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Old 04-11-2007, 18:49   #21
gagost
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Originariamente inviato da reptile9985 Guarda i messaggi

"Biagi e Fo, due fascisti

Le carte ormai parlano chiaro. Da loro invece non una parola.

Non male lo scoop del prossimo numero del Domenicale: fornisce materiale per completare la biografia del decano del giornalismo Enzo Biagi, anzi: «Biagi rag. Enzo», come è riportato su un documento del Minculpop datato 20 gennaio 1944.

Biagi aveva scritto e riscritto quasi tutto, di sé: che fu balilla, avanguardista, membro della Gioventù italiana del littorio, del Gruppo universitario fascista, che aveva scritto su L'assalto e che vinse i premi Prelittorali, che suo zio fece la marcia su Roma e che suo cugino era un viceministro delle Corporazioni, ma soprattutto che infine, al Novantesimo, passò ai partigiani della brigata Legnano.

Non ci aveva raccontato, per esempio, che il Minculpop inviò 70mila e 500 lire da distribuire ai giornalisti del Resto del Carlino «sfollati o dissestati» da incursioni nemiche (gli Alleati) e non ci aveva detto che a Biagi rag. Enzo spettarono ben 3mila lire, segno di indubbia considerazione: al direttore fu dato solo il doppio e al segretario di redazione solo la metà.
Questo nel 1944, periodo in cui la ricchezza vagheggiata erano le «mille lire al mese» ma nondimeno anno di Marzabotto, delle Fosse Ardeatine e delle peggio stragi nazifasciste.
Ma qualche ragioniere, per fortuna, la sfangava."

(Da il Giornale del primo marzo 2007)
http://www.macchianera.net/2007/03/0..._fascisti.html


Ripeto, lasciamo perdere. Biagi è un uomo anziano al termine della propria esistenza e basta.
gagost è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 04-11-2007, 19:13   #22
reptile9985
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L'Avatar di reptile9985
 
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"Biagi e Fo, due fascisti

Le carte ormai parlano chiaro. Da loro invece non una parola.

Non male lo scoop del prossimo numero del Domenicale: fornisce materiale per completare la biografia del decano del giornalismo Enzo Biagi, anzi: «Biagi rag. Enzo», come è riportato su un documento del Minculpop datato 20 gennaio 1944.

Biagi aveva scritto e riscritto quasi tutto, di sé: che fu balilla, avanguardista, membro della Gioventù italiana del littorio, del Gruppo universitario fascista, che aveva scritto su L'assalto e che vinse i premi Prelittorali, che suo zio fece la marcia su Roma e che suo cugino era un viceministro delle Corporazioni, ma soprattutto che infine, al Novantesimo, passò ai partigiani della brigata Legnano.

Non ci aveva raccontato, per esempio, che il Minculpop inviò 70mila e 500 lire da distribuire ai giornalisti del Resto del Carlino «sfollati o dissestati» da incursioni nemiche (gli Alleati) e non ci aveva detto che a Biagi rag. Enzo spettarono ben 3mila lire, segno di indubbia considerazione: al direttore fu dato solo il doppio e al segretario di redazione solo la metà.
Questo nel 1944, periodo in cui la ricchezza vagheggiata erano le «mille lire al mese» ma nondimeno anno di Marzabotto, delle Fosse Ardeatine e delle peggio stragi nazifasciste.
Ma qualche ragioniere, per fortuna, la sfangava."

(Da il Giornale del primo marzo 2007)
http://www.macchianera.net/2007/03/0..._fascisti.html


Ripeto, lasciamo perdere. Biagi è un uomo anziano al termine della propria esistenza e basta.
non sarà certo un articoletto di FACCI nel giornale di famiglia di colui che lo ha accusato di fare un uso criminoso del mezzo televisivo ad infangare uno dei più grandi giornalisti italiani
reptile9985 è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 04-11-2007, 19:25   #23
SoraLella
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"Biagi e Fo, due fascisti

Le carte ormai parlano chiaro. Da loro invece non una parola.

Non male lo scoop del prossimo numero del Domenicale: fornisce materiale per completare la biografia del decano del giornalismo Enzo Biagi, anzi: «Biagi rag. Enzo», come è riportato su un documento del Minculpop datato 20 gennaio 1944.

Biagi aveva scritto e riscritto quasi tutto, di sé: che fu balilla, avanguardista, membro della Gioventù italiana del littorio, del Gruppo universitario fascista, che aveva scritto su L'assalto e che vinse i premi Prelittorali, che suo zio fece la marcia su Roma e che suo cugino era un viceministro delle Corporazioni, ma soprattutto che infine, al Novantesimo, passò ai partigiani della brigata Legnano.

Non ci aveva raccontato, per esempio, che il Minculpop inviò 70mila e 500 lire da distribuire ai giornalisti del Resto del Carlino «sfollati o dissestati» da incursioni nemiche (gli Alleati) e non ci aveva detto che a Biagi rag. Enzo spettarono ben 3mila lire, segno di indubbia considerazione: al direttore fu dato solo il doppio e al segretario di redazione solo la metà.
Questo nel 1944, periodo in cui la ricchezza vagheggiata erano le «mille lire al mese» ma nondimeno anno di Marzabotto, delle Fosse Ardeatine e delle peggio stragi nazifasciste.
Ma qualche ragioniere, per fortuna, la sfangava."

(Da il Giornale del primo marzo 2007)
http://www.macchianera.net/2007/03/0..._fascisti.html


Ripeto, lasciamo perdere. Biagi è un uomo anziano al termine della propria esistenza e basta.

E' uno scherzo vero?
SoraLella è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 04-11-2007, 19:26   #24
Onisem
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E' uno scherzo vero?
Più o meno: è Il Giornale.
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Tanto poco un uomo si interessa dell'altro, che persino il cristianesimo raccomanda di fare il bene per amore di Dio. (Cesare Pavese)
"Sono un liberale di destra, come potrei votare uno come Berlusconi?"
Marcello Dell'Utri, fondatore del partito Forza Italia, è stato condannato per mafia.
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Old 04-11-2007, 19:47   #25
Yusukez
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Old 05-11-2007, 09:46   #26
Dagon
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Lascia perdere. Fino al 1944 è stato un giornalista fascista poi è salito sul carro dei vincitori.

Giuseppe
Scusa, cosa c'entra con quello che ho detto?
Lo stesso discorso vale per tutti quei giornalisti a cui è impedito (o è stato impedito...) di svolgere il proprio mestiere causa idee poco gradite.
__________________
"There's no one to take my blame
if they wanted to"
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Old 05-11-2007, 10:31   #27
Nous
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Città: Como
Messaggi: 709
Certo che per infangare Biagi ce ne vuole, di coraggio...
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Cristian ,il nOUS che invoglia
i5-2500 (Sandy Bridge) Quad-Core 3,30 Ghz - Asus P8Z68-V PRO / GEN3 - 2x4GB DDR3 - GeForce GTX 550 Ti Pci-E 4 Gb ddr3 - Barracuda 7200.12 1 Tb Sata 600 Buffer 32 Mb 7200 Rpm
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Old 05-11-2007, 10:33   #28
sander4
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Old 05-11-2007, 11:47   #29
FabioGreggio
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Lascia perdere. Fino al 1944 è stato un giornalista fascista poi è salito sul carro dei vincitori.

Giuseppe
Quando uno comincia ad avere più di 40 anni è difficile che non sia stato quelche cosa.
L'imoportante è ciò che si è ora.

fg
FabioGreggio è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 05-11-2007, 11:54   #30
FabioGreggio
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"Biagi e Fo, due fascisti

Le carte ormai parlano chiaro. Da loro invece non una parola.

Non male lo scoop del prossimo numero del Domenicale: fornisce materiale per completare la biografia del decano del giornalismo Enzo Biagi, anzi: «Biagi rag. Enzo», come è riportato su un documento del Minculpop datato 20 gennaio 1944.

Biagi aveva scritto e riscritto quasi tutto, di sé: che fu balilla, avanguardista, membro della Gioventù italiana del littorio, del Gruppo universitario fascista, che aveva scritto su L'assalto e che vinse i premi Prelittorali, che suo zio fece la marcia su Roma e che suo cugino era un viceministro delle Corporazioni, ma soprattutto che infine, al Novantesimo, passò ai partigiani della brigata Legnano.

Non ci aveva raccontato, per esempio, che il Minculpop inviò 70mila e 500 lire da distribuire ai giornalisti del Resto del Carlino «sfollati o dissestati» da incursioni nemiche (gli Alleati) e non ci aveva detto che a Biagi rag. Enzo spettarono ben 3mila lire, segno di indubbia considerazione: al direttore fu dato solo il doppio e al segretario di redazione solo la metà.
Questo nel 1944, periodo in cui la ricchezza vagheggiata erano le «mille lire al mese» ma nondimeno anno di Marzabotto, delle Fosse Ardeatine e delle peggio stragi nazifasciste.
Ma qualche ragioniere, per fortuna, la sfangava."

(Da il Giornale del primo marzo 2007)
http://www.macchianera.net/2007/03/0..._fascisti.html


Ripeto, lasciamo perdere. Biagi è un uomo anziano al termine della propria esistenza e basta.
Dalla Biografia di dario Fo:

Quote:
Durante la guerra, Dario, richiamato sotto le armi nella Repubblica di Salò, riesce a fuggire e trascorre gli ultimi mesi prima della liberazione nascosto in un sottotetto.
I genitori partecipano alla Resistenza, il padre, responsabile del CLN della zona, organizzava il passaggio clandestino in Svizzera di ricercati ebrei e prigionieri inglesi fuggiti; la madre curando i partigiani e i gappisti feriti.

Al proposito esiste una testimonianza del partigiano medaglia d’oro della Resistenza, Leo Wachter, partigiano, ebreo perseguitato che ricorda come durante la guerra più volte si sia rifugiato presso la famiglia Fo a Porto Valtravaglia.
Una volta, ferito gravemente ad una gamba, venne medicato e assistito dalla madre di Dario.
Eccola scritta di suo pugno:

Io ero a Milano, e nel ’42 quelli dell’OVRA mi hanno arrestato e mi hanno tenuto undici mesi a S. Vittore, dove mi hanno picchiato, spaccato i denti. Non per ragioni razziali, ma politiche: facevo parte dei gruppi giovanili antifascisti. Ero il più giovane detenuto politico d’Italia.
Sono stato a S. Vittore fino al 25 luglio del 1943, quando è caduto Mussolini. Allora hanno fatto uscire tutti i “politici”, 72, detenuti a S. Vittore. Lì ho conosciuto Ivo Matteo Lombardo, Romita e gli altri. A Milano c’erano i bombardamenti, e allora siamo andati a Laveno, e dopo l’8 settembre sono andato a fare il partigiano a S. Martino. Ho aiutato molti ebrei a passare in Svizzera.
In quel periodo ho conosciuto Dario Fo, perché la sua famiglia era di quelle parti, di Porta Val Travaglia. Ho fatto anche un’azione con suo zio, sotto un ponte. Un’azione di sabotaggio dalla quale suo zio non è tornato.
In seguito sono andato come testimone a favore di Dario Fo al processo nel quale era accusato di essere un repubblichino.
Perché era sì della Repubblica, ma era dell’antiaerea, dell’Umpa, era uno dei tanti nascosti. Poi una volta avevamo fatto una riunione partigiana con tutti i capi della zona del Varesotto, proprio a casa di Dario Fo. C’era il Colonnello Commento, il Generale Giustizia, io e tanti altri. Se Dario Fo non fosse stato dei nostri ci avrebbe denunciati, non avrebbe permesso la riunione a casa sua. E Dario invece ci ha aiutato. Forse non è stato un eroe, ma insomma, a Covignone ci portava le sigarette.

Leo Wachter, partigiano, ebreo perseguitato






Da “Il paese dei Mezaràt”, 2002)
“Quando penso a quel periodo fra il ’44 e il 45 mi sembra incredibile di aver vissuto tante storie, tutte ammucchiate in così breve tempo. Situazioni grottesche, tragiche, spesso vissute come dentro un incubo. Ancora oggi nel sonno mi capita di ritrovarmi a ripetere a tormentone lo sconquasso dei bombardamenti.

Mi riappaiono le tradotte con i carri-merce dentro i quali mi sono richiuso, le fughe, le diserzioni, la polizia che mi viene a ricercare al paese… e ogni volta vivo l’angoscia di venir catturato e sbattuto in galera.

(…) I quaranta giorni di scuola trascorrono a una velocità incredibile. Aspettiamo con ansia e trepidazione il giorno del lancio, ma all’improvviso il capitano ci avverte che ql campo d’aviazione di Vengono non ci sono più aerei disponibili (…) ci restano pochi gironi e poi verremo spediti chissà dove, forse al fronte, forse costretti a partecipare al rastrellamento dalle parti di Cirié, in Piemonte.
La sera stessa con Marco decidiamo che è tempo di sloggiare immediatamente.

Approfittiamo della libera uscita, corriamo alla stazione ferroviaria e montiamo sull’ultimo treno che raggiunge il lago e lo costeggia.

Mi sono fabbricato altri due permessi falsi. Arrivati a Laveno ci salutiamo… io scendo a Porto. A casa trovo tutta la famiglia; espongo subito la mia situazione: sono di nuovo disertore, ma stavolta rischio di più. Mio padre ha un amico che abita a Caldé, un collega con il quale ha organizzato la fuga di molti perseguitati; è già d’accordo con lui: il ferroviere mi ospiterà nel sottotetto di una vecchia casa semi abbandonata di sua proprietà. E’ un mezzo rudere infroppato quasi completamente dentro un bosco nell’entrovalle. Per raggiungere il solaio c’è solo una scala a pioli; una volta lassù la dovrò ritirare e nasconderla nel sottotetto. Nessuno, nemmeno mia madre, sa di quel nascondiglio. (…) Trascorsi più di un mese là dentro, senza mai uscire. (…)

Credo fosse un martedì, c’era un sole davvero splendente, in tutta la valle le piante a perdita d’occhio erano fiorite. Sento dei botti lontani, una dietro l’altra cominciano a suonare le campane di tutti i campanili intorno. Il vento è a mio vantaggio, mi arrivano gli sbattoni di campana fin da oltre il lago. Mi infilo nel lucernario e salgo in piedi sul tetto, da cui scorgo la piazza di Caldé: c’è una banda che spernacchia a perdifiato e ragazzi, donne e bambini che corrono di qua e di là. Sento urla festose di gente che sale verso il rudere, riconosco subito Alba con le sue amiche, il ferroviere e altri abitanti della valle.

“E’ finita!” ripetono a gran voce. “La guerra è finita” Dopo la liberazione Dario riprende gli studi all'Accademia di Brera a Milano, sempre facendo il pendolare dal Lago Maggiore, e frequenta contemporaneamente la facoltà d'architettura del Politecnico che più tardi abbandonerà a pochi esami dalla laurea.
Bisogna sempre informarsi bene quando si attaccano persone su cose delicate.
Perchè si rischia di fare una figura da bamba altrimenti.


fg
FabioGreggio è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
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