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Old 05-11-2008, 08:08   #1
c.m.g
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[NEWS] Con Passpack le password sono online

mercoledì 05 novembre 2008

Cos'è Passpack (pagina 1 di 2)

Roma - La giornata del 4 novembre ha segnato per Passpack, una startup italiana con cuore a stelle e strisce, un giorno importante della sua evoluzione: con il rilascio del primo pacchetto a pagamento che amplia le capacità del servizio oltre quelle già offerte nella versione free, il sistema di archiviazione delle proprie password online è uscito ufficialmente dalla fase beta e si è trasformato - come spiega a Punto Informatico Tara Kelly, founder e presidente della società - in una vera realtà industriale.

Passpack è, in pratica, un archivio online per le proprie credenziali di accesso ai servizi web. Le informazioni sono conservate in formato cifrato, sono dunque inaccessibili a chiunque non possieda la chiave da 1024 bit con la quale vengono lucchettate: neppure i creatori della webapp sono in grado di visualizzare quanto caricato dagli utenti sul sito. Oltre a questo, tramite Passpack ci si può scambiare messaggi riservati (fino a 500 caratteri, anche questi ovviamente protetti da cifratura), e si possono organizzare le proprie login a diversi siti per consentire un accesso rapido senza la necessità di inserire ogni volta la password.

La necessità di conservare le password online, racconta Kelly, è nata quasi per caso nel febbraio del 2003: "Io e mio marito (il CTO di Passpack Francesco Sullo, ndR) quando ci siamo conosciuti eravamo entrambi web designer freelance: ci siamo incontrati sul lavoro, ci siamo sposati e poi, una volta andati in luna di miele, ci siamo improvvisamente ritrovati senza le nostre password e con i clienti che continuavano a pressarci per chiederci aggiornamenti ai loro siti e servizi".


È stato allora, prosegue Kelly, che l'idea di Passpack è stata sviluppata: un progetto nato per scopi privati che, dopo qualche anno, si è trasformato in un servizio per il pubblico. "Il sito l'abbiamo lanciato a dicembre 2006, a LeWeb3 - racconta a Punto Informatico - Per arrivare al prodotto online ci sono voluti mesi di sviluppo, c'è voluto l'arrivo sul mercato di computer più potenti di quelli disponibili nel 2003, c'è voluta l'uscita di Firefox e l'adeguamento di Explorer a certi standard Javascript. E poi è arrivato AJAX, che ha dato la spinta finale anche grazie al rilascio di alcuni algoritmi crittografici con licenza open source".

Oggi, spiega Tara, da una semplice lista di password Passpack (il nome, ci svela, è stato letteralmente scelto all'ultimo minuto) si è trasformato in "un'applicazione ricca, completa, che sfrutta ad esempio le tag per tenere in ordine le password". Il lavoro di codifica dei dati avviene direttamente nel browser dell'utente, le password vengono spedite ai server già protette: fino a qualche anno fa sarebbe stato troppo complicato far svolgere a processori meno evoluti di quelli attuali queste azioni in tempo reale.

Il rilascio del primo pacchetto a pagamento, che non sostituisce l'offerta gratuita di base ma si limita ad ampliarne le caratteristiche, arriva al termine di un percorso complesso: "Come sempre - spiega a Punto Informatico - il tutto è il risultato di una serie di fattori: a maggio abbiamo ottenuto i capitali provenienti da alcuni investimenti privati, e questo ci ha consentito di creare quel supporto legale e infrastrutturale necessario a costruire attorno all'idea di Passpack una vera azienda". Da due novelli sposi, scherza, si è arrivati ad una struttura che conta più di 10 dipendenti e che conta di assumerne altri nei prossimi mesi.

"Questo passaggio (l'entrata in scena dei venture capital, ndR) ci ha garantito la possibilità di mettere in campo tutto quello che è necessario per garantire ai nostri utenti che siamo qui per restare, che il servizio funzionerà anche tra uno, due, cinque anni: prima di allora - precisa Kelly - anche solo pensare di offrire un pacchetto a pagamento per professionisti sarebbe stato quantomeno irresponsabile". Le difficoltà in questo cammino, racconta a Punto Informatico, non sono mancate: l'importante, però, "è mantenere vivo il proprio ottimismo, guardare agli ostacoli come opportunità per crescere".

Uno di questi ostacoli è stato, per l'appunto, individuare le linee di credito necessarie a finanziare il progetto: "In Italia non si erano mai fatti investimenti di questo tipo - racconta - che sono investimenti ad alto rischio e ad alto ritorno: c'erano venture capitalist desiderosi di impegnare le proprie risorse in questo senso, ma che non riuscivano a farlo per via della assenza di una cultura specifica di riferimento. Una sorta di cane che si morde la coda". Poi, grazie anche alla collaborazione dell'Ambasciata Statunitense, la situazione si è sbloccata: "È stato tutto estremamente difficile, ma per noi si è trasformata in una possibilità: abbiamo avuto l'occasione di parlare con tutti gli investitori interessati, e di scegliere il gruppo che secondo noi era il più adatto al nostro progetto".



Fonte: Punto Informatico
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