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Bannato
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![]() Il 28 maggio di trentun anni fa a Brescia, in una mattinata piovosa, alle 10 e 12 minuti, nel corso di uno sciopero generale cittadino indetto da CGIL, CISL e UIL, in risposta alle ripetute violenze fasciste, mentre in Piazza della Loggia da pochi minuti stava parlando il sindacalista Franco Castrezzati, scoppiò una bomba posta in un cestino portarifiuti, sul lato est, sotto i portici: i morti furono 8 e 103 i feriti. La piazza era già colma di gente, più di 2.500 persone, ancora in attesa dell'arrivo di due dei quattro cortei previsti. La strage fu preceduta da una lunga serie di attentati: alle linee ferroviarie, il 29 gennaio a Silvi Marina in Liguria e il 22 aprile a Prato, fortunatamente senza vittime; a Varese, dove il 28 marzo, in Piazza Maspero, lo scoppio di un ordigno aveva ucciso un ignaro fiorista; nella stessa Brescia, il 19 maggio, quando un neofascista, Silvio Ferrari, era saltato in aria con il suo scooter mentre trasportava una bomba ad alto potenziale. Solo qualche giorno prima, il 9 maggio, erano stati arrestati i capi del MAR (il Movimento d’Azione Rivoluzionaria) alla vigilia di un piano di attentati a tralicci, porti e aeroporti, previsto in diverse città, tra le altre, Roma, Genova e Firenze. Sullo sfondo l’intreccio tra l’anticomunismo “bianco” animato da Edgardo Sogno, con l’appoggio di settori delle Forze Armate, e l’eversione neofascista coagulatasi attorno ad Ordine Nero, la nuova sigla, dopo lo scioglimento di Ordine Nuovo, nella quale erano confluite le principali organizzazioni terroristiche, da Avanguardia Nazionale alle SAM. Mesi prima il giudice padovano Giovanni Tamburino aveva scoperto le trame della cosiddetta “Rosa dei Venti”, dal simbolo utilizzato da una costellazione articolata di gruppi neofascisti identico a quello della NATO. Ma la “strategia della tensione” non concluse il suo cammino a Piazza della Loggia. Il 4 agosto a San Benedetto Val di Sambro seguì un’altra strage: quella sul treno Italicus con 12 morti e 44 feriti. Ora la Procura di Brescia, dopo otto anni di indagini, dovrà decidere se chiedere l’apertura di un nuovo processo. Il terzo dopo quelli già inutilmente celebrati tra il 1979 e il 1989, conclusisi con un nulla di fatto. Un nuovo procedimento giudiziario certamente difficile, tanto più dopo la sentenza di assoluzione della Corte di Cassazione sulla strage di Piazza Fontana. Alla sbarra comparirebbero, in questo caso, nomi ormai divenuti noti negli ultimi anni grazie alle diverse inchieste giudiziarie sulle “stragi nere”: Delfo Zorzi, oggi cittadino giapponese con il nome di Roi Hagen, originario di Mestre, condannato in primo grado all’ergastolo per la strage di Piazza Fontana e poi assolto; Carlo Maria Maggi, dirigente massimo di Ordine Nuovo nel Triveneto, già processato per la strage del 12 dicembre 1969 alla Banca Nazionale dell’Agricoltura e davanti la Questura di Milano (17 maggio 1973), sempre assolto per insufficienza di prove; Maurizio Tramonte, anch’egli di Ordine Nuovo ma anche confidente del SID con il nome in codice di “fonte Tritone”. Un’altra quindicina erano stati, in questa nuova inchiesta, gli indagati. Fra loro nomi eccellenti: Pino Rauti, il fondatore di Ordine Nuovo; Guerin Sèrac, ex-agente dell’organizzazione terroristica francese OAS, poi al servizio della CIA, attraverso la finta agenzia di stampa Aginter Press, con sede a Lisbona; l’ex-generale dei carabinieri Francesco Delfino, capitano del nucleo operativo di Brescia nel 1974. Due sono state le testimonianze che hanno accompagnato il lavoro di indagine dei sostituti procuratori di Brescia Roberto Di Martino e Francesco Piantoni: quella di Carlo Digilio, l’ex-artificiere di Ordine Nuovo, già alla base con i suoi racconti del procedimento su Piazza Fontana, e quella di Maurizio Tramonte. A fornire l’esplosivo sarebbe stato Delfo Zorzi, Marcello Soffiati, capocellula di Verona, deceduto anni fa, lo avrebbe trasportato. Lo stesso Digilio, in una tappa del percorso lo avrebbe invece “messo in sicurezza”, impedendo che deflagrasse inavvertitamente lungo il tragitto. A Milano fu consegnato alle SAM (le Squadre d’Azione Mussolini) di Giancarlo Esposti, che si sarebbero materialmente incaricate di compiere la strage. Secondo Maurizio Tramonte fu invece Giovanni Melioli, il capo degli ordinovisti di Rovigo a collocare l’esplosivo. Per la cronaca Melioli fu rinvenuto morto nel suo letto, nel gennaio del 1991, con mezzo chilo di cocaina sul comodino. Un racconto che se si discosta da quello di Carlo Digilio, si sofferma con dovizia di particolare sulle riunioni preparatorie del gruppo stragista, elencando fra i partecipanti, Carlo Maria Maggi, esponenti del MAR di Carlo Fumagalli, agenti dei servizi segreti, oltre che Ermanno Buzzi, il neofascista bresciano condannato all’ergastolo nel primo processo ed assassinato nell’aprile del 1981 nel carcere di Novara da Pierluigi Concutelli e Mario Tuti, affinché non parlasse. Ma di gran lunga l'elemento più interessante è un altro. Da tempo, infatti, è a disposizione dei magistrati una fotografia scattata in Piazza della Loggia qualche istante prima lo scoppio della bomba. Confuso tra la folla, con un'attendibilità di riconoscimento, secondo i tecnici, molto alta, attorno al 92 per cento, lo stesso Maurizio Tramonte, la “fonte Tritone” del SID. Quasi una firma della strage. Un nuovo processo potrebbe chiarire circostanze così rilevanti. Un'ultima possibilità che sarebbe bene non venisse lasciata cadere. |
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#102 |
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Non sarai un tantinello off-topic?
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«Ferite non si sanano cancellando memoria» D'Antona: «Sofri ospite dei Ds è vulnus» La vedova del giuslavorista ucciso dalle Br, deputata della Quercia, critica la presenza dell'ex leader Lc all'incontro congressuale STRUMENTIVERSIONE STAMPABILEI PIU' LETTIINVIA QUESTO ARTICOLO
Olga D'Antona, parlamentare dei Ds (Ansa) ROMA - «Nella giornata di ieri, in occasione della presentazione della mozione di maggioranza dei Ds, tra gli interlocutori chiamati a discutere con Piero Fassino, Massimo D'Alema e Walter Veltroni, c'era anche Adriano Sofri». A richiamare l'attenzione sulla presenza dell'ex leader di Lotta continua è la deputata diesse Olga D'Antona che, in una nota, puntualizza: «Premetto che a volte ho avuto modo di apprezzare le cose che Sofri ha scritto e che, in considerazione del suo stato di salute, non ho mai manifestato contrarietà alla concessione della grazia nei suoi confronti per motivi umanitari». Detto questo, la vedova del giuslavorista ucciso dalle Br scandisce: «Mai ho mostrato un particolare accanimento né spirito di vendetta verso chi, pur essendo stato autore di gravi atti di terrorismo, ha scontato la propria pena e ha mostrato segni di ravvedimento». E tuttavia aggiunge: «Non posso altresì fare a meno di rilevare che Adriano Sofri è stato condannato -con sentenza passata in giudicato- per l'omicidio di un servitore dello Stato e che non ha finito di scontare la sua pena». D'Antona spiega: «A questo punto mi chiedo perché il gruppo dirigente del mio partito, che è partito di governo, lo sceglie come interlocutore privilegiato, in un passaggio che indubbiamente è un passaggio epocale nel nostro partito e nella storia della politica italiana». Insiste la deputata della Quercia: «Qual è il messaggio simbolico di questa scelta? Se si ritiene che Sofri sia vittima di un errore giudiziario, in base ad elementi concreti, perché non chiedere la revisione del processo per scagionarlo e cercare i veri colpevoli»? D'Antona aggiunge: «Ma se invece è colpevole, come la magistratura ha ritenuto, chiedo ai dirigenti del mio partito - che hanno ricoperto e ricoprono importanti incarichi di governo (presidente e vicepresidente del Consiglio, ministro della Giustizia, ministro degli Esteri) se, in un Paese democratico, questo non rappresenti un vulnus nei rapporti con una delle più importanti istituzioni dello Stato -cioè nei confronti della Magistratura- che ha emesso una sentenza definitiva, infliggendo una pena non ancora completamente scontata». Questo perché «è mia convinzione che si debbano fare i conti con la storia e che il modo peggiore sia comportarsi come se non fosse successo niente». Conclude la parlamentare diesse: «Ci tengo a dichiarare che auspico e opero per una soluzione politica al fine di superare il clima di odio e di strumentalizzazione che troppo spesso riapre ferite mai completamente rimarginate; ferite che comunque non si potranno sanare cancellando la memoria e dimenticando la responsabilità di ognuno nella ricerca della verità». 07 febbraio 2007
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Vinco io
«Se un buon numero di prigionieri morirà in conseguenza delle dure condizioni di fatto non ci trovo assolutamente nulla da dire. Anzi, il fatto che per migliaia e migliaia di famiglie la guerra di Mussolini e soprattutto la spedizione contro la Russia si concludano con una tragedia, con un lutto personale, è il migliore, il più efficace degli antidoti. Io non sostengo che i prigionieri si debbano sopprimere, ma nelle durezze oggettive che possono provocare la fine di molti di loro, non riesco a vedere altro che la concreta espressione di quella giustizia che il vecchio Hegel diceva essere immanente in tutta la storia». (risposta di Palmiro TOGLIATTI alle sollecitazioni di quanti gli chiedevano di intercedere presso Stalin, a favore dei reduci di guerra italiani prigionieri in Unione Sovietica) Lettera pubblicata su quotidiano a tiratura nazionale. circa 28.000 non tornarono finita la guerra.
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![]() Referenti in Compravendite Ognuno sceglie le cause per cui combattere in base alla propria statura. |
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#105 |
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Ex br in tv, chiedo rispetto per le vittime del terrorismo
LA LETTERA. Una lettera del presidente della Repubblica al nostro giornale Il capo dello Stato chiede più attenzione nell'informazione televisiva Ex br in tv, chiedo rispetto per le vittime del terrorismo di GIORGIO NAPOLITANO Caro Augias, la lettera indirizzatale dai famigliari dei carabinieri e degli agenti della Polizia di Stato barbaramente uccisi dalle Brigate Rosse a via Fani, nel corso del brutale rapimento dell'on. Moro, mi trova pienamente concorde. Anche nel mio messaggio di fine anno volli esprimere un chiaro richiamo al rispetto della memoria delle vittime del terrorismo e dunque al rispetto - in tutte le sedi - del dolore dei loro famigliari. Rinnovo perciò il mio fermo appello perché di ciò si tenga conto anche sul piano dell'informazione e della comunicazione televisiva. Il legittimo reinserimento nella società di quei colpevoli di atti di terrorismo che abbiano regolato i loro conti con la giustizia dovrebbe tradursi in esplicito riconoscimento della ingiustificabile natura criminale dell'attacco terroristico allo Stato e ai suoi rappresentanti e servitori e dovrebbe essere accompagnato da comportamenti pubblici ispirati alla massima discrezione e misura. ---------------------------------------- Questa lettera del Presidente Napolitano, che ringrazio, riprende una richiesta avanzata dai familiari degli agenti e dei carabinieri assassinati in via Fani a Roma quando, nel 1978, l'onorevole Aldo Moro venne rapito dalle Br. I congiunti delle vittime chiedevano che si usasse maggior riguardo nell'intervistare ex brigatisti tenendo in considerazione le ferite riaperte ad ogni loro apparizione in Tv, magari in un'atmosfera distesamente colloquiale, dimentica delle tragedie di allora. Credo che il punto di vista espresso dal presidente della Repubblica rispecchi i sentimenti della stragrande maggioranza degli italiani e mi pare di poterlo racchiudere nelle ultime parole del suo messaggio sulle quali tra poco tornerò. La lettera dei congiunti delle vittime, pubblicata nella mia rubrica venerdì scorso, denunciava in particolare l'insensibilità di una testata telegiornalistica che aveva intervistato l'ex brigatista Alberto Franceschini (fondatore nel 1970 con Renato Curcio del gruppo terroristico) nel luogo stesso dell'eccidio, luogo di "memoria storica" per la Nazione. A quella lettera hanno fatto seguito varie reazioni. Mi ha colpito l'autocritica del direttore di Studio Aperto, Mario Giordano, che ha ammesso di non aver pensato alle conseguenze emotive che l'intervista avrebbe potuto provocare. Sbagliamo tutti, ammetterlo è segno di onesto coraggio. A meno che non mi sia sfuggito non mi pare invece che Claudio Martelli, conduttore del programma, abbia commentato. Il Tg1 diretto da Gianni Riotta ha intervistato Maria Ricci, vedova dell'appuntato Domenico. Da altre parti le reazioni sono state diverse, alcuni hanno obiettato che anche a chi si è macchiato di un delitto non si può continuare a chiedere continui atti di pentimento, una volta che abbia scontato la pena. È un'obiezione che risponde più che alle critiche alla loro caricatura. Nessuno chiede di continuare a battersi il petto per tutta la vita. Le pene comminate sono state severe e solo l'età dei colpevoli all'epoca dei fatti rende possibile che alcuni di loro dopo decenni di carcere escano in età ancora relativamente giovane. Stiamo parlando di persone che hanno militato nelle Brigate Rosse, o in altri gruppi terroristi che predicavano e praticavano la lotta armata, seminando dolore e provocando lutti, accecati dai loro inutili fantasmi, e non sempre hanno espresso rammarico o hanno condannato quegli atti nefandi. Certo, anche loro hanno diritto a reinserirsi nella società, anzi è doveroso che vengano aiutati, se davvero crediamo, in senso religioso o civile, alla redenzione. Tra il reinserimento e il salire in cattedra a fare lezione, o a diventare piccole star, o esperti da dibattito televisivo però ce ne corre. Tanto più che alla asimmetria di allora, assassini contro vittime, fa da specchio la asimmetria di oggi: piccoli divi contro familiari dimenticati nel loro oscuro dolore. Qui vengono le parole del Presidente che raccomanda. "Comportamenti pubblici ispirati alla massima discrezione e misura". Questo davvero sembra di poterlo esigere da tutti. (Corrado Augias) (13 marzo 2007)
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#106 |
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Era stata interdetta dai pubblici uffici
Ferrero e la ex br Ronconi, indaga la Procura di Roma «NON abbiamo alcun motivo per dire di no». Con queste parole il ministro della Solidarietà, Paolo Ferrero, aveva difeso la scelta di nominare Susanna Ronconi - l'ex brigatista che da molti anni studia i problemi legati all'uso delle droghe - tra i settanta componenti della nuova Consulta sulle tossicodipendenze, presentata a Palazzo Chigi il 5 dicembre scorso. E invece il motivo sembra che sia stato trovato: l'interdizione dai pubblici uffici dell'ex br. Ed è lo stesso Ferrero a dover tornare sui propri passi. Ronconi, già dimessasi dall'incarico dopo l'annuncio di avvio del procedimento a suo carico, non farà parte della struttura perchè la sua nomina è stata annullata per illegittimità dal ministro della Solidarietà sociale. «Tale nomina - spiega una nota del dicastero - risulta illegittima in quanto Susanna Ronconi è interdetta dai pubblici uffici e la Consulta, pur non dando luogo ad alcuna forma di remunerazione dei propri membri, partecipa all'iter formativo della decisione della Pubblica amministrazione». Sull'illegittimità della nomina peraltro è stata anche aperta un'inchiesta dalla Procura di Roma. Per Ferrero comunque le dimissioni della consulente rappresentano una «sconfitta». Il mondo politico questa volta si divide sul caso. Maurizio Gasparri, deputato di An chiede le dimissioni di Ferrero e rivendica con orgoglio di aver «denunciato per primo l'inopportunità della presenza in un organismo che dovrebbe occuparsi di solidarietà e lotta alla droga di una esponente di primo piano delle Brigate rosse». Per l'esponente di An «rappresenta un'onta e una vergogna che ci sarà risparmiata grazie alla sua lettera di dimissioni». Analoga la critica mossa da Isabella Bertolini, vicepresidente dei deputati di Forza Italia, secondo la quale la revoca dall'incarico «non deve far dimenticare quali siano i reali confini del problema. Reazioni disomogenee nel centrosinistra. Per Silvana Mura, dell'Italia dei valori, è «una buona notizia che apprendiamo con grande soddisfazione». All'opposto Giovanni Russo Spena, di Rifondazione parla di «una concezione della giustizia barbara». venerdì 2 marzo 2007
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#107 |
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DROGA, ANNULLATA NOMINA DI EX BR IN CONSULTA
ROMA - Il ministro della solidarieta' Paolo Ferrero ha annullato la nomina dell'ex brigatista Susanna Ronconi nella consulta degli esperti e degli operatori sociali sulle tossicodipendenze, perche' tale nomina 'e' illegittima' poiche' la Ronconi risulta interdetta dai pubblici uffici.Sull'illegittimita' della nomina di Ronconi e' stata anche aperta un'inchiesta dalla Procura di Roma. Lo rende noto un comunicato del ministero. 'Il ministro Ferrero - spiega la nota - dopo aver comunicato all'interessata l'avvio di procedimento di annullamento della nomina nella consulta degli esperti e degli operatori sociali sulle tossicodipendenze e preso atto delle dimissioni di Susanna Ronconi dalla consulta stessa, ha decretato l'annullamento della nomina medesima perche' illegittima'. 'La nomina - prosegue infatti il comunicato - risulta illegittima in quanto Susanna Ronconi e' interdetta dai pubblici uffici e la consulta, pur non dando luogo ad alcuna forma di remunerazione dei propri membri, partecipa all'iter formativo della decisione della Pubblica Amministrazione'. FERRERO, PER ME E' UNA SCONFITTA -'Per quanto mi riguarda e' una sconfitta'. E' il commento del ministro della Solidariera' Sociale Paolo Ferrero sulla vicenda dell'ex membro della Consulta per le tossicodipendenze, Susanna Ronconi, con un passato da brigatista. 'Abbiamo un problema politico ed uno amministrativo. Sul piano politico - ha detto Ferrero - dopo le accuse ricevute, Susanna Ronconi si e' dimessa. Dimissioni che ho accettato. Sul piano amministrativo c'era una questione relativa alla legittimita' dell'atto, questione che ieri abbiamo chiuso'. 'Spero - ha aggiunto il ministro - che questa situazione non impedisca la prosecuzione di una discussione su come si possano chiudere gli anni di piombo e su come si possa far si' che chi ha sbagliato nella propria vita possa invece oggi essere testimone di un cambiamento e della possibilita' di impegno sociale. Il paese ha la maturita' per chiudere' la vicenda degli anni di piombo.
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E' nata a Venezia nel 1951, vive a Torino.
Dopo un'esperienza decennale come operatrice sociale, ha svolto attività come formatore presso l'Università della strada del Gruppo Abele di Torino, e ha poi diretto per tre anni il Centro studi e ricerche della stessa associazione. Da alcuni anni si occupa come libera professionista di formazione e supervisione metodologica nel campo del lavoro sociale, in particolare nei campi delle marginalità urbane e delle tossicodipendenze. E' consulente di Asl e Comuni del centro-nord Italia per la progettazione e la valutazione di interventi e progetti nell'ambito delle politiche sociali e di sviluppo locale. Ha competenze nell'ambito delle metodologie della peer education, dell'autoiauto e del peer support, soprattutto nella promozione della salute, nonché nel lavoro di comunità sociale e nella pratiche partecipative a livello locale. Nel 2000 ha concluso il biennio con la Libera Università, ed ha iniziato a svolgere attività con l'approccio autobiografico nell'ambito della formazione professionale e della valutazione. Nell'ultimo biennio ha coniugato l'esperienza nel campo del lavoro di comunità locale con il metodo autobiografico attivando percorsi di formazione di cittadini al metodo autobiografico e di raccolta di memorie del territorio. Nel 1995 è stata tra i fondatori di "Fuoriluogo", mensile dedicato alle politiche sociali in tema di droghe, dipendenze e welfare (edito dall'associazione Forum droghe e da Il Manifesto), cui tuttora collabora con articoli e inchieste e del cui comitato editoriale è membro. E' tra gli autori della pubblicazione annuale "Rapporto sui diritti globali", curato dall'Associazione Informazione&Società per la CGIL Nazionale, per cui cura la parte dedicata a welfare e politiche sociali. Oltre a queste collaborazioni editoriali, tra le sue pubblicazioni: "La limitazione del danno correlato al consumo di droghe illegali", a cura di P. O'Hare, Edizioni Ega, Torino, gennaio 1994 (curatrice della versione italiana) "Unità di strada e limitazione del danno. Alcune suggestioni di metodo", in Animazione sociale, n. 2 del 1995, edito Gruppo Abele "La legge sulla droga tra criminalizzazione e medicalizzazione" (S.Ronconi, G.Zuffa) in Democrazia e Diritto n. 1 del 1996 "Contro il rischio della strada", in Primo non nuocere, politiche e pratiche per la riduzione del danno di L. Pepino e C. Sorgi, EGA 2000 "Quando il sociale è strategico" in Animazione sociale, n. 4/2001 "Carcere, tossicodipendenza e riduzione del danno", in Medicina delle Tossicodipendenze n.33/2001 "Il peer support interroga il lavoro sociale", in Animazione Sociale, n.12/2002 "Visto da vicino: il lavoro di strada nelle autobiografie degli operatori" (con L.Portis), II Conferenza dei paesi latini sulla riduzione del danno (CLAT) Barcellona, 2002 (paper) "Peer support e servizi a bassa soglia" (curatrice), EGA, Torino 2003
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Non direi.
magari preterintenzionalmente si, di fatto no: sono tutte stragi con i mandanti ed esecutori mai catturati. Tutti di destra. Per questo la destra non è interessata ad un'amnistia sul terrorismo. La destra i suoi terroriti non li ha mai mandati in carcere. Sono tutti in Argentina, Giappone, evasi, prescritti, in semilibertà. Assolutamente It quindi. fg |
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#110 |
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Ministro Ferrero indagato per incarico ex br in consulta droghe
venerdì, 2 marzo 2007 10.32 Versione per stampa ROMA (Reuters) - Il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero (Prc) è indagato per abuso d'ufficio per l'incarico nella consulta nazionale sulle droghe affidato a Susanna Ronconi, ex brigatista rossa ed ora esperta di tossicodipendenze. Lo riferiscono fonti giudiziarie. Un portavoce del ministro ha confermato l'iniziativa in corso presso la procura di Roma, affermando che Ferrero non intende commentarla dopo aver osservato, come riferito dalla stampa, che a suo giudizio la vicenda ha carattere giuridico e non politico. Secondo quanto riferito oggi dal Corriere della Sera, Ferrero ha già annullato la nomina della Ronconi, riscontrando che per la condanna subita per reati di terrorismo la donna era interdetta dai pubblici uffici. A giudizio di Ferrero è appunto una questione giuridica stabilire se la Consulta sia da ritenere un pubblico ufficio. La procura romana invierà gli atti al Tribunale dei ministri che dovrà esaminare la posizione di Ferrero ed eventualmente chiedere alla Giunta delle autorizzazioni di procedere. La vicenda era stata sollevata per primo lo scorso dicembre da esponenti di Alleanza Nazionale di Padova. Susanna Ronconi, ricorda il sito www.vittimeterrorismo.it, era stata condannata a 12 anni in appello per concorso in omicidio per aver partecipato all'incursione il 17 giugno 1974 nella sede padovana dell'Msi-Dn, in un commando delle Brigate Rosse composto da cinque persone. L'incursione costò la vita a Giuseppe Mazzola carabiniere in congedo impiegato nella sede e a Graziano Giralucci, agente di commercio.
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#112 | |
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Senior Member
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Città: Terrone è bello... ......Nord-BARESE è meglio; Occupazione: Esportatore di Canosinità nella CAPITALE; Trattative concluse: ___25___ Status: ZIO!!!!
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CHI SEMINA RACCOGLIE, MA CHI RACCOGLIE SI CHINA ... E A QUEL PUNTO È UN ATTIMO ... MY DEVIANT |
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#113 |
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Bannato
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![]() Strage Italicus: LE VITTIME Elena Donatini Nicola Buffi Herbert Kotriner Nunzio Russo Maria Santina Carraro Marco Russo Tsugufumi Fukada Antidio Medaglia Elena Celli Raffaella Garosi Wìlbelmus Jacobus Hanema Silver Sirotti I terroristi neri hanno dimostrato, negli anni, una predilezione nel compiere stragi nei primi week end d'agosto. Treni e stazioni sono ovviamente affollati e a loro sembrava la condizione ideale per collocare bombe. E' successo sabato due agosto 1980 e, sei anni prima, una domenica appena iniziata, quella del 4 agosto 1974. Erano le 1.30 quando una bomba esplose nel secondo scompartimento della quinta carrozza del treno ‘Italicus' partito da Roma e diretto a Monaco di Baviera. L'esplosione fece dodici vittime. Tre erano membri della famiglia Russo di Merano. Si stavano recando a Ferrara per le cure del figlio Marco che aveva bisogno di trasfusioni. Morirono il padre Nunzio, tornitore delle ferrovie, la moglie Maria Santina Carraro e Marco, il figlio quattordicenne che stava viaggiando in cerca di cure. Il fratello Mauro, 13 anni, e la sorelle Marisa di 20 rimasero gravemente ustionati. Viaggiavano insieme anche Nicola Buffi, 51 anni, segretario della Dc di San Gervaso(Fi) ed Elena Donatini rappresentante Cisl dell'Istituto Biochimico di Firenze. Si stavano recando in Val Gardena per una vacanza. L'esplosione che glielo impedì pose fine anche alle vite di tre cittadini stranieri: il tedesco Herbert Kontriner, 35 anni, il giapponese Fukada Tsugufumi 31 anni, che dopo aver visitato Firenze stava andando a trovare il fratello a Innsbruck e l'olandese Jacobus Wilhelmus Haneman, 19 anni, stava viaggiavando con un amico. Fu quest'ultimo a riconoscere il cadavere. La bomba uccise anche Elena Celli, 67 anni, salita a Roma, sedeva nello scompartimento di fianco a quello della bomba, e Raffaella Garosi, di Grosseto, 22 anni. Si era appena laureata e si stava recando ad Innsbruck per un corso di perfezionamento. Silver Sirotti, invece, non era stato coinvolto nell'esplosione. Aveva 24 anni ed era stato assunto in ferrovia da soli dieci mesi. Stava svolgendo servizio sul treno quella notte e, quando vide diffondersi le fiamme in galleria, impugnò un estintore e incominciò a estrarre i feriti. Rimase anche lui bloccato tra le fiamme. Fu decorato con la medaglia d'oro al valor civile. Alla memoria. L'incendio che uccise Sirotti rese irriconoscibili molti corpi, tra cui quello di Antidio Medaglia, 70 anni. Venne riconosciuto dalla fede che riportava la data di matrimonio: 26 aprile 1948. L'inchiesta si indirizza verso gli ambienti della destra parlamentare aretina. Vengono rinviati a giudizio, quali esecutori materiali della strage, Marco Tuti, Luciano Franci e Piero Malentacchi sulla base delle dichiarazioni rese da un teste, Aurelio Fianchini, compagno di detenzione e di evasione dal carcere di Arezzo, il quale aveva confidato di aver eseguito la strage unicamente al Tuti, che aveva fornito l'esplosivo, ed al Malentacchi, che aveva predisposto l'ordigno. Margherita Luddi è imputata del reato dì detenzione di esplosivo, Emanuele Bartoli, Maurizio Barbieri e Rodolfo Poli di ricostituzione del disciolto partito fascista. Il processo si concluderà per Tuti e Franci con l'assoluzione per non aver commesso il fatto; per Luddi e Malentacchi con pronuncia di non doversi procedere perché il reato contestato si è estinto per amnistia. |
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#114 |
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Senior Member
Iscritto dal: Feb 2004
Città: Cittadino di un mondo libero dalla spazzatura
Messaggi: 5537
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Giuseppe Mazzola
(cognome, nome e professione) Giuseppe Mazzola, appuntato in congedo dell’arma dei Carabinieri, impiegato presso la sede dell’ MSI-DN di Padova, si occupa di segreteria e contabilità. (luogo e date di nascita) Nato a Telgate (Bg) il 21/04/1914 (luogo e date dell'attentato) Padova, 17 giugno 1974, ucciso insieme a Graziano Giralucci (luogo e date di morte) Padova, 17 giugno 1974 (descrizione attentato) Nella sede di Padova dell’MSI-DN in via Zabarella 24, tra le 9.30 e le 10 del mattino, è assassinato a sangue freddo insieme a Graziano Giralucci da un commando delle Brigate Rosse composto da 5 persone. La confessione della brigatista Ronconi ricostruisce così l’assassinio: Serafini avrebbe fatto il 'palo', Semeria guidava l’auto, la Ronconi in attesa sulle scale con la borsa per prelevare i documenti dalla sede dell’MSI-DN, Ognibene e Pelli sarebbero entrati negli uffici e, dei due, solo il Pelli avrebbe sparato a fronte di un tentativo di reazione di Mazzola e Giralucci. Nel 1988, durante il processo in Corte d’Assise di Padova, la disposizione di una nuova perizia balistica in ordine alla ricostruzione attendibile della dinamica degli eventi darà l’unanime conclusione che si è trattato di una spietata esecuzione. Giuseppe Mazzola lascia la moglie Giuditta e 4 figli. (biografia) Bergamasco, appuntato dell’arma dei Carabinieri. Partecipa alla guerra in Nord-Africa, fatto prigioniero, riesce a fuggire. Partecipa come carabiniere alla guerra di liberazione in Calabria e, dopo la guerra, svolge servizio in Italia meridionale. Riceve encomi, decorazioni e attestati. Ha la cittadinanza onoraria di Montebello Ionico. (rivendicazione, autori) Le Brigate Rosse rivendicano la paternità dell’ assassinio il giorno dopo, con due volantini fatti ritrovare a Milano e Padova in una cabina telefonica, e a seguito di una telefonata alla redazione padovana de “Il Gazzettino”. (stato processuale) 11 maggio 1990 (sono passati sedici anni dalla tragedia) i giudici della Corte d’Assise di Padova dichiarano gli imputati tutti colpevoli: dodici anni e otto mesi a Renato Curcio, Mario Moretti ed Alberto Franceschini per concorso morale in duplice omicidio; diciotto anni a Roberto Ognibene per omicidio volontario. Susanna Ronconi e Giorgio Semeria sono condannati a nove anni e sei mesi, Martino Serafini a sei anni, un mese e dieci giorni perché dichiarati colpevoli di concorso anomalo cioè di fatto diverso da quello voluto. Propongono appello contro la sentenza sia il PM perché nei confronti di Curcio, Moretti e Franceschini venga riconosciuta la responsabilità per concorso pieno,sia la difesa che sostiene che la cosiddetta direzione operativa delle Brigate Rosse all’epoca non era ancora stata costituita e che l’ operazione fu ideata e gestita autonomamente dalla colonna veneta. Il processo di appello nel giugno 1991 viene rinviato per vizio di forma , ad agosto dello stesso anno Francesco Cossiga, Presidente della Repubblica, propone di concedere la grazia a Renato Curcio. Il 20 novembre 1991 si apre il processo di appello di fronte alla e il 9 dicembre dello stesso anno la sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Venezia condanna sul presupposto che già nel 1974 esisteva un nucleo centrale operativo delle B.R. Renato Curcio e Mario Moretti a 16 anni e due di carcere, Alberto Franceschini a 18 anni, due mesi e sette giorni. Susanna Ronconi, Giorgio Semeria e Martino Serafini si vedono convertire la condanna in concorso pieno in duplice omicidio rispetto al concorso anomalo del primo grado. Semeria e Ronconi 12 anni di carcere, Serafini 7 anni e sei mesi, ad Ognibene viene confermata la pena a 18 anni: tutte le pene vengono inasprite rispetto al primo grado. La sentenza è accolta con soddisfazione dal Prof. Mazzola, figlio di Giuseppe, che alla proposta di grazia a Curcio ha reagito con la richiesta di sospensione dello status di cittadinanza italiana suo, dei fratelli e della madre fino allo scadere del mandato del Presidente della Repubblica Cossiga. Serafini nel luglio 1992 chiede la grazia. Ronconi e Semeria usufruiscono della semilibertà e anche Ognibene gode dei benefici dovuti alla legge sui dissociati. Il primo agosto 1992 Serafini viene arrestato per scontare due anni e mezzo di pena residui. (status famigliari) - (note) La Giunta Comunale di Padova con deliberazione n.3427 del 12 novembre1992 ha deciso di onorare la memoria di Graziano Giralucci e Giuseppe Mazzola con la denominazione di due vie contigue nella zona di Altichiero.
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Affari conclusi: topogatto, BoBBazza, skorpion2, Ricky68, aleforumista, antarex, titave, gonfaloniere, Paramir, Liqih, stefocus, biagimax101, Torregiani, cajenna, s5otto, flu, enricobart, Sinclair63, Jeppo71, LucaAL, ercagno, tomejerry1974, oxone, tetsuya31, X1l10on88. Seccature da: diabolikoverclock; danyrace |
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#115 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Mar 2001
Messaggi: 2202
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ma fa sempre bene rinfrescare a memoria su sta spazzatura, visto che si predica tanto l'antifascismo dimenticandosi del resto per comodità |
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#116 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Jan 2004
Città: Terrone è bello... ......Nord-BARESE è meglio; Occupazione: Esportatore di Canosinità nella CAPITALE; Trattative concluse: ___25___ Status: ZIO!!!!
Messaggi: 5271
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E comunque, danno una chiara idea di come in queste cose, non ci si possa fidare delle notizie riportate dai media o dalla propaganda in genere.
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CHI SEMINA RACCOGLIE, MA CHI RACCOGLIE SI CHINA ... E A QUEL PUNTO È UN ATTIMO ... MY DEVIANT |
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#117 |
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Senior Member
Iscritto dal: Aug 2002
Città: RC
Messaggi: 533
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avete finito di fare a gara a chi ce l'ha più lungo?
poi mi dice chi sta vincendo |
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#118 |
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Member
Iscritto dal: Sep 2000
Città: Castelletto Ticino (NO)
Messaggi: 242
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Ma cos'è sto topic, una partita di calcio?!
Per quanto mi riguarda rossi o neri i terroristi devono marcire tutti in carcere, che abbiano ammazzato una persona o cento, non vedo il senso di questa gara a chi è più impunito, chi provoca l'impunità di feccia di quel genere è feccia anche lui, anzi, forse peggio... Ho letto anche le solite teorie psico-buoniste sull'inutilità della punizione, sul solo scopo rieducativo, ora, lo scopo rieducativo ci deve essere, ci mancherebbe altro, ma la punizione prima di tutto, per tutte le cose c'è un prezzo, io se voglio comprarmi qualche cosa devo impiegare un tot della mia vita a lavorare per quello scopo, non vedo perchè per un crimine non debba essere applicato questo principio, hai commesso un crimine? Ne paghi il prezzo, senza tante seg*e mentali! Evidentemente chi propone queste teorie buoniste o non conosce i criminali personalmente o pensa di conoscerli (sbagliando), quando i criminali sentono queste cose si masturbano a due mani dalla contentezza, del tipo "applicate queste teorie così faccio quello che voglio e anche se mi beccano in galera ci sto ben poco", e infatti queste teorie funzionano così bene che questo paese è diventato da una parte il paese dei balocchi dei delinquenti, e dall'altra i cittadini onesti sono praticamente senza protezione contro gli stessi delinquenti! ...com'era? Avanti così...
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#119 | |||
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Senior Member
Iscritto dal: Feb 2004
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P.S. Quando non si arriva a confutare gli argomenti necessita deleggittimare l'interlocutore. E questo hai tentato di fare.
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Senior Member
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Ciao Federico |
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