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Senior Member
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E che fanno i soldati, mangiano i pesci del Tigri?
Da corriere.it
Fed, riunione con sospetti e accuse E Mussi: siamo la Nuova Babilonia Marini: siete per il no [al rifinanziamento] ma senza ritiro. E che fanno i soldati, mangiano i pesci del Tigri? ROMA - Piero Fassino scende le scale della commissione Difesa di Palazzo Madama per raggiungere il tavolo della presidenza. Francesco Rutelli, che quelle stesse scale sta salendo, fa per dargli una pacca sulla spalla, ma con uno scatto repentino il segretario Ds si scansa, e senza neanche guardare in faccia l’alleato tira dritto. In quello stesso momento Franco Marini commenta con dovizia di aggettivi, sostantivi e maleparole le affermazioni pronunciate dal capogruppo della Margherita Willer Bordon: «Ma che c... dici, stai facendo un gran casino, sei proprio uno...». Scene da Nuova Babilonia (così è stata ribattezzata dal ds Fabio Mussi la Fed e il soprannome è già in voga nel centrosinistra). Scene da una sala che ribolle di umori e malumori. Per dirla alla maniera del senatore Giovanni Crema, dello Sdi, «si comincia in vacca e si finisce peggio». Parte subito Rutelli, schiaffeggiando (per carità, solo metaforicamente) il capogruppo Ds Gavino Angius che ha appena riassunto la posizione della Fed. «Una sintesi impropria». Poi tocca a Marini. «Voi - osserva - volete votare "no" ma non volete il ritiro dei soldati: e che fanno quelli senza soldi, mangiano i pesci del Tigri?». Qualcuno lì dentro inizia a chiedersi: «Perché Angius ha voluto aprire l’assemblea ai giornalisti?». «È un esercizio di democrazia che rasenta il masochismo», ironizza il senatore ds Lorenzo Forcieri. Nel frattempo Rosy Bindi commenta da fondo campo: «Il punto di sofferenza è in casa nostra, nella Margherita: si vuole dimostrare che la maggioranza dei nostri gruppi parlamentari non sta con Prodi». Sul palco della presidenza ora c’è Ugo Intini. «I curdi - spiega - non sono iracheni, quindi la percentuale dei votanti in quel Paese è stata più bassa di quella ufficiale». «Che fa? Sottrae i curdi?», chiede il diessino Alessandro Maran. Ora tocca a Gerardo Bianco, che fa presente ai Ds: «È contro la logica dire che si vota no e non si vuole il ritiro». Enrico Morando e Fassino tentano di dargli una risposta. Dice il primo: «Si potrebbe votare qui contro il ritiro e in aula per il no». Bianco strabuzza gli occhi. «Noi - confessa Fassino - abbiamo chiesto in tutti i modi agli esponenti del governo di venire in Parlamento e di indicare le loro intenzioni, ci sono stati anche dei contatti. Ma non vogliono. E allora che volete che facciamo noi?». Luciano Violante, appollaiato in ultima fila smania: «Basta chiudiamola qui». Ha capito che la situazione è diventata ingestibile. Ma lì si apre. Parla Rutelli, chiede un ordine del giorno parlamentare, nonché una linea di politica estera della Fed. Visto che c’è se la prende con Castagnetti, che vuole votare "no" come Bertinotti. Fassino sbatte le ciglia, ripetutamente. Bordon fa distribuire i documenti preparati: «Stanno venendo consegnati», si impappina. Angius invece è calmissimo e finalmente fa un po’ di chiarezza: «Il mio timore - dice - è che se presentiamo un documento poi lo presenta anche la sinistra e ci dividiamo». «Ma non avevamo detto che non eravamo subalterni a Bertinotti?», urla dal fondo un parlamentare piuttosto ingenuo. Riparla Bindi. Il solitamente compassato Enrico Micheli intona un polemico «uh uh». Fassino si consulta con i colleghi dei Ds. Prima dà torto a Rutelli, poi gli dà ragione, infine di nuovo torto. «Perché gioca a dividere?», si lamenta. Ora si vota (e Fassino non vota la proposta di Rutelli). Arturo Parisi è felice: «Rutelli è in minoranza», dice a un compagno di partito. Questo vale per la Fed. Per quanto riguarda la Margherita, invece, accade che finiscano in minoranza Bordon e Castagnetti perché molti parlamentari di quel partito hanno seguito Rutelli e Marini. In fondo, l’assemblea di Nuova Babilonia è stata anche un mini congresso della Margherita, come ammette l’andreottiano di rito mariniano Peppe Fioroni. E c’è già chi dice che uno dei due capigruppo potrebbe saltare. La coda finale di questa partita si gioca altrove. Prodi dà del "rametto" d’Ulivo a Rutelli. «Non sono parole da leader», si sfoga con i suoi il presidente della Margherita. Ma tocca all’alleato Bertinotti tirare le somme dell’assemblea: «Il "no" della Federazione - dice il leader di Rifondazione - è un atto dovuto». |
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Senior Member
Iscritto dal: May 2001
Messaggi: 992
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No, pare che facciano cose utili:
«Mai fatte azioni di guerra, qui in missione di pace» DAL NOSTRO INVIATO CAMP MITTICA (Nassiriya) - Seduto al tavolo di lavoro nel suo ufficio del fortino coloniale fatto costruire da Saddam, il Brigadier generale Giovan Battista Borrini è un bersagliere schivo nato in Umbria, che della pubblicità non si interessa. La maniera più sicura per fare andare sulle furie il mite generale, che da dicembre ha la responsabilità del contingente multinazionale guidato dall’Italia, è mettergli sotto gli occhi i discorsi di chi sostiene (di solito senza neppure esserci stato) che in Iraq la missione delle nostre truppe non è di pace ma di guerra, e che a Nassiriya i nostri soldati sono impegnati soprattutto a proteggere se stessi. «Io mi arrabbio - replica Borrini - non per me che sono uno solo, ma perché qui ci sono 3800 persone che stanno lavorando seriamente e non meritano di essere trattate in questo modo». Come stanno allora le cose, comandante? «Ecco qui. Questa tabella è la matrice di sincronizzazione delle attività della giornata. Esca a controllare. Ecco i nomi con le cifre. Piave, El Alamein, El Mechili. Queste sono le pattuglie di bersaglieri, uomini e donne, che fanno intelligence per prevenire il terrorismo e la criminalità comune. Vanno a perlustrare tutti i giorni un territorio grande quanto l’Umbria, a distribuire aiuti, a ricostruire le scuole, le infrastrutture, gli ospedali». Quanto personale impegna il contingente in questa attività di vigilanza e umanitaria? «In questi giorni, a parte le ricognizioni aeree con i Predator e i Pointer senza pilota e gli elicotteri del 6°Roa dell’Aeronautica, usiamo i ruotati leggeri protetti VMP e le blindo, intorno a 700 persone e circa 40 pattuglie. Se però la situazione lo richiede, saliamo anche a 70 pattuglie e a oltre 1000 fra soldati e carabinieri in perlustrazione. E io domando: ma in Italia, nella provincia di Perugia, ci sono 70 pattuglie in giro in un giorno? Penso di no». Fino a che distanza vi spingete dalla base? «Giriamo in lungo e in largo tutta la zona di nostra competenza per un raggio di oltre un centinaio di chilometri. Non credo che sia necessario perlustrare da Qal at Sukkar nell’estremo nord fino a Suq Ash Shuyukh, in mezzo alle paludi nel sud est, per difendere noi stessi». In questa regione del Dhi Qar controllata dall'Italia le elezioni sono state un gran successo. Come mai se ne è parlato così poco? «Vede, a me di quello che la gente dice interessa relativamente. Mi importa invece che la missione - che è di pace e lo ripeto - sia portata a termine con criterio e onestà. Il nostro mandato qui non è di combattere una guerra, nel qual caso dovremmo mitragliare già in partenza tutto quello che si muove e può rappresentare una minaccia. Mentre, e forse questo in Italia la gente non lo sa, noi per pattugliare non facciamo uscire i carri armati e i Dardo ma i mezzi più leggeri. E io ai nostri, al di là delle regole di ingaggio, ho ordinato "quando ci sono donne e bambini non sparate"». La mancanza di incidenti, mentre tutti si aspettavano il contrario, per lei è stata una sorpresa? «Durante la settimana elettorale ci sono stati 3 soli feriti per un incidente su 11.000 fra poliziotti e militari che hanno lavorato 5 giorni sul terreno. Per rispondere alla domanda, se nel Dhi Qar si è votato nella calma più assoluta, la ragione è che abbiamo lavorato bene coordinandoci con le forze irachene. La Italian Joint Task Force , per le elezioni, ha schierato nelle campagne 1100 uomini mentre un Predator senza pilota volava in ricognizione di continuo, con i carabinieri di Nardone concentrati a Nassiriya e i Falchi dei Carpazi romeni a sud». Conseguenze politiche del voto? «I miei hanno fatto possibili scenari, che vanno da quello di guerra civile a quello di tranquillità. Noi abbiamo indicatori e sensazioni per cui lo scenario di relativa tranquillità sembra di gran lunga il più probabile». Pericoli di islamizzazione dovuta all’influenza dell’Iran? «Non nell'immediato. Certo, a Nassiriya non si può ignorare la presenza di elementi iraniani, ma non penso che l’Iraq abbia grande propensione a una forma di governo teocratico». |
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#3 |
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Senior Member
Iscritto dal: Nov 2001
Città: Padova
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sarà... ma se sono cosi utili, perchè non ci hanno mai fatto vedere una qualsiasi della loro attività? con tutti i giornalisti che hanno nel campo bunker da dove escono solo per le ronde?
quando sento giovanardi che dice che se ce ne andiamo dall'iraq questo precipiterebbe nell'inferno del terrorismo mi chiedo come è possibile dato che solo gli americani dovrebbero avere 4 volte gli uomini, per loro dichiarazione, per controllare un minimo il paese...
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#4 |
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Senior Member
Iscritto dal: May 2001
Messaggi: 992
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L'ONU chiede di andare ed aiutare, non di tornare.
Questo il testo integrale dell'articolo del Segretario generale dell'Onu, Kofi Annan, pubblicato sabato scorso dal Washington Post e disponibile anche sul sito delle Nazioni Unite. "Il 30 gennaio scorso il buon successo delle elezioni irachene ha creato un'entusiasmante opportunità. È estremamente importante che il processo di transizione in Iraq diventi un autentico successo, e sono determinato a far sì che le Nazioni Unite rivestano un ruolo di primo piano nell'aiutare il popolo iracheno a conseguire questo obiettivo. Al tempo stesso, tuttavia, è opportuno che tutta la comunità internazionale, che si è bruscamente divisa sulla questione irachena, ammetta ora che noi tutti condividiamo un unico obiettivo: aiutare l'Iraq a procedere dalla linea di partenza, le elezioni portate a termine con successo, verso un futuro pacifico, prospero e democratico". "Le cicatrici che le divergenze del passato hanno lasciato possono anch'esse trasformarsi in opportunità. Proprio perché le Nazioni Unite non si accordarono su qualche precedente azione intrapresa in Iraq, adesso godono di quell'indispensabile credibilità, e anche della possibilità di dialogare direttamente con le varie compagini irachene che devono allearsi e confluire insieme nel nuovo processo politico, se si vuole che la pace prevalga. È giunto il momento per noi di fare ricorso a tale risorsa". "Voglio cogliere questa opportunità e intendo incoraggiare la comunità internazionale a mettersi al fianco dell'Iraq per mezzo delle Nazioni Unite. Nessuno può esimersi dal commuoversi davanti alla manifestazione di coraggio degli iracheni che si sono recati a votare. L'Onu è fiera dell'assistenza che è stata in grado di dare loro, sia sviluppando la base politica necessaria alle elezioni, sia occupandosi dei preparativi tecnici. Noi abbiamo anche contribuito a redigere la legge elettorale e a formare la Commissione Elettorale Indipendente che si è occupata delle elezioni. Una squadra Onu composta da una cinquantina di esperti elettorali delle Nazioni Unite, dislocati a Bagdad, Amman e New York, ha aiutato la Commissione". "Le Nazioni Unite hanno istruito i membri della Commissione e svariate centinaia di altri scrutatori e addetti ai seggi che a loro volta ne hanno istruiti altri migliaia. Nella preparazione di tutto questo processo siamo sempre stati disponibili e collaborativi. Credo che potremo parimenti essere d'aiuto anche nella prossima fase, quella in cui verrà redatta la costituzione. Anche in questo caso il nostro aiuto dovrà essere di natura pratica e politica". "Politicamente il mio rappresentante speciale, Ashraf Jehangir Qazi, è impegnato nel tentativo di porgere la mano a quei gruppi, essenzialmente i sunniti, che pur non avendo preso parte alle elezioni sono decisi a perseguire i loro obiettivi tramite la negoziazione pacifica e il dialogo. È di cruciale importanza che tale tentativo sia coronato da successo. Alcuni gruppi sono amaramente risentiti per l'occupazione e ritenendo di essere stati esclusi dal processo politico. E' quindi necessario compiere qualsiasi sforzo per includere anche loro. Quanto più ampio sarà il quadro politico iracheno che si riuscirà a configurare, tanto più solide saranno le opportunita' di successo. La nuova Costituzione sarà, come è giusto, una Costituzione irachena e saranno gli iracheni a deciderne la fisionomia. Ma se chiederanno qualche consiglio, come immagino che faranno, l'Onu avrà sufficienti conoscenze ed esperienze per poter essere loro utile". "Una volta pronta la bozza della Costituzione, in ottobre si procederà a un referendum con il quale si offrirà ad ogni iracheno l'opportunità di pronunciarsi su di essa. Potremmo aspettarci pertanto di collaborare con la commissione elettorale all'organizzazione del referendum e delle successive elezioni parlamentari, proprio come abbiamo fatto in occasione delle consultazioni del 30 gennaio e come continuaniamo a fare, controllando e conteggiando i risultati". "Potremo anche fornire assistenza ai nuovi ministri. Molte persone sembrano ritenere che poiché per motivi di sicurezza in Iraq abbiamo soltanto 200 membri del nostro staff internazionale (tre quarti sono agenti), le Nazioni Unite non siano effettivamente presenti e attive in Iraq. Ciò è sbagliato: anzitutto perché le Nazioni Unite hanno molti dipendenti iracheni e poi perché molto del lavoro di consulenza, addestramento, coordinamento e modalità di raccolta fondi può essere svolto fuori dal paese. Di fatto circa 23 agenzie, fondi e programmi Onu stanno lavorando insieme per coordinare gli aiuti internazionali e per contribuire alla ricostruzione del paese. Finora sono stati approvati e finanziati 46 progetti, per un totale di 494 milioni di dollari". "A Bassora, per esempio, il programma di sviluppo delle Nazioni Unite sta offrendo il corrispettivo di 15 milioni di dollari in parti di ricambio per rimettere in sesto la centrale elettrica di Hartha. Analoghi progetti sono in programma per le centrali elettriche di altre città irachene, mentre gli ingegneri del Ministero ell'Elettricità si stanno addestrando in Giappone grazie ad un programma congiunto finanziato dal Giappone e dal Belgio. A Fallujah un gruppo guidato dall'Unicef ha distribuito circa 7 milioni di litri di acqua potabile ad oltre 70.000 persone che hanno dovuto lasciare le proprie abitazioni in conseguenza dei recenti scontri". "Tutte queste attività sono finanziate dall'International Reconstruction Found Facility, che le Nazioni Unite hanno istituito insieme alla Banca Mondiale. Finora 24 Paesi donatori si sono impegnati a contribuire con un miliardo di dollari. Dobbiamo onorare questo impegno e controllare che il denaro sia investito opportunamente. Questo aiuterà gli iracheni a migliorare la loro vita di tutti i giorni in molti modi concreti". "Non pretendiamo che tutto ciò sia facile: l'Iraq è una regione del mondo molto complessa, con una storia alquanto turbolenta. Ha una società variegata, nella quale alcuni gruppi vorrebbero evitare a qualsiasi costo un esito democratico. Ritengo tuttavia che con l'aiuto internazionale una simile società possa, attraverso le istituzioni democratiche, costruirsi un futuro stabile e prospero. Questa speranza e questa visione offrono a noi una concreta opportunità di ricominciare insieme a sostenere il popolo iracheno nella sua grandiosa esperienza. Il Consiglio di Sicurezza ci ha conferito il mandato per metterci alla guida di questo sforzo comune di collaborazione. E questo noi intendiamo fare". |
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#5 | ||
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 1999
Città: Milano
Messaggi: 240
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io ho visto che hanno rimesso in piedi una rete idrica per l'acqua potabile,hanno riavviato 12 scuole dotandole anche di materiale didattico,e addestrano giornalmente la polizia locale in modo da poter diventare autosufficente. Quote:
guarda che un conto è non avere gli uomini per debellare i guerriglieri e i terroristi in una guerra di mordi e fuggi e rimani nascosto,un conto è il numero di uomini necessario per impedire a questi di prendere il potere. cioe' se non si riescono ad afferrare questi concetti... pur di affermare una posizione si arriva a pensare che i soldati italiani sono la a cazzeggiare o falciare col mitra civili(non so quale avevi in mente delle due),e a inventarsi che senza i soldati occidentali la guerriglia terrorista oggi all'opera non riuscirebbe a prendere il totale controllo(e chi li fermerebbe??) mah..
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"Primo Ministro Ombra della Setta dei Logorroici - Quotatore Atipico - Cavaliere della Replica Instancabile" |
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#6 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Apr 2000
Messaggi: 433
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Re: E che fanno i soldati, mangiano i pesci del Tigri?
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anche Castagnetti sotto Bertinotti
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#7 | |
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Iscritto dal: Jan 2003
Città: Roma Status:Coglione
Messaggi: 134
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Re: E che fanno i soldati, mangiano i pesci del Tigri?
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Oggi sono così... E allora continuo, fra il serio e il faceto: Se ce ne andassimo in Iraq regnerebbe nel caos. Perché, ora cosa c'è? Pensavo che andarcene fosse la cosa migliore. Ma se è d'accordo anche Marini mi viene qualche dubbio... Buona giornata, và....
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La mia firma aveva un senso quando la maggior parte dei miei post erano nelle sezioni OT. Ora ne dovrei pensare un'altra. Comunque me la sono messa da una parte con la speranza di poterla ripristinare... |
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#8 | |||||
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Senior Member
Iscritto dal: Feb 2001
Città: a casa mia
Messaggi: 900
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Anche mio padre nell'orto si arma di fucile per uccidere i parassiti... Già l'inizio promette poco bene. Mi permetto di mettere in risalto solo alcuni punti, che mi hanno dato un pò di fastidio. Quote:
Spero proprio che sia una svista (marchiana) di chi ha compilato l'articolo. Quote:
Cifre reali: 3% delle spese serve alla cooperazione, il resto per mantenere operativo il contingente. Perchè tutta quest'enfasi su aspetti di gran lunga minimi della loro attività? Forse perchè sono quelli che possono fare più presa nell'opinione pubblica? Se fosse così fondamentale l'opera di aiuto alla ricostruzione perchè non vi si destina una parte maggiore di stanziamenti? Quote:
Si è vero, QUI in Italia abbiamo un problema criminalità diffusa in alcune zone del paese. Di certo non si risolve solo con i militari. Ma noi cosa facciamo? Andiamo in Iraq. Quote:
Ciao Federico |
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#9 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Dec 2001
Messaggi: 1009
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Flisi, come al solito attento ed acuto Vorrei mettere l'accento, come giustamente hai fatto notare, su quanti, di quei 700 mln di euro per finanziare la missione, se ne vanno in aiuti umanitari e quanti nel finanziamento diretto per uomini e mezzi. Credo che questo sia un diritto di tutti noi, cittadini italiani. Eppure non ci viene comunicato. Perchè? A nessuno interessa? Ciao |
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#10 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Apr 2000
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#11 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Feb 2001
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Ma mi sto impegnando anche se i risultati sono pochi. Ciao Federico |
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#12 | |||
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Senior Member
Iscritto dal: Nov 2001
Città: Padova
Messaggi: 1638
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Io parlavo dei telegiornali... nemmeno Fede ha fatto vedere queste fantomatiche opere. Detto questo, anche se le hanno fatte, e sarebbe sempre una cosa utile e buona... il problema è: è utile la presenza dei nostri soldati dato che per loro stessa ammissione si muovono solo quando necessario dalla base-bunker fuori città?!? Quote:
Quote:
Io non ho mai pensato che siano li a falciare civili o altre idiozie. Ho solo detto che dubito che una missione del genere con un numero limitato di soltati sotto il controllo americano aiuti l'iraq ad uscire dalla guerra civile, che è già tale ma che nessuno dei paesi occupanti ammetterà mai. Sbaglio?!?
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#13 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Apr 2000
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Inoltre non mi pare che a Nassiriya gli italiani stiano facendo guerra e gli unici a cui danno veramente fastidio sono terroristi. Oggi Chalabi sul sito del corriere ha risposto a questa domanda: "E’ soddisfatto della scelta italiana per la conferma del mandato? «Sì. Non si è ceduto al ricatto terrorista. Noi siamo grati agli italiani. Nella regione di Nassiriya stanno svolgendo un lavoro insostituibile e necessario. Tra l’altro, è anche grazie a loro che le elezioni del 30 gennaio in quella regione si sono svolte in modo regolare». http://www.corriere.it/Primo_Piano/C.../chalabi.shtml La posizione assunta dalla Fed non credo siano molti a capirla. E lo testimonia l'articolo e l'appellativo "Nuova Babilonia" che Mussi ha datto alla Fed su questo problema.
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#14 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 1999
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cmq ho visto foto su quotidiani,e anche servizi al tg che mostravano i nostri soldati all'opera. usi il termine fantomatiche opere? quindi tu non ci credi tanto,che abbiano riaperto 12 scuole,che abbiano rimesso in piedi una vasta rete d'acqua potabile,e che stiano aiutando i poliziotti iraqueni ad imparare a cavarsela?
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Tanto poco un uomo si interessa dell'altro, che persino il cristianesimo raccomanda di fare il bene per amore di Dio. (Cesare Pavese) "Sono un liberale di destra, come potrei votare uno come Berlusconi?" Marcello Dell'Utri, fondatore del partito Forza Italia, è stato condannato per mafia. |
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non sei daccordo o purtroppo?
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#18 |
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è vero.
oggi le cose esistono per la gente unicamente per la rappresentazione mediatica che hanno. purtroppo. purtroppo perche' questo è spesso lontano da una lettura "vera" della realta'. se non sei daccordo,perche' te ne dispiaceresti che il metodo diffuso è questo?
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#19 | ||
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#20 | |||
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Mi ripropongo di informarmi, ma per adesso non esprimo commenti su ciò che non ho chiaro. Ciao Federico |
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