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[3d uniti] UDC-PDL: rottura definitiva (interviste ai leader)
Qui l'intervista a Casini.
Qui l'intervista a Berlusconi. Fonte: Corriere della Sera Intervista a Fini: ROMA — Casini ha detto a Berlusconi che non è «in vendita». Lei, onorevole Fini, si sente comprato? «Lasciamo perdere. Dopo 14 anni di alti e bassi, il motivo di questa rottura è incomprensibile, se non per ragioni di visibilità e di sopravvivenza del simbolo. Perché tra Udc e Pdl non c'è stata una sola divisione su programma, temi etici, scelte internazionali, nulla». Crede davvero che si possa rischiare di non tornare in Parlamento solo per una esigenza di visibilità? «Credo che il divorzio con l'Udc, lo ha detto lo stesso Casini, dipenda da un forte contrasto personale: non sopportava più Berlusconi». Casini ha detto che non crede più che Berlusconi possa essere «utile all'Italia », ma anche lei è stato molto critico sulla leadership del Cavaliere. «Sarebbe sciocco negare che abbiamo avuto polemiche anche aspre, soprattutto alcuni mesi fa». Lei disse che non avrebbe sciolto An per entrare in un partito nato su un predellino a San Babila. «Ma la realtà è diversa da allora. Perché Berlusconi ha detto sia a me sia a Casini — e io ho detto sì e Casini no— "Lasciamo da parte San Babila, facciamo insieme una lista, i gruppi parlamentari, costruiamo insieme regole e gerarchie di un nuovo partito". È cosa ben diversa dal dire "ecco il partito nuovo, chi vuole entri"». Deciderlo in una notte, però... «Una notte? Per noi il processo è iniziato nel '99, con il sostegno al referendum per l'abolizione della quota proporzionale, è proseguito l'anno scorso, con la raccolta di firme per l'ultimo referendum, ha avuto momenti pubblici come la manifestazione del 2 dicembre. In certi momenti sembrava una prospettiva scomparsa, in altri riappariva. Ma l'importante è avere una strategia di lungo periodo». Come spazza via il sospetto di aver traghettato An nel Pdl solo per arrivare alla leadership del centrodestra? «Siccome il mio obiettivo non è quello che mi viene attribuito, sono insensibile all'accusa». Qual è il suo obiettivo? «Quello per cui ho fatto An, scelta di cui rivendico la coerenza anche nell'accenno all'approdo nel Ppe già presente nelle tesi di Fiuggi: unire in un unico soggetto politico la tradizione alternativa alla sinistra. È lì che comincia la lunga marcia della destra italiana. E credo che in una politica in cui si è ecceduto in tatticismo, il senso di marcia di An non sempre è stato capito». Intanto l'Udc va da sola, e dai vertici dalla Cei era partito l'invito a stare uniti. «L'invito era partito dal direttore di Avvenire. E vorrei ricordare che sono stati l'attuale e il precedente Pontefice a dichiarare finita l'unità politica dei cattolici. Oggi ce ne sono di impegnati politicamente quasi in tutti gli schieramenti. E il Pdl difende con intensità valori e programmi cari ai cattolici». Però, con l'addio dell'Udc, avete due problemi: il primo è che dovrete affrontare una campagna incentrata sull'accusa di esservi schiacciati a destra. «Quello dello schiacciamento a destra è un argomento molto debole: Storace che rimprovera di essere troppo centristi fa pendant con l'accusa contraria... Quanto ai voti, uno schieramento del 40% non può essere di "destra", e una forza come FI è ardito non definirla di centrodestra. E poi, basta con queste vecchie definizioni di destra e sinistra: guardiamo piuttosto agli schieramenti nei contenuti». Il secondo problema è che dovrete contendere i voti centristi all'Udc. «Non sarà agevole per l'Udc spiegare come si uniscono gli italiani se non si riesce nemmeno a riunire le forze che si richiamano al centro... Ma saranno gli italiani a semplificare il quadro politico, scegliendo la governabilità ». Non sarà agevole nemmeno giustificare perché con la lista di Ferrara si può fare un apparentamento e con l'Udc no. «Perché è un soggetto nuovo, che non esisteva prima. In ogni caso, io ho una perplessità personale sulla necessità di una lista che faccia riferimento a un tema specifico come l'aborto: sono contrarissimo all'aborto, ci mancherebbe, ed è giusto che la politica si occupi anche di questioni etiche. Ma trovo riduttivo affrontare un tema così drammatico con una lista ad hoc ». Chiusa la partita all'interno del centrodestra parte quella contro Veltroni. Molti osservatori hanno l'impressione che voi stiate inseguendo il leader del Pd sul terreno della novità politica, del programma. «È Veltroni che sta pateticamente scimmiottando Berlusconi. Nel suo programma ci sono affermazioni come la promessa di abbassare le tasse che sono incredibili se fatte a una platea in cui siede Visco, e dall'ex sindaco della città con le imposte più care d'Italia. E gli annunci sullo sviluppo delle infrastrutture, sull'aumento degli stipendi ai poliziotti? Tutte cose dette, con altra credibilità, da noi prima di lui». Però Veltroni le dice da leader di un partito nuovo che ha rotto con lo schema dell'Unione. «Il suo non è il nuovo, è nuovismo. È un tentativo di segnare la discontinuità con quello che c'era prima. Ma ad ascoltarlo sabato c'era Prodi, c'erano quattro quinti dei ministri dell'attuale governo. Il suo nuovo somiglia a quella cipria che le vecchie signore mettono sul viso per tentare di nascondere le rughe». Ma lei che fu il primo ad invitare Berlusconi a non sottovalutare Veltroni, oggi crede davvero a una vittoria facile? «È vero, io dissi "attenti, Veltroni sta facendo delle cose per stato di necessità, però le fa". E non credo che sia battuto in partenza, perché nessuno lo è. Però credo anche che la gente punirà l'incoerenza di rompere con la sinistra radicale in sede nazionale per poi stringerci accordi non in una città qualunque, ma a Roma. E credo che la sua continua ricerca di suggestioni sia un modo per inseguire Berlusconi su un terreno sul quale è impossibile raggiungerlo: l'evocazione di un sogno, di una speranza». Vi sentite sicuri tanto da non aver ancora opposto nulla a candidature di peso ed evocatrici del nuovo come quelle su cui sta puntando Veltroni? «Noi non siamo sicuri, siamo ottimisti. E sulle candidature, lo dico con rispetto per queste persone, non abbiamo bisogno di specchietti per le allodole, perché a differenza loro quando diciamo "meno tasse, più infrastrutture, più innovazione" siamo credibili. Peraltro, candidando da Colaninno all'operaio della Thyssen si dà una visione datata della società italiana, che non è solo operai e padroni perché 8 lavoratori su 10 vengono da altre categorie, dal ceto medio, dal popolo delle partite Iva». Presidente Fini, ma se finisse come con Prodi, con un quasi pareggio, lei direbbe sì a una Grande coalizione? «Io credo che saranno gli elettori a impedire che si ripeta un film già visto, dando proprio nelle regioni dove sono prevedibili dei testa a testa voti utili alla massima governabilità, e ciò favorirà Pd e Pdl. La semplificazione ci sarà, e sarà nelle urne». Paola Di Caro Ultima modifica di dasdsasderterowaa : 18-02-2008 alle 11:38. |
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Senior Member
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rivendico la coerenza anche nell'accenno all'approdo nel
sentire parlare di coerenze fini (e molti dei nostri politici) mi fa sorridere
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Concluso con: Boso - Fallen Angel - tcianca - sycret_area - carver - serbring - emax81 - Cluk Si chiude una porta.. si apre un portone |
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[3d uniti] UDC-PDL: rottura definitiva (interviste ai leader)
Fonte: Repubblica.it
Intervista a Casini: ROMA - Lo strappo è ufficiale, la telenovela è finita e l'Udc andrà da solo alle elezioni con il suo simbolo. Forse si aprirà il dialogo con la Cosa bianca di Tabacci, Pezzotta e Baccini, ma questo è argomento dei prossimi giorni. Da oggi - avverte Casini, "lavoriamo per una maggioranza relativa", anche con la prospettiva di andare all'opposizione, "ma in modo diverso da Veltroni". Solo contro i due big, perché il fatto "che ci sia un patto reale tra Berlusconi e Veltroni mi sembra chiaro. A cosa porterà non lo so, ma certamente tra i due c'è qualcosa di più di un'intesa cordiale". "Lavoriamo per una maggioranza relativa". Che significa? "Significa che se uno corre, corre. Non per finta. Dobbiamo avere una proposta di governo che sia credibile, e bisogna evitare una campagna elettorale di rimessa sugli altri candidati. Non ho voglia di parlare di Berlusconi e di Veltroni, d'ora in poi li chiamerò gli altri candidati". Ma la campagna elettorale è già monopolizzata da questi "altri candidati". "Vedo che questi due signori che si preparano da anni alla campagna elettorale, sostanzialmente non sanno altro che riproporre le ricette che i sondaggi gli hanno chiesto di presentare: sgravi fiscali, i provvedimenti sulla famiglia, le agevolazioni, l'abbassamento delle tasse. Si presentano con l'elenco delle solite promesse, con la diversità rispetto al passato che sono quasi uguali. E se si realizzassero ci costerebbero decine di miliardi. Noi invece dobbiamo parlare un linguaggio di verità e responsabilità, non presentare un elenco di promesse che poi non vengono realizzate. Noi non dobbiamo dire quello che gli elettori vogliono sentirsi dire ma quello che noi riteniamo giusto dire". Faccia qualche esempio dei temi che porterete in campagna elettorale. "Il numero chiuso all'università che è l'unico modo per cominciare a parlare di merito seriamente e dare una chance ai giovani meritevoli che non sia basata sul censo e la ricchezza. Poi Malpensa. Una compagnia di bandiera che ha spostato centinaia di dipendenti da Roma con un aggravio di costi che non esiste in nessun'altra parte del mondo non può che andare verso il fallimento. Non è possibile salvare l'Alitalia con imprenditori che si fanno dare i soldi dalle banche. E soprattutto Malpensa e Alitalia non possono rimanere legati come fratelli siamesi perché il risultato è che si ammazzano a vicenda. Terzo, bisogna tornare al nucleare. Ci vorranno dieci quindici anni, ma bisogna farlo. Ma vedo che gli altri candidati cercano di scantonare. Esattamente come cercano di scantonare, congiuntamente, sui temi eticamente sensibili perché ritengono che fanno perdere voti". Lei invece ne parlerà, aborto compreso? "Ne parlerò perché le leggi si fanno anche sui temi eticamente sensibili. La libertà di coscienza vale per le scelte di fede, se uno va alla messa la domenica o no, ma quando fai una legge sulla fecondazione o sull'aborto è una scelta eticamente sensibile su cui si legifera in Parlamento assumendosi le proprie responsabilità. Ma poiché nei loro calderoni ci sono cose troppo diverse l'una dall'altra, preferiscono che dei temi etici non si parli". Sull'aborto Ferrara le farà concorrenza. "E' una testimonianza bella quella di Ferrara sull'aborto, però non credo che sia possibile amministrare un Paese parlando solo di aborto. Una lista monotematica rispetto a una campagna elettorale complessa ha un valore testimoniale ma non politico. Comunque non farò polemica contro di lui perché è una persona che stimo". E con la Cosa bianca? Lei ha lanciato segnali di avvicinamento. "Le cose stanno così. Noi abbiamo una nostra coerenza, storia e serietà. Io sono aperto a tutte le convergenze che si possono realizzare senza innestarvi nuove telenovele e nuovi pasticci". Tabacci la rimprovera di averci pensato troppo tardi, dopo la rottura con Berlusconi. "Io ho cercato di evitare la rottura fra i moderati. Se si ritiene utile una convergenza, bene. Altrimenti non ci sarà. La forza della nostra proposta non è quella di cercare accorpamenti, ma di essere chiari e limpidi. Non sono disponibile a compromessi ma a dialoghi seri". Pentito per non aver detto sì al governo Marini? Avrebbe avuto la legge elettorale alla tedesca. "Bisogna esser realisti. Il governo Marini non avrebbe mai fatto la legge elettorale: solo chi ha poca esperienza di Parlamento pensa che in due o tre mesi sarebbe stato possibile farla. La teoria è una cosa, ma in pratica noi avremmo compromesso la nostra coerenza, fatto un gesto che la gente non avrebbe capito e non avremmo avuto nemmeno la legge elettorale alla tedesca. Per cui non sono pentito, anzi le motivazioni forti che ritrovo in questa campagna elettorale e che mi sento di spiegare alla gente non le avrei avute". E' vero che le hanno offerto Palazzo Chigi per un sì a Marini? "Credo che ognuno possa immaginare di che tipo di pressioni sono stato oggetto in quei giorni. Ma non è un merito averle rifiutate, è un dovere. E' chiaro che non mi vendo per Palazzo Chigi così come non mi vendo per il ministero degli Esteri. Il problema è se uno si vende o meno e io non mi vendo". A proposito, cosa aveva messo sul piatto Berlusconi per entrare nel Pdl senza simbolo dell'Udc? "E' ovvio che avevo capito da tempo che per me ci poteva essere spazio e grandi riconoscimenti. A condizione che si annullasse un'esperienza politica. E' quello che capiterà a Fini che avrà riconoscimenti, sarà presidente della Camera, ministro degli Esteri o quello che vuole. A patto che annulli la sua esperienza politica. Il problema è perfettamente legittimo, dal punto di vista di Berlusconi è anche coerente perché non vuole condizionamenti di altri partiti. Tranne la Lega perché probabilmente si fida. Anche se ha fatto il ribaltone, mentre io non l'ho mai fatto". Deluso da Fini? "L'unica persona di cui vorrei veramente non parlare in questa campagna elettorale è Fini, e credo che sia un grande vantaggio per tutti. Soprattutto per lui". Il direttore di Avvenire è intervenuto per lei in tv. Cosa faranno i vescovi adesso che la rottura con Berlusconi è definitiva? "Niente. Non si può confondere l'opinione di una personalità, anche se di grande significato come il direttore di un giornale cattolico, con l'opinione dei vescovi che non partecipano alla politica ma esprimono legittimamente opinioni sulle leggi e su quello che si dibatte nella società italiana. Non mi aspetto nulla, non voglio nulla, sono convinto che non faranno nulla e fanno bene a non fare nulla. Mi ha fatto piacere l'intervista di Boffo ma non comporta certo una scelta. Il '48 è lontano". Non teme che adesso Berlusconi le svuoti il partito? "E' l'ultima cosa di cui mi preoccupo. La nostra è un'operazione politica. O scatta un consenso politico o non sarà un portatore di voti in più o in meno a determinare l'esito di questa campagna elettorale. Anzi, adesso che mi ci fa pensare: suggerirò a qualcuno che non troverà spazio nelle nostre candidature di farsela dare da Berlusconi". E se il voto finisce in parità? Grande coalizione? "Alla grande coalizione non sono né favorevole né contrario ma deve avere una caratteristica semplice e chiara: non essere fatta per difendere gli interessi di chi la fa, ma per difendere gli interessi del Paese". Ultima modifica di dasdsasderterowaa : 18-02-2008 alle 11:09. |
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Senior Member
Iscritto dal: Jun 2005
Città: Modena
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E' la volta buona che magari ci togliamo dai piedi anche questi rozzi tentativi di tenere ancora in vita, nonostante tutto, la DC.
Forza Berlsuconi e Veltroni. |
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Registered User
Iscritto dal: Mar 2007
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Intervista a Berlusconi: L'addio di Casini? Non cambia nulla.
Fonte: Il Giornale
Intervista a Berlusconi: Abbiamo raggiunto Silvio Berlusconi al telefono, nell’unico pomeriggio di riposo della settimana. Non era prevista un’intervista, diciamo che non è un’intervista di quelle ufficiali e tradizionali. Però è stato un colloquio sapido e divertente. Siccome con il consenso del presidente l’avevamo registrato, osiamo senza il suo consenso proporlo ai lettori. Presidente Berlusconi, ha visto? Il pullman di Veltroni è partito. E il suo? «Il mio è rimasto e rimarrà in garage. Auguro a Veltroni di non prendere troppo freddo e di non stancarsi troppo, anche se poi, all'opposizione, avrà molto tempo per riposarsi. Davvero penso, “pacatamente, serenamente”, che oggi in Italia ci sia bisogno non di giri di valzer e di pullman ma di serietà, di competenza, di coerenza fra ciò che si promette e ciò che poi concretamente si mantiene». La ritiene possibile la vittoria del Pd? «No. Perché gli italiani hanno capito che la sinistra italiana non può e non sa governare». Ma perché il progetto di Veltroni è irrealizzabile? «Perché si potrebbe dire che nel programma che ha illustrato c'è del buono e del nuovo: peccato però che il buono non sia nuovo e il nuovo non sia buono. Quei dodici punti che ha presentato sono proposte per metà copiate dal centrodestra, a cominciare dal “meno tasse per tutti”». E per l'altra metà? «L'altra metà stava già nelle 281 pagine del programma di Prodi. Alcune di quelle proposte le hanno sbandierate a lungo ma poi sono finite nel cestino. Il programma, per la sinistra, è sempre stato uno specchietto per le allodole, cioè per gli elettori, da usare solo in campagna elettorale». A che cosa si riferisce? «Per esempio ai contributi per gli asili nido e ai sussidi per i figli. Anzi hanno abolito anche il nostro bonus bebé. Ma si potrebbe andare avanti punto per punto: hanno presentato agli elettori un programma di 281 pagine. Poi l'hanno sostituito con i dodici punti di Prodi e non hanno realizzato nemmeno quelli. Adesso spuntano altri dodici punti di Veltroni. Come si fa a credere che non li dimenticheranno anche stavolta?». Ci sono anche novità come il salario minimo a 1000 euro. «Buona questa. Sarà un incentivo per artigiani e piccoli imprenditori a non assumere più o ad assumere in nero». La sinistra però ostenta grande sicurezza. «Gli italiani ormai l'hanno capito che per la sinistra i programmi non contano nulla. Per la sinistra l'unica cosa che conta è la conquista del potere. Vogliono il potere per il potere, non per cambiare l'Italia. Non per il bene del Paese. Sono al massimo bravi facitori di parole, bravi ideatori di slogan, mentre io mi considero, al contrario, un costruttore di realtà, di realizzazioni concrete, con la capacità di amministrare e di governare un Paese che per responsabilità della sinistra e di Prodi è oggi in declino». Però Veltroni ha avuto coraggio, ha scelto di correre da solo... «Così aveva detto. Ma poi si è coniugato con l'uomo delle manette, quel Di Pietro campione del giustizialismo più efferato, pervicace nel fare del male agli altri. Noi invece abbiamo deciso e realizzato una scelta di assoluta chiarezza: con grande cortesia abbiamo detto “no” a Storace, a Mastella e a Casini. Ci siamo alleati soltanto al Nord con la Lega, cioè con il tradizionale partito del Nord». A proposito di cortesia: Casini ha detto che non tutti sono in vendita. «E chi lo voleva comprare? Loro sono quelli che fra il 2001 e il 2006 non ci hanno lasciato realizzare pienamente il nostro programma. E ci hanno impedito di vincere, due anni fa, opponendosi tra l'altro al cambiamento di quella legge liberticida che è la “par condicio”. L'adesione dell'Udc al Pdl, che è la costola italiana del Partito Popolare Europeo, sarebbe stata l'approdo naturale e coerente di uno dei partiti fondatori della Casa delle Libertà. Credo non sia stato giusto e lungimirante arroccarsi in un'identità senza prospettiva invece di dare una prospettiva politica e storica alla propria identità». Non teme senza Casini che aumenti il rischio di perdere? «Io penso che l'addio di Casini sia come l'addio di Follini: non sposta nulla. Gli elettori dell'Udc rimarranno in gran numero con il Popolo della Libertà». Dicono che l'Udc sarebbe al 7 per cento... «A noi risulta molto meno. Bisogna stare attenti perché si stanno artatamente diffondendo dati fasulli. Non è vero che il Partito Democratico sia al 35 per cento e non è neanche vero che Di Pietro sia al 6 per cento, i sondaggi di cui disponiamo lo danno sotto il 3 per cento». D'Alema dice che è iniziata la rimonta. Dice che hanno recuperato già due punti di distacco. «È la tecnica già adottata in passato. Diffondono dati che non esistono. Ma noi abbiamo fiducia nel buon senso degli italiani. Da una parte c'è una sinistra che ha governato male e che non ha realizzato nulla di ciò che aveva promesso, dall'altra ci siamo noi, che siamo guidati dal buon senso e che non abbiamo mai tradito gli impegni presi. Dopo l'esperienza con Prodi, che è ancora il presidente del Partito Democratico, gli elettori in buona fede non possono avere dubbi, non credo siano disposti a farsi prendere in giro un’altra volta». Lei avrà già pensato sicuramente alla squadra di governo. Si parla di nomi eccellenti. Corrado Passera, per esempio... «Per fare nomi è ancora presto. Di sicuro penso a un esecutivo formato da ministri di grande qualità e di sicure capacità operative». Veltroni dice che il suo è un progetto superato. «Da che cosa, dal loro? Il nostro è il progetto liberale che ha funzionato in tutte le democrazie dell'Occidente. Quello che prevede meno tasse sulle famiglie, sul lavoro, sulle imprese. Con la conseguenza di avere più consumi, più produzione, più sviluppo e quindi maggiori introiti dell'erario per aiutare chi ha bisogno, per costruire le infrastrutture, per ridurre il debito pubblico. Un progetto assolutamente concreto che cominceremo a realizzare fin dal primo Consiglio dei ministri, dove ci presenteremo con disegni di legge già pronti: il taglio dell'Ici, la detassazione degli straordinari, il bonus “bebé” e via dicendo. Sia chiaro: il momento è difficile e nessuno ha la bacchetta magica. Ma gli italiani sanno che il Popolo della Libertà rispetterà tutti gli impegni presi per far rialzare l'Italia. Mi chiedo: com'è possibile dare ancora fiducia a quella sinistra che finora, l'Italia, è stata solo capace di metterla in ginocchio?». Ultima modifica di dasdsasderterowaa : 18-02-2008 alle 11:10. |
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#6 |
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Bannato
Iscritto dal: Apr 2002
Messaggi: 3809
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Casini ormai ha perso qualsiasi credibilità...
Settimana scorsa a dire che NON avrebbe candidato Cuffaro... L'altro ieri che avrebbe candidato Cuffaro... che ricordiamo è stato condannato per Mafia... Bravo Casini che coerente |
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#7 |
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Senior Member
Iscritto dal: Nov 2002
Città: N/E
Messaggi: 727
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effettivamente Pierferdi mi ha stupito .. e ho trovato ampiamente condivisibili tutte le sue motivazioni per fare quello che ha fatto !!!
a quando però un'intervista della serie: "Intervista a MAstella : Se avessi buttato la mia storia non avrei ottenuto niente" |
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#8 | |
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Iscritto dal: Mar 2007
Messaggi: 1239
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#9 | |
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Iscritto dal: Jul 2004
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#10 |
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2005
Messaggi: 3759
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Ho unito i thread perché mi pare che i tre commenti dei tre leader su un solo evento politico siano da leggersi insieme
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#11 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Aug 2005
Messaggi: 2020
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#12 |
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Registered User
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#13 |
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Senior Member
Iscritto dal: Jul 2005
Città: Milano
Messaggi: 14007
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Meglio non parlare.
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#14 | ||
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Senior Member
Iscritto dal: Aug 2005
Messaggi: 2020
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Non la mafia in sè, ma solo esponenti mafiosi. In ogni caso una sua candidatura è totalmente assurda.
Repubblica.it Quote:
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Ultima modifica di Maverick18 : 18-02-2008 alle 11:25. |
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#15 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Aug 2002
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Solo per questa uscita Berlusconi si meritrebbe il disdegno di tutte le persone oneste di questo paese.
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#16 | |
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Senior Member
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Città: Abano Terme (Padova)
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Riporto le risposte di Fini a riguardo: Lei disse che non avrebbe sciolto An per entrare in un partito nato su un predellino a San Babila. «Ma la realtà è diversa da allora. Perché Berlusconi ha detto sia a me sia a Casini — e io ho detto sì e Casini no— "Lasciamo da parte San Babila, facciamo insieme una lista, i gruppi parlamentari, costruiamo insieme regole e gerarchie di un nuovo partito". È cosa ben diversa dal dire "ecco il partito nuovo, chi vuole entri"». Deciderlo in una notte, però... «Una notte? Per noi il processo è iniziato nel '99, con il sostegno al referendum per l'abolizione della quota proporzionale, è proseguito l'anno scorso, con la raccolta di firme per l'ultimo referendum, ha avuto momenti pubblici come la manifestazione del 2 dicembre. In certi momenti sembrava una prospettiva scomparsa, in altri riappariva. Ma l'importante è avere una strategia di lungo periodo». |
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#17 |
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#18 | ||
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Senior Member
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#19 |
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Senior Member
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ho letto tutto, e la "scusa" trovata è magra
durante quegli anni ha cambiato + volte idea e di affermazioni ne sono state dette parecchie.. Da dire che tra i tanti è quello che ha risposto in maniera + consona Non mi piace nemmeno l'intervista di berlusconi, passail tempo a svalorizzare gli avversari
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Concluso con: Boso - Fallen Angel - tcianca - sycret_area - carver - serbring - emax81 - Cluk Si chiude una porta.. si apre un portone |
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#20 | |
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FINI si è sotterrato politicamente, non ho letto l'articolo, non merita alcuna considerazione
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