L'oracolo della crisi dei subprime contro NVIDIA: il confronto sulle pratiche contabili accende il dibattito
Michael Burry ha preso di mira NVIDIA e l'attacca su compensazione azionaria, accordi di finanziamento e sostenibilità dell'AI. L'azienda ha risposto con un memo, difendendo conti e trasparenza. Lo scontro alimenta i timori di una possibile bolla, mentre NVIDIA prevede ricavi superiori alle attese e respinge ogni parallelismo storico.
di Manolo De Agostini pubblicata il 25 Novembre 2025, alle 10:01 nel canale WebNVIDIA
L'investitore Michael Burry torna a criticare NVIDIA, nonostante l'azienda abbia cercato di smontare le sue tesi con un memo indirizzato agli analisti di Wall Street. Il finanziere reso celebre dal caso dei mutui subprime, negli ultimi giorni ha intensificato le osservazioni sulle pratiche contabili della società e sulla sostenibilità del boom dell'intelligenza artificiale.
La disputa è nata da un post pubblicato da Burry su X, in cui il finanziare evidenziava l'impatto della compensazione azionaria sul valore degli azionisti, sostenendo che le operazioni di buyback risultassero diluite da un eccessivo ricorso alle stock option.

NVIDIA ha replicato direttamente, precisando che i riacquisti reali dal 2018 ammontano a 91 miliardi di dollari, e non ai 112,5 miliardi indicati da Burry, attribuendo la discrepanza a una presunta errata inclusione delle tasse relative alle RSU (Restricted Stock Units). L'azienda ha inoltre difeso la propria struttura retributiva, sostenendo che sia in linea con quella dei principali competitor.
Burry, da parte sua, ha ribadito di non voler arretrare, annunciando la pubblicazione di un'analisi più estesa sulla propria newsletter Substack. Le sue recenti critiche non si limitano alle politiche di compensazione: l'investitore ha preso di mira anche la natura "circolare" di alcuni accordi finanziari tra NVIDIA e i principali attori dell'AI, paragonandoli talvolta a dinamiche già viste ai tempi della bolla dot-com. L'accordo con OpenAI - che prevede un investimento fino a 100 miliardi di dollari destinato alla realizzazione di data center equipaggiati con GPU NVIDIA - è tra gli esempi più citati.
Nel memo ottenuto da Business Insider, NVIDIA ha però respinto qualsiasi parallelismo con storici casi di frode contabile come Enron o WorldCom, definendo la propria attività "economicamente solida" e supportata da una reportistica trasparente. Sulla questione dei finanziamenti circolari, la società ha sottolineato che le partecipazioni strategiche rappresentano una quota minima dei ricavi complessivi e che le aziende in portafoglio generano la maggior parte del fatturato da clienti terzi.
Il confronto tra Burry e NVIDIA si inserisce in un quadro di crescenti timori degli investitori sul possibile scoppio di una bolla dell'intelligenza artificiale. Sul mercato pesa il timore della rapida obsolescenza delle GPU di fascia alta e del ritmo con cui le big tech stanno accumulando hardware AI.
Jensen Huang, CEO di NVIDIA, ha però respinto categoricamente l'idea di un crollo del settore. La società prevede vendite per 65 miliardi di dollari nel trimestre di gennaio, circa 3 miliardi oltre le aspettative, e intravede un potenziale aumento del già imponente incremento ricavi previsto nei prossimi trimestri. "C'è molta discussione su una bolla dell'AI", ha dichiarato Huang. "Dal nostro punto di vista, vediamo qualcosa di molto diverso".










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