Introduzione
Nell'ambito delle analisi prestazionali degli hard disk
ultimamente si è venuta ad affiancare, oltre ai soliti test WinBench per le analisi a
basso livello, un test per stabilire le prestazioni "reali" di un hard disk in
condizioni simulate di utilizzo ordinario. Senza togliere nulla ai test Winbench, che
offrono risultati senza dubbio indispensabili ai fini della corretta comprensione delle
caratteristiche di un hard disk, i limiti di alcuni risultati da essi forniti sono venuti
alla luce. Un esempio su tutti: misurazione del transfer rate. Con WinBench è facile
ottenere ottimi risultati di transfer rate massimo (con i dispositivi più recenti fino a
40.000 Kb./sec.!), ma essi corrispondono alla realtà di tutti i giorni, ovvero si può
affermare che il disco legge davvero quella quantità di dati nell'unità di tempo con un
utilizzo comune? La risposta è no.
I motivi sono molteplici: i test con WinBench sono effettuati
simulando una lettura sequenziale di dati, quindi i risultati ottenuti sono del tutto
teorici, poichè un hard disk utilizzato comunemente non avrà mai una distribuzione di
dati sui piatti tali da ricreare una situazione anche solo simile a quella dei test.
Contando inoltre la naturale frammentazione dei dati sul disco la lettura di un file può
comportare, nella realtà quotidiana, continui "salti" da un punto
all'altro del disco, con conseguente coinvolgimento del tempo di accesso ai dati (nella
lettura sequenziale la testina legge in continuazione senza "saltare" tracce o
zone del disco).
Facile dunque immaginare un drastico ridimensionamento delle
prestazioni reali in seguito a queste considerazioni. Il problema è comunque di difficile
soluzione: come fare a fornire un quadro che sia quantomeno avvicinabile al comportamento
reale? A questo punto introduciamo lo I/OMeter test di Intel, che si prepone come
obiettivo proprio quello di aiutarci a capire quali siano le vere prestazioni di un hard
disk e non solo.
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