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Old 27-02-2009, 17:09   #1
zerothehero
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50 milioni di disoccupati in più nel 2009, est europa a rischio default

NEW YORK (USA) - La crisi economica avrà effetti terribili soprattutto sul fronte dell'occupazione. Se l’economia continuerà a peggiorare si rischiano oltre 50 milioni di disoccupati in più quest’anno in tutto il mondo, rispetto ai livelli del 2007. A lanciare l’allarme è l’International Labour Organization, ente delle Nazioni Unite che ha pubblicato il suo rapporto annuale sulle tendenze nel mercato del lavoro. Si prevede un «drammatico aumento» sul numero dei senza lavoro, che si ripercuoterà prevalentemente sulle fasce più povere e vulnerabili.

SCENARIO - Lo scenario di base dell’Ilo è che nel 2009 il numero di disoccupati aumenterà tra 18 e 30 milioni a livello mondiale, paragonato rispetto ai livelli del 2007. «Ma per oltre 50 milioni se la situazione continuerà a peggiorare». In questa ipotesi «qualcosa come 200 milioni di lavoratori, prevalentemente nelle economie in via di sviluppo, potrebbe finire nella povertà estrema», si legge. «Il nostro messaggio è realistico, non allarmistico», sottolinea in un comunicato il direttore generale dell’Ilo, Juan Somavia. «Ci troviamo di fronte a una crisi globale del lavoro. Le implicazioni per la sicurezza e la politica sono allarmanti. Molti governi ne sono consapevoli e stanno agendo, ma per evitare una recessione sociale a livello globale serve più coordinamento internazionale». Le previsioni dell’Ilo sono basate sulle stime dello scorso ottobre dell’Fmi, che per il 2009 indicavano un aumento del tasso di disoccupazione mondiale al 6,1 %, dal 5,7 % del 2007. Peraltro proprio oggi l’istituzione di Washington ha rivisto in peggio le sue previsioni sull’economia mondiale.
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Old 27-02-2009, 17:14   #2
zerothehero
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DAVOS - Lo spettro del default dell'Europa centro-orientale bussa alla porta del summit di Davos, guidato alla 39° edizione dallo svizzero-tedesco Klaus Schwab. Un timore che si somma all'esposizione delle maggiori banche occidentali , il cosiddetto G-9 del credito, dal numero complessivo dei partecipanti che chiedono a Bruxelles e alla Bce di aiutare non solo i nuovi entranti, ma anche i candidati alla Ue come Serbia e Ucraina. Si teme che, nel caso si verificassero dei fallimenti nell'Europa centro-orientale, a pagare sarebbero proprio gli istituti di credito occidentali, già provati dai mutui subprime.

Evitare di aprire un secondo fronte della turbolenza a Est, quello dei Paesi con forti deficit delle partite correnti, l'arco della crisi che va dai Baltici, attraversa l'Ungheria, si inserisce nei Balcani e giunge fino alla Turchia, è uno dei compiti strategici che banchieri, politici e rappresentanti delle organizzazioni internazionali, affronteranno nei lavori di Davos.

A spingere per un piano di aiuti che coinvolga anche l'Ucraina e la Serbia sono nove colossi del credito occidentale coinvolti a Est: Raiffeisen ed Erste Bank per l'Austria, Unicredit e IntesaSanPaolo per l'Italia, Société Générale per la Francia, Kbc per il Belgio, Bayer Landesbank per la Germania, Swedbank per la Svezia, Efg Eurobank per la Grecia. I costi dell'operazione non sarebbero enormi, rispetto agli aiuti che si stanno formalizzando in Europa per le banche, visto che il Pil dell'ex Europa comunista vale 740 miliardi di euro e quello dell'Europa del Sud-Est solo 270 miliardi, meno dei 290 miliardi dell'Austria.

I crediti concessi però dalle banche austriache sui Paesi dell'Est, sono pari al 68% del Pil e quindi potrebbero esserci problemi seri di tenuta di bilancio pubblico nel cuore dell'Europa nel caso in cui la situazione in quei Paesi dovesse ulteriomente peggiorare.


Così il Ghota mondiale del capitalismo riunito nel villaggio svizzero per «ridare forma al mondo dopo la crisi peggiore dai tempi della Grande Depressione del '29» discuterà di come evitare che il contagio si propaghi ai Paesi in transione dell'Est. Le Borse di Mosca, Polonia, Reubblica ceca e Ungheria sono scese del 15% da inizio anno e le monete hanno perso il 12 per cento. I pagamenti di debiti in valuta stanno mettendo a rischio la tenuta dei Paesi della regione al punto che l'Fmi è dovuto intervenire a favore di Budapest e Kiev.

Domani a Davos, alla sessione dedicata alla Governance economica europea con il presidente della Bce Jean-Claude Trichet, il ministro italiano dell'Economia, Giulio Tremonti, il premier polacco, Donald Tusk, il primo ministro svedese Fredrick Reinfeldt e il premier lettone Valdis Zatlers si discuterà proprio di come molte di queste economie possano ripagare il loro debiti in un momento di difficoltà di accesso al credito.

Il servizio ricerche della Deutsche Bank ha calcolato che la somma di deficit delle partite correnti dei Paesi dell'Europa centro-orientale è pari al 18% del Pil contro appena l'8% dell'Asia e dell'America Latina. Un dato allarmante soprattutto dopo le difficoltà slovene sulla possibile «crisi di liquidità».

C'è di più. La Russia, secondo l'Ing Financial Markets, deve rinnovare debiti per 500 miliardi di dollari, l'Ucraina per 30 miliardi e l'Ungheria per 15 miliardi di dollari. A questo punto i pericoli di default di rischio sovrano aumentano mentre i cds, i credit default swaps, l'indice che misura la solvibilità dei soggetti pubblici e privati, stanno facendo salire la febbre con l'Ucraina in fuga solitaria dal plotone di controllati speciali dai mercati.
È vero che solo i piccoli Stati come le Seychelles e l'Ecuador hanno fatto default da quanto la crisi è iniziata nell'agosto 2007, ma nessuno può escludere altre sorprese.

«Aprire i cordoni della borsa europea non è un problema - dice Bilal Hafeez, analista di Deutsche Bank - visto la forza dell'euro e visto che il defici fiscale americano quest'anno toccherrà il 10% del Pil». Wolfgang Munchau, del Financial Times, si è spinto a proporre un bond europeo per salvare un ipotetico Stato di eurozona dal default. Un'idea che potrebbe valere anche per aiutare l'Europa dell'Est e che piace a Daniel Gross del Ceps di Bruxelles secondo cui emettere bond Ue sarebbe utile in queste circostanze.

Solo la Bce, la Ue e l'Fmi hanno i mezzi per salvare i Paesi centro-europei dalle turbolenze finanziarie come avvenuto per l'Ungheria. Ma può la Bce aiutare Paesi esterni all'eurozona? A ottobre con i primi cinque miliardi di prestiti a Budapest la Bce, in coordinamento con l'Fmi, ha rotto un tabù, perché il rischio-default dei "Paesi dietro l'angolo" sarebbe catastrofici per l'Unione. Per questo alcune delle maggiori banche della Ue stanno chiedendo a Bruxelles e alla Bce di aiutare questi Paesi.

I Governi dell'Est Europa hanno gestito bene i conti pubblici ma le società private si sono indebitate in euro per finanziare la crescita. Oggi però le valute locali si sono indebolite sulla moneta unica così ora devono pagare debiti in valuta rivalutata e introiti in moneta locale svalutata. I Paesi in transizone dell'Est senza aiuti potrebbe finire come l'Islanda..



Sole 24.
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Old 27-02-2009, 17:15   #3
zerothehero
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Prime 2 vittime:


AGI) - Riga, 20 feb. - Crisi di governo in Lettonia: il primo ministro, Ivars Godmanis, ha rassegnato le dimissioni sciogliendo l'esecutivo di centrodestra dopo le forti tensioni politiche e sociali innescate dalla crisi economica globale.
Dopo quello islandese, il governo lettone e' il secondo a cadere in Europa 'vittima' della crisi finanziaria internazionale.
Il presidente, Valdis Zatlers, ha accettato le dimissioni, annunciando l'avvio delle consultazioni per formare un nuovo esecutivo. E' tuttavia probabile che il Paese vada a nuove elezioni, come auspicato anche dal leader del partito di opposizione "Nuova era", Krisjanis Karins. L'ex repubblica sovietica, entrata nell'Unione europea e nella Nato nel 2004, era stata costretta l'anno scorso ad accettare un prestito di salvataggio da 7,5 miliardi di euro da parte del Fondo Monetario internazionale.
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Old 27-02-2009, 18:12   #4
_Magellano_
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Città: dire paesino sarebbe essere generosi :asd:
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Non c'è salvezza per nessuno questa crisi non risparmia nessuno da nessuna parte,non importa essere un contadino ucraino,un pescatore greco o un torero spagnolo i problemi arriveranno anche a te.
Fra l'altro nel caso dei paesi centro-orientali europei questa crisi interrompe e fa arretrare quel difficoltoso processo di entrata a tutti gli effetti nei paesi benestanti e questo alla fine toccherà anche quelli che benestanti lo erano.
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Sampdoria o Lazio,ditemi voi chi ha bruciato di piu,la sconfitta diretta o la sconfitta morale?
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Old 27-02-2009, 20:12   #5
Macumbo
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la crisi e' tutto un trucco per togliere soldi ai risparmiatori dal loro conto..
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Old 27-02-2009, 21:13   #6
fabio80
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ma che vadano al diavolo loro e gli aiuti.... aiutare le banche è qualcosa di odioso
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Old 28-02-2009, 09:46   #7
MARCA
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Con i confini aperti qualcuno può ipotizzare tutti questi disoccupati(polacchi, cechi, slavi, romeni etc) dove andranno a cercare lavoro?


Quote:
la crisi e' tutto un trucco per togliere soldi ai risparmiatori dal loro conto..
Quale banca ti ha tolto i soldi dal conto????
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Old 28-02-2009, 11:04   #8
fabio80
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Con i confini aperti qualcuno può ipotizzare tutti questi disoccupati(polacchi, cechi, slavi, romeni etc) dove andranno a cercare lavoro?
che vadano a chiedere a chi glieli ha aperti, per quanto mi ruguarda se ne sarebbero dovuti stare fuori per almeno un altro secolo
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Old 28-02-2009, 11:17   #9
Scalor
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Con i confini aperti qualcuno può ipotizzare tutti questi disoccupati(polacchi, cechi, slavi, romeni etc) dove andranno a cercare lavoro?


Quale banca ti ha tolto i soldi dal conto????
alla prima domanda io un idea ce l'ho !

alla seconda penso che si riferisca agli interessi sul conto corrente, che anceh se erano bassi quapcosa davano ora si sono quasi praticamente azzerati.

Ultima modifica di Scalor : 28-02-2009 alle 11:22.
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Old 28-02-2009, 12:18   #10
Macumbo
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Con i confini aperti qualcuno può ipotizzare tutti questi disoccupati(polacchi, cechi, slavi, romeni etc) dove andranno a cercare lavoro?

Quale banca ti ha tolto i soldi dal conto????
come toglierli ? proposte di investimento.. rimodulazioni del contratto unilaterale..
o cosi' o pomi' come diceva un antica reklamme..
Sveglia Leute !
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Old 28-02-2009, 18:48   #11
MARCA
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come toglierli ? proposte di investimento.. rimodulazioni del contratto unilaterale..
o cosi' o pomi' come diceva un antica reklamme..
Sveglia Leute !
Sveglia lo scrivi a qualcun altro.
Se non ti sta bene il cambio unilaterale che ti fa la tua banca chiudila*, con le necessità che ci sono oggi di fare racolta hai le porte spalancate.
IWbank e Fineco sono le prime due che mi vengono in mente che danno interessi attivi, poi c'è rendimax di banca Ifis e via discorrendo.
Farti una proposta d'investimento significa toglierti i sldi dal conto??????????????
Una proposta neanche accettata ti toglie i soldi dal conto?????????????????
Ma per piacere.

*le banche sono come i fornitori, non come le mogli.
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Old 28-02-2009, 18:51   #12
fabio80
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Sveglia lo scrivi a qualcun altro.
Se non ti sta bene il cambio unilaterale che ti fa la tua banca chiudila*, con le necessità che ci sono oggi di fare racolta hai le porte spalancate.
IWbank e Fineco sono le prime due che mi vengono in mente che danno interessi attivi, poi c'è rendimax di banca Ifis e via discorrendo.
Farti una proposta d'investimento significa toglierti i sldi dal conto??????????????
Una proposta neanche accettata ti toglie i soldi dal conto?????????????????
Ma per piacere.

*le banche sono come i fornitori, non come le mogli.
sì certo, e quando anche i conti smart romodulano verso il basso gli interessi come fa chebanca cosa fai?

le banche sono puttane con la sifilide, altro che....
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Old 04-03-2009, 12:29   #13
zerothehero
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Non scherza neanche l'Irlanda...deficit-pil all'11%, debito privato di 100000 euro a testa, una banca nazionalizzata..deficit dal 40 al 68% in meno di un anno..mazza che disastro.
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Old 04-03-2009, 12:34   #14
MARCA
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Quote:
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sì certo, e quando anche i conti smart romodulano verso il basso gli interessi come fa chebanca cosa fai?
Cambi banca, l'ho già scritto.
Come detto rendimax di banca IFIS se ti appresti ti mantiene i tassi.
Inoltre si parla di tassi superiori all'euribor, quindi sempre tutto di guadagnato.

Quote:
Non scherza neanche l'Irlanda...deficit-pil all'11%, debito privato di 100000 euro a testa, una banca nazionalizzata..deficit dal 40 al 68% in meno di un anno..mazza che disastro
Ben gli sta!
Finalmente pagano la loro economia basata sulla concorrenza sleale.
Sono solo contento.
Hai i dati della Spagna?
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Old 04-03-2009, 12:35   #15
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LONDRA - «Consumata dal consumismo». La signora Mary McAleese, presidente dell'Irlanda, ha spiegato con queste parole il crollo della Tigre Celtica. Avendo alla spalle due professioni come quelle di avvocato e di giornalista, Mary McAleese, in carica ormai da una dozzina d'anni, ha saputo sintetizzare con efficacia ciò che è accaduto in un Paese considerato fino a qualche mese fa un «esempio virtuoso» per tutta quanta l'Europa. Dublino si è ritrovata, di punto in bianco, a dovere ripartire da zero: aveva scalato le classifiche delle migliori performance economiche a livello continentale (il suo Pil fino al 2007 cresceva annualmente del 7 per cento) ma, alla fine, si accorge che è stata solo una finta. Una gigantesca bolla che una volta scoppiata lascia in eredità un cumulo di macerie.

È vero, gli irlandesi negli ultimi dieci anni hanno consumato come pochi altri al mondo. Ma, in maniera speculare , si sono pure indebitati come pochi altri al mondo. «Consumati dal consumismo», analisi impietosa che calza alla perfezione. Le stime ufficiali dicono che, mediamente, ogni contribuente è oggi scoperto per 100 mila euro. La montagna complessiva, per i quattro milioni di cittadini della Repubblica, è dunque di 400 miliardi di euro. E, siccome sono soldi che non si vedranno mai più, lo Stato deve correre ai ripari perché l'effetto moltiplicatore è drammatico. Le sei banche più importanti hanno concesso mutui e prestiti come coriandoli, alimentando il sogno di un boom immobiliare che si è materializzato nella costruzione di 128 mila nuovi edifici nell'arco di un biennio (2005-2007). Un cantiere gigantesco, simbolo di un'Irlanda che si presumeva prospera e felice. Invece, gli istituti di credito sono con l'acqua alla gola. La Anglo-Irish Bank è stata nazionalizzata a metà gennaio nel giro di un pomeriggio e con un comunicato del ministero delle Finanze: «Dopo un consulto con il consiglio di amministrazione, l'esecutivo ha deciso di effettuare i passi necessari alla nazionalizzazione». Per le altre cinque banche più importanti lo Stato ha messo sul piatto, fra l'autunno e l'inverno, una decina di miliardi di euro.


Le proteste dei poliziotti a Dublino (Ap)
Una terapia d'urto per evitare il crac. Ma il pozzo è senza fine. E non passa giorno senza che il bollettino della disfatta non si arricchisca di nuovi dettagli. Persino le scorte di gas e petrolio sono di molto sotto ai livelli di guardia. Se dovesse trovarsi alla prese con una crisi energetica, l'Irlanda avrebbe autosufficienza per una cinquantina di giorni (contro i novanta suggeriti dalle istituzioni internazionali) poi si fermerebbe. Il Times di Londra ha scritto, citando uno studio del ministero dell'Energia, che il Paese «non sopravviverebbe». Discorsi teorici perché nessuno abbandonerebbe mai Dublino al suo destino (e l'Europa dà l'esempio, nonostante il referendum col quale gli irlandesi nel giugno del 2008 hanno bocciato la ratifica del Trattato di Lisbona) ma la Tigre celtica, per tornare alla metafora più in voga, ha perso gli artigli e forse qualcosa di più.

L'economia sembrava viaggiare che era una meraviglia. Dal 1995 in poi il tasso di disoccupazione era sceso da uno spaventoso 20 per cento a tassi (4,5 per cento nel 2006) di gran lunga migliori a quelli delle potenze industriali. L'innovazione e lo sviluppo non erano due parole magiche da inseguire ma, semmai, bandiere da sventolare. L'Irlanda era un motore che stava funzionando a pieno regime. «Prendete esempio», raccomandava il Fondo monetario. All'improvviso il giocattolo si è rotto, diventando il paradigma nella Ue, del terremoto globale. Alle spalle del boom nell'economia reale vi era una sconfinata palude di sofferenze finanziarie, una ricchezza più fittizia che materiale. I segnali sono comparsi all'inizio del 2008 quando i soldi non c'erano più. Se fino ad allora, con le migliori acrobazie, le banche erano riuscite a nascondere i buchi in bilancio, a quel punto la piaga si è aperta. La circolazione del credito si è interrotta, i debitori hanno dichiarato la loro insolvenza, le aziende sono asfissiate. E L'Irlanda da «esempio virtuoso» si è ritrovata ad essere la prima «malata» in Europa.

Ottobre 2008, dopo due trimestri negativi, Dublino dichiarava la recessione. La recessione per gli irlandesi equivale alla carestia, l'effetto psicologico è stato pesantissimo . Il 29 settembre la Borsa precipitava di quasi il 13 per cento. Una valanga. Le crisi hanno un percorso: l'ultimo gradino è la ricaduta sul lavoro e la società. Va in tilt il credito, si bloccano le imprese, partono i licenziamenti. La ex Tigre Celtica è stata travolta ed è nel mezzo della bufera. Il governo deve somministrare medicine amarissime: il premier Brian Cowen a metà febbraio ha presentato un piano da lacrime e sangue, due miliardi di euro da risparmiare entro il 2009, 15 entro il 2010. Dunque: per i dipendenti pubblici (compresi poliziotti, vigili del fuoco, insegnanti e spazzini) taglio medio delle retribuzioni del 7 per cento, tariffe al ribasso per i medici, riduzione dei sussidi per i figli più piccoli. Il sindacato è insorto e in piazza, cronaca della scorsa settimana, si sono visti a Dublino più di 100 mila manifestanti. Arrabbiati. «A noi portano via i soldi e alla nostra presidente?». Già, la signora Mary McAleese che, si sussurra (ma le cifre sono state pubblicate senza smentite), manterrebbe uno stipendio da 29.700 dollari al mese. Record o quasi fra i capi di Stato. La ex Tigre Celtica ha il morale davvero giù. A consolarla non bastano più la birra Guinness e il nuovo disco degli U2, mito nazionale e internazionale, appena uscito. I tempi sono cambiati. Al pub non si canta..
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Old 04-03-2009, 12:39   #16
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piove sul bagnato.

DUBLIN, Ireland — U.S. computer maker Dell Inc. announced Thursday it will slash its Irish work force and shift its European manufacturing operations to Poland in a move certain to undermine Ireland's recession-hit economy.

Dell is Ireland's second-largest corporate employer, its biggest exporter and in recent years has contributed about 5 percent to the national gross domestic product. Economists warn that each Dell job underpins another four to five jobs in Ireland.

Managers told its approximately 4,300 Irish employees that 1,900 of them _ overwhelmingly assembly-line workers _ would lose their jobs between April 2009 and January 2010.

By then, the company said, it plans to have transferred the entire Irish production of laptops and desktop computers to a new Dell plant in Poland's third-largest city, Lodz _ where labor costs are at least two-thirds lower than Dell's rates in Ireland _ and to subcontractors chiefly in Asia.

"This is a difficult decision, but the right one for Dell to become even more competitive, and deliver greater value to customers," said Sean Corkery, vice president of operations at Dell's major facility in Limerick, southwest Ireland. He personally broke the news to large groups of employees.

Corkery pledged to "treat affected employees with dignity and respect and offer them every practical support."

But employees leaving the Limerick plant expressed anger at planned layoff payments: a maximum of one year's base pay estimated at euro22,000 ($30,000) for employees with at least eight years' service.

Dell is the dominant employer in Limerick and unemployment is already higher than a soaring national rate nearing 8 percent.
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Old 04-03-2009, 12:40   #17
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anche per l'Italia..

Unicredit e Intesa Sanpaolo rischiano con la crisi dell’est


Dopo il ciclone della crisi internazionale dei derivati subprime, le banche italiane UniCredit e Intesa Sanpaolo sono di nuovo in difficoltà per il crollo di molti paesi dell’Europa orientale, area in cui i due istituti sono fra quelli occidentali più esposti (con Raiffeisen, Erste bank, Societè Générale e Kbc). A lanciare l’allarme sulla rischiosità della qualità del credito dell’Est Europa è stata l’agenzia di rating Moody’s in un rapporto pubblicato questa mattina. Così, al forte ribasso segnato ieri in Borsa dai due titoli (UniCredit -8,4%, Intesa Sanpaolo -3,19%), si aggiunge quello odierno con le due azioni che cedono, a metà seduta, rispettivamente il 7,8 e il 4,85 per cento. L’ondata di vendite parte dall’Est: la Borsa di Varsavia, appesantita dalla caduta dei titoli bancari, cede il 4,3% (Bank Pekao, controllata di UniCredit, perde il 6%). Male anche la Borsa ceca (-5,7%) e quella rumena (-5,9%).

Secondo lo studio di Moody’s, a mettere sotto pressione la solvibilità delle banche orientali potrebbero concorrere più cause: la svalutazione delle valute locali, l’ampio peso che hanno i finanziamenti esteri, l’esposizione a settori in declino a livello regionale (ad esempio il comparto immobiliare) e le difficoltà di accedere a finanziamenti. Per gli istituti orientali c’è poi un rischio legato al possibile disimpegno delle controllanti occidentali, in difesa delle attività domestiche.

Tra le italiane, dipendono dall’Europa orientale il 27,5% degli utili ante imposte di UniCredit segnati nel 2007 (il dato sale al 48,9% per Bank Austria controllata da UniCredit) e il 10,5% dei risultati ricorrenti di Intesa Sanpaolo. Questo dopo la campagna acquisti nell’Est che i due istituti hanno lanciato a partire da fine anni ‘90 (si veda tabella). Emblematico, in tal senso, il duello tra le due banche per arrivare al controllo dell’ucraina Ukrsotbank, vinto nel 2008 da UniCredit, dopo oltre un anno di trattative con Intesa.

A questo si aggiunge la revisione al ribasso dei prezzi obiettivo dei principali titoli bancari, annunciata oggi da Jp Morgan. Tuttavia, nel report gli analisti della banca americana precisano che quello sulle banche italiane è comunque un investimento «più sicuro» rispetto ai competitor europei. Nel dettaglio, il prezzo obiettivo di UniCredit è tagliato da 2,5 a 2,07 euro, Intesa Sanpaolo da 3,11 a 3 euro, Mediobanca da 9,32 a 8,22 euro e Banco popolare da 10,8 a 7,64 euro.
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Old 04-03-2009, 12:45   #18
Fritz!
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I paesi dell'europa dell'est spalleggiati dagli americani hanno bloccato svariati tentativi di dare dimensione politica alla UE. Con il loro eccessivo atlantismo vedi vicenda missili) hanno di fatto tolto ogni dimensione unitaria a una eventuale politica estera comune.

Analogamente in campo economico hanno ostacolato ogni tentativo di dare una politica economica comune. Hanno rivendicato la loro libertà di fissare in autonomia politiche fiscali che dterminavano una forte competizione con gli altri paesi. Le proposte francesi e tedesche di dare dimensione europea alla questione, son state rigettate, con sommo gaudio di UK e US.

Ora di fronte alla crisi, son senza soldi e il conto si pretende che lo paghi l'Europa occidentale. Germania in primis.

E bisonga anche leggere la stampa anglosassone (economist in primis) ieri paladini del liberismo oggi che fa comodo spiegano invece che la Germania deve pagare.

La Germania pagherà, perché tanto é inevitabile. Ma spero che Frau Merkel si organizzi per ottenere un rimborso politico salatissimo.
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Old 04-03-2009, 12:54   #19
ConteZero
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Toh, si comincia a vedere lo tsunami che arriva...

...per quel che riguarda "chi paga" penso che la Germania (e la Francia, e l'Italia per quel che può) pagheranno (l'Italia ha da offrire le uniche banche ancora un po'credibili), ma in cambio si faranno mettere nero su bianco tanti di quei trattati che costringono i vari paesi a "far quadrato" ed a "procedere per politiche comuni" che alla fine nessuno potrà muovere un muscolo senza l'approvazione dell'UE.
Noi stiamo "immezzo", fra quelli con l'acqua alla gola e quelli che ancora hanno due lire in tasca.
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Ultima modifica di ConteZero : 04-03-2009 alle 12:57.
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Old 04-03-2009, 14:18   #20
zerothehero
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Con l'allargamento si sapeva già che l'integrazione politica europea avrebbe avuto delle ulteriori difficoltà. (però ricordiamo che a bloccare nel 2005 la cd. costituzione europea fu la Francia e recentemente a bloccare il tutto è stato l'Irlanda)..infatti io continuo e continuerò a sostenere che per porre in essere un ulteriore integrazione politica è necessario fare cooperazione rafforzata di un nucleo di stati membri (magari i 6 fondatori) in una logica federativa, perchè è illusorio che gli stati dell'est dopo aver conosciuto l'indipendenza dall'Unione Sovietica pochi anni fa saranno disposti a breve a cedere quote di sovranità ulteriori alla comunità europea.
Poi entrano in gioco delle storiche diffidenze..della Polonia nei confronti della Germania e della Francia in primis.

Cmq gli irlandesi sull'ultimo trattato hanno cambiato idea..chissà perchè ..forse perchè sanno che senza l'unione europea farebbero la fine dell'Islanda?
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