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Relazione Comm Antimafia sulla Ndrangheta a Milano e in Lombardia
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CameradeiDeputati —190— SenatodellaRepubblica
XVLEGISLATURA — DISEGNIDILEGGEERELAZIONI — DOCUMENTI
CAPITOLO VII
Colonizzazioni
1. Milano e la Lombardia
Milano e la Lombardia rappresentano la metafora della ramificazione
molecolare della ‘ndrangheta in tutto il nord, dalle coste adriatiche della
Romagna ai litorali del Lazio e della Liguria, dal cuore verde dell’Umbria
alle valli del Piemonte e della Valle d’Aosta. Di questi insediamenti è utile
fornire alcuni brevi s paccati, tutti legati ferreamente a doppio filo con i
territori d’origine com’è caratteristica della ‘ndrangheta e come indicato
dalla ricostruzione della mappa delle famiglie in altra parte di questa
relazione.
Il 13 gennaio 1994 nel corso dell’XI Legislatura la Commissione
Parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia approvava la relazione
sugli insediamenti e le infiltrazioni di organizzazioni di tipo mafioso in
aree non tradizionali, le principali regioni del Nord e del Centro Italia.
La relazione si collocava contestualmente in quella stagione
straordinaria di lotta alla mafia che, soprattutto in Lombardia, aveva visto
la disarticolazione di intere organizzazioni a seguito di operazioni di polizia
coordinate dalle Procure Distrettuali che avevano portato all’arresto, e
quasi sempre alla condanna, di migliaia di appartenenti a gruppi criminali
soprattutto affiliati alla ‘ndrangheta.[Dopo sono arrivati i magistrati malati di mente, la magistratura rossa e romNdR]
CameradeiDeputati —191— SenatodellaRepubblica
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La relazione già evidenzia come in Lombardia la ‘ndrangheta era
l’organizzazione più potente, cita i risultati di operazioni quali Wall
Street
141
e Nord-Sud142
che allora erano in pieno svolgimento e che,
insieme alle successive, in particolare l’operazione Count Down143
dell’ottobre 1994 e l’operazione Fiori della Notte di San Vito, del
novembre 1996, riguardante il clan Mazzaferro,
144
sono sfociate nei grandi
dibattimenti sino ai primi anni del 2000 che si sono conclusi con centinaia
di condanne.
Si può affermare che con tali operazioni è stata quasi eliminata la
componente militare di imponenti organizzazioni, dai soldati fino ai
generali, e sono stati “riconquistati” dalle forze dello Stato territori che
erano fortemente condizionati da cosche come quelle di Coco Trovato nel
lecchese, i Morabito-Palamara-Bruzzaniti e i Papalia-Barbaro-Trimboli.
Da allora nessun’altra indagine approfondita di impulso parlamentare
si è occupata degli insediamenti mafiosi in Lombardia nonostante il nord
del Paese e Milano siano stati investiti da grandi processi di trasformazione
economici e sociali, di deindustrializzazione di intere aree e periferie
urbane e, in questi cambiamenti, le mafie abbiano riguadagnato
silenziosamente ma progressivamente terreno.
Le ‘ndrine sono state in grado di recuperare il terreno perduto grazie
ad una strategia operativa che ha evitato manifestazioni eclatantidi
violenza, tali da attirare l’attenzione e divenire controproducenti, attuando
piuttosto un’infiltrazione ambientale anonima e mimetica tale da destare
141
Riguardante il clan Coco Trovato-Flachi-Schettini legato ai De Stefano di Reggio Calabria nonchè i
Cursoti di Catania.
142
Riguardante le cosche Papalia-Barbaro e Morabito.
143
Riguardante sia la ‘ndràngheta dell’area De Stefano sia l’area della camorra quale i Fabbrocini e gli
Ascione.
144
Che operava con decine di ” locali” nelle province di Varese e di Como e che ha anch’esso ripreso in
buon parte le posizioni perdute.CameradeiDeputati —192— SenatodellaRepubblica
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minor allarme sociale e da far assumere alle cosche e ai loro capi le forme
rassicuranti di gestori e imprenditori di attività economiche e finanziarie
del tutto lecite .
145
In tal modo si è realizzato un controllo ambientale che, in sentenze
già passate in giudicato, è stato definito “selettivo” e cioè strettamente
funzionale nel suo “stile” al raggiungimento degli scopi del programma
criminoso in un’area geografica giustamente ritenuta diversa per cultura,
mentalità e abitudini rispetto a quella di origine. Non per questo un
controllo meno pericoloso in quanto più idoneo, proprio per la sua
invisibilità,a rimanere occulto e ad essere meno oggetto di risposte
tempestive da parte delle forze dell’ordine e della società civile.
La strategia di “inabissamento” di queste cosche invisibili che sono
riuscite a riprodursi nonostante i colpi loro inferti dalle grandi indagini
degli anni ’90 è stata favorita da un insieme di condizioni.
In sintesi i fattori che negli ultimi anni hanno giocato a vantaggio delle
cosche operanti in Lombardia possono essere i seguenti:
-la capacità delle cosche, e soprattutto quelle calabresi per la loro
strutturazione familistica di tipo orizzontale, di rigenerarsi tramite
l’entrata in gioco di figli e familiari di capi-cosca arrestati e condannati
all’ergastolo o a pene elevatissime a seguito dei processi degli anni ’90.
In pratica ogni cosca, da quella di Coco Trovato a quella di Antonio
145
La strategia del “silenzio” non esclude ovviamente messaggi fortemente intimidatori quando
necessari al buon funzionamento della strategia generale come testimoniano i tre incendi tra il marzo
2003 e il novembre 2005 delle autovetture del Sindaco di un Comune chiave per la strategia delle cosche
e cioè Maurizio Carbonera Sindaco del centro-sinistra di Buccinasco impegnato nell’approvazione di un
piano regolatore non gradito ai clan che controllano il locale mercato dell’edilizia. Il Sindaco Carbonera è
stato anche destinatario di una busta con un proiettile di mitragliatrice. A Buccinasco, definita la Platì del
nord, è da sempre dominante la cosca Papalia-Barbaro.CameradeiDeputati —193— SenatodellaRepubblica
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Papalia a quella dei Sergi, ha visto il formarsi, sotto la guida dei capi
detenuti, di una nuova generazione;
-le scarse risorse specializzate messe in campo dallo Stato in Lombardia
e in genere nel Nord-Italia per combattere la mafia. Basti pensare ad un
distretto come quello di Milano che comprende anche città con forte
presenza mafiosa come Como, Lecco, Varese e Busto Arsizio, con le
forze in campo costituite da poco più di 200 uomini: 40 uomini del
R.O.S. Carabinieri, 50 uomini del G.I.C.O., 55 dello S.C.O. della
Polizia di Stato cui si aggiungono 68 uomini della D.I.A. che ha
competenza peraltro su tutta la Lombardia;
-l’insufficienza di uomini, più volte denunziato dai rappresentanti della
D.D.A. è pari all’insufficienza di mezzi, causa spesso del rallentamento
di alcune indagini;
-altro elemento che ha influito soprattutto nell’opinione pubblica è
rappresentato dall’esplosione, negli ultimi anni, del tema della
percezione della sicurezza che, soprattutto in un’area come Milano e il
suo hinterland ha spostato l’attenzione sulla microcriminalità in genere
collegata alla presenza di stranieri e di altri soggetti operanti sul terreno
della devianza sociale. E ciò, nonostante l’incessante lavoro e i risultati
importanti ottenuti dalla D.D.A.
In questo contesto di “disattenzione” le cosche hanno scelto come
sempre le attività criminose più remunerative con minori rischi e hanno
evitato, per quanto possibile ma con successo, le faide interne e i
regolamenti di conti che avevano preceduto soprattutto con sequele
impressionanti di omicidi le indagini degli anni ’90 e che avevano avuto
l’effetto di suscitare un immediato e controproducente allarme sociale.CameradeiDeputati —194— SenatodellaRepubblica
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Del resto in una metropoli come Milano in cui, secondo le statistiche,
circa 120.000 milanesi fanno uso stabile o saltuario di cocaina, c’è “posto
per tutti” ed è stato possibile, per i vari gruppi attuare una divisione del
mercato e del lavoro in grado di soddisfare tutti senza concorrenze
sanguinose, dall’acquisto delle grosse partite sino alla rivendita nelle varie
zone.
Le numerose operazioni condotte dalle Forze dell'Ordine e dalla
Magistratura hanno consentito di delineare un quadro della criminalità
organizzata, prevalentemente di matrice calabrese, presente sul territorio
lombardo.
Le cosche ivi operanti, sviluppatesi con i tratti tipici della malavita
associata negli anni '70, presentano una struttura costante, caratterizzata da
un nucleo di persone legate strettamente tra loro da vincoli di parentela,
spesso formalmente affiliate alla 'ndrangheta, a cui si affianca una base
numericamente più ampia con funzioni esecutive, che assicura un apporto
continuo nella realizzazione degli obiettivi criminali.
Malgrado il contatto con realtà diverse, i componenti di questi gruppi
hanno mantenuto le peculiarità comportamentali e gli atteggiamenti
culturali della criminalità organizzata calabrese.
La Lombardia è da sempre retroterra strategico dei più importanti
sodalizi criminali calabresi e gli eventi registrati offrono ulteriori riscontri
per quanto concerne la massiccia presenza nella regione di soggetti legati
alla ‘ndrangheta, con interessi, come si vedrà, principalmente nel settore
del traffico di stupefacenti, nella gestione dei locali notturni e
nell’infiltrazione all’interno dell’imprenditoria edilizia.CameradeiDeputati —195— SenatodellaRepubblica
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Anche per la ‘ndrangheta, sul territorio lombardo, prevale una
strategia di un basso profilo di esposizione, pur non mancando atti violenti,
quali l’agguato in viale Tibaldi di Milano, dell’aprile 2007, ove un
pregiudicato calabrese è stato ferito con colpi di arma da fuoco per motivi
forse correlabili alle attività illegali del caporalato, che sembra costituire un
mercato in espansione per la ‘ndrangheta.
Non sono neppure mancati episodi estorsivi, che hanno coinvolto
pregiudicati di origine calabrese, con interessi nel campo dell’edilizia a
Caronno Pertusella (VA).
Tuttavia l’aspetto militare, pur se cautelativamente messo in sonno,
non è certo stato abbandonato dalla strategia dei gruppi calabresi e siha
almeno un esempio di tale potenzialità dal sequestro di un imponente
arsenale a disposizione della ‘ndrangheta calabrese rinvenuto in un garage
di Seregno nell’ambito dell’operazione “Sunrise” nel giugno 2006.
L’arsenale era a disposizione di SalvatoreMancuso e del suo gruppo
appartenente al clan di Limbadi (VV) da tempo sbarcato in Brianza. Un
vero e proprio deposito di armi micidiali: kalashnikov, mitragliatori Uzi,
Skorpion, munizioni e cannocchiali di precisione, bombe a mano. Le
attività criminaliaccertate sono state le truffe, il traffico di droga e
l’associazione a delinquere finalizzata all’usura. Il prosieguo dell’indagine
consentiva l’ulteriore arresto complessivamente di 32 persone, originarie
del Vibonese, indiziate di traffico di droga, usura e truffe. Le attività
usurarie venivano praticate attraverso un membro dell’organizzazione,
titolare di imprese edili ed altre società, che erogava a imprenditori in
difficoltà prestiti con interessi fino al 730%.
Le truffe avvenivano, con meccanismi complessi di mancati
pagamenti, ai danni di società di lavoro interinale, conseguendo illeciti
introiti per oltre 800 mila euro. CameradeiDeputati —196— SenatodellaRepubblica
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Le indagini hanno messo in luce anche un elevatissimo gettito,
proveniente dalle attività estorsive e valutato in circa 3 milioni di euro.
Da quanto detto consegue che l’attività assolutamente prevalente,
quella che si potrebbe dire di “accumulazione primaria”, rimane
l’introduzione e la vendita di partite di sostanze stupefacenti, in assoluta
prevalenza cocaina, canalizzate in Italia tramite i contatti anche stabili e
“residenziali” delle cosche con i fornitori operanti nell’area della Colombia
e del Venezuela.
In questo campo l’attività di contrasto è stata in grado in questi
ultimi anni di assestare alla “nuova generazione” delle cosche alcuni colpi
importanti che tuttavia, data l’enorme estensione del mercato e l’enormità
dei guadagni e dei ricarichi, sono passibili di essere riassorbiti dai gruppi
come una sorta di rischio d’impresa in termini di perdita temporanea di
uominie di guadagni. Tra le operazioni condotte con successo si può citare
la “Caracas Express” eseguita dalla Squadra Mobile di Milano che ha
portato all’emissione di 47 ordini di custodia nei confronti di appartenenti
al clan di Rocco Molluso e Davide Draghi di Oppido Mamertina
appartenente all’area dei Barbaro-Papalia ed operante in particolare nella
fascia Sud-est di Milano.
La potenzialità di mercato di tale gruppo, che dà il senso dell’entità
complessiva dello spaccio di cocaina a Milano, era evidenziata
dall’acquisto e dalla rivendita ogni mese di 20 chili di cocaina purissima
proveniente dal Sud America.
Sui rapporti tra la ‘ndrangheta e i cartelli colombiani produttori di
cocaina, sono importanti i riscontri dell’Operazione “Stupor Mundi”,CameradeiDeputati —197— SenatodellaRepubblica
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conclusasi nel mese di maggio 2007 a Reggio Calabria con l’emissione di
40 arresti.
La dimensione del traffico era desumibile dalla dimostrata capacità
degli arrestati di acquistare partite, fino a tremila chili, di stupefacente allo
stato puro, direttamente dalla Colombia. La cocaina sequestrata nel corso
dell’operazione aveva un valore sul mercato di circa 60 milioni di euro.
Venivano accuratamente ricostruite le rotte dei traffici di cocaina che,
partendo dal Sud America, ed in particolare dalla Colombia, giungevano,
attraverso l’Olanda, soprattutto in Piemonte ed in Lombardia.
Estremamente significativa dell’incidenza del monte di affari
prodotti dai traffici di cocaina è il riciclaggio in attività imprenditoriali e la
capacità di gruppi con i propri capi condannati all’ergastolo di
rimpadronirsi in pochi anni del territorio. Lo ha dimostrato l’indagine
“Soprano” che ha visto nel dicembre del 2006 l’arresto, ad opera della
Polizia di Stato e della Guardia di Finanza, di 37 persone
146
appartenenti
alla famiglia Coco Trovato.
Tale famiglia nonostante la condanna all’ergastolo dei capi Franco
Coco Trovato e Mario Coco Trovato è riuscita infatti a rioccupare il
territorio di influenza, e cioè quello di Lecco, grazie alla discesa in campo e
alla reggenza di figli, nipoti e consanguinei indicati nell’ordinanza di
custodia cautelare.
Vincenzo Falzetta, sempre secondo la misura cautelare, era anche
l’uomo di riferimento del gruppo sul piano finanziario e imprenditoriale,
avendo assunto per conto della cosca, tramite varie società, la gestione di
numerosi locali pubblici a Milano tra cui la nota discoteca Madison, il
146
Ordinanza di custodia cautelare emessa il 13.12.2006 a carico di Bubba Rodolfo, Trovato Emiliano,
Trovato Giacomo ed altri anche per il reato di cui all’art. 416bis c.p..CameradeiDeputati —198— SenatodellaRepubblica
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ristorante Bio Solaire e la discoteca estiva Cafè Solaire, sita
strategicamente nei pressi dell’Idroscalo.
Si era così costituita una catena di locali pubblici, in cui fra l’altro
lavoravano quasi solo parenti o persone legate alla “famiglia”, che
rispondevano ad una pluralità di esigenze: riciclare la liquidità in eccesso,
spacciare all’interno di essi o intorno ad essi altra cocaina e usare i locali, al
riparo da occhi indiscreti, per riunioni strategiche, alcune delle quali
finalizzate a discutere addirittura il reimpiego in grosse attività immobiliari
in Sardegna dei proventi della bancarotta di società finanziarie messe in
piedi dalle cosche in Svizzera.
Si evidenzia in questo contesto un’elevata capacità imprenditoriale
delle famiglie calabresi considerando che locali analoghi sono stati aperti
da Falzetta a Soverato in provincia di Catanzaro e sono in corso progetti di
acquisizione di ristoranti negli U.S.A. come risulta da diverse indagini.
Uno spaccato particolare è rappresentato da Quarto Oggiaro, il
quartiere popolare da sempre tra i più degradati della periferia nord-ovest di
Milano. Una vera e propria zona franca per l’illegalità, con settecento delle
quattromila case popolari gestite dalla ALER, l’ente comunale milanese
che amministra il patrimonio edilizio pubblico, occupate abusivamente e
con l’accesso controllato direttamente dagli uomini della ‘ndrangheta. In
questo territorio, suscitando grande clamore sui media locali, nell’estate del
2007 è ricomparso in forze il gruppo Carvelli di Petilia Policastro (KR),
anch’esso colpito dalle indagini degli anni ’90 ma ugualmente riuscito a
riprodursi.
Alcuni interventi di polizia hanno fatto emergere un vero e proprio
controllo militare dello spaccio tra i casermoni del quartiere con file diCameradeiDeputati —199— SenatodellaRepubblica
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acquirenti che si presentavano praticamente alla luce del sole nei vari punti
dove operavano gli spacciatori stabilmente presidiati da chi era addetto alla
guardia e al rifornimento.
Risale allo stesso mese di agosto 2007, e cioè poco dopo il fallito
tentativo di “bonifica” di Quarto Oggiaro, l’omicidio proprio di Francesco
Carvelli figlio dell’ergastolano Angelo Carvelli e nipote del sorvegliato
speciale Mario Carvelli, considerato l’attuale padrone del quartiere. Il
regolamento di conti, uno dei non numerosi verificatisi negli ultimi anni,
risponde con ogni probabilità ad una logica di assestamento dei rapporti tra
i vari gruppi operanti nell’area.
L’enorme liquidità in eccesso prodotta dai traffici di cocaina e in
misura minore ma significativa dalle estorsioni viene canalizzata, secondo i
dati che provengono dalle principali strutture investigative e fra di esse la
D.I.A., in alcuni settori produttivi ed economici attraverso imprese
apparentemente legali.
Si tratta del settore dell’edilizia nel quale va compreso sia a Milano
sia nell’hinterland quello degli scavi e del movimento terra, delle
costruzioni vere e proprie, sino all’intermediazione realizzata da agenzie
immobiliari collegate
147
, del settore ristoranti e bar, del settore delle
147
Nel settore dell’edilizia privata, sottoposto soprattutto nell’hinterland ad un controllo quasi
monopolistico da parte delle cosche, il meccanismo di intervento che esprime tale controllo ed è stato già
riconosciuto in alcune sentenze, è quasi sempre il medesimo.
Inizialmente società operanti con capitali mafiosi ma intestate a prestanomi incensurati ed
apparentemente privi di collegamento con i clan acquistano terreni agricoli ottenendo poi dai Comuni le
relative licenze edilizie e facendo fronte agli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria. In un secondo
momento le stesse società affidano la costruzione di unità immobiliari, attraverso contratti di appalto, a
società in cui compaiono invece imprenditori o loro familiari legati in modo più diretto ai gruppi della
‘ndrangheta. Il pagamento del contratto di appalto non avviene poi in denaro bensì con la cessione di una
quota, di solito il 50%, delle unità immobiliari costruite che l’impresa costruttrice vende subito ad altre
società immobiliari anch’esse legate ai clan che rivendono a privati. Tale meccanismo consente quindi di
porre degli schermi di salvaguardia tali da non attirare troppo l’attenzione sul reale beneficiario finale
dell’attività edilizia e tutte le società coinvolte, che si alimentano con continui ingenti finanziamenti soci CameradeiDeputati —200— SenatodellaRepubblica
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agenzie che forniscono addetti ai servizi di sicurezza, soprattutto per locali
pubblici e discoteche; del settore dei servizi di logistica, cioè il
facchinaggio e la movimentazione di merci, con la gestione di società
cooperative, come quelle controllate dalle cosche presso l’Ortomercato di
Milano.
Storicamente, però, per le cosche calabresi l’edilizia
148
rappresenta il
settore primario che consente, fra l’altro, di utilizzare anche mano d’opera a
bassa specializzazione e di sviluppare e controllare fenomeni quali il
caporalato delle braccia.
149
Questa attività criminale sfrutta da anni
manodopera clandestina giunta sulle coste crotonesi e catanzaresi con le
carrette del mare e fatta fuoriuscire dai CPT di Crotone e Rosarno.
Anche nell’edilizia non mancano le estorsioni in danno di
concorrenti o di imprese riottose. Lo testimoniano incendi in cantieri o
danneggiamenti di attrezzature che vengono segnalati soprattutto
nell’hinterland.
Tuttavia persino le minacce estorsive non sono necessarie quando,
come nella maggioranza dei casi, si verte in realtà in una situazione di
completo monopolio ed in ampie zone della Brianza o del triangolo
Buccinasco-Corsico-Trezzano non è nemmeno pensabile che qualcuno con
proprie offerte o iniziative “porti via il lavoro” alle cosche calabresi che
hanno le loro imprese diffuse sull’intero territorio.
con i quali poi vengono pagate le reciproche prestazioni, hanno la possibilità di nascondere l’origine di
somme provenienti dai traffici illeciti e di ottenere in modo abbastanza semplice flussi di denaro pulito.
148
Si osservi che allo stato non si evidenziano infiltrazioni significative nel campo dell’edilizia pubblica
e in genere negli appalti pubblici di rilievo, non è noto se per una carenza delle indagini o perchè gli
appalti pubblici non sono per il momento di grande interesse per le cosche rischiando di metterne in
pericolo ”l'invisibilità”.
Tuttavia indagini recenti ed ancora in corso segnalano un nuovo interesse per gli appalti nel campo
dell’Alta Velocità ferroviaria e nel campo del potenziamento dell’Autostrada Milano-Torino nelle sue
tratte lombarde.
149
In tema di caporalato è interessante rilevare che molti lavoratori delle imprese di facchinaggio gestite
da uomini vicini alle cosche sono secondo i dati forniti dagli organi investigativi cittadini curdi e turchi
convogliati dalla ’ndràngheta in Nord-Italia dopo il loro sbarco sulle coste del crotonese e del catanzarese.CameradeiDeputati —201— SenatodellaRepubblica
XVLEGISLATURA — DISEGNIDILEGGEERELAZIONI — DOCUMENTI
In questo senso appare pienamente condivisibile il giudizio finale
formulato dal responsabile della D.D.A. presso laProcura di Milano
secondo cui in settori come quello dell’edilizia non è nemmeno necessaria
l’intimidazione diretta poichè è sufficiente l’intimidazione “percepita”, cioè
quella non esercitata con minacce aperte ma con la semplice “parola giusta
al momento giusto”.
L’intervento dell’Autorità giudiziaria ha anche portato alla luce
l’infiltrazione diffusa e organica in un settore strategico dell’economia
lombarda, e quello relativo all’insediamento o meglio reinsediamento della
cosca Morabito-Bruzzaniti-Palamara all’interno dell’Ortomercato di Via
Lombroso.
150
L’Ortomercato di Milano è il più grande d’Italia. Ogni notte vi fanno
capo centinaia di camion che distribuiscono i prodotti in tutta la regione.
Dei 3.000 lavoratori impiegati quasi la metà sono irregol ari. Il giro di affari
è di 3 milioni di euro al giorno con 150 tra imprese e cooperative
interessate.
L’ordinanza di custodia cautelare emessa in data 26.4.2007 nei
confronti di Salvatore Morabito, Antonino Palamara, Pasquale Modaffari e
altre 21 persone ha messo in luce che la cosca Morabito-Bruzzaniti grazie
all’arruolamento dell’imprenditore Antonio Paolo titolare del consorzio di
cooperative Nuovo Co.Se.Li. era riuscita ad utilizzare le strutture
dell’Ortomercato e i suoi uffici come punto di riferimento per gli incontri, e
logistico per la gestione di grosse partite di sostanze stupefacenti.
150
Già nel 1993 infatti un’indagine della D.D.A. di Milano aveva messo in luce un commercio di
cocaina e di eroina tra Italia, Sud-America e Thailandia per 300 chilogrammi di sostanze al mese che
viaggiavano appoggiandosi alla Sical Frut una società che operava presso l’Ortomercato di Milano e
rispondeva allo stesso clan dei Morabito.CameradeiDeputati —202— SenatodellaRepubblica
XVLEGISLATURA — DISEGNIDILEGGEERELAZIONI — DOCUMENTI
Tra di esse i 250 chilogrammi di cocaina provenienti dal Sud
America, giunta in Senegal a bordo di un camper e sequestrati in Spagna
dopo aver viaggiato sotto la copertura di un’attività di rallye.
La cosa che più inquieta è che Morabito, appena terminato nel 2004
il periodo di soggiorno obbligato ad Africo, grazie all’arruolamento
dell’operatore economico Antonio Paolo, aveva goduto per i suoi
spostamenti all’interno dell’area commerciale addirittura di un pass
rilasciato dalla So.Ge.Mi. e cioè la società che gestisce per conto del
Comune di Milano l’intera area dell’Ortomercato. Al punto che il Morabito
entrava nell’Ortomercato con la Ferrari di sua proprietà.
Tale mancanza di controlli appare peraltro diretta conseguenza del
fatto che da tempo l’area, nonostante la gestione comunale, era divenuta
“zona franca”, controllata da un caporalato aggressivo, padrone del lavoro
nero e all’interno della quale il Presidio di Polizia risultava chiuso da anni,
mentre i Vigili Urbani evitavano quasi sempre di intervenire.
La capacità di influenza di Morabito era giunta al punto che il suo
“controllato”, Antonio Paolo, aveva acquistato le quote della società SPAM
Srl che, per r agioni di certificazione antimafia Morabito e i suoi associati
non avevano più potuto gestire formalmente, e tale società aveva chiesto e
ottenuto dalla So.Ge.Mi., e quindi in pratica dal Comune, la concessione ad
aprire nello stabile di Via Lombroso, oveperaltro ha sede la stessa
So.Ge.Mi il night club “For the King”, inaugurato il 19.4.2007 alla
presenza di noti boss della ‘ndrangheta come, tra gli altri, Antonino
Palamara.
Il sequestro preventivo delle quote sociali della Spam è stato adottato
dal GIP di Milano e confermato dal Tribunale del Riesame il 5.6.2007.
I provvedimenti dell’autorità giudiziaria di Milano con i quali sono
state sequestrate le quote sociali della SPAM Srl evidenziano un’altra
ragione di CameradeiDeputati —203— SenatodellaRepubblica
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interesse. Antonio Paolo, dopo aver rilevato la società nella quale Morabito
era rimasto il socio occulto e il vero dominus, aveva ottenuto dalla Banca
Unicredit ed esattamente dalla filiale della centrale via San Marco di
Milano un anomalo finanziamento di 400.000 euro che doveva servire a
pagarele spese della ristrutturazione del night For the King, peraltro a
posteriori, visto che la ristrutturazione era già avvenuta.
Ciò mette a nudo un sistema col quale non solo qualche Cassa Rurale
di provincia ma anche istituti maggiori assicurano finanziamenti a noti
esponenti mafiosi senza effettuare i controlli necessari e senza chiedersi chi
siano i soggetti così indebitamente favoriti.
Un’altra conseguenza significativa dell’indagine relativa alle
infiltrazioni della ‘ndrangheta nell’Ortomercato è stato il sequestro
propedeutico alla confisca di numerose quote societarie e beni immobili per
un valore complessivo di quasi 4 milioni di euro effettuato nei confronti di
due fiduciari del gruppo Morabito-Bruzzaniti e cioè Francesco Zappalà, un
dentista che non aveva mai esercitato la sua professione medica, ma che
disponeva a Milano di una villa lussuosa e del suo braccio destro Antonio
Marchi.
151
L’evidente sproporzione tra i redditi dichiarati e gli investimenti
societari e immobiliari effettuati certamente come prestanome della cosca
di riferimento, ha consentito infatti il sequestro di quote sociali di varie
società utilizzate per l’acquisto di immobili, di appartamenti e bar a
Milano, uno dei quali in zona abbastanza centrale, di una villa con box a
Cusago n ell’hinterland milanese, di terreni nel torinese, di appartamenti a
Massa Carrara e a Finale Ligure nonché di terreni a Bova Marina, nel
reggino, zona di provenienza di quasi tutti i componenti del gruppo.
151
Entrambi fra l’altro destinatari di misura cautelare nell’operazione relativa all’Ortomercato.CameradeiDeputati —204— SenatodellaRepubblica
XVLEGISLATURA — DISEGNIDILEGGEERELAZIONI — DOCUMENTI
Lo scenario dell’indagine chiamata Dirty Money, resa possibile da
una stretta collaborazione tra le autorità elvetiche e quelle italiane, vede,
secondo la ricostruzione dell’accusa, la presenza della cosca Ferrazzo152
di
Mesoraca (KR) ramificatasi in Lombardia tra Varese e Ponte Tresa e in
Svizzera a Zurigo. Proprio qui vengono allestite due grosse “lavatrici”, e
cioè due società finanziarie, la WSF AG e la PP FINANZ AG che
dovevano occuparsi di raccogliere i capitali di investitori svizzeri e
internazionali per intervenire sul mercato Forex ed operare transazioni su
divise.
In realtà tali finanziarie erano divenute il luogo ove depositare e far
transitare ingenti somme provenienti dalle attività illecite della cosca. A
partire dall’inizio degli anni 2000, era iniziata la programmata spoliazione
delle società stesse, con il dirottamento dei capitali, sia quelli di
provenienza illecita sia quelli affidati dagli investitori a conti offshore e
società nella disponibilità degli amministratori, tutti legati direttamente o
indirettamente alla ’ndrangheta.
Prima che il caso esplodesse e che nel 2003 fosse dichiarato il
fallimento di entrambe le società operanti in Svizzera, con la distrazione di
decine di milioni di franchi, l’obiettivo dell’operazione era il reimpiego dei
capitali puliti in investimenti immobiliaridi prestigio in Sardegna e in
Spagna, sempre controllati dalla cosca regista del progetto. Tali
investimenti, che avrebbero così consentito di far rientrare in Italia e di
ripulire somme notevoli in attività formalmente lecite, sono stati interrotti
solo dalle indagini.
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La cosca Ferrazzo di Mesoraca, impegnata sul confine italo-svizzero in traffici di droga e di armi, è
stata retta in tempi diversi da Felice Ferrazzo e Mario Donato Ferrazzo e ad essa era vicino Sergio
Iazzolino, uno dei registi dell’operazione WFS/ PP Finanz, assassinato a Cutro (KR) il 5 marzo 2004.
Per l’organizzazione del piano finanziario di investimento e di spoliazione il gruppo si sarebbe avvalso di
un personaggio cerniera con specifiche “competenze”, il cittadino i talo-svizzero di origine campana
Alfonso Zoccola, già condannato in Svizzera per una truffa per decine di milioni di franchi in danno di
istituti di credito svizzeri in concorso con soggetti napoletani e con un nipote dell’armatore Achille Lauro.CameradeiDeputati —205— SenatodellaRepubblica
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L’indagine Dirty Money, caratterizzata da complessi accertamenti
finanziari, costituisce un passo importante perché forse per la prima volta
in Lombardia non ci si è trovati di fronte al caso tipico di riciclaggio reso
possibile dall’intervento di un funzionario di banca compiacente o al
riciclaggio consueto in esercizi di ristorazione.
È un fenomeno ben diverso e, per così dire, “strutturale”, costituito
dalla scelta del gruppo criminale di allestire in proprio una grossamacchina
societaria, funzionale ai suoi scopi e utilizzata non solo per inghiottire i
depositi degli investitori, ma per ripulire ingenti masse di denaro
provenienti dalle attività illecite condotte in Italia.
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Le indagini attualmente più significative evidenziano preoccupanti
segnali della persistente presenza di organizzazioni di tipo mafioso, che,
soprattutto nell’area metropolitana di Milano e nelle province confinanti, si
caratterizzano più per una capillare occupazione di interi settori della vita
economica e politico-istituzionale, che per la tradizionale e brutale gestione
militare del territorio in connessione con le attività tipiche delle
associazioni mafiose: dal traffico di stupefacenti all’usura, allo
sfruttamento della prostituzione e alle estorsioni in danno dei pubblici
esercizi, ecc..
In sostanza, nelle zone a più alta densità criminale, Rozzano,
Corsico, Buccinasco, Cesano Boscone, per citarne alcuni, le tradizionali
famiglie malavitose di origine meridionale, sempre più saldamente radicate
al territorio, hanno iniziato a gestire e a sfruttare le zone di influenza,
stringendo, dal punto di vista istituzionale, alleanze con spregiudicati
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Sempre nel campo delle indagini patrimoniali va ricordato che presso la Procura della Repubblica di
Monza è in corso un’attività in cui emerge per la prima volta una sinergia operativa in investimenti illeciti
tra elementi della criminalità organizzata italiana e i gruppi stranieri. E’ emerso infatti che un soggetto
cinese già condannato a morte in Cina per truffa aggravata intendeva trasformare un immobile di Muggiò,
inizialmente destinato a un multisala cinematografico, in un grosso centro commerciale con stand di
prodotti cinesi. Per realizzare l’acquisto dell’immobile, del valore di oltre 40 milioni di euro, sono stati
presi contatti con esponenti della cosca Mancuso di Limbadi operante nella zona, cosca interessata alla
possibilità di realizzare tramite tale iniziativa il riciclaggio delle proprie liquidità. Le verifiche in merito a
questo fenomeno certamente nuovo sono ancora in corso.CameradeiDeputati —206— SenatodellaRepubblica
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gruppi politico-affaristici e, dal punto di vista economico, inserendosi nel
campo imprenditoriale con illimitate disponibilità economiche.
Altra indagine di rilievo nasce dagli accertamenti espletati dal R.O.S.
Carabinieri, in aggiunta a quelli già svolti dalla D.I.A. in relazione ad un
esposto anonimo, che segnalava inquietanti rapporti tra personaggi di un
Comune dell’hinterland milanese e gruppi malavitosi organizzati di stampo
mafioso localizzati nel medesimo comune e in quelli limitrofi.
Le più recenti acquisizioni investigative hanno anche confermato
l’esistenza in un altro Comune dell’hinterland milanese di un gruppo
politico-affaristico ed un continuo riferimento ai “calabresi”, anche in
relazione alle recenti elezioni amministrative.
Nell’ambito di un altro procedimento penale è emerso il
coinvolgimento di elementi appartenenti alla Cosca di Isola Capo Rizzuto
nell’acquisizione illecita degli appalti dell’alta velocità ferroviaria e del
potenziamento dell’autostrada Milano-Torino in diverse tratte lombarde.
Avvalendosi delle potenzialità fornite dalla prima piazza economico-
finanziaria a livello nazionale, la ‘ndrangheta attua il riciclaggio e/o il
reimpiego dei proventi derivanti dalla gestione, anche a livello
internazionale, di attività illecite (traffico di sostanze stupefacenti, armi ed
esplosivi, immigrazione clandestina, turbativa degli incanti, ecc.),
inserendosi insidiosamente nel tessuto economico legale, grazie
all'esercizio di imprese all’apparenza lecite (esercizi commerciali,
ristoranti, imprese edili, di movimento terra, ecc).
La prevalenza criminale calabrese, peraltro, non è mai sfociata in
assoluta egemonia, sicché altre organizzazioni italiane (Cosa nostra,
Camorra e Sacra Corona Unita) e straniere (albanesi, cinesi, nord africane,
ecc.) con essa convivono e si rafforzano, generando l’attuale situazione di
massima eterogeneità.CameradeiDeputati —207— SenatodellaRepubblica
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In definitiva, quanto alle caratteristiche peculiari delle organizzazioni
criminali monitorate, è stato possibile individuare due distinte realtà
territoriali, le quali hanno, però, mostrato un’incidenza criminale
omogenea:
•Milano ed il suo hinterland, quale centro nevralgico della gestione di
attività illecite aventi connessioni con vaste zone del territorio nazionale;
•area brianzola (Province di Milano, Como e Varese), dove il denaro
proveniente dalle attività illecite viene reinvestito in considerazione della
“felice” posizione geografica che la vede a ridosso del confine con la
Svizzera e della ricchezza del tessuto economico che la caratterizza.
Nel corso degli ultimi anni, una ulteriore conferma della forte
presenza della ‘ndrangheta si è rilevata nell’area dell’hinterland sud–ovest
del capoluogo lombardo (in particolare nei comuni di Corsico, Cesano
Boscone, Rozzano, Buccinasco, Trezzano sul Naviglio ed Assago) con
particolare riferimento alle ‘ndrine provenienti dalla Locride, nonché dalla
piana di Gioia Tauro.
Le principali ‘ndrine sono: “Morabito-Bruzzaniti-Palamara”,
“Morabito-Mollica”, “Mancuso”, “Mammoliti”, “Mazzaferro”, “Piromalli”,
“Iamonte”, “Libri”, “Condello”, “Ierinò”, “De Stefano”, “Ursini-Macrì”,
“Papalia-Barbaro”, “Trovato”, “Paviglianiti”, “Latella”, “Imerti-Condello-
Fontana”, “Pesce”, “Bellocco”, “Arena-Colacchio”, “Versace”, “Fazzari” e
“Sergi”.
Geograficamente il territorio lombardo può essere così suddiviso:
•A Milano ed hinterland opera attivamente la Cosca Morabito-
Palamara-Bruzzaniti, che, tra l’altro, “utilizza” varie società aperte presso
l’ortomercato, per fare arrivare nella metropoli ingenti “carichi di neve”, la
cui domanda si è capillarmente diffusa tra i vari ceti sociali.
•A Monza le “famiglie” Mancuso, Iamonte, Arena e Mazzaferro;CameradeiDeputati —208— SenatodellaRepubblica
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•A Bergamo, Brescia e Pavia le “famiglie” Bellocco e Facchineri;
•A Varese, Tradate e Venegono le “famiglie” Morabito e Falzea;
•A Busto Arsizio e Gallarate la “famiglia” Sergi.
Le categorie economiche maggiormente a rischio di infiltrazione da
parte della criminalità organizzata si possono indicare così:
costruzioni edili attraverso piccole aziende a non elevato contenuto
tecnologico, che si avvalgono della compiacenza di assessori ed
amministratori locali amici e si infiltrano negli appalti pubblici;
autorimesse e commercio di automobili;
bar, panetterie, locali di ristorazione;
sale videogiochi, sale scommesse e finanziarie;
stoccaggio e smaltimento rifiuti;
discoteche, sale bingo, locali da ballo, night clubs e simili (che
implicano possibilità di conseguire ingenti incassi e di fare “girare”
droga);
società di trasporti;
distributori stradali di carburante;
servizi di facchinaggio e pulizia;
servizi alberghieri;
centri commerciali;
società di servizi, in specifico, quelle di pulizia e facchinaggio.
I canali attraverso i quali viene “lavato” il denaro appaiono i più
ingegnosi e diversificati. Recenti inchieste, ad esempio, raccontano che le
cosche sono sempre più interessate ai cosiddetti Money Transfert, gli
sportelli da cui gli stranieri inviano denaroall’estero. Sul territorio
nazionale restano gli euro puliti dei lavoratori extracomunitari, fuori dai
confini si volatilizzano i soldi sporchi. Altro canale utilizzato è quello dei
supermercati e dei loro scontrini. I registratori di cassa, emettono ricevute a CameradeiDeputati —209— SenatodellaRepubblica
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raffica, anche con qualche cifra in più; così gli ‘ndranghetisti stanno
aprendo catene di negozi e centri commerciali in società con cinesi. Altro
settore su cui scommette la criminalità calabrese è quello dei giochi:
nell’anno 2006, in Lombardia, i locali specializzati hanno fatturato 4,6
miliardi di euro, laddove le sale scommesse (54 in Lombardia, 41 in
Milano e provincia) hanno registrato 1,5 miliardi di euro di puntate, il 55%
in più rispetto all’anno precedente.
Le cosche calabresi hanno fatto un definitivo salto di qualità, non
limitandosi più a dare vita a delle s.r.l., ma anche a S.p.A., acquisendo,
come nelle società quotate in borsa, i trucchi della scatole cinesi.
La ‘ndrangheta è diventata, peraltro, una autentica banca parallela,
“aiutando” imprenditori in difficoltà, offrendo fideiussioni bancarie e
prestiti.
Negli istituti di credito i protetti dalle cosche ottengono “affidamenti
mafiosi” per attività perennemente in perdita o mutui per immobili già di
proprietà dell’organizzazione perché i direttori della filiale bene sanno che
le garanzie sono altrove.
In cambio lo sportello “’ndranghetista” riceve capitali puliti o deleghe
per conti correnti ed assegni da utilizzare nei circuiti ufficiali.
Gli adepti, per i loro traffici, utilizzano internet con abilità singolare,
ma, al contempo, doppi fondi e spalloni, criptano le loro comunicazioni con
sistemi come Voip e Skype e poi parlano al telefono con l’antichissimo
linguaggio dei pastori.
La ‘ndrangheta ha costruito una rete fatta di broker e commercialisti,
avvocati e dirigenti di banca: una mafia “invisibile” più profusa alle
transazioni online che ai picchetti armati ed alle estorsioni (in Lombardia,
l’unica faida in corso insanguina la provincia di Varese, zona calda per la
presenza dell’aeroporto di Malpensa) e le armi che continuano a pervenire
dall’est europeo e dalla Svizzera vengono riposte negli arsenali.CameradeiDeputati —210— SenatodellaRepubblica
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In quanto “globale e locale” da semplice organizzazione si è tramutata
in sistema.
La Lombardia, con 545 beni immobili confiscati è al quarto posto tra
tutte le regioni italiane, dopo la Sicilia, la Calabria e la Campania.
Purtroppo di tali beni solo 297 sono stati sinora destinati a fini sociali. Un
ritardo inaccettabile perché depotenzia e ostacola la riappropriazione
materiale e simbolica di tali ricchezze da parte della collettività, ancora più
importante in una regione come la Lombardia, solo apparentemente lontana
dalle aree di tradizionale insediamento mafioso.
Emblematico in questo senso è il caso di Buccinasco con la mancata
assegnazione, già decisa in precedenza, del bar Trevi
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all’associazione
Libera, perché fosse trasformato in una pizzeria sociale.
A Milano ed in Lombardia, più che altrove, l’aggressione al cuore
economico delle mafie deve rappresentare la vera sfida.
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“ Fiat iustitia, et pereat mundus”- המעז מנצח -
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