...
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ho concluso con: Beep Beep - bagluca - ShaDe - alenter - djlorenz - Gordon Freeman - mariotanza - ciufoligo - johnny185 - scarano76 - lamerone - Boxer2 - fabiuxx - Sakurambo - gianpixel - alstare84 - nickluck - ziodamerica - ReDBouL - Coop - Keffo - sv4 - niko0 - shin82 - daikengorobot - patafrana - OcTaGoN - Shippo - Bladexx - superman79 - Fran123 - cos1950 - Xidius - cdere - daygo - 2fst4rc - maxcarra - almus! - Juliàn Carax - e non ne aggiungo più... |
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#129 | |
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Member
Iscritto dal: Feb 2008
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Definire qualcuno la "voce" di alcuni magistrati non e' offensivo della sua onorabilita', ed e' fatto vero (Travaglio cit. "...quando un pubblico ministero dice una cosa se ne dovrebbe parlare..."). Dire che uno e' amico di mafiosi e' ben altra cosa. Comunque qui non si sta (per una volta) criticando la magistratura che giustamente non inizio' mai neppure ad indagare Schifani... critichiamo Travaglio. |
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#130 | ||||
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Junior Member
Iscritto dal: Sep 2004
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A me piacerebbe avere chiarezza. Sono solo coincidenze? Lo dica e lo spieghi. Negli USA ai candidati alle varie cariche politiche riservano trattamenti analoghi o peggiori e nessuno protesta. Spiegano, confutano e fanno chiarezza perchè chi è chiamato a ruoli politici di responsabilità deve dimostrare di essere integerrimo sotto tutti i profili. Perché da noi no? Oltre ad Abbate, Gomez e Travaglio hanno scritto le stesse cose (link), Giustolisi e Lillo dell'Espresso, anche qui nessuna denuncia per calunnia. Lo richiedo: è la televisione che fa paura? |
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#131 | ||
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Member
Iscritto dal: Feb 2008
Città: Milano
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Quindi in questa societa' c'erano (TRENT'ANNI FA!!!) fra molti altri, (nessuno cita quanti, io sono socio di una srl che ha circa 250 soci, mi devo preoccupare caso mai diventassi presidente del senato?) uno non ancora condannato e un "concorrente esterno" e uno sulla base di questo puo' affermare che aveva "amicizie con dei mafiosi"? Ma dai... Secondo me questa volta si e' fatto prendere la mano e non ha avuto l'accortezza di usare i suoi soliti artifici verbali dietro i quali di solito si nasconde e credo ne paghera' le conseguenze... |
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#132 |
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Senior Member
Iscritto dal: Feb 2004
Città: Torino
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non capisco se schifani s'è incazzato per la muffa/lombrico o perchè gli hanno detto che è stato colluso con la mafia...
in ogni caso, dicono molto peggio in giro dei politici, non vedo cos'ha fatto di male travaglio. E non capisco tutto sto casino sul diritto di replica... se fosse obbligatorio, allora in campagna elettorale bisognerebbe incazzarsi con berlusconi che non vuole il confronto diretto... Montanelli diceva che travaglio non uccide col coltello, ma con un arma ben più potente, l'archivio... in effetti nella sua intervista non esce mai dal seminato, se non per dare dei pareri personali su schifani (peraltro, chi gli può dar torto? trovo ancora più stupido che solo di pietro stia dalla sua parte, e che la sinistra senza palle non faccia niente per dare contro al governo.
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La terra è di destra, l'universo di sinistra - Chuck Norris fan |
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#133 | ||
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Junior Member
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#134 | |
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Nel tuo caso essendo stato amico di un condannato non potresti entrare in politica anche se effettivamente sei incensurato, solo per essere stato amico di un delinquente?? (non mi sembra il massimo..)Poi altro caso, non ti sembra che sia abbastaza facile gettare dei sospetti su di una persona oggigiorno? xkè si sa che più uno fa il suo dovere più per forza prima o poi scontenterà qualcuno, quindi quel qualcuno potrebbe cercare di infangare la reputazione dell'altro per cercare di toglierselo dai piedi.. (anche in questo caso il nostro bel politico potrebbe diventare non più al di sopra dei sospetti..) |
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#135 |
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Bannato
Iscritto dal: May 2008
Messaggi: 28
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A me sconcerta semplicemente una cosa: la gente non si indigna più con personaggi come Fede o Vespa, ma lo fa con giornalisti come Travaglio ai quali viene contestato un tornaconto personale per i fati che egli cita.
E segno che qualcosa è mutato nella società e nella politica italiana. Ne prendo atto con mestizia e rassegnazione. |
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#136 |
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Member
Iscritto dal: Nov 2004
Città: Vicenza
Messaggi: 297
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beh non è una novità
è tifo calcistico hai presente?dove si difende i propri idoli o la propria squadra nonostante tutto
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Sono contrario al matrimonio dei preti: se fanno figli, siamo finiti. (cit) |
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#137 | |
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Junior Member
Iscritto dal: Sep 2004
Messaggi: 28
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#138 |
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Bannato
Iscritto dal: Jan 2007
Città: Verona... finchè non mi buttano fuori :D
Messaggi: 3224
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fazio (fa finta di) avere paura anche di quello che dice la letizzetto.
Ultima modifica di dave4mame : 12-05-2008 alle 09:54. |
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#139 | |
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Member
Iscritto dal: Feb 2008
Città: Milano
Messaggi: 108
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Quote:
Posto che anche la definizione della cassazione che citi tu conferma che il "CONCORRENTE ESTERNO" (bleah!) e' un criminale ma non un mafioso, il punto non e' la televisione... tanto e' vero che i fatti utilizzati per confutare Travaglio sono proprio citati in quei libri, non ci sono altre versioni "a discolpa". Se uno si legge il libro trova in dettaglio alcune circostanze che quand'anche fossero vere sono contestualizzate: "nel 1979", "un pentito afferma", "untale racconta" tale per cui uno si puo' fare un'idea se si tratti di robe significative o meno. Travaglio di solito fa proprio cosi': dice ad es. "negli atti della procura xyz si afferma che tizio e' un pedofilo" omettendo di riferire che l'accusa e' stata vagliata e ritenuta non vera. Una vigliaccata ma "in senso stretto" non gli si puo' dire nulla perche' lui ha "chiaramente detto" che si trattava di atti della procura, non di sentenza. In questo caso no, secondo me si e' sbagliato (capita) e ha detto semplicemente "schifani aveva amicizie con dei mafiosi" e quindi non ha scuse. |
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#140 |
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Bannato
Iscritto dal: May 2008
Messaggi: 28
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Lo si dica apertamente allora che l'uso dei pentiti non viene accettato ne tollerato.
Mi piacerebbe sapere cosa penserebbero a tal proposito Borsellino e Falcone. |
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(non mi sembra il massimo..)








