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Old 17-05-2009, 17:43   #1
Kirby_X
 
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Clandestini

Ciao a tutti,
ho un po' paura ad aprire un thread in questa sezione visto che - mi dicono dalla regia - gira un sacco di flame... comunque...
Vorrei sapere una cosa a proposito della questione dei clandestini.
Perché Maroni, Calderoli e compagnia bella non vogliono i clandestini in Italia?
E poi, voi, cosa ne pensate?
Grazie
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Old 17-05-2009, 18:08   #2
dantes76
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Ciao a tutti,
ho un po' paura ad aprire un thread in questa sezione visto che - mi dicono dalla regia - gira un sacco di flame... comunque...
Vorrei sapere una cosa a proposito della questione dei clandestini.
Perché Maroni, Calderoli e compagnia bella non vogliono i clandestini in Italia?
E poi, voi, cosa ne pensate?
Grazie
perche' non li vogliono? non e' vero, basti vedere quanti lavorano nel nord-est, in particolare nel veneto, o in lombardia.
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Old 17-05-2009, 18:13   #3
Ja]{|e
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Il punto non è volerli o meno, il punto è come gestire la situazione, e loro la stanno gestendo malissimo, IMHO.
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Old 17-05-2009, 18:15   #4
dantes76
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Old 17-05-2009, 18:19   #5
Fritz!
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Immigrati urla e silenzi

BARBARA SPINELLI

Nel dichiarare guerra agli immigrati clandestini e alla tratta di esseri umani, il governo è sicuro di una cosa: dalla sua parte ha un gran numero di italiani, almeno due su tre. Ne è sicura la Lega, assai presente nel territorio. Ne è sicuro Berlusconi, che scruta in quotidiani sondaggi l’umore degli elettori. Non ci sono solo i sondaggi, d’altronde: indagini e libri (per esempio quello di Marzio Barbagli, Immigrazione e sicurezza in Italia, Mulino 2008) confermano che la paura - in particolare la paura della crescente criminalità tra gli immigrati - è oggi un sentimento diffuso, che il politico non può ignorare. A questo sentimento possente tuttavia i governanti non solo si adeguano: lo dilatano, l’infiammano con informazioni monche, infine lo usano. È quello che Ilvo Diamanti chiama la metamorfosi della realtà in iperrealtà.

Negli ultimi vent'anni l’iperrealismo ha caratterizzato tre guerre, fondate tutte sulla paura: la guerra al terrorismo mondiale, alla droga e alla tratta di esseri umani. Le ultime due son condotte contro mafie internazionali e italiane (la tratta di migranti procura ormai più guadagni del commercio d’armi) i cui rapporti col terrorismo non sono da escludere. Sono lotte necessarie, ma non sempre il modo è adeguato: contro il terrorismo e i cartelli della droga, la guerra non ha avuto i risultati promessi.

George Lakoff, professore di linguistica, disse nel 2004 che la parola guerra - contro il terrore - era «usata non per ridurre la paura ma per crearla». La guerra alla tratta di uomini rischia insuccessi simili. Le tre guerre in corso sono spesso usate dal potere politico, che nutrendosene le rinfocola.

Roberto Saviano lo spiega da anni, con inchieste circostanziate: ci sono forme di lotta alla clandestinità votate alla sconfitta, perché trascurano la malavita italiana che di tale traffico vive. Ed è il silenzio di politici e dei giornali sulle nostre mafie a trasformare l’immigrato in falso bersaglio, oltre che in capro espiatorio. Lo scrittore lo ha ripetuto in occasione dei respingimenti in mare di fuggitivi. Le paure hanno motivo d’esistere, ma per combatterle occorrerebbe andare alle radici del male, denunciare i rapporti tra mafie straniere e italiane: le prime non esisterebbero senza le seconde, e comunque la malavita viaggia poco sui barconi. Saviano dice un’altra verità: se ci mettessimo a osservare le condotte dei migranti, la paura si complicherebbe, verrebbe controbilanciata da analisi e sentimenti diversi. Una paura che si complica è già meno infiammabile, strumentalizzabile.

Saviano elenca precise azioni di immigrati nel Sud Italia. Negli ultimi anni, alcune insurrezioni contro camorra e ’ndrangheta sono venute non dagli italiani, ormai rassegnati, ma da loro. È successo a Castelvolturno il 19 settembre 2008, dopo la strage di sei immigrati africani da parte della camorra. È successo a Rosarno, in provincia di Reggio Calabria, dopo l’uccisione di lavoratori ivoriani uccisi perché ribelli alla ’ndrangheta, il 12 dicembre 2008. Ma esistono altri casi, memorabili. Il 28 agosto 2006, all’Argentario, una ragazza dell’Honduras, Iris Palacios Cruz, annega nel salvare una bambina italiana che custodiva. L’11 agosto 2007 un muratore bosniaco, Dragan Cigan, annega nel mare di Cortellazzo dopo aver salvato due bambini (i genitori dei bambini lasciano la spiaggia senza aspettare che il suo corpo sia ritrovato). Il 10 marzo 2008 una clandestina moldava, Victoria Gojan, salva la vita a un’anziana cui badava. Lunedì scorso, due anziani coniugi sono massacrati a martellate alla stazione di Palermo, nessun passante reagisce tranne due nigeriani, Kennedy Anetor e John Paul, che acciuffano il colpevole: erano giunti poche settimane fa con un barcone a Lampedusa. Può accadere che l’immigrato inoculi nella nostra cultura un’umanità e un senso di rivolta che negli italiani sono al momento attutiti (Saviano, la Repubblica 13 maggio 2009).

Questo significa che in ogni immigrato ci sono più anime: la peggiore e la migliore. Proprio come negli italiani: siamo ospitali e xenofobi, aperti al diverso e al tempo stesso ancestralmente chiusi. Sono anni che gli italiani ammirano simultaneamente persone diverse come Berlusconi e Ciampi. Oggi ammirano Napolitano; anche quando critica il «diffondersi di una retorica pubblica che non esita, anche in Italia, ad incorporare accenti di intolleranza o xenofobia». Son rari i popoli che hanno di se stessi un’opinione così beffarda come gli italiani, ma son rari anche i popoli che raccontano, su di sé, favole così imbellite e ignare della propria storia. L’uso che viene fatto della loro paura consolida queste favole. Nel nostro Dna c’è la cultura dell’inclusione, dicono i giornali; non c’è xenofobia né razzismo. Gli italiani non si credono capaci dei vizi che possiedono: il nemico è sempre fuori. Non vivono propriamente nella menzogna ma in una specie di bolla: in un’illusione che consola, tranquillizza, e non per forza nasce da mala fede. Nasce per celare insicurezze, debolezze. Nasce soprattutto perché il cittadino è molto male informato, e la mala informazione è una delle principali sciagure italiane. È vero, la criminalità tra gli immigrati cresce, ma cresce in un clima di legalità debole, di mafie dominanti, di degrado urbano. Un clima che esisteva prima che l’immigrazione s’estendesse, spiega Barbagli. Se la malavita italiana svanisse, quella dei clandestini diminuirebbe.

La menzogna viene piuttosto dai governanti, e in genere dalla classe dirigente: che non è fatta solo di politici ma di chiunque influenzi la popolazione, giornalisti in prima linea. Tutti hanno contribuito alla bolla d’illusioni, al sentire della gente di cui parla Bossi. Tutti son responsabili di una realtà davanti alla quale ora ci si inchina: che vien considerata irrefutabile, immutabile, come se essa non fosse fatta delle idee soggettive che vi abbiamo messo dentro, oltre che di oggettività. I fatti sono reali, ma se vengono sistematicamente manipolati (omessi, nascosti, distorti) la realtà ne risente, ed è così che se ne crea una parallela. La realtà dei fatti è che ogni mafia, le nostre e le straniere, si ciba di morte, di illegalità, di clandestinità. La realtà è un’Italia multietnica da anni. Il pericolo non è solo l’iperrealtà: è la manipolazione e la mala informazione.

Per questo è un po’ incongruo accusare di snobismo o elitismo chi denuncia le attuali politiche anti-immigrazione. Quando si vive in una realtà manipolata, chi si oppone non dice semplicemente no: si esercita ed esercita a vedere i fatti da più lati, non solo da uno. Rifiuta di considerare, hegelianamente, che «ciò che è razionale è reale, e ciò che è reale è razionale». Che ciò che è popolare è giusto, e ciò che è impopolare ingiusto o cervellotico. Bucare la bolla vuol dire fare emergere il reale, cercare le verità cui gli italiani aspirano anche quando s’impaurano rintanandosi. Accettare le loro illusioni aiuta poco: esalta la loro parte rinunciataria, lusinga le loro risposte provvisorie, non li spinge a interrogarsi e interrogare.

Lo sguardo straniero sull’Italia è prezioso, in tempi di bolle: ogni articolo che viene da fuori erode la mala informazione. Non che gli altri europei siano migliori: nelle periferie francesi e inglesi l’esclusione è semmai più feroce. Ma ci sono parole che lo straniero dice con meno rassegnazione, meno cinismo. Ci sono domande e moniti che tengono svegli. Per esempio quando Bill Emmott, ex direttore dell’Economist, ci chiede come mai accettiamo tante cose, dette da Berlusconi, manifestamente false. O quando Perry Anderson chiede come mai l’auto-ironia italiana non abbia prodotto una discussione sul passato vasta come in Germania (London Review of Books, 12-3-09). O quando l’Onu ci rammenta le leggi internazionali che stiamo violando.
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Old 17-05-2009, 18:21   #6
Fritz!
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coraggio dimenticato

di Roberto Saviano (la Repubblica, 13.05.2009)


Chi racconta che l’arrivo dei migranti sui barconi porta valanghe di criminali, chi racconta che incrementa violenza e degrado, sta dimenticando forse due episodi recentissimi ed estremamente significativi, che sono entrati nella storia della nostra Repubblica. Le due più importanti rivolte spontanee contro le mafie, in Italia, non sono partite da italiani ma da africani. In dieci anni è successo soltanto due volte che vi fossero, sull’onda dello sdegno e della fine della sopportazione, manifestazioni di piazza non organizzate da associazioni, sindacati, senza pullman e partiti. . Manifestazioni spontanee. E sono stati africani a farle.

Castelvolturno, il 19 settembre 2008, dopo la strage a opera della camorra in cui vengono uccisi sei immigrati africani. Le vittime sono tutte giovanissime, il più anziano tra loro ha poco più di trent’anni, sale la rabbia e scoppia una rivolta davanti al luogo del massacro. La rivolta fa arrivare telecamere da ogni parte del mondo e le immagini che vengono trasmesse sono quelle di un intero popolo che ferma tutto per chiedere attenzione e giustizia. Nei sei mesi precedenti, la camorra aveva ucciso un numero impressionante di innocenti italiani. Ma nulla. Nessuna protesta. Nessuna rimostranza. Nessun italiano scende in strada. I pochi indignati, e tutti confinati sul piano locale, si sentono sempre più soli e senza forze.

Ma questa solitudine finalmente si rompe quando, la mattina del 19, centinaia e centinaia di donne e uomini africani occupano le strade e gridano in faccia agli italiani la loro indignazione. Succedono incidenti. Il giorno dopo, gli africani, si faranno carico loro stessi di riparare ai danni provocati. L’obiettivo era attirare attenzione e dire: "Non osate mai più". Contro poche persone si può ogni tipo di violenza, ma contro un intera popolazione schierata, no.

E poi a Rosarno. In provincia di Reggio Calabria, uno dei tanti paesini del Sud Italia a economia prevalentemente agricola che sembrano marchiati da un sottosviluppo cronico e le cui cosche, in questo caso le ’ndrine, fatturano cifre paragonabili al Pil del paese. La cosca Pesce-Bellocco di Rosarno aveva deciso di riciclare il danaro della coca nell’edilizia in Belgio, a Bruxelles, dove per la presenza delle attività del Parlamento Europeo le case stavano vertiginosamente aumentando di prezzo.

L’egemonia sul territorio è totale, ma il 12 dicembre 2008, due lavoratori ivoriani vengono feriti, uno dei due è in gravissime condizioni. La sera stessa, centinaia di stranieri - anche loro, come i ragazzi feriti, impiegati e sfruttati nei campi - si radunano per protestare. I politici intervengono, fanno promesse, ma da allora poco è cambiato.

Inaspettatamente, però, il 14 di dicembre, ovvero a due soli giorni dall’aggressione, il colpevole viene arrestato e il movente risulta essere violenza a scopo estorsivo nei riguardi della comunità degli africani. La popolazione in piazza a Rosarno, contro la presenza della ’ndrangheta che domina come per diritto naturale, non era mai accaduto negli anni precedenti.

Eppure, proprio in quel paese, una parte della società, storicamente, aveva sempre avuto il coraggio di resistere. Ne fu esempio Peppe Valarioti, che in piazza disse: «Non ci piegheremo», riferendosi al caso in cui avesse vinto le elezioni comunali. E quando accadde fu ucciso. Dopo di allora il silenzio è calato nelle strade calabresi. Nessuno si ribella. Solo gli africani lo fanno. E facendolo difendono la cittadinanza per tutti i calabresi, per tutti gli italiani.

Per il pubblico internazionale risulta davvero difficile spiegarsi questo generale senso di criminalizzazione verso i migranti. Fatto poi da un paese, l’Italia, che ha esportato mafia in ogni angolo della terra. Che hanno fatto sviluppare il commercio della coca in Sudamerica con i loro investimenti, che hanno messo a punto, con le cinque famiglie mafiose italiane newyorkesi, una sorta di educazione mafiosa all’estero.

Oggi, come le indagini dell’Fbi e della Dea dimostrano, chiunque voglia fare attività economico-criminali a New York che siano kosovari o giamaicani, georgiani o indiani devono necessariamente mediare con le famiglie italiane, che hanno perso prestigio ma non rispetto. Le mafie straniere in Italia ci sono e sono fortissime ma sono alleate di quelle italiane. Non esiste loro potere senza il consenso e la speculazione dei gruppi italiani. Basta leggere le inchieste per capire come arrivano i boss stranieri in Italia. Arrivano in aereo da Lagos o da Leopoli. Dalla Nigeria, dall’Ucraina dalla Bielorussia.

Le inchieste più importanti come quella denominata Linus e fatta dai pm Giovanni Conzo e Paolo Itri della Procura di Napoli sulla mafia nigeriana dimostrano che i narcos nigeriani non arrivano sui barconi ma per aereo. Persino i disperati che per pagarsi un viaggio e avere liquidità appena atterrano trasportano in pancia ovuli di coca. Anche loro non arrivano sui barconi. Mai.

Quando si generalizza, si fa il favore delle mafie. Loro vivono di questa generalizzazione. Vogliono essere gli unici partner. Se tutti gli immigrati diventano criminali, le bande criminali riusciranno a sentirsi come i loro rappresentanti e non ci sarà documento o arrivo che non sia gestito da loro. La mafia ucraina monopolizza il mercato delle badanti e degli operai edili, i nigeriani della prostituzione e della distribuzione della coca, i bulgari dell’eroina, i furti di auto di romeni e moldavi. Ma questi sono una parte minuscola delle loro comunità e sono allevate dalla criminalità italiana.

Avere un atteggiamento di chiusura e criminalizzazione aiuta le organizzazioni mafiose perché si costringe ogni migrante a relazionarsi alle mafie se da loro soltanto dipendono i documenti, le abitazioni, persino gli annunci sui giornali e l’assistenza legale. E non si tratta di interpretare il ruolo delle "anime belle", come direbbe qualcuno, ma di analizzare come le mafie italiane sfruttino ogni debolezza delle comunità migranti. Meno queste vengono protette dallo Stato, più divengono a loro disposizione.

Il paese in cui è bello riconoscersi - insegna Altiero Spinelli padre del pensiero europeo - è quello fatto di comportamenti non di monumenti. Io so che quella parte d’Italia che si è in questi anni comportata capendo e accogliendo, è quella parte che vede nei migranti nuove speranze e nuove forze per cambiare ciò che qui non siamo riusciti a mutare. L’Italia in cui è bello riconoscersi e che porta in sé la memoria delle persecuzioni dei propri migranti e non permetterà che questo riaccada sulla propria terra.
Fritz! è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 17-05-2009, 18:30   #7
Kirby_X
 
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perche' non li vogliono? non e' vero, basti vedere quanti lavorano nel nord-est, in particolare nel veneto, o in lombardia.
E' vero, ma - non me ne intendo molto - leggo sul giornale di continui rimpatri (tipo Lampedusa...), richiami dell'Unhcr, ecc... cioè, perché li rispediscono indietro?

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uddio, un altro 3d orfano...
Che vuol dire?

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Il punto non è volerli o meno, il punto è come gestire la situazione, e loro la stanno gestendo malissimo, IMHO.
Chi? Governo o clandestini?
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Old 17-05-2009, 18:31   #8
dantes76
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Che vuol dire?
molte volte, capita che chi apre un 3d si dia alla fuga
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Old 17-05-2009, 18:36   #9
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molte volte, capita che chi apre un 3d si dia alla fuga
Ma no, dai... cioè, l'ho aperto da nemmeno un'ora... e poi non sono collegato 24 su 24 a HWU
Comunque, tornando in tema clandestini, barconi, e Lampedusa:
1) perché il governo li respinge
2) cosa ne pensate
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Old 17-05-2009, 19:37   #10
_Magellano_
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L'immigrazione non è u problema o una soluzione ma solo un fenomeno che va gestito in modo tale che sia il secondo piuttosto che il primo.
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Sampdoria o Lazio,ditemi voi chi ha bruciato di piu,la sconfitta diretta o la sconfitta morale?
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Old 17-05-2009, 22:48   #11
master_of_pacalina
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Il punto non è volerli o meno, il punto è come gestire la situazione, e loro la stanno gestendo malissimo, IMHO.
certo che fanno fatica a gestire la situazione...i nostri ministri fanno fatica a smaltire 4 sacchetti dell'immondizia,figurati un problema così serio..
master_of_pacalina è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 17-05-2009, 23:03   #12
trallallero
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perche' non li vogliono? non e' vero, basti vedere quanti lavorano nel nord-est, in particolare nel veneto, o in lombardia.
Appunto, quanti ? sono clandestini quindi non registrati, potrebbero essere 6 miliardi ma anche zero.
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Old 17-05-2009, 23:05   #13
master_of_pacalina
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Una efficiente governance dell’immigrazione economica è un elemento essenziale della competitività dell’UE, così come recentemente riaffermato anche dal Consiglio europeo.
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Old 17-05-2009, 23:06   #14
trallallero
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Originariamente inviato da master_of_pacalina Guarda i messaggi
certo che fanno fatica a gestire la situazione...i nostri ministri fanno fatica a smaltire 4 sacchetti dell'immondizia,figurati un problema così serio..
L'immondizia non va solo smaltita ma va prima prodotta, suddivisa e poi smaltita e per questo serve la collaborazione di tutti, non solo di 4 ministri.
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Old 17-05-2009, 23:38   #15
crokantz
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I clandestini presto non servirano a nulla, visto che sempre piu italiani saranno costretti a fare qualsiasi lavoro per campare.
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Old 18-05-2009, 14:10   #16
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I clandestini presto non servirano a nulla, visto che sempre piu italiani saranno costretti a fare qualsiasi lavoro per campare.
No, vabbe', non credo. Cioè, io parlo per me: vedo pochissimi italiani fare i netturbini... che poi non è un lavoro così male, anzi...
Comunque, io volevo che qualcuno mi spiegasse perché i clandestini vengono in Italia, perché noi li cacciamo via e cosa ne pensate voi...
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Old 18-05-2009, 14:18   #17
Froze
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No, vabbe', non credo. Cioè, io parlo per me: vedo pochissimi italiani fare i netturbini...
no, infatti... la situazione e' piu' che rosea

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I corsi gratuiti per badanti organizzati dalla Federcasalinghe-Donneuropee sono letteralmente presi d’assalto dalle donne italiane. Complice la crisi e la crescente disoccupazione in Friuli Venezia Giulia, per esempio, in 24 ore si sono registrate più di 90 domande di iscrizione

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Old 18-05-2009, 14:35   #18
Kharonte85
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la tragedia del '97

Quando il premier disse: «Quelle navi non vanno fermate»


Berlusconi, la tragedia degli albanesi in Puglia del ’97 e le critiche a Prodi: no ai blocchi, il diritto non lo prevede

Il 30 marzo del 1997, giorno di Pasqua, Silvio Berlusconi è a Brindisi con i 34 albanesi sopravvissuti al naufragio del 28 marzo (Ansa/Caricato)

«Dov’è la cipolla, piagnina?» Erano i primi di aprile del ’97 e il leghista Daniele Roscia, sfottendo Silvio Berlusconi per le lacrime versate sugli albanesi morti sulla nave speronata da una corvetta della Marina italiana, non poteva immaginare che un giorno il Cavaliere avrebbe blindato con la fiducia un decreto come quello di ieri fortissimamente voluto dalla Lega.

Rileggere quanto disse allo*ra il leader azzurro, deciso a sottolineare i contrasti dentro il governo Prodi che per arginare gli sbarchi in Puglia aveva varato il pattugliamento delle coste andando incontro alla spaventosa tragedia della «Kater I Rades » affondata con una manovra sbagliata dalla «Sibilla», è fonte di sorprese. Per comincia*re, secondo l’Ansa, il leader az*zurro accorso a Brindisi a in*contrare i sopravvissuti, ricor*dò che «l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati aveva espresso deplorazione su questa misura del blocco navale: ora dopo quello che è suc*cesso, dobbiamo riscattare la nostra immagine e dobbiamo fare tutto ciò che le nostre pos*sibilità ci consentono, non so*lo con il nostro esercito per pro*teggere gli aiuti, ma dobbiamo essere tutti noi generosi». Quindi, offerta ospitalità per*sonale a una dozzina di profu*ghi, espresse «le sue riserve sul pattugliamento» e smentì asso*lutamente a Repubblica che Ro*mano Prodi l’avesse preavverti*to: «Non sono stato informato né di blocchi né di pattuglia*menti. Prodi mi aveva informa*to dell’intervento finalmente possibile in Albania, dicendo*mi che era stato trovato un ac*cordo con i paesi di cui mi ha fatto i nomi — Portogallo, Fran*cia, Grecia ed altri — per una missione di pace. Su questo, io ho detto 'Sono pienamente d’accordo'. Tra l’altro ho stu*diato diritto della navigazione, a suo tempo: so che nessuno può fermare navi civili in ac*que non territoriali, non è pre*visto assolutamente un diritto di questo genere da parte di nessuno Stato. Se avessi senti*to parlare di blocco navale, avrei subito drizzato le anten*ne».

Di più, aggiunse all’Ansa: «Credo che l’Italia non possa ac*cettare di dare al mondo l’im*magine di chi butta a mare qualcuno che fugge da un Pae*se vicino, temendo per la sua vita, cercando salvezza e scam*po in un paese che ritiene ami*co. Il nostro dovere è quello di dare temporaneo accoglimen*to a chi si trova in queste condi*zioni ». E chiuse: «Dobbiamo la*vare questa macchia, che sarà pure venuta dalla sfortuna, ma che è venuta da una decisione che non si doveva prendere».


Il giorno dopo, mentre a sini*stra si sbranavano sul tema del*l’accoglienza e tentavano di ar*ginare l’indignazione svento*lando un sondaggio secondo cui, come avrebbe scritto Filip*po Ceccarelli, appena un quar*to degli intervistati giudicava il pianto berlusconiano «since*ro », il Cavaliere spiegava a Raf*faella Silipo, de La Stampa d’es*sere schifato dalle reazioni: «Vogliono strumentalizzare il mio gesto e trasformare una grande tragedia in una piccola e sciagurata polemica politica. D’altronde è inevitabile, quan*do si guarda con occhi sporchi a cose chiare e pulite». A farlo precipitare in Puglia, spiegò, era stata l’indifferenza degli al*tri: «Vede, io li ho visti, i super*stiti del naufragio. Erano dispe*rati. E nessuno era lì con loro, nessuno gli ha detto niente, ca*pito? Si parla di settanta morti, venti bambini, una tragedia pa*ragonabile a Ustica, e questi qui, dal presidente della Repub*blica al presidente del Consi*glio al ministro della Difesa, re*stano a casa loro? È drammati*co ».

Dodici anni dopo, riesami*nati gli studi di «diritto della navigazione» a proposito dei pattugliamenti navali, ha cam*biato parere: «Fuori dai confini vale il nostro diritto, previsto dai trattati internazionali, di re*spingerli ». E il voto di ieri, mar*cato dal trionfo della Lega Nord, sigilla la conclusione di un percorso di progressivo av*vicinamento ai temi cari al Car*roccio.

Daremo a Silvio la tessera perché si è 'pontidizzato'», gongolava giorni fa Roberto Calderoli. Padano ad honorem. Una onorificenza che gli sareb*be stata difficile da guadagnare quel giorno in cui, nella intervi*sta citata a La Stampa dopo la tragedia della nave albanese, confidò pensieri che in bocca altrui gli suonerebbero, dicia*mo così, «buonisti» e «cattoco*munisti »: «Siamo stati chiusi nell’egoismo, non possiamo permettere che succeda più nel nostro Paese. Non possiamo chiudere le porte, 58 milioni di italiani che stanno bene non possono respingere povere per*sone che vengono qui per cer*care un po’ di libertà. Doman*diamoci se la tragedia non è an*che dovuta, almeno in parte a quel coro di ''gettateli a mare, sono tutti delinquenti'' sentito nei giorni scorsi».

Un monito antirazzista, iro*nizzerà qualcuno, arrivato do*dici anni prima di quello di Giorgio Napolitano
...


Gian Antonio Stella


http://www.corriere.it/politica/09_m...4f02aabc.shtml

Kharonte85 è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 18-05-2009, 15:29   #19
Kirby_X
 
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Sì, ok, ma non vi arrabbiate
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Old 18-05-2009, 15:30   #20
dantes76
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Originariamente inviato da Kirby_X Guarda i messaggi
Ma no, dai... cioè, l'ho aperto da nemmeno un'ora... e poi non sono collegato 24 su 24 a HWU
Comunque, tornando in tema clandestini, barconi, e Lampedusa:
1) perché il governo li respinge
2) cosa ne pensate
Regolamentare i flussi migratori e' un obbligo.
E' impensabile, oltre che inattuabile, che si possano accogliere migliaglia di migranti, senza avere ne la possibilita' di regolamentare sia le espulsioni sia le richieste di asili, o le entrate.
L'italia ha bisogno di una Enaclave sul territorio libico, come la spagna l'ha in quello marocchino, solo cosi, puo' attuare una regolamentazione dei flussi.
la storia dei migranti criminali e' una stronzata, ovvero il probblema non e' la nazionalita' di chi commette il crimine, ma il fatto che il crimini, non venga punito.
Sentivo la notizia di un ragazzo rom di 14 anni fra gli assassini di un uomo, secondo te' quel ragazzo la fara' franca perche' e rom? o perche' ha 14 anni?
Dovrei trovare il 3d con i dati riguardante la percentuale di assunti nel Nord-Est nel 2007 di extracomunitari, mi sembra un puro atto di paraculismo, dire a morte i clandestini, propio da quelli che li sfruttano per lavorare,
esempio azienda A e B: l'azienda A produce 1000 tonnellate di prodotto X con 150 dipendenti, L'azienda B produce 2000 tonnellate di prodotto X con 25 dipendenti: due sono le cose, o l'azienda B ha macchinari provenienti da Vulcano o l'azienda B ha manodopera in nero...
si colpisca anche questo tipo di clandestinita'.
il governo parla di porte agli extracomunitari dalla parte Sx
FALSO.
La legge bossi fini introdotto per regolamentizzare i flussi migratori, e' in vigore e mai stata abolita, quindi il fallimento appartiene a chi ha fatto una legge inutile.
l'attuale governo l'altro anno ha regolamentato gli stessi immigrati che aveva fatto il governo precdente.
__________________
“ Fiat iustitia, et pereat mundus”-המעז מנצח -
dantes76 è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
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