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Old 14-03-2010, 00:14   #1
frankytop
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Ogni tanto anche i piccoli vincono…

Ok all’etichetta obbligatoria per tutelare il Made in Italy

È una svolta epocale. A tutela di chi in Italia non solo vive, ma produce e che fino a ieri era in balia di norme che permettevano ai grandi marchi di fabbricare i loro vestiti, le loro scarpe, le loro borse in Cina, Vietnam o India per poi rivenderli in giro per il mondo con il marchio Made in Italy.
Tra qualche mese tutto questo non sarà più possibile. Ieri il Senato ha approvato il disegno di legge che era già stato votato alla Camera prima di Natale. Un testo che in questi tre mesi le lobby hanno cercato dapprima di insabbiare, come denunciato dal Giornale in gennaio, e poi di snaturare, presentando ben 50 emendamenti. Inutilmente: sono stati tutti respinti, tranne due; uno che p\recisa le sanzioni a carico delle dogane, l’altro che fissa a ottobre l’entrata in vigore della legge per ottenere anche il via libera alla Ue. Dettagli, che richiederanno un ultimo voto alla Camera, peraltro scontato, perché per una volta la politica ha ascoltato il Paese reale. In dicembre l’assemblea di Montecitorio votò il provvedimento all’unanimità e all’unanimità la commissione deliberante del Senato si è espressa ieri.
Un segnale di speranza per il Paese e di fiducia nell’Italia migliore, quella dei piccoli e medi imprenditori. Una vicenda che premia la tenacia di un uomo che in luglio nessuno conosceva, e che ora è diventato un piccolo, grande eroe del nostro tempo: Roberto Belloli, imprenditore di Busto Arsizio, che l’estate scorsa creò il movimento dei contadini del tessile, chiedendo l’approvazione di una legge che consentisse solo a chi fabbrica in Italia di poter usare il marchio Made in Italy.
Belloli guidava una manciata di imprenditori, arrabbiati e frustrati. Un manipolo di idealisti a cui nessuno prestò ascolto. Nessuno tranne un giovane deputato leghista, Marco Reguzzoni, che decise di sposare la causa e di presentare il testo in Parlamento, con il sostegno di Santo Versace, del Pdl. Quella legge è soprattutto sua. «È una vittoria per i consumatori, che da ora in avanti potranno sapere la provenienza dei capi, e per le piccole aziende», dichiara Reguzzoni. E Belloli chiosa, al Giornale: «Finalmente qualcuno ha capito. Il voto apre scenari insperati, non solo nel tessile. E non solo in Italia».
Già, anche la Francia si sta muovendo nella stessa direzione e l’Europarlamento sta per approvare una norma dai contenuti molto simili a quelli italiani. Per quanto incredibile, l’Unione europea è l’unico protagonista economico che, in piena globalizzazione, non ha ancora previsto norme a tutela della propria industria. Una lacuna che sta per essere colmata.
I termini della legge sono chiari: solo il produttore del tessile, della pelletteria e del calzaturiero che effettua la maggior parte delle fasi di lavorazione nel nostro Paese, può vantare il marchio Made in Italy. Diventa obbligatoria l’etichettatura con la tracciabilità. Sono previste sanzioni amministrative per chi omette i controlli, che diventano penali in caso di reiterazione del reato, mentre le aziende che sgarrano rischiano la sospensione dell’attività.
Una legge severa, ma che per una volta soddisfa tutti, maggioranza e opposizione. Perché tutela, finalmente, i piccoli contro le furbizie dei grandi.

Il Giornale.it
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Old 14-03-2010, 00:43   #2
Special
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Bella notizia!!!
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Old 14-03-2010, 00:45   #3
icoborg
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uhhh prada made in china
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Old 14-03-2010, 01:06   #4
amigaos
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L'articolo non specifica nulla della legge ma se il buongiorno si vede dal mattino

Quote:
Un testo che in questi tre mesi le lobby hanno cercato dapprima di insabbiare, come denunciato dal Giornale in gennaio, e poi di snaturare, presentando ben 50 emendamenti.
le lobby insabbiano?
non mi risulta che le lobby possano insabbiare nulla, al massimo fanno pressione e men che meno presentano emendamenti, al massimo convincono/pagano/sostengono un determinato politico/partito.
Ora mi risulta che il PdL e Lega abbiano una fortissima maggioranza, quindi si evince che i lobbysti abbiano in mano un nutrito gruppo di personaggi, cosi' nutrito che addirittura rischiano d'insabbiare una legge cosi' fortemente voluta dalla maggioranza.

Ci scometto 100 pleuri che sara' il solito pasticciaccio, senza fondi per le ispezioni come gia' e' adesso, magari agirabile da un bambino di 4 anni.
Sulla sfiducia.
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Old 14-03-2010, 01:47   #5
rgart
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solo il produttore del tessile, della pelletteria e del calzaturiero che effettua la maggior parte delle fasi di lavorazione nel nostro Paese, può vantare il marchio Made in Italy.
cioè come è ora... per i vari marchi mettere l'etichetta sarà la maggior parte della lavorazione et voilà tutto risolto...
sarà un'altra roba come la class action... questo governo di incapaci stupisce in peggio ogni giorno che passa
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Old 14-03-2010, 02:05   #6
Jacoposki
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Bella notizia, in teoria. In teoria.
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In cerca di una firma
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Old 14-03-2010, 09:30   #7
Cfranco
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Città: PD
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Sembra buona .
Vediamo se sarà efficace oppure riusciranno ad aggirare pure questa
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Certe persone non le digerisco
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Old 14-03-2010, 10:03   #8
ConteZero
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Wow, una notizia del genere da una fonte così autorevole non può essere semplicemente propaganda

Il testo della legge please ?
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Old 14-03-2010, 10:22   #9
MadJackal
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Quote:
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Bella notizia, in teoria. In teoria.
Concordo.
Il punto è che fare la legge e basta non serve... Però già che l'abbian fatta è un miracolo.

Quote:
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Wow, una notizia del genere da una fonte così autorevole non può essere semplicemente propaganda

Il testo della legge please ?
Quando l'approvano definitivamente dovrebbero metterla fuori sul sito del parlamento. Allora vedremo
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Old 14-03-2010, 10:36   #10
whistler
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gli italiani non hanno i soldi , sai dove ve lo mette til made in italy?

o forse è il made in italy per la gente che conta? gli imprenditoroni , i suvvisti , i figli di papà ecc ecc..
__________________
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Old 14-03-2010, 10:57   #11
tecnologico
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Messaggi: 17097
non cambia nulla:

se viene prodotta interamente in vattelapesca, e poi in italia attaccano l' ultimo bottone , è made in italy
__________________
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Old 14-03-2010, 11:11   #12
frankytop
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Quote:
Originariamente inviato da tecnologico Guarda i messaggi
non cambia nulla:

se viene prodotta interamente in vattelapesca, e poi in italia attaccano l' ultimo bottone , è made in italy
Quote:
I termini della legge sono chiari: solo il produttore del tessile, della pelletteria e del calzaturiero che effettua la maggior parte delle fasi di lavorazione nel nostro Paese, può vantare il marchio Made in Italy.
.
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Old 14-03-2010, 11:19   #13
ConteZero
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Qual'è la maggior parte della produzione di un automobile ?
E la maggior parte della produzione di un vestito ?

Ricorda gli "sconti fino al 50%"
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Old 14-03-2010, 11:23   #14
rgart
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L'Avatar di rgart
 
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Città: Bologna...! Xbox360Live!: Sakko83
Messaggi: 5167
e chi decide qual'è la maggior parte? ma siete proprio cocciuti... giocano con le parole e non dite niente...
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Old 14-03-2010, 11:23   #15
sander4
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Quote:
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non cambia nulla:

se viene prodotta interamente in vattelapesca, e poi in italia attaccano l' ultimo bottone , è made in italy
Da altra fonte:

Quote:
Anche se su un punto fondamentale il provvedimento vacilla non poco: il diritto all’etichetta che certifica l’italianità lo potranno ricevere scarpe, abiti e divani in pelle «prevalentemente» prodotti nel nostro Paese. E per «prevalentemente» s’intendono almeno due passaggi della lavorazione effettuati in Italia. Ad esempio, un divano o un paio di scarpe potranno essere definiti «italiani» a tutti gli effetti anche se da noi sono stati solo assemblati e rifiniti. Ma come si potrà parlare di prodotto italiano nel caso di un paio di scarpe se la concia, la lavorazione della tomaia e il pellame sono «stranieri»?

Dei limiti della futura legge sono consapevoli anche molti dei promotori. «Ci provavamo da quindici anni» commenta il senatore leghista Piergiorgio Stiffoni. E sono proprio gli esponenti della Lega Nord a ipotizzare a breve il varo di testi di legge più rigidi e a pensare già all’allargamento del provvedimento per altri settori come l’occhialeria e l’alimentare. La pensa così Giancarlo Sangalli, già numero uno della Cna, confederazione nazionale dell’Artigianato e della piccola e media Impresa, e oggi senatore del Pd: «È un passo avanti, ma riconosco sia un provvedimento un po’ debole».
http://www.lastampa.it/redazione/cms...3088girata.asp
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Old 14-03-2010, 11:26   #16
ConteZero
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Ricordo che il confezionamento (imbustamento, inscatolamento, etichettatura etc) è un passo.
Alla fine basta che qui gli mettano le taghette e tutto passa in cavalleria... il trucco è fare leggi del menga che siano così vaghe da lasciare ad un azzeccagarbugli tutto lo spazio necessario per rigirarsela come gli pare.

D'altro canto la compagine preferita da Dolce & Gabbana cosa poteva sfornare più di questo ?
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Old 14-03-2010, 11:46   #17
frankytop
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Quote:
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Da altra fonte:
Quote:
Anche se su un punto fondamentale il provvedimento vacilla non poco: il diritto all’etichetta che certifica l’italianità lo potranno ricevere scarpe, abiti e divani in pelle «prevalentemente» prodotti nel nostro Paese. E per «prevalentemente» s’intendono almeno due passaggi della lavorazione effettuati in Italia. Ad esempio, un divano o un paio di scarpe potranno essere definiti «italiani» a tutti gli effetti anche se da noi sono stati solo assemblati e rifiniti. Ma come si potrà parlare di prodotto italiano nel caso di un paio di scarpe se la concia, la lavorazione della tomaia e il pellame sono «stranieri»?
Ma che vuol dire "solo"? Voglio sperare che non viviamo in un regime di autarchia come nel ventennio;almeno certe materie prime spero che si possano importare,non è che dobbiamo per forza fare tutto noi.
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Old 14-03-2010, 11:55   #18
Freeskis
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Ma che vuol dire "solo"? Voglio sperare che non viviamo in un regime di autarchia come nel ventennio;almeno certe materie prime spero che si possano importare,non è che dobbiamo per forza fare tutto noi.
certo che pur di non ammettere che è una cazzata riuscite ad inventarvi di tutto
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Old 14-03-2010, 12:00   #19
ConteZero
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Ladies and gentlemen, benvenuti nel meraviglioso mondo dei PRODOTTI SEMILAVORATI.
Ovvero i carburatori li fai in India, li assembli in Italia ed ottieni un motorino Made In Italy.
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ConteZero è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 14-03-2010, 12:10   #20
frankytop
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L'Avatar di frankytop
 
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Carluccio:Siorre e siorri,venghino venghino..mirate tutte le nostre mirabolanti automobili,tutti i fantastici macchinari... mirate cotanta tecnologia,tutto rigorosamente made in Italyyyyyyy.

Pinuccio:ma tutta 'sta roba non è che ha bisogno del petrolio per funzionare?

Carluccio:eh beh..si,e in che modo sennò...

Pinuccio:ma valà valà valà....allora è tutta roba araba!


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