TSMC: scorte di terre rare sufficienti per due anni, ma il rischio industriale è concreto
TSMC conferma di avere riserve di terre rare sufficienti per uno-due anni, garantendo stabilità produttiva nonostante la nuova stretta cinese sulle esportazioni. Tuttavia, una catena di approvvigionamento solida che non faccia affidamento sulla Cina richiederebbe anni e un eventuale blocco totale sarebbe un pericolo per la produzione
di Vittorio Rienzo pubblicata il 25 Ottobre 2025, alle 09:01 nel canale ProcessoriTSMC
TSMC non teme ripercussioni immediate dopo la reintroduzione del blocco cinese alle esportazioni di terre rare, materiali cruciali per la produzione di semiconduttori avanzati.
Come riporta DigiTimes, il senior vice president e co-COO Cliff Hou, anche presidente della Taiwan Semiconductor Industry Association (TSIA), ha dichiarato che l’azienda dispone di scorte per almeno uno-due anni che assicureranno la continuità delle attività anche in uno scenario di ulteriore irrigidimento commerciale. Quantomeno nel breve termine, perché sul medio-lungo termine le preoccupazioni sono concrete.
Cosa sono le terre rare e a che servono

Le terre rare sono un gruppo di 17 elementi chimici (tra cui neodimio, praseodimio, disprosio e ittrio) utilizzati nella maggior parte dell'industria hi-tech.
Nel settore dei semiconduttori vengono impiegati per:
- Magneti ad alte prestazioni utilizzati nei motori dei sistemi di litografia e nei wafer handler;
- Materiali conduttivi e dielettrici essenziali per i chip sotto i 14 nm;
- Rivestimenti ottici e laser di precisione, fondamentali per la fotolitografia EUV;
- Componenti di raffreddamento e sensori impiegati nelle fasi di test e assemblaggio.
A dispetto di quanto suggerisce il nome, in realtà di raro hanno ben poco, anzi si tratta di elementi presenti in abbondanza in natura. Tuttavia, la reale difficoltà riguarda la raffinazione e separazione dei singoli elementi, processi inquinanti e complessi, in cui però la Cina ha massicciamente investito negli anni.
Questo ha garantito al Paese orientale una posizione quasi monopolistica nella fornitura delle "terre rare": l'85% della produzione avviene proprio in Cina, la quale rappresenta il principale fornitore a livello globale di questi elementi.
L’impatto reale delle restrizioni cinesi
Il recente provvedimento di Pechino, rientrato in vigore questo mese, ha ripristinato il controllo sulle esportazioni degli elementi in questione, in risposta ai dazi introdotti dal governo Trump lo scorso anno.
Il rischio è particolarmente alto per i processi produttivi a 14 nm e inferiori, dove l’uso di materiali magnetici e conduttivi a base di terre rare è indispensabile per garantire precisione e stabilità nei sistemi di litografia EUV.

TSMC ha già avviato una diversificazione attiva delle fonti di approvvigionamento, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza dalla Cina entro i prossimi anni. Australia e Canada figurano tra i Paesi più promettenti per l’estrazione, mentre la Malesia ospita il più grande impianto di raffinazione non cinese, il Lynas Advanced Materials Plant, di proprietà dell’australiana Lynas Rare Earths Ltd. Il governo statunitense ha inoltre proposto un piano da 2 miliardi di dollari per costruire una catena di fornitura interna e sostenere nuovi progetti minerari.
Sfortunatamente, però, raggiungere il livello quantitativo e qualitativo della produzione cinese rappresenta un'impresa ardua, oltre che lunga in termini di tempo. Secondo Hou, la transizione verso fornitori alternativi sarà graduale, poiché ogni nuovo partner dovrà superare rigidi processi di qualifica e certificazione, cruciali per garantire la compatibilità con i nodi produttivi a 3 nm, 5 nm e futuri 2 nm.

Per TSMC, che fornisce chip a NVIDIA, AMD, Apple e Qualcomm, la priorità resta assicurare il livello di qualità fornito finora nelle produzioni ad alte prestazioni, settore chiave per AI, cloud computing e dispositivi mobili di fascia alta.
Secondo alcuni osservatori statunitensi, il raggiungimento dell'autonomia industriale nell'ambito delle terre rare richiederà tra i 5 e i 10 anni. Questo significa che se la Cina dovesse chiudere i rubinetti, il rischio di una crisi industriale sarebbe più concreto di quanto si pensa.










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12 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoLa Cina ci tiene letteralmente per gli zebedei e continuerà a farlo per diverso tempo!
Come al solito, tutto delegato ai cinesi perché il fine ultimo era ed è risparmiare sui costi per massimizzare i guadagni, a discapito dell'ambiente ... se non è pura ipocrisia occidentale questa.
Sarebbe giunto il tempo che America in primis ed Europa poi si assumessero i costi di questa trasformazione.
secondo me il telefono bisogna prenderlo per estrarne le terrerrare
non uno solo ovviamente, ma tutti quelli mandati in discarica con hardware di ogni tipo, o in medio oriente per disfarsene
Il riciclo costa tanto, per questo NOI non lo facciamo.
A meno che non lo deleghi a qualche altro paese senza vincoli sull'inquinamento ( o con i vincoli ma senza controlli ) e manodopera a basso costo, ossia in buona parte sempre alla Cina.
A meno che non lo deleghi a qualche altro paese senza vincoli sull'inquinamento ( o con i vincoli ma senza controlli ) e manodopera a basso costo, ossia in buona parte sempre alla Cina.
va bene, ma secondo me se la situazione si restringe ad un punto critico si potrebbero pentire di avere mandato tutta quella spazzatura hw altrove
non si parla ovviamente di quantità trascurabili...
non si parla ovviamente di quantità trascurabili...
Quindi tutti quelli che non sono allineati con la Cina farebbero bene ad investire su catene logistiche alternative e puntare a ridurre a livelli accettabili la dipendenza da export cinesi.
Non solo per le terre rare, basta vedere come con Nexperia come ritorsione contro il governo olandese hanno bloccato tutta la produzione di Nexperia dalla Cina verso TUTTE le aziende non cinesi (non solo quelle olandesi o europee, anche giapponesi ecc.).
il "telefono" lo ha preso Trump*
Quindi tutti quelli che non sono allineati con la Cina farebbero bene ad investire su catene logistiche alternative e puntare a ridurre a livelli accettabili la dipendenza da export cinesi.
Non solo per le terre rare, basta vedere come con Nexperia come ritorsione contro il governo olandese hanno bloccato tutta la produzione di Nexperia dalla Cina verso TUTTE le aziende non cinesi (non solo quelle olandesi o europee, anche giapponesi ecc.).
*e
https://www.ansa.it/sito/notizie/mo...eed80f787b.html
magari in questo periodo, poco tempo, ci si potrà armeggiare per sfruttare depositi non cinesi, dove era? in Norvegia o Svezia che ci sarebbe possibilità di rifornimento (non so quanto esteso)
in Africa la Cina, come una colonia, ugualmente a Europa e USA trova modo di estrarre e impadronirsi, ma non sono aggiornato,
dico solo per evitare le solite questioni "Occidente sfruttatore";
certo la Cina sta dotando i paesi africani interessanti, per il suo tornaconto, di strutture di trasferimento e di quanto collegato...
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