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#221 |
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Senior Member
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Guardavo questa foto scattata in Libano, ma il traghetto sullo sfondo è della stessa classe da cui è stata derivata la San Marco ?
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#222 |
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Senior Member
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Inizia una nuova missione all’estero per le Forze Armate italiane. Oggi il Consiglio dei Ministri darà il via libera ufficiale all’invio del nostro contingente in LIbano e domani partirà dalle acque pugliesi una amphibious task force che trasferirà nel Paese dei Cedri la entry force.
Si tratta di cinque unità navali: il Garibaldi, con funzioni di nave sede di comando e di piattaforma dalla quale opereranno elicotteri ed aerei AV-8B Plus Harrier II, la corvetta Fenice e le tre navi da assalto anfibio San Giusto, San Giorgio e San Marco. A bordo del San Giusto e del San Giorgio sono imbarcati assetti della componente anfibia della Marina Militare, la Forza da Sbarco che, strutturata a similitudine di una "brigata", è articolata sul Reggimento San Marco, il Reggimento Carlotto ed il Gruppo Mezzi da Sbarco. L’elemento operativo è il Reggimento San Marco che si compone del Reparto Comando, del Battaglione Assalto Grado che comprende i "combattenti", del Battaglione Golametto che garantisce la "logistica di combattimento", della Compagnia Operazioni Speciali e della Compagnia Operazioni Navali. Sul Marco è imbarcata una compagnia - 120 Lagunari - del Reggimento Serenissima dell’Esercito, con veicoli anfibi AAV7 e vari mezzi cingolati e ruotati per il trasporto truppe al seguito, nonché assetti NBC, delle Trasmissioni e del Genio della Forza Armata. Nella entry force sono inclusi anche assetti delle forze speciali del Gruppo Operativo Incursori della Marina Militare e del Reggimento Col. Moschin dell’Esercito. È probabile che il gruppo navale sia supportato in mare e nelle acque libanesi da uno o più sommergibili italiani che occultamente potrebbero effettuare attività intelligence in ambiente littoral. Il Garibaldi e la Fenice sono ormeggiate attualmente a Taranto, la corvetta vi è giunta nei giorni scorsi da Augusta, il San Giorgio e il San Giusto sono a Brindisi mentre il San Marco sta arrivando dopo aver imbarcato ieri a Porto Marghera la componente dell’Esercito. Il rendez-vous è previsto per domani al largo della Puglia, occasione nella quale il gruppo navale sarà raggiunto in mare dal ministro della Difesa Arturo Parisi e dai vertici militari per il rituale saluto. In seguito le unità faranno rotta verso il Libano, dove dovrebbero arrivare dopo tre giorni di navigazione. Sulle navi sono imbarcati circa 2.500 militari, compresi gli equipaggi delle navi. Per un’operazione anfibia la dottrina NATO ATP8 prevede due comandanti con i relativi staff: il CATF (Commander Amphibious Task Force = Comandante della Forza Anfibia Operativa) ed il CLF (Commander Landing Force = Comandante della Forza da Sbarco): in questa occasione il CATF sarà l’ammiraglio di divisione Giuseppe De Giorgi, attuale Comandante delle Forze d’Altura e Comandante delle Forze Marittime Italiane, mentre il CLF dovrebbe essere il comandante della Forza da Sbarco della Marina, il contrammiraglio Michele Saponaro. Prende il via così la prima fase della nostra partecipazione alla forza di interposizione che, in applicazione della risoluzione ONU 1701, si schiererà in Libano per far osservare ad Israele ed Hezbollah la tregua. La missione è già stata definita come UNIFIL PLUS o UNIFIL 2, e infatti in questa prima fase sarà comandata dal generale francese Alain Pellegrini, lo stesso che già comanda UNIFIL. Come è di prammatica, la prima fase vedrà operare sul terreno la entry force che sbarcherà e raggiungerà il settore assegnatole dall’ONU e, dopo aver bonificato l’area e creato la cornice di sicurezza, permetterà alle unità della logistica di preparare le sistemazioni per la follow on force che dovrà poi operare sul terreno. Nel contempo gli "operativi" della entry force, rinforzati da assetti delle forze speciali, inizieranno a mappare il territorio, aggiornando le carte in dotazione alla situazione post-conflitto, e predisponendo le postazioni sul terreno. Il tutto con l’ausilio delle cellule della nostra intelligence che - si presume - stanno già operando per prendere contatti con i referenti locali. Parte di queste attività saranno facilitate dai nostri ufficiali di collegamento in UNIFIL, con loro si è anche relazionata la "cellula di ricognizione" di militari italiani che è stata nei giorni scorsi in Libano. Fin qui le poche notizie "ufficiali" filtrate attentamente dalla comunicazione degli apparati militari. Sui dettagli delle operazioni è infatti calato un fitto riserbo. Non tanto, sembra, dettato da motivi di sicurezza, ma piuttosto imposto dai politici che vorrebbero mantenere l’esclusiva sulle dichiarazioni da rilasciare ai media… Non sarebbe stata gradita, per esempio, la fuga di notizie sul luogo dello sbarco in Libano, fonti di stampa lo hanno già localizzato a Naqoura. Per questo ai reparti stessi sarebbero state fornite pochissime notizie, tanto che tra gli "operativi" ci sarebbe un clima di generale incertezza: si pensi che i mezzi anfibi sono stati imbarcati sulle navi senza la verniciatura bianca richiesta dall’ONU, ma con la sola applicazione della scritta "UN" più gradita ai militari, peraltro già adottata in altre missioni di peace keeping. Si spera, dunque, di riuscire domani ad avere dai politici e dai vertici militari alcune delucidazioni sulla prima fase di questa missione. Vorremmo sapere, per esempio, quale settore del territorio libanese sarà assegnato al contingente italiano. O come intende - o come dovrà - disporsi sul terreno lo stesso: UNIFIL, infatti, prevede la "polverizzazione" del dispositivo in numerose postazioni - o posti di osservazione - a livello di compagnia o di plotone, e non l’accentramento della forza in un unico compound da cui poi escono le colonne per effettuare le operazioni, come è accaduto finora in quasi tutte le operazioni fuori area. Quando avverrà il Transfer of Authority che farà passare il nostro contingente sotto il comando operativo di UNIFIL, appena scesi a terra o solo quando i nostri saranno "impiegabili" dal generale Pellegrini? In questo ultimo caso, il nostro contingente sarà "scortato" fino al suo settore dai caschi blù? In ultimo, dopo che il ministro della Difesa ha nominato il generale Fabrizio Castagnetti, attuale Comandate del Centro Operativo di Vertice Interforze, responsabile della Cellula di Direzione Strategica della Missione UNIFIL presso il Dipartimento per le Operazioni di Peace-Keeping dell’ONU, lo stesso avrà un "doppio cappello" e reggerà i due incarichi facendo la spola tra New York e Roma, o dovrà lasciare il COI? In tal caso reggerà l’incarico ad interim il suo deputy, l’ammiraglio di divisione Maurizio Gemignani, o sarà nominato un suo sostituto? Tra tante domande una unica certezza: quella che inizia domani è una tradizionale operazione anfibia per il trasferimento di un contingente militare interforze come entry force di una missione militare all’estero. In tal senso sul terreno sarà condotta da un Commander Landing Force che si avvarrà di uno suo staff basato essenzialmente da elementi della Forza da Sbarco e "rinforzato" con augmenties dell’Esercito, sia perché dovrà condurre assetti della Forza Armata, sia perché la sua missione consiste essenzialmente nel preparare il terreno per il dispiegamento della follow on force che sarà composta quasi esclusivamente dall’Esercito. La Forza di Proiezione dal Mare, il cui debutto operativo è stato annunciato da tanti giornali, rimane per il momento nei desiderata dei pianificatori dello Stato Maggiore della Difesa. È un ottimo e lodevole progetto che merita la massima attenzione, ma è partito da pochi mesi: non basta un’esercitazione come la Mare Aperto, condotta da tre sole compagnie su un poligono dell’Esercito nel civilizzato Lazio, con tutto il supporto logistico "in sito", a testare un comando complesso in grado di pianificare e gestire un’operazione di proiezione di una forza. Ricordiamo che quando nello scorso marzo fu presentato il progetto, fu detto che entro un paio di anni la Forza di Proiezione dal Mare sarebbe stata in grado di schierare due gruppi tattici, ognuno a livello di BTG, e che l’obiettivo finale - una brigata leggera composta da due gruppi tattici a livello di reggimento - sarebbe stato raggiunto nel 2010. Due anni non sono passati, ed il 2010 è ancora lontano, mentre il Libano è a soli tre giorni di navigazione. |
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Iscritto dal: Jun 2006
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Iscritto dal: Jun 2006
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le truppe ONU saranno autorizzate a reagire (quindi aprire il fuoco) nei confronti del nemico CHIUNQUE esso sia Ce li voglio vedere i fighetti Israeliani che aprono il fuoco su una caserma ONU come hanno gia' fatto in precedenza. I "danni collaterali" sarebbero incalcolabili
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Senior Member
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Preparativi di sbarco sulle unità in navigazione alla volta del Libano
616 fucilieri del Reggimento San Marco della Marina Militare, integrati da 120 lagunari dell’Esercito Italiano, riuniti nella neo-costituita Forza Nazionale di Proiezione dal Mare, si stanno preparando ad entrare in azione, insieme a 49 militari della componente NBC (Nucleare Batteriologico e Chimico) ed EOD dell’Esercito Italiano ed 11 carabinieri. Mare calmo e sole hanno caratterizzato la navigazione dei militari imbarcati sulle navi del gruppo navale partito lunedì scorso dalle coste pugliesi e diretto verso le coste meridionali del Libano. La missione “Leonte”, il contributo italiano alla operazione Unifil Plus, finalizzata alla piena attuazione della risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite nr. 1701, entra nel vivo; le navi sono già in vicinanza della costa, una prima aliquota di militari è andata a terra per i primi contatti con il comando della missione Unifil e per la giornata di sabato 2 settembre si prevede l’inizio delle operazioni di sbarco dei primi fucilieri di marina del Reggimento San Marco e dei Lagunari dell’Esercito Italiano. Lo sbarco di sabato mattina, che proietterà a terra tutti gli uomini e donne appartenenti alla componente operativa della Early Entry Force nazionale, prevede le seguenti fasi salienti: operazioni di pre-sbarco : fase in cui avviene la ricognizione dei fondali in corrispondenza della spiaggia designata in modo che i mezzi da sbarco non corrano il rischio di incontrare ostacoli durante la navigazione; l’elitrasporto di una Compagnia a terra (circa 120 fucilieri) per provvedere alla ricognizione e sorveglianza dell’area di sbarco in concorso con le forze di sicurezza libanesi; a seguire lo sbarco dei mezzi navali (con personale, mezzi e materiali), i mezzi cingolati anfibi (con circa 100 militari a bordo) e quindi il grosso della forza con i restanti materiali ed i mezzi ruotati. Fin dalla partenza a bordo delle navi della Marina Militare è stata curata con particolare attenzione la preparazione degli uomini, delle donne e dei mezzi che saranno impegnati nella prima fase delle operazioni di sbarco. A bordo sono stati imbarcati i seguenti mezzi del Reggimento San Marco: AR 90 (jeep Land Rover); VM 90 (mezzo da trasporto); HD-6 (camion 6x6); APS (camion 8x8); AAV – 7 (veicoli anfibi di assalto); VCC-1 (mezzi corazzati) VCC-2 (mezzi corazzati); ACTL (autocarro tattico 4x4); mezzi logistici minori. |
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Iscritto dal: Jun 2006
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#228 |
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Per chi è interessato c'è lo sbarco in diretta su un canale interattivo di SKYTG24...
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Attenzione: il messaggio potrebbe essere ironico... "L’uso della libertà minaccia da tutte le parti i poteri tradizionali, le autorità costituite...Il popolo è minorenne. La città è malata. Ad altri spetta il compito di curare e di educare. A noi il dovere di reprimere. La repressione è il nostro vaccino! Repressione è civiltà!” |
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Senior Member
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vorrei vedere se tutti questi soldati che come dicono vanno li per la pace(e non per soldi),ci andrebbero comunque se gli fossero offerti degli stipendi uguali a quelli che ricevono quando lavorano in italia
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quali sono dimmi
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si quello che vuoi tu,ma cmq in misssione la maggior parte ci va per soldi,come confermato anche da conoscenti che sono andati in iraq,poi quando muiono si grida aggli eroi.mah
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#239 | |
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c'è gente che muore fulimnata mentre fa dei lavori eletrici,oppure che cade da un impalacatura,x un migliaio di euro al mese,e non mi pare che vengono ricordati e fatti eroi,oppure che gli venga data una medagli al valore,poi invece chi va in una terra di guerre,per soldi(xkè la maggior parte va per soldi)conoscendo i rischi che ci sono,quando muoiono,sono considerati eroi,questo non lo condivido
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#240 | |
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