|
|||||||
|
|
|
![]() |
|
|
Strumenti |
|
|
#21 | |
|
Bannato
Iscritto dal: Oct 2003
Messaggi: 112
|
Quote:
un terrorista di meno sulla faccia della terra |
|
|
|
|
|
|
#22 |
|
Bannato
Iscritto dal: Aug 2004
Città: Roma Status:Superutente Messaggi totali:38335 Auto:Fiat Stilo 1.9 MJT Moto:Ducati Sport 900 IE
Messaggi: 1524
|
Per chi, senza averne alcun titolo, vomita offese nei confronti di Arafat, non ancora tumulato: come accogliete la notizia della delegazione ufficiale Italiana che sarà presente alle esequie insieme a quelle degli altri paesi?
LuVi |
|
|
|
|
|
#23 | |
|
Senior Member
Iscritto dal: Mar 2001
Messaggi: 1912
|
Quote:
|
|
|
|
|
|
|
#24 | ||
|
Junior Member
Iscritto dal: Apr 2004
Città: Status: ExtraUtente MEMENTO AUDERE SEMPER... I post non si contano... ...si pesano!
Messaggi: 10
|
Quote:
Quote:
L'unica cosa positiva é il simbolo che era per tutti i palestinesi, che comunque ha tiranneggiato negli anni del suo "potere", al livello di tanti altri dittatori... ciao |
||
|
|
|
|
|
#25 | |
|
Senior Member
Iscritto dal: May 2003
Città: Lucca
Messaggi: 15190
|
Quote:
__________________
焦爾焦 |
|
|
|
|
|
|
#26 |
|
Senior Member
Iscritto dal: May 2000
Messaggi: 61
|
La morte di Yasser Arafat
Usato e isolato di Magdi Allam Una moschea all’interno di una struttura militare nei pressi dell’aeroporto internazionale del Cairo, la sede prescelta per l’odierna cerimonia funebre ufficiale di Yasser Arafat, simboleggia l’isolamento sostanziale e tradisce l’ostracismo effettivo che per oltre un trentennio gli hanno riservato i fratelli-nemici arabi. Si tratta di un’area chiusa e asettica dove non ci sarà spazio per il sentimento e la partecipazione popolare. L'amara verità è che Arafat era formalmente tollerato ma in realtà osteggiato dagli altri leader arabi. Basti pensare al fatto che ci sono stati molti più palestinesi massacrati in Giordania, Libano e Siria di quanti non siano stati uccisi dagli israeliani. L'amara verità è che con Arafat la causa palestinese si è trasformata in uno strumento di conservazione del potere dei regimi arabi, aizzando e mobilitando le masse contro l'eterno nemico sionista esterno, per celare e aggirare la realtà di tirannia e sottosviluppo interno. Anche se in definitiva, al di là della demagogia e dell'inganno, i palestinesi hanno scoperto di non essere poi così tanto amati nel mondo arabo. Questa realtà era tangibile nella reazione della popolazione egiziana quando accolse entusiasticamente il presidente Anwar al Sadat al rientro al Cairo dopo la firma degli accordi di pace di Camp David con Menahem Begin nel 1978. In quella circostanza Arafat esclamò all'indirizzo di Sadat: «Gli mozzerò le mani con cui ha sottoscritto quegli accordi». Eppure quindici anni dopo, il 13 settembre 1993, nello stesso Giardino delle rose della Casa Bianca, Arafat firmò con Yitzhak Rabin un accordo quadro meno vantaggioso e da una posizione di maggiore debolezza dei palestinesi. Ebbene nell'abbraccio degli egiziani a Sadat c'era un profondo senso di liberazione e di emancipazione: «Noi abbiamo pagato il prezzo più ingente sul piano delle vite umane e dei costi economici nel corso di tre guerre con Israele», era il ragionamento ricorrente tra la popolazione, «E' ora di dire basta. Noi abbiamo fatto la nostra parte e continueremo a farla tramite l'arma del negoziato. Nessuno può rimproverarci e impartirci lezioni di nazionalismo arabo. Chi ritiene di poter riscattare la Palestina con la forza militare è libero di farlo. Ma noi d'ora in poi intendiamo investire le nostre risorse per migliorare le condizioni di vita e per assicurare la pace al nostro popolo». Gli egiziani ricordavano come la stessa morte di Gamal Abdel Nasser il 28 settembre 1970 era stata causata dall'eccessivo stress a cui fu sottoposto per mediare tra Arafat e re Hussein, convocati al Cairo, al fine di porre fine alla strage dei palestinesi in Giordania. Dove Arafat aveva creato uno Stato nello Stato mettendo a repentaglio la sovranità giordana. Un copione che poi si ripeté in Libano. Dove passava Arafat seminava partigianeria e odii, lasciando alle sue spalle conflitti e instabilità. Nel 1979 Arafat patrocinò e fomentò l'espulsione dell'Egitto dalla Lega Araba capeggiando il cosiddetto «Fronte del rifiuto e della fermezza». Ma dopo la cacciata dei suoi fedaiyin dal Libano nell'82 per mano degli israeliani e tra l'inerzia dei siriani, dopo la strage dei suoi fedelissimi per mano dei siriani con l'ausilio dei collaborazionisti Abu Moussa e Ahmed Jibril, Arafat cercò e ottenne la riconciliazione dell'Egitto di Mubarak. Ed è soltanto quando Arafat si sentì abbandonato e allo stremo delle sue forze, che si ritrovò costretto a convertirsi all'opzione negoziale. Il passo più significativo fu il riconoscimento del diritto di Israele all'esistenza pronunciato nel dicembre del 1988 di fronte all'Assemblea generale dell'Onu riunita ad hoc a Ginevra. Eppure Arafat tornò ad allearsi con Saddam Hussein all'indomani dell'occupazione del Kuwait nel 1990, mettendosi contro la legalità internazionale. Questo brusco voltafaccia conferma che Arafat è stato un funambolo del potere e un giocoliere della politica. Ha fatto tutto e il contrario di tutto pur di salvaguardare il proprio potere. Ha giocato a più tavoli per strumentalizzare la politica, la guerriglia e il terrorismo senza tuttavia assumersi l'onere dello statista. Quando nel luglio del 2000 intuì che l'approvazione della proposta di pace sottopostagli dal premier israeliano Ehud Barak e dal presidente americano Bill Clinton gli avrebbe messo contro buona parte delle organizzazioni palestinesi, Arafat disse: «Preferisco essere ucciso dal proiettile di un israeliano che mi considera un nemico, anziché dal proiettile di un palestinese che mi condanna come un traditore». In quella storica circostanza Arafat ha sacrificato l'ideale nazionale dello Stato palestinese alla sua brama di potere personale. Amava dire che aveva «sposato la Palestina». Un simbolo che rincorreva un mito. Dietro cui si celavano malamente un uomo che si sentiva solo e un sogno che lui stesso aveva infranto. Una solitudine e un vuoto che riemergono ai suoi funerali consumati in gran fretta in una sorta di terra di nessuno da leader desiderosi soltanto di archiviare il passato. Magdi Allam 12 novembre 2004
__________________
\\// Lunga vita è prosperità \\// L'uomo discende da Gattuso NO A FIDEL CASTRO SENZA SE E SENZA MA |
|
|
|
|
|
#27 |
|
Senior Member
Iscritto dal: May 2000
Messaggi: 61
|
Arafat è stato nel bene e nel male il simobolo di un popolo.
E' stato per trenta anni alla guida di una Palestina che non ha trovato pace: qualche responsabilità l' avrà avuta, no ? Il Nobel è stato prematuro: in seguito ha dimostrato di non meritarlo.
__________________
\\// Lunga vita è prosperità \\// L'uomo discende da Gattuso NO A FIDEL CASTRO SENZA SE E SENZA MA |
|
|
|
|
|
#28 | |
|
Bannato
Iscritto dal: Oct 2003
Messaggi: 112
|
Quote:
Loro possono diffamare, insultare, svillaneggiare chi vogliono, perche Loro hanno la Verità Rivelata.. soffrono di un ridicolo complesso di superiorità, che non gli fa accettare intimamente che qualcuno possa insultare i loro "eroi".. e reagiscono di conseguenza.. Poi dove erano gli insulti? mi sento libero di AFFERMARE a PIENO TITOLO che quell'uomo era un TERRORISTA, per cui caro il mio arrogante Luvi la bocca la vai a tappare a qualcun altro, perche a me non la tappi |
|
|
|
|
|
|
#29 |
|
Senior Member
Iscritto dal: Nov 2002
Città: Firenze
Messaggi: 4027
|
...come al solito...."fascisti su marte"....ma magari fossero solo lì.
|
|
|
|
|
|
#30 | ||
|
Junior Member
Iscritto dal: Jun 2004
Messaggi: 3
|
Quote:
tu non sei il giudice della condotta morale di chichessia, il titolo me lo da ciò che penso nei confronti di un immondo essere che ha dichiaratamente abbracciato il nazistissimo obiettivo di far fuori tutti gli ebrei e non me lo sono inventato io, sono parole sue. Quote:
__________________
Paracleto__ __ °~°The Alpha Group°~°
Ultima modifica di Paracleto : 12-11-2004 alle 21:35. |
||
|
|
|
|
|
#31 | |
|
Senior Member
Iscritto dal: May 2002
Città: nord italia
Messaggi: 312
|
Quote:
visto con i miei occhi ieri sera |
|
|
|
|
|
|
#32 |
|
Senior Member
Iscritto dal: Jan 2000
Città: Salerno
Messaggi: 416
|
Su Arafat mi sembra degna di menzione l'opinione di Shimon Peres, dal Corriere di oggi:
È la perdita di un padre che non rinnegò l’odio I palestinesi vedono in Yasser Arafat il padre della loro nazione. Come un padre, Arafat ha fatto molto per i suoi figli, ma è stato spesso iperprotettivo nei loro confronti. Arafat è una figura difficile da affrontare. Ha fatto più di qualsiasi altro capo per forgiare un'identità palestinese unica e distinta. È stato la voce e il simbolo della causa palestinese, alla quale in quarant'anni i suoi incessanti sforzi hanno conquistato un posto di primo piano nell'agenda internazionale. Conquiste troppo spesso ottenute con la spada. Ha combattuto duramente Israele e gli israeliani. Pur continuando a promettere di cambiare, non ha mai davvero abbandonato il terrorismo come strumento per mantenere in vita la causa palestinese. Arafat era amato e rispettato dalla sua gente. Conduceva una vita modesta. Viveva per il popolo. Ha spianato la strada alla storica soluzione del problema della divisione della terra tra uno Stato ebraico e uno palestinese. Rompendo con il passato, ha dato prova di coraggio. Ha accettato un compromesso doloroso con Israele sulla base dei confini tracciati prima del 1967, lasciando da parte la mappa proposta dalle Nazioni Unite nel 1947 con la risoluzione 181, che i palestinesi all'epoca rifiutarono. Ma non è andato abbastanza lontano. Tra l'amore della sua gente e la battaglia per il miglioramento delle condizioni di vita del suo popolo, purtroppo ha scelto il primo. Una volta mi disse, dopo la firma degli accordi di Oslo: «Ecco che mi hai fatto: ero un personaggio popolare tra la mia gente, mi hai trasformato in una figura controversa agli occhi dei palestinesi e dell'intero mondo arabo». Alla fine, la popolarità ha avuto la meglio sull'ambiguità. Le sue dichiarate scelte politiche erano coraggiose, ma non le ha mai attuate fino in fondo. Non ha voltato le spalle al terrorismo e all'odio. Ha tradito le speranze di molti, e perso credibilità con quanti avrebbero potuto fare di più per sostenere la sua causa. Non ha gettato le basi di un doloroso ma necessario processo: lasciarsi alle spalle sogni di grandezza che non portano altro che disperazione e imparare a vivere, amare ed essere felici in questo mondo. Era un uomo di talento. Acuto, immediato, poche cose sfuggivano alla sua attenzione. Lo incuriosivano le abitudini dell'Occidente, che tuttavia considerava irrilevanti per la sua causa. Sapeva trarre vantaggio da stati d'anarchia. Regnava su un sistema arcaico e profondamente centralizzato, tenendo strette le redini dei gruppi armati e dei flussi finanziari. Ai Paesi donatori che chiedevano una gestione trasparente, rispondeva seccato: «Non sono una danzatrice del ventre»; non era disposto ad accettare alcuna esibizione indecente. Lo lasciava perplesso la caotica democrazia israeliana. Mi disse una volta: «Dio, la democrazia, ma chi l'ha inventata? È estenuante». Aveva una memoria impressionante in fatto di nomi, sceglieva di dimenticare molti fatti. La scomparsa di un padre è sempre causa di profondo dolore. Ma offre anche un'opportunità per crescere e diventare adulti. Il mondo guarda oggi al popolo palestinese rimasto orfano, spera di vederlo assumere il controllo del proprio destino, dire addio ai sogni di gioventù e mostrare il coraggio di accettare la realtà, piuttosto che desiderarne una diversa. I palestinesi devono riconoscere che Israele è qui per restare. Il popolo ebraico è profondamente legato alla sua storica terra, ma desidera anche vivere in pace. Dobbiamo spartirci questo piccolo territorio. Un popolo cresce quando impara a condividere. Quando sostituisce all'ira la volontà di rendere il mondo migliore per tutti. È questa la mia preghiera per tutti noi - palestinesi e israeliani, ebrei e arabi - che guardiamo al futuro: che impariamo a desiderare quel che più conta nella vita. Niente di più, niente di meno. Una vita finisce. Per tante altre è tempo di cominciare.
__________________
Detesto questa faccina |
|
|
|
|
|
#33 | |
|
Senior Member
Iscritto dal: Feb 2001
Città: Torino
Messaggi: 11769
|
Quote:
Non mi pare di aver letto alcuna offesa nei post di LuVi quindi IL MINIMO sarebbe comportarsi di conseguenza.
__________________
Eroi da non dimenticare: Nicola Calipari (04/03/2005) e Vittorio Arrigoni (14/04/2011) e Bradley Manning. Sono certo che anche i francesi si indignarono per il fatto che i tedeschi, piuttosto che veder dissolvere la loro nazione, preferirono il nazismo. Chi non impara la storia... |
|
|
|
|
|
| Strumenti | |
|
|
Tutti gli orari sono GMT +1. Ora sono le: 13:52.










cosa ne penseranno le vittime degli attentati voluti da lui e dalla sua organizzazione


__ °~°The Alpha Group°~°








