SSD, un futuro incerto e con diversi problemi da risolvere

SSD, un futuro incerto e con diversi problemi da risolvere

Report di Alessandro Bordin pubblicato il 21 Febbraio 2012 nel canale Storage

“Interessante studio dell'Università di San Diego che, dopo aver analizzato 42 tipologie di chip NAND Flash, giunge a una conclusione che lascia aperti molti interrogativi. Vediamo quali. ”


Introduzione

Il mondo dello storage, da qualche anno, è percorso da una buona dose di euforia. Dopo decine di anni in cui tecnologie consolidate hanno percorso a rilento la via del progresso tecnologico, vedi nastri e hard disk, una vera e propria rivoluzione dal nome di SSD, Solid State Drive, ha portato una ventata nuova al settore.

Sia chiaro: la tecnologia che permette l'archiviazione di dati su memorie statiche esiste da decenni, ma è sempre stata relegata a settori aerospaziali, militari e high end in genere, complici costi di acquisto veramente proibitivi. Con rivoluzione SSD intendiamo quella che ha fatto il suo ingresso nel mondo consumer e enthusiast, rendendo accessibile questa tecnologia, evolutasi a passi da gigante, anche per il grande pubblico.

I benefici di un SSD sono molteplici, se messi a confronto con gli hard disk tradizionali: nessuna parte in movimento e conseguentemente molto più resistenti agli urti accidentali, latenze molto più basse e prestazioni di gran lunga superiori, pochi vincoli a livello di design (non ci sono piatti rotanti), prezzi per GB in calo del 50% anno su anno.

Il limite rimane la capienza e lo stesso costo per GB, per quanto in misura minore che in passato. Gli hard disk tradizionali sono praticamente irraggiungibili in termini di costi e capienze, sebbene alcuni analisti abbiano delineato un futuro in cui le differenze continueranno ad assottigliarsi sempre più.

Dall'Università di San Diego, però, precisamente dal dipartimento di Scienze e Ingegneria, giunge una doccia fredda per il futuro degli SSD. Lo studio pubblicato di recente, consultabile in PDF a questo indirizzo, reca un titolo che parla da solo: "The Bleak Future of NAND Flash Memory", letteralmente "Il desolante futuro delle memorie NAND Flash".

Lo studio ha preso in esame 42 tipologie di chip NAND Flash di 6 produttori differenti, osservandone il trend prestazionale in base alla tipologia di chip e alla progressiva miniaturizzazione dei processi produttivi. I risultati? Beh, il titolo dato allo studio parla chiaro. Vediamo in breve perché.



Segue : Lo studio - Latenze e affidabilità Pagina successiva
Pagina 1:Introduzione
Pagina 2:Lo studio - Latenze e affidabilità
Pagina 3:Lo studio - Capienze e limiti
Pagina 4:Senza futuro? No, ma con dei limiti

 
 
 

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