|
|||||||
|
|
|
![]() |
|
|
Strumenti |
|
|
#381 | |
|
Senior Member
Iscritto dal: Sep 2006
Messaggi: 3398
|
Quote:
E òa fonte poi?
__________________
Intel i7-4790K - GIGABYTE Geforce 1080 ti - 16 GB DDR3 1600 - MSI Z97 Gaming 5 - Samsung 850 EVO 500 Gb
2 x WD Blue 4 Tb RAID 1 - Asus Xonar DSX - LiteOn iHBS112 - Seasonic S12II-620 Bronze - LG 32GK850G GSync |
|
|
|
|
|
|
#382 | |
|
Senior Member
Iscritto dal: Aug 2003
Città: milano
Messaggi: 14072
|
Quote:
Per quanto riguarda i conti esteri..probabile che i fondi siano stati spostati da tempo a Dubai o in altre piazze finanziarie diverse da quelle occidentali.
__________________
We are the flame and darkness fears us ! |
|
|
|
|
|
|
#383 | |
|
Senior Member
Iscritto dal: Sep 2006
Città: levante
Messaggi: 2344
|
Quote:
+ recenti di queste non sono riuscito a trovarne. c'è il link sotto.
__________________
ho condotto diverse trattive ma sono troppo pigro per segnarmele. CMR 2.0 tornante - AMIGA 600 |
|
|
|
|
|
|
#384 |
|
Senior Member
Iscritto dal: Apr 2000
Città: Naples
Messaggi: 3907
|
http://nedanet.org/
qui cercano aiuto per aumentare la banda della loro rete intitolata a memoria alla ragazza uccisa! Youtube nn carica + i video e Twitter va a rilento.......chiedono un pò di banda e usare SQUID per aiutarli! Io ne capisco poco....ma è fattibile la cosa? Si può aiutarli? La censura ora è il primo nemico della protesta
__________________
Cancellato stare lucido dal mio vocabolario -Speaker Cenzou- |
|
|
|
|
|
#385 |
|
Senior Member
Iscritto dal: Aug 2003
Città: milano
Messaggi: 14072
|
ahmoud Ahmadinejad re*sta presidente. Il Consiglio dei Guardiani, organo di religiosi responsabile della supervisio*ne del voto in Iran, ha confer*mato ieri il risultato delle ele*zioni del 12 giugno, dopo un ri*conteggio del 10% dei voti. Se*condo i media di Stato, sono state riaperte 34 urne «scelte a caso». Dopo 7 ore, il verdetto: «irregolarità minori». Risulta*to atteso: il Consiglio aveva già definito il voto il più «sano» in 30 anni. Una verifica rifiutata da Mir Hossein Mousavi, che si dichiara il legittimo vincitore, dal riformista Mehdi Karroubi e dal conservatore Mohsen Re*zai. Non hanno inviato i propri rappresentanti: chiedono l’an*nullamento del «voto-truffa».
Il G8 sembra intanto orienta*to verso una linea dura contro l’Iran. Il presidente del Consi*glio italiano Silvio Berlusconi, presidente di turno del G8, ha parlato per la prima volta di nuove possibili sanzioni: «An*che dalle recenti telefonate che ho avuto con gli altri leader mondiali credo che si andrà in questa direzione», ha detto, ag*giungendo che l’Iran «sarà il primo argomento d’esame» al summit di luglio. Il segretario di Stato Usa Hillary Clinton ha espresso dubbi sul riconteggio di un «numero relativamente ridotto di schede»: «C’è un enorme carenza di credibilità sulle elezioni. Non penso che sparirà». E rischia di aggravar*si la crisi diplomatica per l’arre*sto dei 9 dipendenti iraniani dell’ambasciata britannica a Teheran: 5 sono stati rilasciati, «gli altri sono sotto interrogato*rio », informa il ministero degli Esteri iraniano, che accusa l’am*basciata di averli «mandati tra i rivoltosi per dirigerli e istigar*li » . «Inaccettabile, ingiustifica*to »: da Londra, il premier Gor*don Brown chiede di rilasciarli tutti subito. Clinton lo appog*gia. L’Iran precisa di non voler chiudere le ambasciate né «ri*durre i rapporti con alcun Pae*se europeo, inclusa la Gran Bre*tagna ». Ma è l’Ue a minacciare di ritirare gli ambasciatori «temporaneamente», in solida*rietà con lo staff britannico, se*condo fonti diplomatiche cita*te dal quotidiano Guardian. Per placare la piazza, Ahma*dinejad chiede alla magistratu*ra un’inchiesta sulla morte «so*spetta » di Neda, la studentessa diventata simbolo dell’Onda verde, ma non cita i testimoni che sostengono che il killer è uno dei paramilitari basiji lega*ti al governo. Ieri, comun*que, il capo dei paramilita*ri, Hossein Taeb, ha detto che alcuni impostori si sarebbero «travestiti da basiji e da poliziotti per infiltrarsi nei cor*tei e causare il caos». Nel pomeriggio, cen*tinaia di agenti sono stati dispiegati a Teheran, molti in via Vali Asr, dove i manifestanti si erano dati appuntamento per una catena uma*na. Gli oppositori arre*stati in tutto sarebbero 2000: 1.160 ammessi dal*le stesse autorità secondo Amnesty International, che ne ha identificati 300 per no*me. Tra gli ultimi, domenica, ci sono attori, can*tanti, il docente di legge Kambiz Nou*rozi, e il figlio di un ayatollah pro-Ahmadinejad, Mehdi Khazali, che sostenne che il presi*dente ha origini ebraiche. Prelevato giovedì notte a casa l’avvocato Mohammad Mostafaei, legale di Delara Darabi (impiccata a maggio) e di 20 bambini nel braccio del*la morte: si era detto disposto a rappresentare gli iraniani arre*stati in proteste pacifiche.
__________________
We are the flame and darkness fears us ! |
|
|
|
|
|
#386 |
|
Senior Member
Iscritto dal: Aug 2003
Città: milano
Messaggi: 14072
|
CORRIERE della SERA - Cecilia Zecchinelli : " La Bbc in farsi nemico numero 1, Ma la gente la ama "
L’amore degli iraniani per tv e radio straniere non è una novità: vuoi per la sete di notizie che la censura dei nostri me*dia non spegne, vuoi perché qui in Iran, a differenza di quanto avviene in Medio Oriente, il governo è antioccidentale ma la gente no». Mashallah Shamsolvaezin, noto commentatore poli*tico di Teheran, ex direttore di giornali riformisti (chiusi) e ca*po del sindacato giornalisti (tra un arresto e l’altro), così spiega il successo dei tanti media che diffondono dall’estero. In lingua farsi e illegalmente. Voice of America, Pmc, Kirn, Zameneh, per*fino Radio Israel: l’elenco è lungo. Ultima arrivata, ma già pri*ma per ascolti, è la Bbc Persian Tv. «Visti il caos da sempre creato in Iran dalla Bbc con la radio e i suoi storici tentativi per dividere la società iraniana, il suo ca*nale tv in lingua persiana sarà proibito» aveva precisato in gen*naio il potente capo dell’Irshad, ovvero il ministero di Cultura, Informazione e Censura. Sei mesi dopo il lancio, la tv di Londra è già la più amata dagli iraniani. Tra gli 8 e i 10 milioni di tele*spettatori (su 70 milioni di abitanti), 8 ore di trasmissioni salite poi a 11, 140 giornalisti nella sede di Londra, 3 milioni di contatti giornalieri al sito. E dall’inizio delle proteste (13 giugno) un fiume di notizie anche in entrata: 10 mila mail al giorno e 10 video al minu*to. L’informazione fai-da-te dei giovani iraniani ha trovato un forte e fidato alleato. Non è un caso che il regime non gradisca. Già Londra per Teheran è da sempre il «picco*lo Satana» (onore diviso con Israele, solo un po’ meno im*portante del «Grande Satana» attribuito agli Usa). La Bbc ora ne è il peggior strumento di tentazione. E quindi, divieto assoluto ai giornalisti iraniani di collaborarvi in patria (a Lon*dra vi lavorano molti esuli, tra cui il celebre oppositore-blog*ger Sina Moutalebi, incarcera*to a Evin nel 2003). Divieto agli altri canali di cederle fil*mati. Disturbi del segnale (la Bbc ha appena aggiunto due satel*liti). Confessioni alla tv di Stato di «nemici della Repubblica», arrestati alle proteste e costretti ad ammettere di esservi stati «spinti proprio dalla Bbc ». Accuse continue di «complotti», «spionaggio», «organizzazione delle proteste». Fino all’estre*mo, quasi surreale se non fosse drammatico, raggiunto dopo la morte di Neda Agha Soltan, la 26enne uccisa a Teheran una set*timana fa da un miliziano. «Ad ammazzarla è stato un sicario pagato dalla Bbc », hanno scritto due giornali ultraconservatori, accusando in particolare il corrispondente a Teheran Jon Leyne, poi espulso. «Niente di vero, ovviamente, siamo molto popolari solo per*ché siamo seri e indipendenti», dicono alla sede di Londra della tv, che ha inoltre beneficiato dei blocchi più o meno efficaci in Iran di Internet e sms. E del fatto che rispetto alle altre tv stra*niere rivali a partire da Voice of America, la Bbc non fa propa*ganda, o almeno questa è la percezione. Ma come insegna Al Jazeera, creata nel 1996 dai giornalisti dell’appena chiusa Bbc in arabo, anche la tradizione british di indipendenza e serietà (ammesso che sia rispettata) può dare molto fastidio. Più anco*ra che dall’America di Bush, la tv del Qatar è stata (ed è) combat*tuta da tutti i regimi arabi.
__________________
We are the flame and darkness fears us ! |
|
|
|
|
|
#387 | |
|
Senior Member
Iscritto dal: Sep 2006
Messaggi: 3398
|
Quote:
__________________
Intel i7-4790K - GIGABYTE Geforce 1080 ti - 16 GB DDR3 1600 - MSI Z97 Gaming 5 - Samsung 850 EVO 500 Gb
2 x WD Blue 4 Tb RAID 1 - Asus Xonar DSX - LiteOn iHBS112 - Seasonic S12II-620 Bronze - LG 32GK850G GSync |
|
|
|
|
|
|
#388 |
|
Senior Member
Iscritto dal: Aug 2003
Città: milano
Messaggi: 14072
|
__________________
We are the flame and darkness fears us ! Ultima modifica di zerothehero : 10-07-2009 alle 13:05. |
|
|
|
|
|
#389 |
|
Senior Member
Iscritto dal: Aug 2003
Città: milano
Messaggi: 14072
|
http://rassegna.camera.it/chiosco_ne...d12307.tmp.pdf
Articolo interessante di Hitchens e notizie nuove (continuano le proteste popolari, ieri nuova manifestazione). MA c'è una novità, direi piuttosto interessante, che spiega anche i tentativi (maldestri fino al comico) da parte iraniana di aprire fronti di scontro (per compattare il fronte interno lacerato) nei confronti di alcuni paesi dell'Ue (pochi giorni fa le autorità iraniane hanno arrestato una studentessa francese accusandola di spionaggio, inoltre è ancora in stato di arresto una persona che lavorava presso l'ambasciata britannica) TEHRAN - Un'importante organizzazione di religiosi riformisti iraniani (l'Associazione dei ricercatori e degli insegnanti di Qom) ha deciso di sfidare il Consiglio dei Guardiani della rivoluzione e di contestare la validità dei risultati elettorali e del governo in carica. In un documento, il gruppo riformista afferma che il Consiglio dei Guardiani non ha più il diritto «di giudicare questo evento», perché alcuni suoi membri «hanno perso l’immagine di imparzialità agli occhi dell'opinione pubblica». Il Consiglio dei Guardiani è un organismo di 12 membri non eletti, formato da sei autorità religiose nominate dall’ayatollah Khamenei, e da sei giuristi. Il documento è un'ulteriore dimostrazione dell'enorme frattura che si sta creando ai vertici dell'establishment religioso iraniano. Secondo molti osservatori, questo documento rappresenta un atto di sfida nei confronti della massima autorità religiosa iraniana, la Guida Suprema ayatollah Ali Khamenei. «Questa rottura nell'establishment clericale - ha spiegato al New York Times Abbas Milani, direttore del Programma di studi iraniani della Stanford University - e il fatto che loro (il gruppo religioso autore del documento, ndr) stiano prendendo le parti della gente e di Mussavi (il candidato riformista sconfitto, ndr) rappresenta a mio avviso una frattura davvero storica in 30 anni di Repubblica islamica». «Tenete bene a mente - continua Milani - che si stanno esprimendo contro un risultato elettorale certificato da Khamenei». Le accuse di brogli - Intanto il candidato moderato alle presidenziali iraniane del 12 giugno, Mir Hossein Mussavi, ha presentato un rapporto di 25 pagine su quelli che denuncia come i «brogli» avvenuti nella consultazione che ha portato alla rielezione di Mahmud Ahmadinejad. Ahmadinejad viene accusato nel rapporto di avere largamente utilizzato mezzi economici dello Stato per la sua campagna elettorale e di avere distribuito denaro tra gli elettori sotto forma di «azioni per la giustizia». Il documento accusa altresì di parzialità il ministero dell'Interno, che ha organizzato il voto, e il Consiglio dei Guardiani, che ne ha certificato la regolarità. Entrambe queste istituzioni, si afferma, sono sotto il controllo di persone vicine ad Ahmadinejad, e alcuni membri del Consiglio dei Guardiani hanno apertamente sostenuto il presidente. Mussavi non ha riconosciuto la regolarità del voto nemmeno quando il Consiglio dei Guardiani ha emesso il suo verdetto finale, dopo avere ricontato il 10 per cento dei voti. Il candidato moderato chiede invece l'annullamento della consultazione. Secondo il rapporto, membri dei Pasdaran (Guardiani della rivoluzione) e delle milizie islamiche dei Basiji sono intervenuti apertamente nel processo elettorale. Il documento accusa inoltre Ahmadinejad di avere collocato alcuni suoi uomini al ministero dell'Interno durante la conta dei voti. Il rapporto si chiede inoltre perché il ministero aveva stampato prima delle elezioni 14 milioni di schede in più rispetto ai circa 46 milioni di elettori, comprese alcune «senza numero di serie». Secondo il documento, inoltre, è sorprendente che in 2.233 urne, su un totale di 45.713, i voti in favore di Ahmadinejad abbiano superato la soglia del 95 per cento. Secondo i risultati confermati dal Consiglio dei Guardiani, Ahmadinejad ha ottenuto circa il 63 per cento dei voti. http://www.osservatorioiraq.it/modul...ticle&sid=7906
__________________
We are the flame and darkness fears us ! Ultima modifica di zerothehero : 11-07-2009 alle 18:01. |
|
|
|
|
|
#390 |
|
Senior Member
Iscritto dal: Aug 2003
Città: milano
Messaggi: 14072
|
Colpo di stato, svolta pachistana, controrivoluzione. Nel moltiplicarsi di analisi e definizioni che lastricano questa estate iraniana in bilico tra ferocia e speranza c’è un luogo che più di ogni altro incarna l’enigma. “Teheran è la mente, Isfahan il cuore, Qom l’anima”, dice un detto persiano. Nessuno sa dove andrà l’Iran, ma è impossibile sciogliere il dilemma persiano senza provare a dare un senso al silenzio di Qom.
Voci isolate, anche autorevoli, si sono levate a favore e contro il responso delle urne, tuttavia chi si augurava una fragorosa mobilitazione del clero a sostegno dei manifestanti contro Ali Khamenei e Mahmoud Ahmadinejad è stato deluso. Le ambasciate di Ali Akbar Hashemi Rafsanjani non hanno stravolto i giochi, gli ayatollah Montazeri e Sanaei non sono stati determinanti. La città santa non ha preso partito e all’apparenza nulla è cambiato. L’inquietudine che ha scosso Teheran, Shiraz, Esfahan, Tabriz e Ahvaz sembra aver appena intaccato la scorza di Qom. Nel Vaticano iraniano il tempo è sospeso in una girandola di riti familiari come se i fermenti di questa tumultuosa stagione persiana si fossero arenati nel lago salato di Daryache-ye-Namak. Resistono gli stessi chioschi e gli stessi chador. Nelle botteghe si vendono i soliti vasi di terracotta e souvenir con la faccia di Khomeini. I pellegrini offrono voti e invocano benedizioni, mentre una cantilena ne interrompe un’altra, i mendicanti sciamano intorno e l’aria polverosa profuma di zucchero e pistacchi. E intanto il deserto continua a mangiarsi i colori risparmiando soltanto i tappeti di seta del bazaar e i bagliori dorati del santuario di Hazrat-e-Masoumeh. Ma la rassicurante immobilità di Qom è soltanto una maschera. Oltre i cancelli e le mura, dentro i cortili degli ayatollah, l’anima della città santa lotta per la sua sopravvivenza e la rivoluzione per la sua identità. Le facciate dei sacri palazzi si riempiono di scritte sediziose e nell’oscurità si distribuiscono volantini che inneggiano alla rivolta. Dietro la calma apparente di Qom si celano un lento declino e una cupa disperazione. La circostanza che dietro i candidati rivali delle presidenziali Mahmoud Ahmadinejad e Mir Hossein Moussavi ci siano i decani dell’establishment clericale non deve trarre in inganno. Dopo tre decadi di khomeinismo, Qom ha perso molto del suo prestigio e Khamenei, Rafsanjani e Mohammed Khatami sono insieme sintomo e causa della sua malattia. Quando Khomeini vi fece ritorno trionfante per stabilirvi il suo quartier generale, la città santa brillava agli occhi dei mullah combattenti come il centro dell’universo. Apparivano lontanissimi allora i giorni in cui Reza Khan aveva profanato le sacre stanze con i suoi stivali. Lo scià era caduto dal trono del pavone. Qom era stata vendicata e non c’era argomento dello scibile, piano di battaglia, intrigo o programma di governo che non passasse per la corte del rahbar. Per raggiungere quei palazzi bassi e rettangolari come pezzi di un lego incolore, gli elicotteri atterravano e ripartivano da e verso Teheran più volte alla settimana. Anestetizzato alle emozioni, in ossequio a una psicologia clericale che considera tabù manifestare gusti, desideri e inclinazioni, un contegno che i detrattori chiamano insensibilità e gli estimatori disciplina, Khomeini si concedeva con parsimonia. Appariva alla finestra ed elargiva un cenno della mano come segno di benevolenza verso i seguaci adoranti. Qom era Khomeini e Khomeini era la Rivoluzione. Era chiaro che i suoi silenzi emanavano forza e controllo. Di questi tempi, i silenzi degli ayatollah sono la manifestazione di una cronica debolezza. “Questa Qom è un luogo ove, tranne che sull’argomento religione e per stabilire chi sia degno di salvezza e chi di dannazione, nessuno mai apre bocca. Chiunque vi incontri o è discendente del Profeta oppure uomo di legge”, scrisse James Morier nel 1824 nel suo “The adventures of Hajji Baba of Ispahan”. Superficialmente la Qom di oggi non è molto diversa da quella del 1824 o da quella del 1979. Tutto ruota ancora attorno al santuario, ai taleb (gli studenti coranici), ai mullah e ai loro seminari. Dentro i cortili si aprono ancora giardini profumati dove gli studenti criticano i superiori e le condizioni dei dormitori. Lontano da occhi indiscreti altri studenti si appartano per scambiarsi libri vietati mentre dagli angoli bui si levano nuvole d’oppio e tabacco. Ma il primo sguardo inganna. Basta ascoltare le barzellette e le risate di scherno di molti iraniani soltanto a nominare Qom e gli ayatollah per accorgersi che la città santa ha perso la sua aura. Lo stereotipo corrente disegna un mullah sovrappeso che guida solo Mercedes e Bmw, porta valigie di dollari in Svizzera e guarda le donne con occhi peccaminosi. I mullah ovviamente sono dappertutto, ma la città santa li rappresenta e nemmeno gli ayatollah sono immuni dalle caricature. Molta acqua è passata sotto i ponti da quando Morier illustrava stupefatto il prodigioso ascendente della città santa e dei suoi seyyed: “Forse amico Hajii tu non sai che qui risiede il celebre Mirza Abdul Qossim, il primo divino di Persia, uomo che se si desse abbastanza da fare porterebbe la gente a credere qualunque dottrina dovesse decidere di diffondere. Tale è la sua influenza che molti sono convinti che egli sia in grado di sovvertire persino l’autorità dello scià e di indurre i suoi sudditi a considerare vili come carta straccia i suoi firmani”. Nell’Iran pre rivoluzionario i mullah amministravano un capitale consistente ricavato in parte dai contributi erogati degli scià per blandirli e in parte dalle donazioni dei fedeli. Erano potenti ma riuscivano a evitare di essere identificati con il potere. Governavano un’economia parallela che beneficiava larghi settori della società e rappresentavano un’autorità alternativa a quella dello shahanshah. Erano uno stato nello stato. “Non è facile descrivere una persona – scriveva alla fine dell’Ottocento il perspicace capitano inglese John Malcolm – che non ricopre alcun incarico, non è nominata, non ha doveri particolari e che è chiamata, in ragione di conoscenze superiori, carità e virtù, nel silenzio unanime degli abitanti a essere il loro protettore contro la violenza e l’oppressione dei governanti, ricevendo dalle stesse persone i cui sentimenti lo elevano rispetto e devozione”. Con un misto rassicurante di retorica religiosa e senso comune gli ayatollah parlavano una lingua che tutti gli iraniani potevano afferrare, una lingua più immediata di quella degli intellettuali che durante la Rivoluzione costituzionale (1905-11) come nel ’79 dovettero bussare alla porta dei mullah per farsi capire. Poi però, imbastardito dalle logiche del potere di Teheran, il farsi dei seyyed è divenuto capzioso, vuoto e ripetitivo. E allo zenith della sua gloria, il simbolo del trionfo degli ayatollah ha iniziato a morire a poco a poco. La crisi di Qom inizia nel ’79 quando il conflitto tra i turbanti e la corona si trasforma in una guerra feroce tra mullah. Le dispute teologiche sono il sale dello sciismo, ma fino ad allora non avevano superato i confini del seminario. Poi Khomeini ha irriso la tradizione e il suo successore ha completato l’opera fagocitando i seminari. La trasformazione del canone della città santa non si è prodotta senza contestazioni. I primi ad accorgersi che la Repubblica islamica avrebbe ucciso Qom sono stati gli ayatollah. La scelta di Khomeini di affidare la massima autorità religiosa a un singolo uomo indignò molti venerabili maestri. Il “velayat-e-faghih” (il potere assoluto di un giureconsulto) minaccia il pluralismo sciita. I grandi ayatollah riconobbero subito l’attentato alla loro libertà: come potevano esercitare “l’ejtehad” (interpretazione) quando un loro pronunciamento avrebbe potuto contrastare con gli interessi della Guida Suprema? “Il ruolo del clero è spirituale. Non credo che dovremmo essere coinvolti in prima persona nel governo – sentenziò l’ayatollah Shariatmadari in un’intervista a The Middle East nel settembre 1979 – Il clero deve combattere le minacce di qualsiasi nuova tirannia”. Alleato di Khomeini nell’opposizione allo scià, Shariatmadari divenne uno dei suoi critici più agguerriti. Dalla roccaforte di Tabriz guidò il fronte tradizionalista che voleva i mullah lontani dalle seduzioni di Teheran. I “mullah politici” risposero a modo loro. Nel dicembre 1979 i seguaci di Khomeini e Shariatmadari si scontrarono nelle strade di Tabriz. Il più autorevole avversario dell’imam andava neutralizzato. Nel 1982 Shariatmadari fu accusato di aver ordito un piano segreto per rovesciare la Repubblica islamica. Non c’erano prove. Il regime ignorò il parere contrario dei seminari, mise Shariatmadari agli arresti domiciliari e gli strappò il titolo di grande ayatollah. Lo stesso destino è toccato ad altri marja-e-taqlid (grandi ayatollah, fonti di emulazione) come Hassan Tabatabai Qomi, mentre più di mille seminari ribelli sono stati chiusi, altri ayatollah hanno subito terribili pressioni, trecento mullah e studenti di teologia sono stati condannati a morte e migliaia sono finiti nelle prigioni del regime. Nel frattempo mullah minori nella gerarchia del sapere e del carisma sciita come Khamenei, Rafsanjani e Khatami scalavano le vette del potere. I turbanti politici hanno umiliato tutti gli altri e persino i curricula dei taleb sono stati stravolti. Un tempo c’erano anzitutto la logica, la retorica, l’arabo, la grammatica, la giurisprudenza islamica, la filosofia islamica, le scienze islamiche, le biografie degli imam, le genealogie, le tradizioni sul profeta. Ora tutto è assoggettato al verbo rivoluzionario e molte ore di studio sono sottratte ai classici e dedicate al pensiero politico e agli atti di Khomeini. L’indottrinamento degli studenti coranici è soltanto un aspetto della vampirizzazione di Qom. Privo di solide credenziali teologiche Khamenei tiene in pugno ayatollah teologicamente più influenti di lui con l’unica freccia al suo arco: il denaro. Con la scusa di modernizzare l’organizzazione dei seminari, la Guida Suprema ha creato un centro per la gestione delle madrasse, un centro che naturalmente è sotto la sua diretta supervisione e che, oltre a stabilire i criteri per i curricula, controlla le entrate e le uscite nonché la direzione politica delle sacre stanze. (E’ stato il direttore di questa organizzazione uno dei primi religiosi di Qom a congratularsi per la vittoria di Ahmadinejad). E’ con questa strategia economica che Khamenei tiene sotto scacco la città santa. Chi gode della sua benevolenza non vuole perderla, chi resta escluso come alcuni grandi ayatollah è spesso impotente. A Qom non tutto è spirito e secondo l’analista del Washington Institute for Near East Policy Mehdi Khalaji il silenzio del grande ayatollah Ali Sistani dinnanzi alle violenze del regime nelle piazze iraniane è condizionato dal ricatto di Khamenei. Pesano insomma sull’assenza di Sistani considerazioni quietiste di opportunità politica ma anche preoccupazioni pratiche: anche lui ha un ufficio a Qom e riceve i fondi governativi. In passato Khamenei ha tentato la scalata teologica verso la marjayat, ma l’ostilità al progetto è stata imponente e Khamenei ha capitolato. Tuttavia, fallito l’assalto diretto, il troppo sottovalutato successore di Khomeini non ha rinunciato alle ambizioni di dominio sulla galassia sciita. Secondo Khalaji, il grado di politicizzazione e radicalizzazione esercitato da Khamenei e dalla sua rete è tale che ci avviamo ad entrare in un’era “post marja”. L’ultima “fonte di emulazione” identificata attraverso l’acclamazione dei fedeli e il riconoscimento dei suoi pari potrebbe essere l’ayatollah Ali Sistani. Nel frattempo i turbanti politici hanno iniziato a cannibalizzarsi tra loro. Lo scontro che oppone Khamenei a Rafsanjani e Khatami rievoca le lotte che opposero Fazollah Nuri, Muhammed Tabatabai e Abdullah Behbehani negli anni della Rivoluzione costituzionale. Qom era divisa tra religiosi modernisti e tradizionalisti. I primi erano per la scienza, la separazione dei poteri e la sharia aperta, i secondi per un’impostazione islamica rigorosa. Nuri si mise alla guida dei tradizionalisti. Sentenziò che il governo costituzionale poteva essere definito soltanto dalla sharia. Invocò un governo islamico. Quando fu promulgata la costituzione disse che era contraria alla sharia, che la sovranità appartiene solo a Dio, al dodicesimo imam e in sua assenza ai mullah. Nuri propose addirittura che tutta la legislazione fosse rivista da un consiglio di ulema che ne avrebbe decretato la legalità secondo i principi della sharia. Il suo sogno si realizzò nel ’79 e Nuri siede nel pantheon islamista-rivoluzionario iraniano e ricorda più Khomeini che Khamenei. Come Khomeini giocò d’astuzia e annichilì i suoi nemici. Il futuro di Khamenei, invece, appare incerto. Le promesse del mondo sciita – come Mohsen Kadivar – lo disprezzano e i taleb più promettenti vogliono coniugare nazionalismo, islam e democrazia. Il silenzio-assenso di Qom è frutto della paura e i mullah mercenari che tengono in piedi il suo impero potrebbero un giorno anche girare i tacchi e virare verso la pragmatica riforma sciita ventilata da Rafsanjani. Mentre i pasdaran marciano nelle stanze dei bottoni e gli studiosi avvertono che la teocrazia mascherata da repubblica potrebbe trasformarsi in un regime di fatto militare con Khamenei relegato al ruolo di custode, Qom, ignorata e vilipesa, osserva la catastrofe come Cassandra. © 2009 - FOGLIO QUOTIDIANO di Tatiana Boutourline
__________________
We are the flame and darkness fears us ! Ultima modifica di zerothehero : 27-07-2009 alle 13:31. |
|
|
|
|
| Strumenti | |
|
|
Tutti gli orari sono GMT +1. Ora sono le: 13:21.




















