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#21 |
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certo dopo aver prosciugato fino all'osso la telecom, svendendo gli asset e indebitandola fino all'inverosimile, al caro Tronchetti Provera non resta altro che vendere l'azienda, anche in previsione degli sviluppi sui casi di spionaggio è meglio darsela a gambe al più presto.....
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#22 |
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Non per scatenare epopee
ma fa specie notare come le crisi TL sfocino quando c'è al governo la Sinistra. Quando venne privatizzata (malissimo) al governo c'era Prodi, oggi che è in crisi al governo c'è sempre lui... jella pura? Se va in mano yankee, speriamo aboliscano il canone e abbassino le tariffe Non sono contrario insomma in fondo possiamo evitare che i nostri soldi contribuiscano ad ingrassare aziende in mano a singoli individui noti |
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#23 | |
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#26 |
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#27 | |
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#28 |
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SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO
Nel febbraio del 1999 Colaninno, Gnutti e oltre 180 imprenditori, ai quali si unisce anche l’ Unipol, lanciano la scalata alla Telecom attraverso la Bell. A finanziare l’operazione sono una serie di potenti banche come l’ americana Chase Manhattan che mette a disposizione 50 mila miliardi di lire. Ma l’ operazione di Colaninno e Gnutti trasforma la piu’ importante società italiana di telecomunicazioni in un sistema di scatole cinesi. A capo c’e’ l’ Hopa che controlla la Bell, che controlla l’ Olivetti che controlla la Tecnost che ha la maggioranza della Telecom. E il solo fatto che la Bell avesse la sede in Lussemburgo, ha comportato qualche problema. GIOVANNI PONS - Autore “L’Affare Telecom” Non è ancora chiaro se la Bell avrebbe dovuto pagare le tasse in Italia, al fisco italiano oppure secondo il fisco lussemburghese. SIGFRIDO RANUCCI E se le avesse dovute pagare, quanto avrebbe dovuto pagare? GIOVANNI PONS - Autore “L’Affare Telecom” Eh, insomma son diverse... cioè, siccome poi sono avvenuti diversi passaggi successivi, appunto la vendita di quel pacchetto alla Pirelli, sostanzialmente a Pirelli e Benetton, l’incasso, la plusvalenza che si è formata, di diversi miliardi di euro... bisogna vedere se una parte sarebbe dovuta andare al fisco italiano oppure no. Per adesso non c’è andata. SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO Il trucco di questa catena di Sant’Antonio sta nell’aver riposto nella Bell, una quantità di azioni Olivetti inferiore al 30% del suo capitale. E questo ha permesso poi a Tronchetti di comprare la Telecom evitando di lanciare un’offerta pubblica di acquisto GIOVANNI PONS - Autore “L’Affare Telecom” C’è stata una sorta di trattativa privata tra la Pirelli e Benetton, cioè tra i compratori e i venditori che in quel caso erano appunto gli azionisti della Bell, tra cui Colaninno e Gnutti ma anche altri, che hanno potuto beneficiare di un prezzo molto elevato proprio perché quella partecipazione permetteva il controllo poi a valle non solo dell’Olivetti ma anche della Telecom, della Tim, di tutto. SIGFRIDO RANUCCI Chi è che ci ha guadagnato e chi ci ha rimesso? GIUSEPPE ODDO - Autore “L’Affare Telecom” Ci hanno guadagnato i soci della Bell perché tutto il premio di maggioranza è stato incamerato da coloro che avevano scalato la società. SIGFRIDO RANUCCI E i piccoli azionisti? GIUSEPPE ODDO - Autore “L’Affare Telecom” I piccoli azionisti guadagnarono, sostanzialmente all’epoca di Colaninno, ma poi non hanno visto il becco di un quattrino quando la società è stata comprata da Tronchetti. SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO Colaninno, Gnutti, i loro amici imprenditori e banchieri fanno il piu’ grande affare della loro vita: nelle loro tasche finiscono oltre 7 miliardi di euro. L’ex manager dell’ Unipol, Consorte e il suo braccio destro Ivano Sacchetti, intascano 50 milioni di euro per una ancora non meglio precisata “prestazione professionale”. Ma le scatole cinesi della Bell, hanno anche fatto sospettare di poca trasparenza. Non si è mai saputo chi ci fosse dietro l’ Oak Found, il fondo Quercia, con sede nelle Isole Cayman. GIUSEPPE ODDO - Autore “L’Affare Telecom” Qualcuno dice che probabilmente potesse esserci anche lo stesso Colaninno dietro questo fondo. SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO Franco Bernabè, al vertice della Telecom nel 1999, cerca di opporsi alla scalata di Colaninno e convoca un’ assemblea degli azionisti alla quale però non si presentano né la Banca d’Italia ne’ il direttore generale del Tesoro GIUSEPPE ODDO - Autore “L’Affare Telecom” D’Alema invitò Draghi a non partecipare a questa assemblea che poteva essere un passaggio importante diciamo per porre un freno alla scalata e che Draghi sostanzialmente non era d’accordo, aveva un punto di vista diverso e invitò D’Alema a mettere per iscritto sostanzialmente questa sua richiesta. SIGFRIDO RANUCCI E questa lettera è stata mai trovata? GIUSEPPE ODDO - Autore “L’Affare Telecom” Questa lettera è stata cercata anche di recente però non è mai uscita fuori. SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO Colaninno e Gnutti comprano la Telecom, ma la luna di miele con gli azionisti finisce presto perché invece di ridurre i debiti comprano in varie parti del mondo e alcune operazioni sono discutibili. Come l’acquisto della Seat, l’azienda delle pagine gialle. Il governo nel ‘96 decide di scorporarla dalla Stet, cioe’ dalla famiglia della Telecom. La privatizza e la vende per circa 850 milioni di euro alla “OTTO”, una finanziaria lussemburghese dove ci sono imprenditori italiani. Ma Gnutti e Colaninno pochi anni dopo la ricomprano pagandola però 6,7 miliardi di euro. E da chi la comprano ? GIOVANNI PONS - Autore “L’Affare Telecom” Gnutti e Colaninno comprano la Seat da quel gruppo che l’aveva acquistata in sede di privatizzazione. SIGFRIDO RANUCCI Ma dietro quel gruppo ci sono anche loro però? GIOVANNI PONS - Autore “L’Affare Telecom” In parte c’erano anche loro. SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO Cioe’ Gnutti e Colaninno con una mano vendono in quanto soci della Otto,con l’altra comprano in quanto proprietari della Telecom. 6,7 miliardi di euro, vengono pagati a scapito di migliaia di azionisti dalla Telecom per comprare una società che ha la sede sempre a Torino, a pochi metri di distanza. Eppure quella montagna di denaro e’ dovuta passare per il Lussemburgo. SIGFRIDO RANUCCI Chi ci ha guadagnato in questi passaggi? GIUSEPPE ODDO - Autore “L’Affare Telecom” Ci hanno guadagnato sostanzialmente i gruppi e le società estero-vestite dietro cui si nascondevano molti azionisti di nazionalità italiana che privatizzarono per 4 lire la società, mi pare di ricordare tra il ’96 e il ’97, poco prima della privatizzazione della Telecom. SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO Nel 2001, con il cambio di governo, arriva Tronchetti Provera. La sua catena di società e’ ancora più lunga di quella di Colaninno e Gnutti. Una torre di otto piani: in cima l’Mpsapa , l’azienda di famiglia, che controlla la Gpi, che controlla la Camfin che a sua volta controlla la Pirelli e company, nota come la Pirellina, che controlla la Pirellona, cioè Pirelli spa, che controlla l’Olimpia che controlla l’ Olivetti che finalmente controlla la Telecom. GIUSEPPE ODDO - Autore “L’Affare Telecom” Uno dei fatti inspiegabili del passaggio di mano della Telecom da Colaninno a Tronchetti è questo prezzo esorbitante. SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO Tronchetti paga le azioni 4,17 euro, il doppio della valutazione di borsa. I soldi per comprare la Telecom arrivano ancora una volta dagli Stati Uniti. Nel 2000 Tronchetti vende la Optical technologies alla Corning. E’ la Chase Manatthan che aveva gia’ finanziato la scalata di Colaninno, che trova i miliardi di dollari da versare a Pirelli. La Corning paga l’Optical di Tronchetti, 160 volte il suo fatturato e sono bastati nove mesi per capire che razza di affare avesse fatto: un buco di 4,7 miliardi di dollari e 4000 dipendenti licenziati: GIOVANNI PONS - Autore “L’Affare Telecom” Risulta abbastanza difficile comprendere come mai una società americana paga quelle cifre per un brevetto o un’attività nella fotonica che erano ancora nella fase abbastanza embrionale, insomma furono pagate delle cifre straordinarie. SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO La prima operazione di Tronchetti, nonostante sia in una posizione di monopolio con le Pagine Gialle, e’ quella di comprare le pagine Utili, una piccola società controllata Fininvest messa in piedi dalla Mondadori e dall’On. Dell’utri. Un acquisto però che necessitava dell’ approvazione dell’ antitrust. GIOVANNI PONS - Autore “L’Affare Telecom” Era abbastanza facile prevedere che l’autorizzazione non sarebbe arrivata. Ci fu una penale di 55 milioni se non ricordo male, di euro, che la Seat pagò alla Fininvest perché questa operazione non andò in porto. Questa penale a molti sembrò molto elevata perché non si capiva perché... SIGFRIDO RANUCCI E anche un po’ equivoca... GIOVANNI PONS - Autore “L’Affare Telecom” Si, insomma c’è qualcuno che l’ha messa in relazione ad altre, diciamo un po’ all’interscambio di favori che in quel periodo ci fu tra il gruppo guidato da Tronchetti e il gruppo Berlusconi ecco. SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO Dal 2001 al 2006 sono anni in cui tutte le società di telecomunicazioni vanno male. Per Telecom però, i guai veri cominciano quando la storia delle spie finisce sulle prime pagine dei giornali. L’inchiesta si allarga e coinvolge i vertici della security Telecom e Pirelli. A luglio del 2006 Tronchetti Provera si presenta ai dipendenti e li rassicura. VIDEO MESSAGGIO AI DIPENDENTI DI MARCO TRONCHETTI PROVERA DEL 25/07/2006 Questo che stiamo vivendo è un periodo di passaggio che avrà ulteriori elementi di disturbo, ma nulla toglie al fatto che l’azienda è sana, è fatta di gente per bene, un gruppo di cui io sono orgoglioso e che continuerò a guidare con lo stesso spirito e la stessa serenità e sono sicuro che Telecom Italia sarà il pilastro della ripresa italiana. Grazie e soprattutto abbiate fiducia in voi stessi, nell’azienda, impegnatevi e avrete grandi soddisfazioni. Arrivederci a tutti. MILENA GABANELLI IN STUDIO Non passano due mesi e si dimette. La Telecom è piena di debiti e il consigliere di Prodi, Rovati presenta un piano di riassetto che prevede l’aiuto dello stato attraverso l’ingresso della cassa Depositi e Prestiti. Tronchetti Provera considera questo piano un’interferenza inaccettabile e se ne va. Sta di fatto che i conti non sono belli. La Practice Audit e Banca della Solidarietà su incarico della Cgil ha fatto un’analisi dei conti dei bilanci dal 99 fino al 31 12 2006. le voci che adesso vedremo sono alcune indicative. SERGIO CUSANI In questa tabella si può vedere che nel 1999 i terreni e fabbricati erano in carico a costi storici perché vengono dalla Sip, dalla Stet, quindi sono immobili già ammortizzati, antichi insomma a costi molto bassi, per 5 miliardi, nel giugno 2006 si sono ridotti a 789 e a fine 2006 vedremo dai dati di bilancio si riducono praticamente, si azzerano quasi. Hanno venduto tutto il patrimonio immobiliare. MILENA GABANELLI È finito nelle mani di chi? SERGIO CUSANI Il patrimonio immobiliare, quindi immobili ad uso uffici e destinati alle centrali è finito a diversi fondi e una parte anche a Pirelli Real Estate che è una società che fa parte della catena di controllo della Telecom e la Telecom. ha però, gli immobili che ha ceduto, li ha ripresi in affitto in leasing a 30 anni. MILENA GABANELLI Una buona parte della vendita di questi immobili è stata fatta a trattativa privata, quindi potrebbe aver venduto per esempio a se stesso 1.270.000 mq a 787 euro al mq. SERGIO CUSANI Non sono robe, terreni agricoli in campagna che si possono vendere per un’azienda che fa telecomunicazioni. Quindi sono tutte strutture che sono funzionali all’attività d’impresa. Se lei vede nel 1999 il debito verso gli obbligazionisti era 984 milioni di euro. Alla fine del periodo siamo arrivati a 33,4 miliardi di euro rappresentati in bond collocati sul mercato di mezzo mondo. L’utile netto consolidato, quindi di tutto il gruppo Telecom non solo in Italia, ma anche nel mondo produce in questo periodo 15 miliardi di utili e ne distribuiscono 21,9, quindi quasi 22. Quindi distribuiscono 7 miliardi di euro in più di quanti utili hanno prodotto a livello consolidato di gruppo, a livello mondiale. Hanno dovuto prendere questi soldi dalle riserve. È come qualcheduno che si vende l’argenteria di casa per far fronte al pagamento dell’affitto alla proprietaria. MILENA GABANELLI E fra i proprietari ci sono sempre loro. SERGIO CUSANI Mentre si riducono le immobilizzazioni materiali, le immobilizzazioni immateriali si moltiplicano per un numero elevatissimo. Si passa da 853 milioni a 48 miliardi. MILENA GABANELLI Che cosa vuol dire questa cosa? SERGIO CUSANI Che si investe su una speranza futura di ricavare reddito, quindi si investe su una speranza, sul futuro. Anche altre aziende hanno questa voce, ma per esempio la società Telefonica spagnola che era una piccola azienda quando Telecom nel 1999 era già un grande gruppo, adesso invece è diventata un’azienda più importante di Telecom e metà di questa cifra è in investimenti in avviamento, ma una parte importante di questa cifra è perché hanno comprato aziende che producono reddito mentre questo non produce reddito. Nel 1999 il gruppo Telecom capitalizzava in borsa 114 miliardi di euro, a fine 2006 ne capitalizza 42 miliardi di euro con una perdita di 71 miliardi di euro di capitalizzazione, quindi hanno bruciato un valore di 71,7 miliardi, tenga presente che siamo a dicembre, ad oggi, parliamo al 16 marzo, a ieri esattamente, la capitalizzazione era circa 40 miliardi di euro, quindi ancora inferiore rispetto a dicembre. Io questo lo definirei senza tanti complimenti il cosiddetto risparmio tradito: quelli che hanno investito quando valeva 114, oggi si trovano un valore dell’azienda, del gruppo di 42. MILENA GABANELLI IN STUDIO L’ufficio stampa della Telecom ci informa di non condividere l’interpretazione di questi dati. Comunque nei prossimi giorni si deciderà il destino della nostra più grande azienda di telecomunicazioni. A settembre, abbiamo visto, Tronchetti abbandona la nave a Guido Rossi, la ragione, o il pretesto è l’interferenza dello Stato nel piano di riassetto, ma siamo anche nel pieno della prima ondata di arresti sulla questione dossier che dal punto di vista dell’immagine gioca la sua partita. I giocatori sono i protagonisti di quella centrale di spionaggio che si sposta da Pirelli a Telecom nel 2001, l’anno appunto in cui Tronchetti acquista Telecom. http://www.report.rai.it/R2_popup_ar...071124,00.html
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#29 |
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Senior Member
Iscritto dal: Mar 2003
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a me se telecom finisce "in mani straniere" non me ne può importare di meno.
che dovrebbe cambiare per gli italiani? niente. nella telefonia mobile mi pare che vodafone faccia un ottimo lavoro, anche se "finita in mani straniere". |
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#30 |
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2003
Città: spero ancora per poco in italia
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http://www.italia-rsi.org/alleatidichi/mafia.htm
pensa che qualche anno prima hitler aveva preteso a mussolini di sbarazzarsi della mafia cosa che fece, ma in minima parte e gli americani hanno individuato subito il tallone di achille Ultima modifica di sempreio : 02-04-2007 alle 17:37. |
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#31 |
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Senior Member
Iscritto dal: Jan 2002
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ma perchè parlare di Hitler?
Nella puntata di Report che ho postato si parla della vicenda di Abu Omar e della richiesta di accesso al nodo Telecom di Palermo.
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#32 | |
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#33 | |
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Bannato
Iscritto dal: Aug 2006
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mi sembra l'analisi piu corretta... poi non so in ogni caso (ho fatto la Tesi sul gruppo Pirelli) Tronchetti è stato un attila che ha distrutto tutto Tenete anche conto che per ripagare i debiti della scalata telefonica Tronchetti ha venduto il settore cavi, che era l'attività piu antica del gruppo, ad altissimo valore tecnologico, con una presenza (cosa rara per le imprese italiane) veramente internazionale e uno dei pochissimi centri di ricerca privati in Italia... Il netto di questa operazione è la solita storia da bucanierato della grande imprenditoria italiana... in cui si son bruciate non solo Telecom, ma anche Pirelli (qua i soldi li fa in gran parte ormai col settore immobiliare... secondo me venderà pure i pneumatici) |
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#34 |
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Bannato
Iscritto dal: Aug 2006
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infatti la questione "nazionalità" dell'azionariato è irrilevante.... Il problema è piuttosto chiedersi se c'è una proprietà con un progetto industriale, o se si sarà per la terza volta una proprietà puramente finanziaria, che ha l'obiettivo di vendere separatamente gli asset di maggior valore e poi andarsene...
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#35 | |
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Iscritto dal: May 2006
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![]() ao! saran yankee ma mica son fessi nel loro paese son costretti ad adattarsi alla concorrenza ma in Italia, sai ... col capitalismo statalista
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#36 |
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Iscritto dal: Mar 2001
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dev'essere per questo che ovunque (salvo in italia a quanto pare) la cosa invece costituisce un problema...
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#37 |
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Senior Member
Iscritto dal: Jun 2001
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Ma dovremo ancora pagare il canone? Cioe' e' giusto il liberalismo ma e' giusto vendere qualcosa come la rete, messa su e tenuta in piedi dai soldi del canone di tutti noi? In un certo senso non siamo anche noi azionisti di telecom?
CIao. Zerotre. |
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#38 | |
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Bannato
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Ovunque ci sono atteggiamenti nazionalistici, protezionistici, seghe mentali di grandeur... A secondo dei luoghi e dei momenti possono avere la meglio |
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#39 |
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Senior Member
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#40 |
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Telecom, Berlusconi pronto a muoversi
"Potrei salvarla, ma cambiate la Gentiloni" di CLAUDIO TITO <B>Telecom, Berlusconi pronto a muoversi<br>"Potrei salvarla, ma cambiate la Gentiloni"</B> Silvio Berlusconi ROMA - "Adesso mi chiedono di salvare i telefoni italiani. Prima, però, volevano distruggere Mediaset...". Il dossier Telecom non è mai scomparso dalla scrivania di Silvio Berlusconi. E ora le mosse di Tronchetti Provera rappresentano per il Cavaliere una chance concreta. Con i suoi, allora, ha iniziato a studiare l'affare. I figli maggiori da tempo spingono in questo senso. Già due anni fa quando fu messo sul mercato il 17% delle tv, tra gli obiettivi spiccava anche l'azienda telefonica. Ieri, quindi, ad Arcore l'agenda è stata monopolizzata da questo nuovo fronte. Sullo stesso tavolo, però, a questo punto l'ex premier ci mette anche il ddl Gentiloni, la riforma del sistema radio-tv che il governo Prodi ha messo in cantiere da qualche mese. Per Berlusconi, infatti, un intervento per difendere l'italianità di Telecom non può prescindere da una riflessione sul provvedimento scritto dal ministro delle Comunicazioni. Sta di fatto, che i contatti indiretti e diretti con il proprietario di Mediaset sono stati avviati. E non è un caso che da Arcore sia stato attivata una linea di comunicazione con i vertici italiani della Jp Morgan, una delle più grandi banche d'affari del mondo. L'uomo del Biscione, insomma, è pronto a valutare lo sforzo economico. Soprattutto in relazione alla Rete infrastrutturale. Ricevendo, però, garanzie sul futuro assetto normativo dell'emittenza. Come dice Paolo Romani, deputato forzista e uno degli uomini-azienda che il Cavaliere ha dirottato in Parlamento, "non si può pensare che ci chiedano di blindare Telecom dimenticando che esiste un disegno di legge che di fatto impedirebbe la crescita di Mediaset". Insomma tutto va ridiscusso. "Non posso dimenticare che quel testo - si è lamentato in questi giorni il capo di Forza Italia - è lì solo per minacciarmi. Si cancelli quella minaccia e io sono pronto al dialogo". Un approccio che nel governo è ben conosciuto. Ne è consapevole, appunto, Gentiloni. Ma tutto il centrosinistra ha capito che nella posta in palio c'è anche questo aspetto. Anche perché un ingresso di Mediaset nella telefonia imporrebbe comunque una modifica della famigerata legge Gasparri (obiettivo della Gentiloni) che fissa con il Sic (il sistema integrato delle comunicazioni) un tetto antitrust al 10% (per chi somma editoria e telecomunicazioni) che il Cavaliere supererebbe. L'attenzione del governo, quindi, è altissima. L'offerta di At&t e della messicana America Movil desta apprensione a Palazzo Chigi. Soprattutto allarma il rischio che i due operatori d'oltreoceano siano tentati solo da una mera operazione finanziaria, senza sviluppo industriale. Segnando così negativamente il destino dell'ex Sip. Nell'esecutivo, dunque, un po' tutti lavorano alla possibilità di incoraggiare una cordata che sostituisca l'offerta in corso. Il presidente del consiglio non vuol intervenire in prima persona ma sta ponendo il problema in tutti i suoi colloqui. Il Professore è "preoccupato", non vuole che l'Italia perda "un altro pezzo" del suo apparato industriale e nello stesso tempo non vuole entrare direttamente nella vicenda. In più ha ascoltato con un certo fastidio - dopo le polemiche dei giorni scorsi con la Casa Bianca - l'indiscrezione secondo cui un soggetto della mediazione tra gli americani e Olimpia sia stato l'ambasciatore Spogli. L'allarme è suonato anche al Botteghino. Massimo D'Alema, prima di partire per il Marocco, non ha negato ai suoi l'esigenza di trovare una soluzione "alternativa". Anche per il ministro degli Esteri, va salvaguardato il valore infrastrutturale di Telecom. Basti pensare a quello che il segretario della Quercia, Piero Fassino, ha detto apertamente davanti alle telecamere: "La rete deve rimanere italiana" e "anche Berlusconi può fare un'offerta". L'obiettivo caldeggiato nel governo, dunque, è quello di dar vita ad una cordata italiana in cui figurino investitori finanziari e industriali. I contatti tra alcune banche sono già in corso. A cominciare da Banca Intesa, Capitalia e Unicredit (l'istituto di Profumo non nasconde i suoi sostanziosi dubbi sull'operazione sebbene nell'Unione siano in molti a spingere per una partecipazione), attraverso Generali e Mediobanca presenti nel patto di sindacato della "tronchettiana" Olimpia. Ma non solo. Nella strategia di Palazzo Chigi, la strada preferita è quella di agevolare la formazione di un gruppo composito. Nel quale potrebbero entrare, appunto, il Cavaliere insieme alla Mediolanum di Doris e altri investitori. Tra cui Roberto Colaninno. Un vero e proprio "gran ritorno". Insomma un agglomerato di soci tutto tricolore che garantisca il ramo d'azienda considerato "vitale" per il Paese, ossia la Rete. I tempi, però, non saranno brevissimi. Per tutto aprile Tronchetti Provera valuterà l'offerta Usa-Messico. E fino a metà maggio resta in piedi il diritto di prelazione di Mediobanca e Generali. Ma il nodo più intricato resta quello del prezzo. L'offerta a 2,82 euro viene considerata eccessiva. Basti pensare che nella prima fase della trattativa i contatti tra Olimpia e alcuni istituti di credito avevano sfiorato quota 2,7. Subito bocciata. Eppure nella scuderia Pirelli sono convinti che At&t e Carlos Slim possano arrivare a 2,9. Un prezzo che, al momento, potrebbe non essere superabile. http://www.repubblica.it/2007/04/sez...ni-pronto.html io dovrei rivotare questi signori che hanno sbraitato per anni contro il conflitto di interesse??? |
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