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Old 28-04-2004, 17:59   #101
StefAno Giammarco
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Originariamente inviato da jumpermax
Beh però manifestare per il Brasile magari no, perché il problema lì è essenzialmente di sicurezza e non credo che su questo delle pressioni sul governo di Lula servano a qualcosa. Ma per la questione vietnamita per dire, considerando che il regime di Hanoi ha relazioni e appoggi da parte della UE credo che un'opinione pubblica informata possa influenzare l'azione del nostro governo e di riflesso quella del Vietnam.
Concordo sul concetto ma il problema è: esiste una informazione indipendente in Italia (ma anche altrove)? E quandanche esistesse ha interesse ad informare in maniera disinteressata?

Qualcuno c'è ma non fa volume.
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Pace e Bene
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Old 28-04-2004, 18:05   #102
jumpermax
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Originariamente inviato da StefAno Giammarco
Concordo sul concetto ma il problema è: esiste una informazione indipendente in Italia (ma anche altrove)? E quandanche esistesse ha interesse ad informare in maniera disinteressata?

Qualcuno c'è ma non fa volume.
Credo che oggi il maggior problema dell'informazione sia la dipendenza dagli ascolti più che da questa o da quella forza politica. Nel senso che si tende a dare enfasi a quello che al gente vuol sentire e la gente tende a prestare più attenzione a quello che si da più enfasi, in un anello di retroazione che si autoalimenta. Non mi spiego altrimenti le isterie collettive sull'emergenza cani che cicilicamente vengono fuori, per cui un morso di un bassotfo fa più notizia di una strage in centro Africa...
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Old 28-04-2004, 18:10   #103
buster
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Originariamente inviato da StefAno Giammarco
Concordo sul concetto ma il problema è: esiste una informazione indipendente in Italia (ma anche altrove)? E quandanche esistesse ha interesse ad informare in maniera disinteressata?

Qualcuno c'è ma non fa volume.
Epperò è anche vero che alcune cose vogliamo sentirle, altre no.
Ho aperto un 3d sui massacri che si stanno perpetrando in Indonesia: hanno postato 2 persone e l'Indonesia è il Paese mussulmano più popoloso al mondo.
In Thailandia, solo ieri ci sono stati 133 morti negli scontri tra separatisti islamici e forze di polizia, volevo aprirne un 3d, ma sono sicuro farà la stessa fine dell'altro...
Il nocciolo del problema è solo la questione mediorientale, o c'è qualcosa di più?
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El mundo

Más de 130 muertos en Tailandia en luchas entre separatistas y policía


BANGKOK.- Al menos 133 personas han muerto en enfrentamientos entre jóvenes islamistas y las fuerzas de seguridad tailandesas. Los adolescentes atacaron una decena de puestos de control fronterizo de la policía y el Ejército en tres provincias del sur musulmán del país (Yala, Pattani y Songkhla), según anunciaron las autoridades.

En una mezquita en la región de Pattani, donde los asaltantes se habían refugiado, han muerto al menos 38 personas.

Para Pinmani, "está claro que (los asaltantes) son separatistas". "Han sido entrenados en técnicas de guerrilla (...) por el BRN y el PULO", añadió en alusión a dos organizaciones locales, el Barisi Revolusi Nasional y la Organización para la Liberación de Pattani.

El comandante regional de Policía, Prung Bunpadung, declaró que los asaltantes eran "esencialmente adolescentes" armados con fusiles automáticos y machetes y que pretendían robar armas y munición.

Las provincias del sur de Tailandia, zona degradada económicamente y con una población mayoritaria musulmana (90%) registra desde el pasado enero episodios violentos casi cotidianos que el Gobierno atribuye a bandidos, movimientos separatistas o radicales islamistas relacionados con redes internacionales.

Los grupos separatistas, coaligados en la Organización para la Liberación de Pattani, reanudaron las hostilidades en enero con el asalto a un cuartel del Ejército en Naratiwat, donde robaron 300 armas automáticas tras degollar a cuatro soldados.

Las autoridades musulmanas de las provincias de Naratiwat, Yala y Patani, donde desde enero rige la ley marcial, culpan del auge de la militancia separatista a la discriminación social y a la represión policial que sufre la comunidad islámica tailandesa.

La mayor parte de los cerca de cinco millones de tailandeses musulmanes reside en las provincias del sur del país colindantes con Malasia.
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Old 28-04-2004, 18:14   #104
jumpermax
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Però Buster anche in questo caso insomma, a me stupisce che gira e rigira i massacri e gli scontri che comunque fanno notizia sono quelli in cui sono coinvolti estremisiti musulmani. Dopo l'11 settembre sembra ormai che esistono solo i conflitti dove sono direttamente coinvolti, come la vicenda accaduta in Thailandia ieri, che comunque ha avuto meno risalto dell'attentato di Damasco (a vedere ieri sera la CNN sembrava di essere in piena 3° guerra mondiale tra i paralleli delle 2 notizie)
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Old 28-04-2004, 18:22   #105
buster
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Originariamente inviato da jumpermax
Però Buster anche in questo caso insomma, a me stupisce che gira e rigira i massacri e gli scontri che comunque fanno notizia sono quelli in cui sono coinvolti estremisiti musulmani. Dopo l'11 settembre sembra ormai che esistono solo i conflitti dove sono direttamente coinvolti, come la vicenda accaduta in Thailandia ieri, che comunque ha avuto meno risalto dell'attentato di Damasco (a vedere ieri sera la CNN sembrava di essere in piena 3° guerra mondiale tra i paralleli delle 2 notizie)
A Damasco una sparatoria con 3 morti.... in Thailandia, Indonesia, Sri-Lanka, Bangladesh ci sono massacri quotidiani di centinaia di morti. In Brasile il problema centrale e gravissimo è la sicurezza: è un po' diverso rispetto ad altre zone in cui sei sistematicamente ucciso se sei indù, cristiano o mussulmano. La cosa preoccupante è che conflitti interetnici di questa portata stanno aumentando incredibilmente, ingenerando una problematica che va molto aldilà della incredibile situazione dei Paesi sudamericani, afflitti da bande armate incontrollate e da gruppi di polizia così corrotti da non essere diversi dalle bande che dovrebbero contrastare.
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Old 28-04-2004, 18:37   #106
Maxmel
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Il problema è: deve essere l'opinione pubblica a far pressione sui governi? devono questi agire sotto l'influenza di un opinioni pubblica che per altri versi (campagna elettorale) concorrono a diriggere, indirizzare e formare? Insomma mi sembra un meccanismo vizioso... Mi sembra una larga concessione a elementi di decrazia diretta ribadisco sempre la nostra è o dovrebbe essere una democrazia rapresentativa...).
Insomma se la stampa è tutta schierata qualcosa vorrà pur dire no? Forse il fatto che non ne esiste praticamente una libera dipende dal fatto che non abbia essa un target?
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Old 28-04-2004, 18:43   #107
jumpermax
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Originariamente inviato da Maxmel
Il problema è: deve essere l'opinione pubblica a far pressione sui governi? devono questi agire sotto l'influenza di un opinioni pubblica che per altri versi (campagna elettorale) concorrono a diriggere, indirizzare e formare? Insomma mi sembra un meccanismo vizioso... Mi sembra una larga concessione a elementi di decrazia diretta ribadisco sempre la nostra è o dovrebbe essere una democrazia rapresentativa...).
Insomma se la stampa è tutta schierata qualcosa vorrà pur dire no? Forse il fatto che non ne esiste praticamente una libera dipende dal fatto che non abbia essa un target?
Fintanto che siamo in democrazia chi governa tiene sempre d'occhio quello che l'elettorato pensa. Questo sostanzialmente intendo come pressione, oltre che certo manifestazioni di piazza (pacifiche ovviamente) che non hanno valenza elettorale è vero ma danno comunque "il polso" della situazione. Se però l'opinione pubblica è non ha sufficienti elementi per valutare la situazione (mi si passi questa personificazione della folla) questo schema scricchiola...
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Old 28-04-2004, 19:21   #108
buster
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Originariamente inviato da jumpermax
Fintanto che siamo in democrazia chi governa tiene sempre d'occhio quello che l'elettorato pensa. Questo sostanzialmente intendo come pressione, oltre che certo manifestazioni di piazza (pacifiche ovviamente) che non hanno valenza elettorale è vero ma danno comunque "il polso" della situazione. Se però l'opinione pubblica è non ha sufficienti elementi per valutare la situazione (mi si passi questa personificazione della folla) questo schema scricchiola...
Bisogna però che cresca la capacità critica delle persone: non possiamo sempre lamentarci che le informazioni sono monopolizzate, che sono manipolate e molto poco reality (a dispetto degli ultimi format di tendenza): assumiamoci una parte di responsabilità in questo circolo, infondo va bene ciò che ci viene propinato, che la politica venga fatta nei talk show e non nelle sedi istituzionali, che il mondo si possa dividere in buoni e cattivi, in vittime e carnefici, in conflitti lontani e pseudoproblemi di sicurezza vicini...
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Old 28-04-2004, 22:03   #109
andreamarra
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Originariamente inviato da buster
Bisogna però che cresca la capacità critica delle persone: non possiamo sempre lamentarci che le informazioni sono monopolizzate, che sono manipolate e molto poco reality (a dispetto degli ultimi format di tendenza): assumiamoci una parte di responsabilità in questo circolo, infondo va bene ciò che ci viene propinato, che la politica venga fatta nei talk show e non nelle sedi istituzionali, che il mondo si possa dividere in buoni e cattivi, in vittime e carnefici, in conflitti lontani e pseudoproblemi di sicurezza vicini...
E' giusto il fatto che debba crescere capacità critica nelle persone, però amico mio il problema è che non tutti riescono a farlo e rimangono nella ignoranza e all'oscuro di tutto, senza motivazioni a cercare una o più verità. In fondo il mondo delle comunicazioni attuali non aiuta affatto le persone (parlo dei media maggiormente fruibili, ovvero tv e giornali, internet -dove trovi di tutto- non è fruibile molto da un anziano o da una casalinga, ad esempio).

E sinceramente mi rattrista venire a sapere di determinate cose tramite internet e non sentire unho stralcio di notizia alla Televisione. Dove è di moda passare al setaccio le notizie e magari preferire il filmato del capriolo che perde la mamma a colpa del bracconiere anzichè una guerra come quella in Brasile...
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"Il potere non te lo dà un distintivo, o una pistola. Il potere te lo danno le bugie, grandi bugie e convincere il mondo a parteggiare per te. Se riesci a fare accettare a tutti di quello che in cuor loro sanno essere falso, li tieni per le palle..."

Ultima modifica di andreamarra : 28-04-2004 alle 22:07.
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Old 28-04-2004, 23:28   #110
ominiverdi
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Originariamente inviato da Arësius
ma smettiamola con questa retorica da quattro $oldi

nessuno manifestata per "la pace" durante la prima guerra del golfo, il kosovo o qualunque altra guerra in cui non siano di mezzo gli americani.

lungi da me approvare i loro metodi valicatori e indipendenti, ma i "pacifisti senza se e senza ma" non hanno senso di esistere.
forse e'sfuggito a molti un particolare

le manifestazioni per la pace riguardano il PROPRIO PAESE, e non gli altri paesi.

per questo nessuno manifesta per le guerre in brasile o in congo... a che servirebbe?
che glie ne puo' importare ai guerriglieri in brasile se in italia o in altri paesi si mettono a manifestare per la pace del brasile?
a quel tipo di pace possono concorrere solo i governi, eventualmente (ovvero se vi puo' essere un interesse)


i pacifisti manifestavano perche' erano contrari all' entrata in guerra e all' invasione dell' iraq da parte dell' italia. volevano starne FUORI, e cercare magari di sensibilizzare chi ci governa in questo senso.

oltre a far vedere che c'e' gente che e' CONTRO l'invasione e la guerra preventiva, le missioni "simil umanitarie" (con interessi annessi e connessi) e via discorrendo

personalmente non ho MAI partecipato a queste manifestazione pacifiste, ma nonostante cio' non sono cosi' convinto, come molti sostengono, che si tratti di manifestazioni totalmente inutili se non addirittura patetiche e ridicole

ciao
ominiverdi è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 29-04-2004, 00:20   #111
jumpermax
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Originariamente inviato da ominiverdi
forse e'sfuggito a molti un particolare

le manifestazioni per la pace riguardano il PROPRIO PAESE, e non gli altri paesi.

per questo nessuno manifesta per le guerre in brasile o in congo... a che servirebbe?
che glie ne puo' importare ai guerriglieri in brasile se in italia o in altri paesi si mettono a manifestare per la pace del brasile?
a quel tipo di pace possono concorrere solo i governi, eventualmente (ovvero se vi puo' essere un interesse)


i pacifisti manifestavano perche' erano contrari all' entrata in guerra e all' invasione dell' iraq da parte dell' italia. volevano starne FUORI, e cercare magari di sensibilizzare chi ci governa in questo senso.

oltre a far vedere che c'e' gente che e' CONTRO l'invasione e la guerra preventiva, le missioni "simil umanitarie" (con interessi annessi e connessi) e via discorrendo

personalmente non ho MAI partecipato a queste manifestazione pacifiste, ma nonostante cio' non sono cosi' convinto, come molti sostengono, che si tratti di manifestazioni totalmente inutili se non addirittura patetiche e ridicole

ciao
Seriamente potete parlare dei pacifisti in un altro thread? L'argomento qua non è quello...
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Old 29-04-2004, 00:40   #112
jumpermax
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Grave svista da parte mia non aver riportato l'articolo che era in coppia con questo, oggi nel consultare la versione online mi era sfuggito

Quote:

Genocidio in Sudan
Due milioni di morti, la sharia,
gli stupri, i bombardamenti sui
villaggi e l’Onu si chiede che fare


Roma. La regione di Darfur, nel Sudan
occidentale, all’incrocio con le frontiere
del Ciad, del Centrafrica e della Libia aveva
conosciuto vent’anni di siccità e desertificazione.
Ma nulla aveva preparato la popolazione
di pastori e piccoli agricoltori
dei Fur, Masaalit e Zaghawa al deserto e alla
morte procurata da altri esseri umani, loro
connazionali.
Da quattordici mesi orde di gruppi arabi
del nord e del centro del paese operano
razzie, distruggono villaggi, pozzi, piantagioni,
allevamenti e uccidono famiglie, oltraggiando
vecchi, stuprando donne, abusando
bambini e bambine per poi rivenderli
come schiavi nei mercati del Sudan e
del Medio Oriente.
Si tratta di un genocidio sistematico portato
avanti dalle orde dei Janjawid, gli “uomini
a cavallo”, milizie di etnia araba, e
dalle truppe del governo sudanese. Lo stesso
presidente Bashir ha promesso di “annientare…
i traditori e i rinnegati” che
chiedono solo rispetto delle loro terre e
maggiori aiuti allo sviluppo. Il governo ha
di mira soprattutto la guerriglia del Sudan
Liberation Army e del Justice Equality Movement,
alleatisi con la guerriglia cristianoanimista
di John Garang del Sudan People’s
Liberation Army del sud Sudan. E ha
timore che dietro la guerriglia riappaia l’odiato
Hassan al Turabi, creatore dell’integralismo
islamico fondamentalista in Sudan,
poi emarginato dallo stesso Bashir.
L’annientamento dei “nemici” si è trasformato
in un annientamento totale della
popolazione. Non si spiega altrimenti il metodo
usato per combattere un pugno di
guerriglieri, usando aerei Antonov e Mig
dell’esercito per scagliare centinaia di
bombe e razzi su villaggi, scuole, pozzi d’acqua,
ospedali. Dopo i bombardamenti arrivano
i Janjawid a cavallo e in groppa a
cammelli, o guidando potenti jeep dell’esercito
per fare razzia e distruggere quanto
è ancora rimasto in piedi e per uccidere
chiunque osi difendere la sua casa o i suoi
familiari, mentre gli elicotteri governativi
sparano all’impazzata con mitragliatrici. Le
testimonianze raccolte da gente fuggita all’eccidio
parlano di villaggi messi a ferro e
fuoco, di centinaia di morti, di ragazzi uccisi
per difendere le loro mandrie. La gente
si difende a mani nude, o con vecchi fucili;
i Janjawid hanno mezzi sofisticati: kalashnikov,
telefoni satellitari, divise, automobili.
Ma il loro modo di uccidere è tipico di
tutte le antiche barbarie: donne con i seni
recisi, vecchi con la testa fracassata, bambini
sbattuti contro le mura di casa. E centinaia
di donne violate, perfino deflorate
con lunghi coltelli e marchiate a fuoco sulle
mani. Lo scorso 27 febbraio a Tawila, in
un solo giorno, i Janjawid hanno ucciso sessantasette
persone; quarantuno ragazze, insieme
alle loro maestre sono state stuprate,
alcune fino a quattordici volte, di fronte ai
propri parenti.
Gli abitanti della regione sono fuggiti
dapprima sulle colline, sperando di tornare
alle loro case. Dopo gli incendi di centinaia
di villaggi, è stata la fuga. Molti scappano
verso il Ciad, dove si trovano gruppi
della stessa etnia, ma per altri vi è solo l’esodo
interno, spostandosi da un paese all’altro,
spesso rifiutati dalla gente per paura
degli attacchi selvaggi dei Janjawid.
Secondo dati dell’Onu, almeno centomila
Fur e Zaghawa si sono rifugiati nel Ciad;
ma gli sfollati interni sono più di un milione.
In dispregio di qualunque legge internazionale
a difesa dei civili in tempo di
guerra, i Janjawid attaccano anche le piccole
carovane di profughi, li derubano di
animali, coperte, cibo, decretando la loro
morte per fame o per sete; avvelenano i
pozzi lungo le piste, bombardano i rigagnoli
d’acqua perché la sete uccida gli uomini
e le bestie.
L’esaltazione della pulizia etnica
Il governo del Sudan non è nuovo a questi
festini criminali. Da vent’anni, da quanto
dura la guerra fra il nord arabo e islamico
e il sud cristiano e animista, la comunità
internazionale ha potuto conoscere tutti i
delitti contro i diritti umani basilari: migliaia
di bambini rapiti e schiavizzati; bombardamenti
su popolazioni inermi, razzie
di bestiame, esodo forzato per migliaia di
tribali. Si calcola che in questi vent’anni la
guerra del Sudan abbia fatto due milioni di
morti. A questo si aggiunge l’islamizzazione
forzata del paese, retto dalla sharia, che fustiga
i cristiani che bevono vino (anche
quello per la messa), arresta sacerdoti, perseguita
vescovi, distrugge le chiese.
Di fronte allo sfacelo che rischia di innescare
un remake del genocidio rwandese,
comunicando instabilità a tutta la regione,
vi è una strana impotenza della comunità
internazionale. Il 7 aprile scorso
Kofi Annan ha chiesto con forza che
esperti e aiuti umanitari possano raggiungere
la regione di Darfur. Il governo ha assentito,
ma poi gli esperti delle Nazioni
unite, giunti a Khartum, sono rimasti bloccati.
Sono ritornati a Ginevra, dove era in
corso la sessione della Commissione Onu
per i Diritti umani che non ha avuto nemmeno
il coraggio di votare una mozione di
condanna contro il Sudan.
In compenso, il World Food Program ha
lanciato un appello per raccogliere novantotto
milioni di dollari per sfamare la
popolazione degli sfollati di Darfur. E Kofi
Annan ha domandato loro di visitare il
Sudan in questi giorni. Non si sa se Bashir
darà loro il permesso di incontrare le migliaia
di scampati al genocidio. Testimonianze
giunte in questi giorni ad Asia-
News parlano di profughi costretti a vivere
sotto il sole e il caldo a quaranta gradi,
con almeno mille morti alla settimana. E
in barba all’Onu, i notiziari radio esaltano
la “campagna del terrore e della pulizia
etnica”.
Bernardo Cervellera
direttore di AsiaNews
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Old 29-04-2004, 00:44   #113
ominiverdi
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ok, sorry per l'OT
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Old 29-04-2004, 00:48   #114
jumpermax
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A leggere queste cose non so. Nemmeno a livello di forum questi argomenti fanno breccia... lo so che qualcuno di voi questi temi li conosce bene, ma perché siete sempre in 4 gatti?
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Old 04-05-2004, 13:56   #115
buster
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Cento morti nelle violenze religiose in Nigeria

Almeno cento persone sono morte nell'attacco di un gruppo
di militanti cristiani contro gli abitanti musulmani del
villaggio di Yelwa, nello stato di Plateau, nel centro
della Nigeria. Gli assalitori hanno distrutto centinaia di
case e tre moschee. Negli ultimi mesi decine di migliaia di
persone hanno abbandonato le loro case per l'aumento delle
violenze etniche e religiose nella regione.
---------


L'articolo in inglese:

Plateau: 100 Killed in Fresh Hostilities
From Funmi Peter-Omale in Jos and Nnamdi Duru in Lagos

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No fewer that 100 persons were reportedly killed in fresh hostilities that broke out in Yelwa, Shendam Local Government area of Plateau State.

State Commissioner of Police, Mr. Innocent Ilozuoke who confirmed the outbreak of violence, however, declined to give casualty figure. He said his men assigned to go for on the spot assessment were yet to return.

However, police sources told THISDAY that yesterday's attack was a reprisal attack on Yelwa villagers, following a similar on-slaught last week on Kawo village which left unconfirmed casualties in its trail.

Ilozuoke, however affirmed that additional military personnel and policemen have been drafted to the site to restore peace and order.

Also confirming the incident, the state Commissioner of Information, Alhaji Dauda Lamba, stated that government has not been briefed officially by security agencies.

"We are aware that fighting broke out in Yelwa yesterday night (Sunday) but we are still waiting for the police report. We have as a government dispatched a team of security operatives to look into the matter," he said.

On casualties, the government spokesman said "we don't have the official figures but we are not unaware of the fact that after a crisis that has taken this long, casualties should be expected."

Lamba affirmed that government cannot afford to rely on individual and hear-say information. "We rely solely on what we get from security agencies," he added.

Sources at the state police Headquarters informed THISDAY that according to reports filtering in, the crisis had not abated.

In fact, it was gathered that security reinforcement sent to the scene had not been able to make an in-road because the suspected insurgents were armed with sophiscated weapons.

The tension in the area was said to be so high that all roads leading into Yelwa have allegedly been closed and are being manned by the insurgents.

At the motor park in Jos, THISDAY gathered that no commercial vehicle was willing to go to Yelwa or Shendam even as there have been reported cases of thousands of displaced persons who have now fled into neighbouring towns.

It was also gathered that over 1,000 houses and about three mosques and other properties were razed by the insurgents. Dead and mutilated bodies are said to be littering the streets.

As at the time of filing this report, the police were yet to confirm the casualties or ascertain the perpetrators of the violence.

The frequent inter-ethnic clashes in the state was a recent phenominon.

The last three months have seen the bloodiest fighting in the region since the 2001 violence in Jos claimed several lives.

Tens of thousands of people have already had to leave their homes because of the fighting and many others now live in temporary accommodation in schools and other public buildings across three states.
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Old 04-05-2004, 14:01   #116
buster
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Burundi rebels quit power deal

Andrew Meldrum
Tuesday May 4, 2004
The Guardian
La pace si allontana in Burundi

Le Forze per la difesa della democrazia (Fdd), il
principale gruppo ribelle del Burundi, hanno deciso di
lasciare il governo transitorio. Il segretario generale
Hussein Rajabu ha accusato il governo di non aver
rispettato l'accordo di cessate il fuoco, che concedeva
alle Fdd il 30 per cento degli incarichi
dell'amministrazione. Le divergenze rischiano di
compromettere il processo di pace dopo dieci anni di guerra
civile.
-----------

Burundi's largest rebel group quit the transitional government yesterday, threatening a peace process designed to end 10 years of civil war.
"We decided to suspend our participation in the government and in the parliament until the ceasefire agreement is fully implemented," said Hussein Rajabu, secretary general of the Forces for the Defence of Democracy (FDD).

The FDD joined a power-sharing arrangement in November, raising hopes for peace. The deal, mediated by South Africa, gave the rebels four ministers and 15 members of parliament in the 190-seat assembly.

But Mr Rajabu said the FDD had not yet gained its 30% share of all provincial governorships and district administratorships - powerful jobs in Burundi - that it was also promised in the ceasefire agreement.

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In Burundi ci si prepara ad una nuova ondata di violenze....
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Old 04-05-2004, 14:02   #117
buster
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In Georgia ci si prepara alla guerra civile.....

___________________________________

Georgia's rebels ready for war

Tom Parfitt in Moscow
Tuesday May 4, 2004
The Guardian

Civil war in Georgia moved a step closer yesterday as rebel leader Aslan Abashidze defied a call from President Mikhail Saakashvili to disband his paramilitary supporters and submit to Tbilisi's will.
Armed groups roamed Adzharia - the fiefdom carved out by Mr Abashidze on the country's Black Sea coast - in defiance of the ultimatum.

Mr Abashidze accused the Georgian leadership of treating the Adzharian constitution as "a meaningless scrap of paper".

"Saakashvili has no levers to implement his ultimatum because Adzharia has its own constitution and its own constitutional order," the rebel leader told the Russian television channel Rossiya.

Asked by the RIA Novosti news agency how the standoff with Tbilisi might develop, he said: "We expect war."

Tension rose at the weekend when Mr Abashidze destroyed bridges linking Adzharia to the rest of the country, in response to Georgian army manoeuvres nearby. He said the army planned to invade, an accusation denied by Tbilisi.

Mr Saakashvili retaliated with a demand for the rebel leader to "return to Georgia's constitutional framework, stop violations of law and human rights, and start to disarm" within 10 days.

Tbilisi accused Mr Abashidze of consorting with "state criminals and killers" and threatened to arrest him if he did not give up his weapons.

But there was silence from Batumi, the rebel capital, as Mr Abashidze's fighters positioned armoured vehicles on the border. Mr Abashidze was said to be in Batumi, but made no public appearance.

One of his gunmen told AFP news agency: "We have plenty of firepower and if someone comes in here there will be bloodshed. We do not want war, but we are not going to let anyone in with weapons."

Batumi is a shipping point for Caspian Sea oil. Oil supplies to the port were close to being paralysed because of severed rail links.

Zurab Zhvaniya, Georgia's prime minister, said: "Aslan Abashidze's paranoia may seriously harm Georgia. The people of the autonomous republic may starve if investors lose interest in Georgia."

The Russian television station NTV said meat and cheese had doubled in price as civilians prepared for an invasion.
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