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Old 06-12-2008, 23:00   #1
LUVІ
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6 dicembre 2007, acciaierie Thyssen Krupps

Un anno. E cosa è cambiato?
Oltre 1000 morti sul lavoro, quasi 3 al giorno.

http://www.repubblica.it/speciale/20...sen/index.html

I dati del 2008 sono lievemente migliori di quelli del 2007
ma ci vorrà tempo per tornare ai livelli positivi del decennio scorso
Mille e tre morti dopo la Thyssen
il lavoro in Italia rimane insicuro
Precarietà, mancanza di regole e una normativa che, dopo il Testo Unico
di Prodi, è rimasta ferma. La Cgil: "Il governo punta a non disturbare le aziende"
di MASSIMO RAZZI


ROMA - Un anno e 1.003 morti dopo, la strage della Thyssen resta lì come un atroce segnale piantato sul mondo del lavoro italiano. Dal rogo del 6 dicembre 2007 che causò la morte dei sette operai torinesi all'orribile fine (due giorni fa) del venticinquenne Matteo Bozza, schiacciato da una pressa nell'azienda cartotecnica di Verona di cui era contitolare, ci sono mille funerali, mille dolori inestinguibili e l'incapacità complessiva del Paese di uscire dal tunnel delle morti causate da lavoro.

Per continuare con i numeri (che, comunque, servono a capire) sarà bene subito chiarire che il "1003" che oggi scriviamo sulla prima pagina di Repubblica.it è un dato assolutamente ufficioso frutto della caparbia volontà di un delegato sindacale toscano, Marco Bazzoni, che ha tenuto il triste conteggio con i mezzi a sua disposizione: cioè le notizie che uscivano sui giornali, sui siti internet, sulle agenzie. Molto più ufficialmente, l'Inail ci dice che i morti sul lavoro, nel 2007, sono stati 1207 e che il trend del 2008, fortunatamente, risulta in diminuzione.

Ma il dato definitivo dell'anno che si chiude si avrà solo fra qualche mese, quando la burocrazia avrà finito i suoi conteggi. Sperabilmente si collocherà di qualche decina di unità al di sotto di quello dell'anno scorso e ci dirà, appunto, che il trend è lievemente positivo, ma che non siamo ancora sulla strada giusta. La strada, infatti, tornerà ad essere quella di un paese civile solo quando riprenderà l'andamento dei decenni scorsi: dal 1951 al 1960 la media annuale di morti sul lavoro fu di 2.519. Dagli anni '60 in poi, grazie alla crescita sociale, al cambiamento della struttura stessa del lavoro in Italia (migrazioni epocali dalle fabbriche ai servizi), alle battaglie sindacali, alla scoperta della parola "sicurezza", alla capacità di controllo del movimento operaio, il dato era sempre sceso: 2.375 morti all'anno tra il 1960 e il 1970; 1909 nel decennio '71-'80, 1.377 tra l'81 e il '90, 1.058 alle soglie del secondo millennio.

"Da lì in poi - spiega Paola Agnello Modica, segretaria confederale Cgil con responsabilità, tra l'altro, su salute e sicurezza nei luoghi di lavoro - i numeri sono di nuovo saliti". Motivo? "Ce ne sono diversi: precarietà, lavoro nero, forte e deregolato utilizzo di lavoratori migranti, sistema di appalti basato quasi sempre sul prezzo più basso e quasi mai sulla qualità, manutenzioni insufficienti, scarsa attenzione alla salute e all'antinfortunistica considerati, in fondo, costi superflui. In poche parole: un grave regresso culturale in termini di prevenzione e di attenzione alla sicurezza sul lavoro". Un regresso che, tra parentesi, costa (calcolo dell'Inail sulle conseguenze della mancata prevenzione) qualcosa come 45 miliardi di euro pari a tre punti percentuali di Prodotti Interno Lordo.

Anche gli infortuni non mortali hanno seguito andamenti analoghi: erano scesi a 711 mila all'anno nel decennio di fine secolo e sono risaliti a oltre un milione di media nei primi sette anni di questo millennio.

Insomma, se il trend, negli ultimi due-tre anni, è tornato lievemente positivo è solo perché fatti gravissimi come quello della Thyssen, un ritorno di presenza mediatica sullo stillicidio dei morti giornalieri, l'impegno di tanti delegati sui posti di lavoro e l'attenzione del governo di centrosinistra, hanno riportato il problema, se non in primissimo, almeno in primo piano. Qualcosa, in effetti, si era mosso con la legge delega 123 dell'agosto 2007 e il successivo decreto legislativo 81 (insieme fanno il Testo Unico sulla sicurezza) che l'esecutivo di Prodi riuscì ad approvare in extremis.

Da lì in poi, poco o nulla: il Testo Unico, per avere effetti, aveva bisogno di 38 decreti e atti attuativi vari: "Il governo - dice Paola Agnello Modica - non ne ha emanato neanche uno. Non solo - aggiunge - hanno peggiorato le norme su orari, appalti, precarietà e vigilanza e hanno rinviato l'applicazione delle novità sulla valutazione dei rischi nelle aziende e negli appalti. Già che c'erano hanno anche fermato il divieto di visite preassuntive. Cioè, il datore di lavoro può far visitare da un medico aziendale una persona prima dell'assunzione e il risultato, ovviamente, può essere utilizzato per decidere se prenderla o meno".

Fra i pochi provvedimenti emanati c'è quello, decisamente vessatorio sul controllo di tossicodipendenza sui lavoratori e una direttiva agli ispettori del lavoro ai quali è fatto divieto di muoversi o far partire controlli in base a segnalazioni anonime: "Ce lo vede - domanda amara Agnello Modica - un operaio che va a denunciare, con nome e cognome, una grave carenza di sicurezza in un cantiere di subappalto o in una piccola azienda? Magari un operaio migrante non in regola?". Tutto questo mentre i grandi Paesi europei nostri omologhi (Germania, Francia, Spagna) migliorano sensibilmente il tasso di infortuni ogni 100mila occupati e l'Italia (pur restando nella media della Ue) si avvicina ai tassi di Paesi teoricamente più arretrati.

Insomma, secondo il sindacato "si stanno creando tutte le condizioni perché i rischi per i lavoratori tornino ad aumentare". Il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi ha già avvisato le parti sociali che, entro metà mese, dovranno superare le attuali differenze di giudizio sul Testo Unico che la Confindustria avversa in molte sue parti, e trovare un "avviso comune". Poi, comunque, il governo farà di testa sua: "Fare di testa loro - spiega ancora Agnello Modica - vuol dire allegerire le ispezioni, ridurre gli obblighi dei datori di lavoro, lavorare solo per obiettivi più che per regole. In poche parole: affidarsi al 'buon cuore' e tornare indietro a un sistema in cui le aziende non vanno disturbate".

Così, 365 giorni e mille morti dopo la Thyssen i problemi sono più o meno gli stessi. Oggi è un giorno per ricordare e provare a muovere qualcosa almeno in termini di attenzione mediatica. Ma domani e dopodomani, nelle fabbriche e nei cantieri dove si lavora in nero e i cartellini (con nome, cognome e indicazione e ruolo nell'appalto della ditta di appartenenza) che ciascun lavoratore dovrebbe portare indosso, sono ormai quasi spariti, la battaglia riprenderà. Battaglia per lavorare, ricevere un qualche stipendio e, ogni giorno, portare a casa la pelle.

(5 dicembre 2008)
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Old 06-12-2008, 23:40   #2
dantes76
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non ho memoria di questo evento, sono troppo impegnato a veder rinascere la sinistra partendo da un reality show; scusate, ma ora vado a vomitare.
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Old 07-12-2008, 00:47   #3
Zortan69
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per colpa dei guard rail ne muoiono 1000 all'anno (su 9000 totali) ma nessuno dice nulla...
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Old 07-12-2008, 02:13   #4
Lorekon
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per colpa dei guard rail ne muoiono 1000 all'anno (su 9000 totali) ma nessuno dice nulla...
di malaria alcuni milioni l'anno, ma nessuno dice niente.
mi sembra un buion motivo per fottersene sia dei guardrail che della sicurezza sul lavoro, no?
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Old 07-12-2008, 04:35   #5
9957
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