Space Forge genera plasma in orbita: passo decisivo verso i semiconduttori prodotti nello Spazio
Space Forge ha generato plasma a bordo del satellite ForgeStar-1, dimostrando per la prima volta la possibilità di creare e controllare in orbita le condizioni necessarie alla produzione di semiconduttori avanzati. La microgravità potrebbe consentire materiali più puri ed efficienti rispetto ai processi terrestri.
di Manolo De Agostini pubblicata il 12 Gennaio 2026, alle 09:40 nel canale Scienza e tecnologiaSpace Forge ha mosso i primi passi verso la produzione di chip nello Spazio. L'azienda è riuscita, infatti, a generare plasma a bordo del satellite ForgeStar-1. Si tratta della prima dimostrazione al mondo di questo tipo su una piattaforma commerciale autonoma in orbita terrestre bassa, un passo chiave verso la produzione di materiali avanzati per semiconduttori direttamente nello Spazio.
Il test conferma che è possibile creare e controllare in orbita le condizioni estreme necessarie alla crescita cristallina in fase gassosa, uno degli elementi fondamentali dei processi di produzione dei semiconduttori.

Immagine del primo plasma generato su ForgeStar-1
Il satellite, descritto come una mini-fabbrica delle dimensioni di un forno a microonde, è stato lanciato durante l'estate a bordo di un razzo SpaceX. Dai centri di controllo di Cardiff, il team ha progressivamente attivato e verificato i sistemi di bordo, inclusa una fornace capace di raggiungere temperature intorno ai 1.000 °C. Proprio all'interno di questa fornace è stato osservato il plasma, un gas ionizzato portato ad altissime temperature, immortalato in un'immagine trasmessa a Terra.
Dal punto di vista tecnologico, l'obiettivo di Space Forge è la produzione di materiali a largo e ultra-largo bandgap, come nitruro di gallio, carburo di silicio, nitruro di alluminio e diamante. Questi materiali sono alla base di settori strategici quali l'elettronica di potenza, le infrastrutture di comunicazione avanzate, il calcolo ad alte prestazioni, i sistemi quantistici e le piattaforme per difesa e trasporti. Sulla Terra, la loro crescita è limitata da difetti cristallini, contaminazioni e instabilità termiche.
L'ambiente spaziale offre condizioni radicalmente diverse: la microgravità elimina i fenomeni convettivi, il vuoto naturale riduce drasticamente la presenza di impurità e la stabilità termica favorisce una crescita cristallina più ordinata. Secondo l'azienda, questi fattori possono portare a semiconduttori con livelli di purezza fino a migliaia di volte superiori rispetto agli standard ottenibili con i processi terrestri, con benefici diretti in termini di efficienza, prestazioni e affidabilità.
La generazione del plasma rappresenta solo il primo passo. ForgeStar-1 eseguirà una serie di test variando i parametri operativi per studiare il comportamento del plasma in microgravità e raccogliere dati utili alla progettazione delle future missioni. Parallelamente, Space Forge guarda già alla prossima generazione di fabbriche orbitali, più grandi, con una capacità produttiva sufficiente a generare materiale per decine di migliaia di chip.
Un altro aspetto centrale del progetto riguarda il rientro sicuro dei materiali sulla Terra. L'attuale missione si concluderà con una fase di decadimento orbitale monitorata e una distruzione controllata del satellite. Le missioni successive prevedono invece il rientro attivo, protetto da uno scudo termico dedicato, con l'obiettivo di recuperare i cristalli cresciuti in orbita.
Nel modello industriale immaginato da Space Forge, la produzione spaziale non sostituisce le filiere esistenti ma le integra. I semi cristallini realizzati nello Spazio verrebbero riportati a Terra e scalati in strutture specializzate, creando un processo ibrido capace di offrire materiali con caratteristiche non raggiungibili attraverso la sola manifattura terrestre. Un approccio che, se confermato su scala, potrebbe avere ricadute significative su numerosi settori tecnologici e industriali.










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