SSD e dischi tradizionali: test, differenze e sorprese

SSD e dischi tradizionali: test, differenze e sorprese

Sempre più Solid State Drive nei listini dei produttori, talvolta con prezzi decisamente inferiori ad altre unità apparentemente simili. Con questo articolo analizziamo le prestazioni di alcuni modelli, a confronto con una unità da 2,5 pollici tradionale, oltre a cogliere l'occasione per fare luce su un settore dove è sempre più facile fare confusione

di Alessandro Bordin pubblicato il nel canale Storage
 

Introduzione

A distanza di qualche tempo torniamo ad analizzare alcune soluzioni Solid State Drive, spinti anche dal sempre maggiore interesse del pubblico per questo tipo di soluzioni, complici i prezzi di acquisto sempre più competitivi. Dovendo valutare l'acquisto di un nuovo hard disk, sia esso destinato ad un PC portatile o ad uno da scrivania, è oggi possibile contare su un ventaglio di opzioni quanto mai ampio. Non solo è vasta l'offerta in termini di capienze disponibili, ma anche in fatto di tipologie e tecnologie con cui sono realizzati gli hard disk stessi.

L'abbassamento anche drastico dei prezzi delle unità Solid State, realizzate con chip memoria al posto dei piatti rotanti degli hard disk tradizionali, costituisce una tentazione difficile da ignorare. In molti, soprattutto fra gli appassionati, si trovano di fronte l'opportunità di fare il "grande salto", passando ad unità che sulla carta, prezzo a parte, presentano solo vantaggi.

I Solid State Drive sono sprovvisti di parti in movimento, fattore che incide molto sulla resistenza dell'unità, soprattutto in ottica portatili dove gli urti accidentali possono mettere a rischio i dischi tradizionali in misura molto maggiore. Un altro asso nella manica di tutti i Solid State Drive è costituito dai tempi di accesso, inferiori di quasi 3 ordini di grandezza rispetto ai dischi tradizionali, fattore che dovrebbe incidere sensibilmente sulle prestazioni generali del sistema. 

Messa in questi termini potrebbe sembrare l'alba di una nuova era in campo storage, destinato ad una migrazione in massa verso queste nuove unità basate su chip memoria sempre più performanti ed economiche. Lo scenario a cui assisteremo sarà probabilmente questo ma l'entusiasmo, per quanto ci riguarda, è stato in parte mitigato da alcuni test condotti in passato che hanno fatto emergere qualche problema con i Solid State Drive (per approfondimenti: Intel X-25M SSD in test, con molte sorprese).

Torniamo sull'argomento prestazioni con questo articolo, utilizzando sia i dischi della prima recensione, sia una coppia di nuovi dischi marchiati Team Group, che rappresentano buona parte dei SSD presenti sul mercato nella fascia di prezzo più abbordabile, ovviamente parlando sempre di Solid State Drive. Queste unità si scontreranno con un disco rigido tradizionale 2,5 pollici da 7200 giri marchiato Western Digital, per capire se e quali differenze esistano fra le due filosofie. In questa prova abbiamo incluso test per i tempi di boot e di trasferimento file, oltre ovviamente ai classici benchmark utilizzati per le unità di archiviazione. Le sorprese non sono mancate, anche questa volta. Nella pagina seguente ci impegneremo per fare un po' di chiarezza sul concetto e sulle tipologie di Solid State Drive poiché, da quello che si intuisce anche dalle mail che giungono in redazione, si tende a fare dei SSD un quadro un po' troppo semplicistico.