SSD, un futuro incerto e con diversi problemi da risolvere

SSD, un futuro incerto e con diversi problemi da risolvere

Interessante studio dell'Università di San Diego che, dopo aver analizzato 42 tipologie di chip NAND Flash, giunge a una conclusione che lascia aperti molti interrogativi. Vediamo quali.

di Alessandro Bordin pubblicato il nel canale Storage
 

Introduzione

Il mondo dello storage, da qualche anno, è percorso da una buona dose di euforia. Dopo decine di anni in cui tecnologie consolidate hanno percorso a rilento la via del progresso tecnologico, vedi nastri e hard disk, una vera e propria rivoluzione dal nome di SSD, Solid State Drive, ha portato una ventata nuova al settore.

Sia chiaro: la tecnologia che permette l'archiviazione di dati su memorie statiche esiste da decenni, ma è sempre stata relegata a settori aerospaziali, militari e high end in genere, complici costi di acquisto veramente proibitivi. Con rivoluzione SSD intendiamo quella che ha fatto il suo ingresso nel mondo consumer e enthusiast, rendendo accessibile questa tecnologia, evolutasi a passi da gigante, anche per il grande pubblico.

I benefici di un SSD sono molteplici, se messi a confronto con gli hard disk tradizionali: nessuna parte in movimento e conseguentemente molto più resistenti agli urti accidentali, latenze molto più basse e prestazioni di gran lunga superiori, pochi vincoli a livello di design (non ci sono piatti rotanti), prezzi per GB in calo del 50% anno su anno.

Il limite rimane la capienza e lo stesso costo per GB, per quanto in misura minore che in passato. Gli hard disk tradizionali sono praticamente irraggiungibili in termini di costi e capienze, sebbene alcuni analisti abbiano delineato un futuro in cui le differenze continueranno ad assottigliarsi sempre più.

Dall'Università di San Diego, però, precisamente dal dipartimento di Scienze e Ingegneria, giunge una doccia fredda per il futuro degli SSD. Lo studio pubblicato di recente, consultabile in PDF a questo indirizzo, reca un titolo che parla da solo: "The Bleak Future of NAND Flash Memory", letteralmente "Il desolante futuro delle memorie NAND Flash".

Lo studio ha preso in esame 42 tipologie di chip NAND Flash di 6 produttori differenti, osservandone il trend prestazionale in base alla tipologia di chip e alla progressiva miniaturizzazione dei processi produttivi. I risultati? Beh, il titolo dato allo studio parla chiaro. Vediamo in breve perché.

 
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