Apple: è davvero impossibile produrre iPhone in USA?

Apple: è davvero impossibile produrre iPhone in USA?

Foxconn ha dichiarato fattibile la produzione di iPhone e Mac negli Stati Uniti d'America. Il nuovo Presidente Trump annuncia vantaggi fiscali concreti per le aziende che riporteranno il "made in USA" dei propri prodotti. Ma si può davvero produrre un dispositivo tecnologico costoso lontani dalla Cina? Proviamolo a capire in questo articolo.

di Bruno Mucciarelli pubblicato il nel canale Apple
AppleiPhone
 

Il neo Presidente degli Stati Uniti d'America, Donald Trump, lo ha chiaramente dichiarato sia durante i propri comizi che successivamente alla propria elezione: "le aziende americane devono riportare la costruzione dei loro prodotti negli USA. Li costringerò a farlo con sgravi fiscali imponenti a cui non potranno dire di no". Una presa di posizione decisamente importante quella del miliardario americano a breve a capo della Casa Bianca, che suona come un monito per tutte le aziende, Apple in primis, che ad oggi hanno portato in Cina le proprie manifatture.

Certo non vi è legge che potrebbe costringere Apple o qualsiasi altra azienda americana a spostare la maggior parte della propria produzione negli Stati Uniti e se qualcuno volesse promulgarla, sarebbe fulminato nelle sue intenzioni da quello stesso capitalismo arrembante che proprio il neo Presidente Trump sostiene di voler difendere. Eppure qualche tempo fa proprio l'azienda di Cupertino chiese alla sua "roccaforte" Foxconn di realizzare una valutazione sulla fattibilità tecnica ed economica per il possibile spostamento della produzione degli iPhone negli USA, sintomo che a Cupertino si ha forse paura dell'introduzione di pesanti nuovi dazi per le importazioni con l'arrivo del nuovo Presidente.

I costi di assemblaggio in USA

Al momento Apple fa assemblare gli iPhone in sette diverse fabbriche, sei delle quali si trovano in Cina e una in Brasile. Quali sarebbero i costi se Apple decidesse di cambiare e di occuparsi dell’assemblaggio in USA sfruttando componenti ottenuti dai vari fornitori a livello globale? Secondo alcune stime i soli componenti dell’iPhone 7 costano complessivamente 220$. L’assemblaggio dei componenti di un iPhone costa ad Apple circa 5$ secondo le stime di IHS. Svolgere il medesimo lavoro di manodopera negli USA implicherebbe un onere aggiuntivo di 30/40$, sia a causa del maggiore costo della manodopera ma anche per le maggiori spese di trasporti e logistica utili a far arrivare i componenti negli USA. Tutto questo potrebbe significare un costo finale dell’iPhone che crescerebbe di almeno il 5% rispetto ad ora.

Peggiore la situazione se si tentasse di realizzare gli iPhone usando componenti creati direttamente negli Stati Uniti. Al momento sono più di 700 i fornitori di Apple per quanto concerne iPhone, iPad e Mac e di questi circa la metà sono cinesi, oltre 100 sono giapponesi, 40 taiwanesi e solo una settantina risultano americani. Se l'azienda di Cupertino decidesse di realizzare tutto in "casa" si potrebbe stimare un aumento in media di circa 100$ per dispositivo con problematiche iniziali di costo per Apple che chiaramente dovrebbe realmente costruire le catene di montaggio e quelle di produzione dei singoli componenti.

Oltretutto Apple ha da sempre dichiarato di possedere fornitori che impiegano più di un milione di lavoratori e che di questi solo una piccola frazione sono impiegati all'assemblaggio degli iPhone. Se questo avvenisse direttamente negli USA comunque non implicherebbe il cambiamento epocale evocato dalle dichiarazioni del nuovo Presidente Trump.

Da non sottovalutare anche la palese impossibilità per Apple di iniziare a produrre iPhone in USA nell'immediato. L'azienda di Cupertino può contare in Cina su di una enorme catena di fornitori che, come sappiamo, orbitano intorno al mostruoso ed inviolabile polo industriale di Shenzhen. Per poter creare un sistema del genere negli Stati Uniti d'America di certo ci vorrebbero anni e in questi anni Apple non potrebbe compensare entrambe le cose economicamente parlando, ma soprattutto non potrebbe contrastare in tale periodo concorrenti, come Samsung e Huawei, che sarebbero pronti ad approfittarne per conquistare quote di mercato.

La mancanza di operai specializzati in USA

Secondo Tim Cook, però, il problema di spostare la produzione dei prodotti Apple in USA non è meramente riconducibile alla problematica del costo della manodopera ma anche e soprattutto alla scarsità di quest'ultima nella madrepatria di Apple. Una verità che da tempo affligge gli Stati Uniti d'America e che proprio la Federal Reserve ha più volte ribadito nei propri comunicati, confermando come molte aree dell’industria americana soffrano da anni di una carenza di offerta di lavoro qualificata. Sì, perché per assemblare e realizzare gli iPhone, i Mac o qualsiasi prodotto tecnologico vi è la necessità di operai specializzati presenti in Cina ma non in USA dove invece negli anni sono letteralmente scomparsi.

Secondo quanto riportato da Recode nella giornata di mercoledì scorso dovrebbe essere avvenuto un incontro nella Trump Tower di Manhattan, al quale il neoeletto presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha invitato un ristretto numero imprenditori del mondo tecnologico d’OltreOceano. Larry Page, Tim Cook, Chuck Robbins, Sheryl Sanders, Ginni Rometty, Brian Krzanich, Satya Nadella e Safra Catz, in rappresentanza di Alphabet, Apple, Cisco, Facebook, Ibm, Intel, Microsoft e Oracle sarebbero gli invitati, ai quali potrebbero aggiungersi anche Elon Musk di Tesla e addirittura Jeff Bezos di Amazon, non certo tenero con Trump durante la campagna presidenziale. Trump vuole certamente ricucire un rapporto con la comunità dei CEO statunitensi, verso la quale si è mostrato in più di una occasione ostile e che non solo lo ha ricambiato con un forte sostegno alla sua avversaria Hillary Clinton, ma che negli otto anni della presidenza Obama ha mostrato chiaro e forte supporto al presidente uscente.

Trump non è certamente l'unico a proporre una "rimpatriata" della produzione da parte delle multinazionali per permettere una qualche risposta alla crisi globale tuttoggi ancora presente in molti continenti. Ma è anche chiaro che paesi come la Cina, prima lontani non solo geograficamente ma anche culturalmente e socialmente, si siano sempre più "avvicinati" divenendo poli industriali manifatturieri di primissimo ordine e soprattutto a costo sempre più basso. Da questo non ci si può distrarre e in qualche modo il merito non è solo della Cina stessa ma anche colpa delle aziende occidentali "brave" nel lasciarlo fare.

76 Commenti
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Personaggio16 Dicembre 2016, 16:11 #1
La colpa è solo dei paesi occidentali che hanno tolto i dazi! semplice e cristallino. rimettere i dazi al 20/30% sul valore di mercato finale, in europa, affiancato da una tassa sugli utili tra il 10 ed il 20% uguale in tutta europa e si riporta quasi l'intera filiera in europa di qualsiasi produzione manifatturiera...
Dumah Brazorf16 Dicembre 2016, 16:32 #2
Basta che Trump prometta di non mandare alcun tipo di ispettore alle fabbriche e la Foxcon può portare macchinari e manovalanza in USA.
Una efficiente recinzione elettrificata e con filo spinato proteggerà i lavoratori cinesi da possibili contaminazioni esterne.
Mparlav16 Dicembre 2016, 16:44 #3
Non gli basterà l'intero mandato presidenziale per vedere anche una sola produzione ritornare negli USA, anche ammesso che oggi decidessero di ritornare in patria.

D'altro canto, la Cina non è solo un gran produttore, ma è anche il principale consumatore, è in cima alla classifica praticamente in tutti i settori, perchè a differenza dei Paesi occidentali, lì i consumi interni sono sempre cresciuti nell'ultimo decennio.
Sebbene la bilancia commerciale sia a loro favore, se imponessimo dei dazi sulle importazioni dalla Cina o maggiori tassazioni sulle imprese che delocalizzano e loro facessero lo stesso, l'effetto immediato sarebbe un rincaro generalizzato dei prezzi e per diversi anni.
L'errore è stato fatto 20-25 anni fa', ora è troppo tardi e Trump, come tanti altri, non ha la soluzione pronta in tasca.
Personaggio16 Dicembre 2016, 16:49 #4
Originariamente inviato da: Mparlav
Non gli basterà l'intero mandato presidenziale per vedere anche una sola produzione ritornare negli USA, anche ammesso che oggi decidessero di ritornare in patria.

D'altro canto, la Cina non è solo un gran produttore, ma è anche il principale consumatore, è in cima alla classifica praticamente in tutti i settori, perchè a differenza dei Paesi occidentali, lì i consumi interni sono sempre cresciuti nell'ultimo decennio.
Sebbene la bilancia commerciale sia a loro favore, se imponessimo dei dazi sulle importazioni dalla Cina o maggiori tassazioni sulle imprese che delocalizzano e loro facessero lo stesso, l'effetto immediato sarebbe un rincaro generalizzato dei prezzi e per diversi anni.
L'errore è stato fatto 20-25 anni fa', ora è troppo tardi e Trump, come tanti altri, non ha la soluzione pronta in tasca.


ottimo direi
risolveremo anche il problema della deflazione
Mparlav16 Dicembre 2016, 17:13 #5
Originariamente inviato da: Personaggio
ottimo direi
risolveremo anche il problema della deflazione


Chiedilo ai giapponesi quanto è "facile" risolvere la deflazione

Finchè si parla del 2-3% d'inflazione che tanti economisti auspicano e che stanno tentando di raggiungere, si può pure ragionare.
Ma non sono mica convinto di voler rivedere l'inflazione del 10-15%.

Secondo me le guerre commerciali non portano nulla di buona.
Ma è anche vero che l'attuale situazione non è sostenibile.
corvazo16 Dicembre 2016, 17:15 #6
Bo vedremo cosa sarà in grado o che intenzioni aveva visto il poco tempo che gli rimane.
Bestio16 Dicembre 2016, 17:56 #7
Apple con quello che si fa pagare i suoi prototti, e praticamente non avendo concorrenza diretta, è l'unica che potrebbe anche permettersi di spostare tutta la produzione in USA.

Lo stesso non si può dire per altre realtà, che invece dovrebbero comunque combattere contro la concorrenza che continua a produrre in Cina.
Marko#8816 Dicembre 2016, 18:08 #8
Originariamente inviato da: Bestio
Apple con quello che si fa pagare i suoi prototti, e praticamente non avendo concorrenza diretta, è l'unica che potrebbe anche permettersi di spostare tutta la produzione in USA.

Lo stesso non si può dire per altre realtà, che invece dovrebbero comunque combattere contro la concorrenza che continua a produrre in Cina.


Quoto. Apple non avrebbe problemi a portare la produzione in USA a parità di prezzo di vendita. Questo però significa ridurre gli utili, se io avessi un'azienda non lo farei... a meno di un CONSISTENTE ritorno d'immagine. Ma al 98% degli acquirenti non fregherebbe nulla se il telefono fosse prodotto dietro casa.
Bestio16 Dicembre 2016, 18:10 #9
Originariamente inviato da: Marko#88
Quoto. Apple non avrebbe problemi a portare la produzione in USA a parità di prezzo di vendita. Questo però significa ridurre gli utili, se io avessi un'azienda non lo farei... a meno di un CONSISTENTE ritorno d'immagine. Ma al 98% degli acquirenti non fregherebbe nulla se il telefono fosse prodotto dietro casa.


Ma almeno avrebbe una scusante per tenere i prezzi che tiene, o anche aumentarli ulteriormente...
Sorgiva16 Dicembre 2016, 18:52 #10

Ma se la sua principale feature è proprio il prezzo...

...perché mai mantenere lo stesso prezzo? Aumenteranno le vendite aumentando il prezzo, ma c'è davvero da chiederselo? Non esiste altro motivo per possedere tali dispositivi - è una triste verità. Unica nota positiva in mezzo alla desolazione: è che indubbiamente conquisterà un valore aggiunto innegabile un made in USA doc

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