AI in mezzo all'oceano: turbine eoliche trasformate in supercomputer galleggianti

AI in mezzo all'oceano: turbine eoliche trasformate in supercomputer galleggianti

La startup statunitense Aikido Technologies propone di integrare server per l'intelligenza artificiale all'interno di turbine eoliche offshore. Il prototipo, previsto nel Mare del Nord entro il 2026, punta a sfruttare l'acqua marina per il raffreddamento, con una capacità potenziale fino a 12 MW per turbina.

di pubblicata il , alle 11:01 nel canale Server e Workstation
 

La crescente domanda di potenza di calcolo per l'intelligenza artificiale sta spingendo il settore tecnologico a esplorare nuove soluzioni infrastrutturali. Tra queste emerge l'idea di spostare parte dei datacenter lontano dalla terraferma, sfruttando direttamente fonti energetiche rinnovabili e condizioni ambientali favorevoli al raffreddamento dei sistemi.

In questo contesto si inserisce il progetto della startup statunitense Aikido Technologies, che sta studiando una piattaforma offshore capace di integrare turbine eoliche galleggianti con infrastrutture di calcolo dedicate all'AI. L'azienda prevede di realizzare un primo prototipo nel Mare del Nord, al largo delle coste norvegesi, con l'obiettivo di avviare un test entro la fine del 2026.

Il sistema sperimentale, indicato come Proof of Concept A1DC, punta a unire la produzione energetica eolica con server dedicati all'elaborazione di modelli di intelligenza artificiale. La piattaforma iniziale dovrebbe generare circa 100 kW di potenza, sufficienti per alimentare una prima installazione di calcolo.

Il progetto si basa su una struttura semi-sommergibile, una soluzione già ampiamente utilizzata nel settore petrolifero offshore. La turbina galleggiante sarebbe sostenuta da tre grandi gambe riempite con acqua dolce, utilizzata come zavorra per garantire stabilità anche in acque profonde. L'impianto verrebbe poi ancorato al fondale marino tramite catene e sistemi di ormeggio.

Secondo il design preliminare, nella parte superiore di ciascuna gamba potrebbe essere installata una sala server con capacità tra 3 e 4 MW. In teoria, questo permetterebbe a una singola turbina di ospitare un datacenter con potenza complessiva compresa tra 9 e 12 MW.

Uno degli aspetti più interessanti del progetto riguarda il sistema di raffreddamento. I server AI generano grandi quantità di calore e richiedono infrastrutture di dissipazione sempre più efficienti. Nel concept di Aikido, l'acqua dolce contenuta nelle sezioni inferiori delle gambe della turbina verrebbe pompata attraverso i sistemi di raffreddamento dei processori.

Una volta riscaldata, l'acqua tornerebbe nel compartimento di zavorra, dove il contatto con le fredde acque del Mare del Nord consentirebbe di abbassarne nuovamente la temperatura. Il sistema prevede comunque l'impiego di condizionatori tradizionali per i componenti che non possono essere integrate nei circuiti di raffreddamento a liquido.

Secondo il CEO della società, Sam Kanner, la combinazione di energia eolica e raffreddamento naturale potrebbe rendere queste piattaforme competitive rispetto ai datacenter convenzionali. L'azienda ritiene inoltre che la forte crescita della domanda di infrastrutture AI nei prossimi anni rappresenti un'opportunità per sperimentare nuovi modelli di distribuzione della potenza di calcolo.

 

Nonostante i potenziali vantaggi, l'approccio presenta anche diversi ostacoli tecnici. L'energia eolica è per sua natura variabile, e ciò rappresenta un problema per infrastrutture che richiedono alimentazione continua.

Per ridurre il rischio di interruzioni, ogni piattaforma dovrebbe avere batterie di accumulo per immagazzinare l'energia prodotta nei periodi di vento più intenso. Qualora la produzione risultasse insufficiente per lunghi periodi, il sistema potrebbe inoltre collegarsi alla rete elettrica terrestre per ricevere energia da altre fonti.

Un'altra criticità riguarda l'ambiente operativo. Le installazioni offshore devono affrontare condizioni particolarmente severe, tra moto ondoso, tempeste e l'azione corrosiva dell'acqua salata. Questo potrebbe comportare costi di manutenzione più elevati, soprattutto per apparecchiature informatiche che normalmente operano in ambienti controllati.

L'idea di combinare infrastrutture energetiche offshore con sistemi di calcolo non è completamente nuova. Resta quindi da capire se questo, e altri progetti simili, riusciranno a superare la fase sperimentale.

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