Meta avrebbe raccolto fino al 10% dei ricavi 2024 da inserzioni fraudolente. L’azienda respinge: quadro distorto
Documenti interni indicano che Meta ha proiettato per il 2024 entrate pari al 10% del totale da annunci per truffe e beni vietati, con una stima di 15 miliardi di inserzioni “ad alto rischio” mostrate ogni giorno agli utenti; l’azienda contesta i dati parlando di valutazioni parziali e investimenti in integrità
di Andrea Bai pubblicata il 07 Novembre 2025, alle 12:14 nel canale WebMeta
Secondo documenti interni esaminati da Reuters, Meta Platforms avrebbe stimato che circa il 10% dei suoi ricavi pubblicitari del 2024, pari a circa 16 miliardi di dollari, provenisse da annunci collegati a truffe o alla vendita di beni vietati. Le analisi, datate dicembre 2024, indicano inoltre che le piattaforme del gruppo avrebbero diffuso in media 15 miliardi di inserzioni “ad alto rischio” al giorno, ovvero annunci con segnali evidenti di attività fraudolente.
Le categorie di rischio comprenderebbero promozioni di e-commerce ingannevoli, schemi di investimento truffaldini, casinò online illegali e pubblicità di prodotti medici non consentiti. Secondo le fonti citate, una parte consistente di questo traffico pubblicitario sarebbe rimasta attiva per almeno tre anni, suggerendo carenze nei sistemi di monitoraggio e protezione durante il periodo considerato.
Le stime interne attribuirebbero circa 7 miliardi di dollari alla componente “più a rischio”, mentre piani di riduzione progressiva prevedevano di far scendere la quota di ricavi derivanti da tali annunci dal 10,1% del 2024 al 7,3% nel 2025 e ulteriormente negli anni successivi.

Allo stesso tempo, i documenti mostrano che la stessa ricerca interna di Meta riconosce un ruolo significativo delle sue piattaforme nell’economia globale delle frodi online. Una presentazione di maggio 2025 del team sicurezza stimava che i prodotti di Meta fossero coinvolti in circa un terzo di tutte le truffe andate a segno negli Stati Uniti. In altri documenti, l’azienda ammette che alcuni suoi principali concorrenti avrebbero ottenuto risultati migliori nel contrastare le frodi pubblicitarie.
«È più facile promuovere truffe sulle piattaforme Meta che su Google», concludeva una revisione interna condotta nell’aprile 2025, basata sull’analisi di forum e comunità online frequentate da truffatori. Il documento non specifica le cause di questa differenza, ma evidenzia la vulnerabilità del sistema pubblicitario di Meta rispetto alla concorrenza.
Queste rivelazioni emergono in un momento di crescente pressione da parte
dei regolatori internazionali, che chiedono a Meta un impegno più incisivo
nella tutela degli utenti. Negli Stati Uniti, la Securities and Exchange
Commission (SEC) starebbe indagando sull’azienda per la diffusione di
annunci relativi a truffe finanziarie. Nel Regno Unito, un’autorità di
vigilanza ha segnalato che i prodotti di Meta sarebbero stati coinvolti
nel 54% delle perdite legate a truffe su pagamenti nel 2023, più del
doppio rispetto a tutte le altre piattaforme social messe insieme.

Un portavoce di Meta ha definito le ricostruzioni una “visione selettiva” che non rappresenterebbe fedelmente l’approccio dell’azienda alle frodi. Secondo la società, le stime interne avrebbero scopo analitico e includerebbero anche annunci legittimi, mentre la quota effettiva di ricavi da contenuti fraudolenti sarebbe “significativamente inferiore”. Meta sostiene di contrastare in modo attivo truffe e contenuti ingannevoli, di migliorare costantemente i sistemi di rilevazione e di aver ridotto del 58% le segnalazioni di "scam ads" nel 2025, con oltre 130 milioni di annunci fraudolenti rimossi.
Resta però aperto il dibattito sulla reale efficacia delle contromisure e sulla coesistenza, all’interno del modello di business pubblicitario, di un flusso economico ancora legato a inserzioni sospette. La portata del fenomeno solleva interrogativi sulla trasparenza del mercato, sulla tutela dei consumatori e sulla necessità di nuovi strumenti regolatori. Autorità di vari Paesi hanno già annunciato possibili verifiche sull’applicazione delle policy pubblicitarie e sui meccanismi di controllo interni della società.










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2 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoPersonalmente sempre per questa esperienza trovo che la procedura di segnalazione dei contenuti sia tutta una finzione cioè una schermata che sotto no fa nulla, pura cosmetica, sarei felice di essere smentito
Ma... sei andato anche sul sito della Microsoft a denunciare che il loro ultimo OS in vendita è una truffa?
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