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Old 17-04-2008, 11:11   #21
Zortan69
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Old 17-04-2008, 11:17   #22
fuocoz
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Old 17-04-2008, 11:19   #23
shinji_85
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Old 17-04-2008, 11:20   #24
Edo4444
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Sinceramente io mi chiedo che gli frega di Malpensa ai veneti, quando hanno gli aeroporti di Venezia, di Treviso, di Trieste e di Bergamo che sono tutti più vicini e che senza i miliardi di euro che la lega (lombarda) ha fatto spendere per Malpensa continuano a crescere in traffico e numero di voli..
Ma secondo te un veneto che vuole andare a fare un volo all'estero (internazionale) vuole andare fino a roma a fare scalo??

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Sinceramente io mi chiedo anche perché diavolo i veneti continuino a votare una lega che da dieci anni è dominio esclusivo dei lombardi. Chi sono i leghisti veneti importanti? Bossi è lombardo, Maroni è lombardo, Calderoli è lombardo, Castelli è lombardo. Chi resta? Gentilini conta solo a Treviso, la regione è da sempre in mano a Forza Italia..
Beh secondo te bisogna essere nati nella regione per fare gli interessi della stessa??
Caso emblematico Verona, oltre il 30% in provincia.. e sai chi è il sindaco di Verona??

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Se fossi veneto una volta deciso di votare per un partito che rappresenti i miei interessi contro quelli del paese nella sua totalità non vedo perché dovrei votare un partito in cui porto voti ma a decidere sono sempre e comunque i lombardi.
Ma chi dovrebbero votare per fare i loro interessi allora?

(cmq non voglio io difendere la lega ma penso che sia da rivalutare come forza politica, non è solo folklore.. ahimè)
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Old 17-04-2008, 11:25   #25
fuocoz
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Se Berlusconi non mantiene le promesse il governo cade in 2 mesi.

A sto giro i leghisti eran proprio incazzati,hanno fatto una campagna elettorale paurosa.

E per paurosa non intendo dire andare a matrix a sparare due minchiate ma comizi nelle piazze dei paesi,anche quelli con 15000 abitanti.

Qui al nord sono molto forti non può prenderli per il culo troppo.
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Old 17-04-2008, 11:25   #26
akyra
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Sinceramente io mi chiedo che gli frega di Malpensa ai veneti, quando hanno gli aeroporti di Venezia, di Treviso, di Trieste e di Bergamo che sono tutti più vicini e che senza i miliardi di euro che la lega (lombarda) ha fatto spendere per Malpensa continuano a crescere in traffico e numero di voli.

Sinceramente io mi chiedo anche perché diavolo i veneti continuino a votare una lega che da dieci anni è dominio esclusivo dei lombardi. Chi sono i leghisti veneti importanti? Bossi è lombardo, Maroni è lombardo, Calderoli è lombardo, Castelli è lombardo. Chi resta? Gentilini conta solo a Treviso, la regione è da sempre in mano a Forza Italia.

Se fossi veneto una volta deciso di votare per un partito che rappresenti i miei interessi contro quelli del paese nella sua totalità non vedo perché dovrei votare un partito in cui porto voti ma a decidere sono sempre e comunque i lombardi.
si vede che conosci MOLTO poco del Veneto (e io lo sono)
Non c'entra nulla che l'uno o l'altro esponente siano lombardi o veneti, non c'entra proprio nulla, perchè quello che importa è l'ideologia che sta alla base delle cose...e questa è condivisa dalla stragrandissima maggioranza della gente delle mie parti, ed è destinata a prendere sempre più piede.
E poi dalle mie parti ci sono moltissimi sindaci leghisti giovani (e non vecchi incatenati alla sedia manco ce li avessero incollati) che hanno sempre fatto molto bene, è questo che da forte supporto al movimento in se.
Con questo non voglio dire che non ce ne siano alcuni che a volte farebbero bene a stare zitti (vedi: Borghezio), in ogni caso la verità è sempre o SOLO questa:

Quote:
Ce la possiamo raccontare finchè vogliamo ma la realtà è una sola.

Chi tira il carro si è rotto letteralmente i coglioni di rompersi la schiena e di avere un carro pieno di fancazzisti.

E non lo dico solo io, ma molti operai, compresi quelli della fiat, che hanno votato lega, e prima votavano rifondazione comunista.
come diceva un famoso commentatore sportivo: NON E' SEMPRE NATALE!
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Old 17-04-2008, 11:26   #27
Willy McBride
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Ma secondo te un veneto che vuole andare a fare un volo all'estero (internazionale) vuole andare fino a roma a fare scalo??
Un veneto che vuole andare all'estero spende meno a prendere un volo a Venezia o Bergamo e fare scalo a Francoforte. Che gli frega di Malpensa?

Quote:
Beh secondo te bisogna essere nati nella regione per fare gli interessi della stessa??
Caso emblematico Verona, oltre il 30% in provincia.. e sai chi è il sindaco di Verona??
Appunto, qualche sindaco in giro e poi? Dove sono i leghisti veneti che contano? Nella lega sono sempre gli stessi a decidere, Bossi, Maroni, Castelli, Calderoli, tutti lombardi. E intanto centro-destra e lega sono al potere in veneto da 15 anni e nonostante tutto i veneti continuano a lamentarsi degli stessi problemi mai risolti in quindici anni.
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Old 17-04-2008, 11:27   #28
bluelake
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Edit: mi fa anche un po' rabbia leggere come si dia quasi la colpa al nord del mancato sviluppo del sud...
non è del nord attuale, ma del nord del 1860 purtroppo sì... prima dell'Unità d'Italia il mezzogiorno borbonico aveva immensi capitali e un'economia in quasi ottimo stato, con l'Unità d'Italia i capitali sono stati tutti trasportati a Torino, il tessuto economico del sud distrutto con l'intoduzione di tasse ben più pesanti di quelle pagate in precedenza, l'intrduzione delle leggi piemontesi portò la nascita del brigantaggio che poi si è evoluto nella mafia che conosciamo adesso... questa la sintesi, chi ha voglia di leggere di più può dilettarsi con il riassunto di Wikipedia o cercare in libreria uno dei tanti volumi che analizzano ancor più in dettaglio (uno ce l'ho anche io, ma mi sfugge il nome ):

La situazione prima dell'Unità

La situazione economica dell'Italia preunitaria era, in genere, caratterizzata da una situazione di svantaggio rispetto a quella di altre nazioni dell'Europa occidentale. A metà ottocento, tuttavia, in alcune regioni del paese si stava avviando un certo sviluppo industriale, sebbene con modalità alquanto disomogenee. In special modo in Lombardia, la produzione della seta greggia aveva innescato una crescita del settore legato alla meccanizzazione dei processi produttivi. Il sud aveva anch'esso imboccato la strada della industrializzazione benché la presenza di fabbriche di grande rilevanza fosse limitata ad alcune zone del casertano, della provincia di Napoli e ad alcuni impianti metallurgici in Calabria, a Mongiana e Ferdinandea. Lo stato aveva allestito lo stabilimento di materiale ferroviario a Pietrarsa, nel napoletano, per le esigenze dei trasporti via terra. Per proteggere queste prime industrie, soprattutto quelle del settore tessile, il governo borbonico adottò una politica di tipo protezionistico, alzando una vera e propria barriera daziaria contro le importazioni di merci estere. Anche per ciò che riguarda il sistema infrastrutturale i due tronconi d'Italia imboccano strade diverse. Il Piemonte, ad esempio, fece notevoli investimenti nel settore ferroviario, dotandosi di un sistema di comunicazione interno e con i paesi confinanti per facilitare i commerci. Il Regno delle Due Sicilie, invece, continuò a valorizzare il trasporto via mare. In campo marittimo le regioni meridionali avevano del resto un'antica tradizione di eccellenza, dovuta anche al fatto che il Regno disponeva di uno sviluppo costiero notevolmente superiore a quello degli altri stati pre unitari. La sua flotta mercantile era la terza in Europa per numero di navi e per tonnellaggio complessivo. L'esportazione delle materie prime meridionali (agrumi, zolfo, vini) alimentava un florido commercio. D'altro canto, un tale modello di trasporto sfavoriva le regioni dell'entroterra, dove le carenze infrastrutturali erano particolarmente gravi.

Dal punto di vista delle finanze pubbliche Il bilancio pubblico del Regno delle Due Sicilie non conosceva l'alto livello d'indebitamento in cui si trovava il Regno di Sardegna. I conti pubblici piemontesi erano stati gravemente provati dalla politica espansionistica adottata dal Cavour e anche dagli investimenti in infrastrutture (ferrovie, strade, canali d'irrigazione), resi necessari dal tentativo del regno sabaudo di modernizzare la propria economia ed inserirla nei circuiti commerciali continentali nonché di avviare una prima industrializzazione.

Il nuovo Regno

Concluso il Risorgimento, le classi dirigenti settentrionali si accorsero quasi subito di quanto il Paese appena "unito" fosse in realtà diviso al suo interno. Gli italiani erano diversi pure nel modo di parlare: l'italiano era una lingua letteraria, utilizzata solo da una ristretta minoranza della popolazione e, comunque, in ambiti molto limitati (atti pubblici, insegnamento, giornalismo e simili).

Di fronte a queste differenze, all'ostilità manifestata da importanti forze interne quali i cattolici e alle difficoltà nei rapporti con i paesi confinanti - con l'Austria soprattutto, ma anche con la Francia - il nuovo Stato reagì adottando un modello amministrativo di tipo dirigista e autoritario, in cui le autonomie locali venivano sottoposte al rigido controllo del governo centrale.

Il programma del ministero Cavour per la verità era impostato in maniera diversa. Nel marzo 1861 il ministro dell'Interno, Marco Minghetti infatti presentò un progetto di legge che prevedeva un notevole decentramento amministrativo. Di fatto però il progetto Minghetti non superò l'esame delle commissioni parlamentari e venne ritirato "temporaneamente" dal Consiglio dei ministri il 9 maggio successivo. In realtà, le istanze dei Federalisti - che volevano un maggiore rispetto per le specificità locali - vennero completamente abbandonate e l'applicazione delle leggi del Regno di Sardegna venne estesa al resto d'Italia. Il 6 giugno morì Cavour. A ottobre il nuovo presidente del consiglio Bettino Ricasoli avrebbe esteso a tutta Italia l'ordinamento locale piemontese, stabilito con il decreto legge Rattazzi del 1859. Lo stesso espansionismo piemontese era mirato in un primo tempo ad uno Stato comprendente le regioni dell'Italia settentrionale e non ad uno Stato Nazionale delle proporzioni della nuova Italia. L'annessione del Regno delle Due Sicilie era stato un fatto fortunoso e dovuto ad una serie di contingenze. Il Piemonte non aveva un ordinamento adeguato alla gestione di un paese di 27 milioni di abitanti con grandissime differenze culturali e strutturali al suo interno.

Il Brigantaggio

Anche nel Sud si svolsero i plebisciti per l'annessione, le modalità di svolgimento furono invero vergognose: voto palese, seggi presidiati dall'esercito piemontese e dalla camorra, percentuali falsificate e forzature al voto, tanto da far dichiarare all'ambasciatore inglese "I risultati delle votazioni in Napoli e in Sicilia rappresentano appena i diciannove tra i cento votanti designati; e ciò ad onta di tutti gli artifizi e violenze usate" (Dispacci del Ministro d'Inghilterra a Napoli, Eliot, in data 16 ottobre e 10 novembre 1860).
Vennero comunque disattese le aspettative sia dei democratici sia dei repubblicani che pure avevano favorito l'unita', ma che auspicavano un nuovo ordinamento agrario e adeguati spazi politici nella gestione del paese, il controllo dell'ordine pubblico divenne sempre più problematico.
Molti braccianti meridionali avevano sperato che il nuovo regime assicurasse una qualche riforma agraria. Non solo le loro aspettative andarono deluse, ma il nuovo governo introdusse la leva obbligatoria ed inasprì le imposte, portando alla rovina milioni di persone. Lo scioglimento dell'esercito borbonico e di quello garibaldino mise poi in circolazione migliaia di soldati sbandati. Il malcontento, le difficili condizioni economiche sopravvenute, il durissimo atteggiamento delle truppe di occupazione piemontesi, suscitarono le ire della popolazione che sfociarono nella rivolta armata.
Molti scontri si erano già verificati in varie parti del meridione fin dalla fine del 1860, particolarmente aspri intorno alla cittadella borbonica di Civitella del Tronto. In aprile scoppiò una rivolta popolare in Basilicata. Nel corso dell'estate, in molte regioni dell'interno bande di ribelli, formate in gran parte da contadini, ex soldati borbonici, ex garibaldini delusi e persino da preti, diedero vita a forme di guerriglia violentissima, impegnando le forze piemontesi e battendole ripetutamente. In molti centri del sud fu rialzata la bandiera borbonica. Il Governo rispose in maniera spietata, ordinando esecuzioni sommarie anche di civili e l'incendio di interi paesi. Il luogotenente di Napoli, Gustavo Ponza di San Martino, che aveva tentato nei mesi precedenti una pacificazione, venne sostituito dal generale Enrico Cialdini, che ricevette dal governo centrale pieni poteri per fronteggiare la situazione e reprimere la rivolta.

Nel 1860-61 le truppe presenti nel sud ammontavano a 22 000 unità, l'inasprirsi della guerra richiese l'invio di rinforzi. I soldati raggiunsero quota 55.000 a fine 1861, diventarono 105 000 nel 1862 ed arrivarono a 120 000 negli anni successivi.

Fu una vera e propria guerra civile, combattuta con ferocia da entrambe le parti e di cui fece le maggiori spese come sempre la popolazione civile: una triste situazione che si ripeté continuamente per tutta la durata della guerra civile era il saccheggio di un paese da parte delle bande di ribelli, seguito dall'intervento dell'esercito alla ricerca di collaborazionisti, che comportava sistematicamente un secondo saccheggio, la distruzione degli edifici che venivano dati alle fiamme, esecuzioni sommarie e spesso la dispersione dei sopravvissuti.

Genesi della mafia

Il brigantaggio, così come espresso durante la guerra civile, fu sconfitto militarmente e dimenticato politicamente in pochi anni. Ma la massa contadina aveva dato vita ad una nuova forma di resistenza al dominio sabaudo, strutturata attorno ad alleanze di clan familiari impegnati alla reciproca assistenza, chiamati collettivamente mafia. Sebbene il termine fosse anteriore all’Unità, e benché già da prima agissero gruppi violenti dediti allo sfruttamento dei coltivatori giornalieri, fu solo durante e dopo il brigantaggio che la mafia nella sua forma attuale prese vita. I clan mafiosi di oggi sono i diretti discendenti di certe bande di briganti che, con diverse provenienze geografiche e intenti politici, finirono ben presto con integrarsi in organizzazioni ed alleanze più grandi e con abbandonare la resistenza armata in favore di attività più lucrative: il crimine privato e pubblico.

Questa specie di standardizzazione delle attività portò alla creazione, nella seconda metà dell’Ottocento, di federazioni di famiglie organizzate su base regionale, che sarebbero poi diventate: Cosa Nostra in Sicilia, la Camorra in Campania, la Sacra Corona Unita in Puglia, e la 'Ndrangheta in Calabria, dalla quale nacque, molto più tardi, il gruppo dei Basilischi centrati sulla Basilicata. Furono i clan formati da italiani espatriati negli Stati Uniti, attraverso i film che ispirarono ai produttori di Hollywood, che diffusero nel mondo intero il termine "mafia" come sinonimo di "crimine organizzato".

Con gli anni, oltre a crearsi un equilibrio sulla competenza territoriale di gruppi e famiglie, si instaurò anche un modus vivendi, che ricalcava e ricalca il despotismo feudale. Il "guardapiazza", letteralmente "colui che difende il territorio", cioè il capo patriarcale di un clan, impone con le armi il suo dominio su di un gruppo, ed il dominio di tale gruppo su una zona, e poi fornisce agli abitanti del territorio, in cambio di fedeltà e sottomissione, protezione da altri gruppi rivali. All’interno del suo feudo amministra giustizia, riscuote tributi, elimina ogni minaccia interna o esterna, assicura per lui e il suo cerchio di fedeli le migliori risorse.

In quanto centro di potere, un clan mafioso entra automaticamente in conflitto e competizione con qualunque stato che lo ospiti, sfidando apertamente il monopolio statale dell’uso legittimo della forza.

I diversi gruppi mafiosi rinunciarono ad attaccare le truppe regolari, e questo consentì la loro sopravvivenza nei primi decenni dopo la conquista del sud. Poi continuarono ad impiantarsi profondamente nel tessuto sociale, profittando della latitanza dello stato civile, che lasciò la zona priva d'istruzione, collegamenti e cibo. In seguito, dal novecento in avanti, incominciarono ad arrivare crescenti flussi di capitali che, attraverso la spesa pubblica, si riversarono nel meridione, e le organizzazioni criminali furono le prime a beneficiare di tali risorse. Le attività mafiose ebbero come principale conseguenza il sabotaggio di ogni possibile sviluppo commerciale, rendendo impraticabili le strade, pericolosi gli scambi e inoperanti i meccanismi di domanda - offerta.

http://it.wikipedia.org/wiki/Questione_meridionale
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Old 17-04-2008, 11:27   #29
Fides Brasier
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chissà che non succeda che per reazione al taglio dei fondi al sud non si ravvivi una classe media imprenditoriale e commerciale come quella che ha portato alla ricchezza del nord?
la speranza e' condivisibile, ma io temo che gli attuali finanziamenti al sud siano insieme attenuante per il governo per non riuscire ad eliminare la mafia e finanziamento stesso alla mafia.
per quale motivo la classe imprenditoriale deve sbattersi quando poi risulta strozzata dalla mafia? proprio non puo' esistere una rinascita del sud senza la sconfitta della mafia.
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E' il tuo sguardo che mi fa capire cosa mi puoi fare E le tue labbra accese e accattivanti mi fanno barcollare e l'adrenalina sale! Vorrei un altro pianeta disperso per noi due è solo un modo per dirti cosa ti farei!! E' il tuo odore che mi fa impazzire ho questa strana voglia di renderti il mio cibo Ma non temere sono solo un tipo strano che vuole la tua carne in preda all'essere animale Vorrei un altro pianeta disperso per noi due e come un tuono nel cielo sparire come Dei..
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Old 17-04-2008, 11:31   #30
dani&l
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Il federalismo fiscale non cambia niente al sud, se non che le vagonate di soldi dello stato che riempivano le tasche della malavita diminuiranno notevolmente.
Visto che con tutti i soldi ricevuti NON sono mai stati sfruttati per migliorare il mezzogiorno.

Magari si dice basta a questo schifo, no ? .....
Di contro cambiarà solo al nord, dove non avremmo benefici tangibili, ma i malavitosi del nord inizieranno a creare infrastrutture farlocche come al sud ....

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Old 17-04-2008, 11:35   #31
efa
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Ma secondo te un veneto che vuole andare a fare un volo all'estero (internazionale) vuole andare fino a roma a fare scalo??
Non ci andrà mai, prima andava a Malpensa ora va a Francoforte.

Alitalia è passata da 38000 passeggeri di Malpensa agli attuali 5000 di Roma.
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Old 17-04-2008, 11:40   #32
Edo4444
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Originariamente inviato da Willy McBride Guarda i messaggi
Un veneto che vuole andare all'estero spende meno a prendere un volo a Venezia o Bergamo e fare scalo a Francoforte. Che gli frega di Malpensa?.
Ci sono ragioni logistiche e ragioni economiche. Quelle logistiche sono tipo quella che ti ho accennato prima, ovvero la comodità di prendere un volo intercontinentale diretto ma anche altre come la possibilità di avere un hub internazionale al nord come vogliono loro.
Poi la seconda è anche economica nel senso, si è fatta questa immensa e costosissima cattedrale nel deserto, ora la si sta collegando con il resto del mondo (ed ormai i collegamenti ci sono) e cosa si vuole fare propio ora?? DECLASSARLA a semplice aeroporto con rotte marginali?? beh anch'io che non sono certo leghista sono molto perplesso, hanno costruito il castello l'hanno collegato e ora lo vogliono boicottare?? pensarci prima no eh??


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Originariamente inviato da Willy McBride Guarda i messaggi
Appunto, qualche sindaco in giro e poi? Dove sono i leghisti veneti che contano? Nella lega sono sempre gli stessi a decidere, Bossi, Maroni, Castelli, Calderoli, tutti lombardi. E intanto centro-destra e lega sono al potere in veneto da 15 anni e nonostante tutto i veneti continuano a lamentarsi degli stessi problemi mai risolti in quindici anni.
Beh se vuoi il sindaco di Verona sta diventando importante visto che grazie a lui Verona è la città piu leghista d'Italia.

Cmq secondo me sbagli a vedere due realtà diverse tra VEneto e Lombardia. Le due regioni hanno gli stessi problemi e gli stessi bisogni, ai veneti che i leghisti siano lumbard non puo altro che far piacere xkè tanto sanno che se risolvono i problemi della lombardia li risolvono anche per il veneto..
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Old 17-04-2008, 11:45   #33
fuocoz
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Originariamente inviato da dani&l Guarda i messaggi
Il federalismo fiscale non cambia niente al sud, se non che le vagonate di soldi dello stato che riempivano le tasche della malavita diminuiranno notevolmente.
Visto che con tutti i soldi ricevuti NON sono mai stati sfruttati per migliorare il mezzogiorno.

Magari si dice basta a questo schifo, no ? .....
Di contro cambiarà solo al nord, dove non avremmo benefici tangibili, ma i malavitosi del nord inizieranno a creare infrastrutture farlocche come al sud ....

Pessimismo e fastidio ....

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Old 17-04-2008, 11:45   #34
bluelake
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Non ci andrà mai, prima andava a Malpensa ora va a Francoforte.
un veneto (come un emiliano, un toscano o un ligure) ci andava comunque via Francoforte (ammesso che non ci fosse già un volo diretto da Venezia)
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Old 17-04-2008, 11:50   #35
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un veneto (come un emiliano, un toscano o un ligure) ci andava comunque via Francoforte (ammesso che non ci fosse già un volo diretto da Venezia)
Non mi risulta visto che Malpensa è il primo aeroporto d'Italia per per quanto riguarda il traffico internazionale con circa 19 milioni di passeggeri annui..
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Old 17-04-2008, 12:02   #36
Hal2001
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Ciao ragazzi, nei giorni scorsi ero molto deluso, inutile nascondersi dietro un dito.
Ora sono riuscito a recuperare un po' di serenità, e provo a descrivere quello che vedo.
Io vedo un Lombardo che vuole cambiare tutto per non cambiare nulla: è la prima legge in Sicilia.
L'accordo che c'è stato con Bossi di non belligeranza, tramite il cuscinetto Berlusconi, è chiaro.
Il piano è tanto chiaro quanto tenuto nascosto: permettere alla Lega di aver egemonia sulle regioni del Veneto e ove vi sia stato un exploit in cambio di sudditanza e non di coinvolgimento dell'isola e nelle regioni ove non arriva il proprio controllo diretto o indiretto.
Insomma definirei il tutto come il grande bluff.
Per una volta vorrei il federalismo anche applicato davvero in tutta Italia, e lo dico in maniera egoistica, è l'unico mezzo che abbiamo per rilanciare la nostra economia, a prescindere da quello che succede nelle altre regioni.
Il problema è che questo all'inizio porterà al blocco e alla paralisi della nostra economia. Ma se serve per un futuro migliore, sono disposto a sopportarlo, perché già è diventato difficile sopravvivere per chi come me non vuol andarsene dal luogo natio.
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Old 17-04-2008, 12:20   #37
Fil9998
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Scusate, ma io ci spero caldamente nel federalismo fiscale.
Dalle mie parti si dice "quando l'acqua tocca il culo ci si muove"... chissà che non succeda che per reazione al taglio dei fondi al sud non si ravvivi una classe media imprenditoriale e commerciale come quella che ha portato alla ricchezza del nord?
Se poi non funziona... pagheremo. Di meno, ma pagheremo...

Edit: mi fa anche un po' rabbia leggere come si dia quasi la colpa al nord del mancato sviluppo del sud... e si accusi il nord di essere medievale e retrogrado nel momento in cui pretende che un po' più di soldi rimangano sul territorio regionale, dove vengono prodotti...


quoto in toto ...




dopo 70 anni di 5 regioni che versano per 10 ... bhè... come dire...

lo smaronamento di fronte a tanto spreco è quantomeno giustificato.

è come quando un gnitore paga gli studi ad un figlio che anno dopo anno non porta a casa risultati.

alla fine lo manda a lavorare, con tutto il bene che gli vuole, sarà sempre lì a dargli una mano, ma ad un certo punto E IN QUESTO CASO DOPO 70 ANNI la stampella deve sparire.







ps: non ho votato lega, ma veramente secondo me l'esempio del figlio ceh non porta a casa risultati a scuola è molto esplicativo del sentire che c'è qui.




ah, ho colleghi da TUTTA italia, e fatalità anche quelli meridionali che son qui a nord da qualche anno ragionano in questi termini.

è troppo infantile liquidare il tutto con razzismo, menefreghismo, campanilismo e medievalismo, troppo comodo.
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Ultima modifica di Fil9998 : 17-04-2008 alle 12:23.
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Old 17-04-2008, 12:39   #38
Fil9998
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si, confermo che molti dei miei conoscenti che votavano a sinistra anche MOLTO a sinistra han votato lega stavolta.


...
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Old 17-04-2008, 12:43   #39
Fil9998
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Un veneto che vuole andare all'estero spende meno a prendere un volo a Venezia o Bergamo e fare scalo a Francoforte. Che gli frega di Malpensa?
tendenzialmente EVITO COME LA PESTE il deserto di Gobi di malpensa, visto ceh bergamo treviso e venezia vanno più che bene.

ultimamente pur di non passare per malpensa son partito da parma per londra...
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Old 17-04-2008, 12:52   #40
Gos
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i casi sono tre:

1)Berusconi fa il federalismo fiscale e perde tutti i voti del sud
2)Berlusconi non fa il federalismo fiscale e cade
3)Berlusconi fa finta di fare il federalismo fiscale per tener buona la lega e i suoi elettori
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