YouTube chiude la causa con Trump: accordo da 24,5 milioni di dollari
YouTube, controllata da Alphabet, ha accettato di pagare 24,5 milioni di dollari per chiudere la causa intentata da Donald Trump dopo la sospensione del suo account in seguito ai fatti del 6 gennaio 2021. La somma segue accordi simili già raggiunti con Meta e X.
di Manolo De Agostini pubblicata il 30 Settembre 2025, alle 05:31 nel canale WebYouTubeAlphabet
Alphabet, società madre di Google, ha raggiunto un accordo con il presidente Donald Trump per chiudere la causa legata alla sospensione del suo account YouTube, avvenuta nel gennaio 2021 dopo l'assalto al Campidoglio. L'intesa prevede un pagamento complessivo di 24,5 milioni di dollari, senza che la società riconosca alcuna ammissione di colpa, come stabilito dai documenti depositati presso la Corte Distrettuale della California del Nord.
Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, 22 milioni di dollari verranno destinati al Trust for the National Mall, un'organizzazione non profit che collaborerà con il National Park Service alla costruzione della nuova State Ballroom della Casa Bianca, un ampio spazio per eventi, progetto fortemente sostenuto da Trump. I restanti 2,5 milioni andranno a risarcire altri querelanti coinvolti nella class action per la sospensione di diversi canali.

La decisione arriva dopo che Trump aveva intentato, nel 2021, azioni legali contro YouTube, Meta e Twitter (oggi X), accusandoli di aver limitato la libertà di espressione politica. Tutte e tre le aziende hanno ora scelto la via conciliativa: Meta ha pagato 25 milioni di dollari a gennaio, mentre X ha raggiunto un accordo da circa 10 milioni il mese successivo.
Alcuni senatori democratici, tra cui Elizabeth Warren, hanno espresso preoccupazioni sul fatto che simili accordi possano configurarsi come parte di uno "scambio di favori" volto a ridurre i rischi legali delle big tech in altri ambiti, come concorrenza e tutela dei consumatori.
YouTube aveva sospeso Trump nel 2021, bloccando la possibilità di caricare nuovi contenuti a causa del rischio di ulteriori incitamenti alla violenza. La restrizione è stata revocata solo nel marzo 2023, quando la piattaforma ritenne che si fosse ridotto il pericolo di ripercussioni nel mondo reale, sottolineando la necessità di bilanciare la sicurezza pubblica con il diritto degli elettori ad ascoltare tutti i principali candidati politici.










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