Il governo taiwanese toglie il veto: TSMC può produrre chip a 2 nanometri all'estero
J.W. Kuo, Ministro degli Affari Economici di Taiwan, ha dichiarato che TSMC è autorizzata a produrre con le sue prossime tecnologie a 2 nm negli impianti al di fuori di Taiwan.
di Manolo De Agostini pubblicata il 14 Gennaio 2025, alle 09:31 nel canale ProcessoriTSMC
Pochi mesi fa J.W. Kuo, Ministro degli Affari Economici di Taiwan, disse che TSMC non poteva trasferire i suoi processi produttivi più avanzati al di fuori dei propri confini, in quanto lo vietava un'apposita legge che sanciva che l'attività estera doveva essere due generazioni meno avanzata rispetto a quella nazionale. Un "Silicon Shield" necessario per garantire a Taiwan di mantenersi tecnologicamente fondamentale per le nazioni alleate, chiamate a difenderla in caso di attacco.
Come riporta il Taipei Times, però, quel vincolo sembrerebbe venuto meno. Il ministro, infatti, ha dichiarato che TSMC è autorizzata a produrre con le sue prossime tecnologie a 2 nm negli impianti al di fuori di Taiwan. Al momento, TSMC ha progetti in merito solo per il polo produttivo statunitense a Phoenix, ma l'orizzonte è un generico "entro il 2030".

"Queste erano le regole di una volta. I tempi sono cambiati", ha detto Kuo durante una conferenza. "Le aziende private dovrebbero prendere le proprie decisioni commerciali in base al proprio progresso tecnologico. Il principio di base è che le aziende possono trarre profitto dai loro investimenti all'estero. TSMC sta costruendo fabbriche negli Stati Uniti con l'obiettivo di servire i suoi clienti americani, dato che il 60% dei progettisti di chip al mondo ha sede negli Stati Uniti".
TSMC ha iniziato a produrre chip con processi della famiglia N4 (4nm) presso la Fab 21 Phase 1 in Arizona. Il secondo stabilimento si concentrerà sui processi a 3 e 2 nanometri, il primo con transistor FinFET e il secondo con transistor GAAFET, a partire dal 2028. La terza fabbrica realizzerà chip con processi a 2 nm o più avanzati entro il 2030.
Il ministro ha anche parlato dei potenziali cambiamenti nelle politiche commerciali degli Stati Uniti con l'insediamento di Donald Trump. Kuo ha sottolineato le forti capacità tecnologiche di Taiwan e ha detto di aspettarsi un impatto minimo sugli esportatori taiwanesi, che stanno guadagnando dalla guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina.
Molte aziende taiwanesi, infatti, stanno prendendo il posto dei fornitori cinesi nell'opera di soddisfare le realtà statunitensi. Il ministro ha anche minimizzato l'impatto a lungo termine delle possibili politiche di Trump, sostenendo che la sua presidenza è limitata a quattro anni, il che riduce la sua potenziale influenza sul commercio globale.










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6 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoDecisamente NO
Fossi in Taiwan, qualche fuoco d'artificio radioattivo, lo farei...da tenere lì, per capodanno.
Degli USA meglio non fidarsi (vedasi il trattamento "subito" dall' Argentina nella guerra delle Falkland)
O forse sono stati gli Americani a ricattare la protezione in cambio delle tecnologie top...guarda caso i 2nm "esteri" usciranno proprio dagli USA...
Non penso, agli americani interessano due cose:
- avere a disposizione/controllo della tecnologia più avanzata
- tenere lontano il più possibile i Cinesi da suddette tecnologie
Con questa autorizzazione Taiwan perde il vantaggio del primo punto, ma non cambia nulla per il secondo punto
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