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IN ANUBIS WE TRUST
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#2522 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Dec 2002
Città: AnTuDo ---------- Messaggi Totali: 10196
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Fucilazione da parte di hamas di "nemici"... aplestinesi dopo aver preso il controllo A Gaza[ATTENZIONE VIDEO CON IMMAGINI CRUENTE] http://pl.youtube.com/watch?v=xtsvjB8efKE
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“ Fiat iustitia, et pereat mundus”-המעז מנצח -
Ultima modifica di dantes76 : 11-01-2009 alle 22:07. |
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#2523 |
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Senior Member
Iscritto dal: Jun 2001
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#2524 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Jun 2001
Messaggi: 532
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Addebitare la strage a tsahl sarà un' errore oppure c'è dell'altro dietro? Mi pare strano che una tv di stato possa fare boiate simili. Dovrebbero chiedere scusa a israele e buttar fuori gli idioti che hanno fatto questo. |
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#2525 |
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Senior Member
Iscritto dal: Jul 2001
Messaggi: 2776
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..o sulla tua in generale.
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#2526 | |
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Iscritto dal: Apr 2003
Città: nord Italia
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Se gli arabi avessero deposto le armi, adesso sarebbe scoppiata la pace Se Israele avesse deposto le armi, israele adesso non esisterebbe. |
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#2527 | |||
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Member
Iscritto dal: Apr 2003
Città: nord Italia
Messaggi: 65
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La forza internazionale darebbe fastidio tantissimo a quelli che vivono con il contrabbando di armi, ma anche secondo me sarebbe l'unica soluzione. Quote:
Uno stato che si difende dagli attacchi terroristici di questi pazzi invasati che prima del muro si facevano saltare in aria un giorno si e un giorno no. Forse ti sei dimenticato i kamikaze, ma ti assicuro, che prima del muro, erano un flagello. Quote:
Poi c'e' sempre stata l'opposizione Inglese e degli stati arabi per la formazione dello stato palestinese, perché andava contro i loro interessi economici. Anche l' Egitto stesso si è sempre opposto. Per migliorare la situazione di vita di quelle persone bisogna smetterla con la politica dell' odio e cercare di spendere i soldi O.N.U non comprando armi di contrabbando, ma costruendo ospedali, centri commerciali, piazza, strade, reti idriche, fognarie... Quelli che prendono i soldi se ne fregano della gente, ma pensano solamente a comprare armi e fare azioni terroristiche verso Israele. La stessa cosa succede in Africa con i signori della guerra, che grazie alle guerre, ai genocidi, agli stermini, loro guadagnano denaro.
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Se gli arabi avessero deposto le armi, adesso sarebbe scoppiata la pace Se Israele avesse deposto le armi, israele adesso non esisterebbe. |
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#2528 |
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Senior Member
Iscritto dal: Dec 2002
Città: AnTuDo ---------- Messaggi Totali: 10196
Messaggi: 1521
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a seconda cosa non e' un male, anzi... uno stato ingenerale, non deve avere nessun riferimento a nessuna radice religiosa.. non e' che siamo come hamas...
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“ Fiat iustitia, et pereat mundus”-המעז מנצח -
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#2529 |
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Member
Iscritto dal: Nov 2004
Città: Vicenza
Messaggi: 297
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una volta che sono daccordo con pagine di difesa
Gaza, perchè? Ezio Bonsignore, 8 gennaio 2009 I commenti della maggior parte dei mass media italiani, commenti che peraltro ritengo riflettano abbastanza fedelmente l’atteggiamento dell’ opinione pubblica, a proposito di quella che viene eufemisticamente descritta come la “crisi di Gaza” sembrano essere focalizzati sopratutto sul tentativo di distinguere tra “buoni” e “cattivi”, e decidere chi abbia “ragione” e chi “torto”, chi abbia o non abbia il diritto di fare cosa. Si tratta di un approccio istintivo e umanamente comprensibile, ma abbastanza puerile data la terribile complessità della situazione in Medio Oriente – e che è poi reso ulteriormente privo di senso dallaq sin troppo evidente assunzione di un modo di ragionare per schieramenti politici opposti e per idee preconcette, per cui le “destre” sono tendenzialmente filo-israeliane e le “sinistre” invece filo-palestinesi. Non varrebbe quindi nemmeno la pena di discuterne, se non fosse per sottolineare un dettaglio non privo di una sua importanza: e cioè la straordinaria efficacia della campagna propagandistica messa in atto dalle autorità israeliane, e dalle molteplici organizzazioni in tutto il mondo che a vario titolo sostengono le posizioni di Israele, per convincere l’opinione pubblica globale delle ragioni dello stato ebraico, le colpe di Hamas, e l’ineluttabilità e anzi necessità delle attuali operazioni militari. Le autorità israeliane, come già quelle americane a proposito del Vietnam, sono infatti giunte alla conclusione che le cause delle mezza sconfitta rimediata in Libano vadano sopratutto ricercate nel mancato appoggio da parte dei media, e quindi dell’opinione pubblica che i media sono in grado di influenzare. L’ operazione “Cast Lead” è quindi stata preceduta e viene accompagnata da un’attenta campagna propagandistica – e i risultati si vedono. Mentre al tempo dell’invasione del Libano l’opinione publica italiana e mondiale era quanto meno perplessa circa i motivi e le modalità delll’azione israeliana, oggi le uniche critiche veramente dure provengono dagli ambienti dell’estrema sinistra o dai neo-nazisti. Si sono addirittura rispolverate le storielle del “povero piccolo popolo democratico minacciato da centinaia di milioni di Arabi fanatici”, e si sono accettate senza fiatare le affermazioni israeliane secondo cui le operazioni militari sono indirizzate esclusivamente contro i “terroristi” di Hamas e i civili ci vanno di mezzo solo perchè Hamas li usa come “scudi umani”. Si ripete all’infinito il mantra di “Hamas che ha rotto la tregua”, evitando accuratamente di interrogarsi sui perchè di questa azione, e su cosa sia esattamente successo durante la tregua. E gli stessi che solo pochi mesi fa accusavano la Russia di una risposta “sproporzionata” in Ossetia, hanno all’improvviso riscoperto i principi base dell’arte della guerra, e osservano che per vincere presto e bene, bisogna appunto mettere in atto una schiacciante superiorità sul nemico. Ma vediamo invece di tentare una specie di analisi strategica e geopolitica seria, e cioè articolata sul cercare di capire quali siano gli obiettivi di Israele. E cominciamo con lo sgombrare il campo dai razzetti o razzoni di Hamas. E’ ovvio che Israele, come qualsiasi altro stato sulla faccia della Terra, non può alle lunghe permettere che qualcuno, per motivi suoi si piazzi subito al di là di un confine e cominci a bombardicchiare – anche se i risultati di questa azione sono fortunatamente molto limitati. Ma per lanciare davvero “Cast Lead” solo per eliminare la minaccia dei Kassam in quanto tali, gli Israeliani dovrebbero essere ancora più stupidi di George W. Bush con la sua “guerra globale al terrorismo” – cosa che non sono affatto. Eliminare semplicemente la capacità di Hamas di costruire e lanciare razzi, senza affrontare i veri termini del problema, non servirebbe a nulla. Hamas passerebbe semplicemente a usare altre forme di attacchi terroristici – e allora? La direttive strategiche e politiche dell’azione complessiva di Israele nei confronti del problema palestinese sono, a quanto è dato di capire, ancora quelle tracciate dallo straordinario gambitto di Sharon. L’allora Primo Ministro decise di abbandonare il processo di pace, perchè era ormai sin troppo evidente che una pace negoziata sarebbe stata possibile, solo a patto di accettare dei pesanti compromessi sulle questioni chiave – Gerusalemme, il controllo delle fonti idriche, i confini del futuro stato palestinese, il ritorno dei profughi – su cui invece Israele non era e non é disposto a cedere di un millimetro. Inoltre, era importante impedire che il piano di pace saudita prendesse forza. Sharon decise quindi di creare unilateralmente lo “stato palestinese”, così come Israele era disposto ad accettarlo, e di offrirlo ai Palestinesi – prendere o lasciare. Da qui il ritiro dalla Striscia di Gaza, che ad Israele non interessa più che tanto e che sarebbe in ogni caso non assimilabile, mentre invece è continuata e continua la creazione di nuovi insediamenti in Cisgordania (Giudea e Samaria). Il fatto che lo “stato palestinese” visto da Sharon fosse un realtà solo una specie di Bantustan dove rinchiudere persone di razza e/o religione indesiderabile, o per dirla in modo un po’ antipatico una riedizione del Ghetto di Varsavia (che difatti aveva la sua brava amministrazione autonoma), non toglie nulla alla logicità dell’idea, e al suo valore come disperato tentativo di tagliare il nodo gordiano di una situazione altrimenti irrisolubile. E’ possibile, forse anche probabile che se Sharon fosse rimasto al suo posto, la manovra sarebbe riuscita. Ma, per parafrasare Pascal a proposito di Cronwell, un microscopico grumo di sangue nel suo cervello ha cambiato il corso della storia. La pre-condizione essenziale perchè il gambitto di Sharon potesse riuscire era l’evoluzione dell’Autorità Nazionale Palestinese in un governo legittimo e riconosciuto come tale a livello internazionale, e che fosse disposto ad accettare formalmente il suo “stato” dichiarando chiusa la questione. Questo avrebbe non solo risolto il problema per Israele (anche se solo temporaneamente, vista l’altissima fertilità degli Arabi Israeliani e l’impossibilità di espellerli), ma anche e sopratutto avrebbe liberato tutti gli stati Arabi dalla sempre più pesante e male accetta necessità di sostenere la causa palestinese, permettendo loro di impostare le proprie relazioni con Israele e sopratutto gli Stati Uniti su basi completamente nuove. Ma la creazione di un governo legittimo e internazionalmente riconosciuto passa necessariamente per delle libere elezioni. E qui, venne commesso l’errore capitale di permettere ad Hamas di parteciparvi. Se si sia trattato del risultato di un “diktat” da parte americana, come sostengono oggi gli Israeliani, oppure di un fenomenale errore di valutazione, fatto sta che venne commesso – e tra l’altro, sarei veramente curioso di sapere come tutti quelli che oggi ripetono come tanti bravi pappagalli, “Hamas è un’organizzazione terroristica e coi terroristi non si tratta”, vogliano spiegare l’atteggiamento di Israele all’epoca. Hamas non solo partecipò alle elezioni, ma le vinse alla grande. Questa situazione rischiava di rovinare tutto il piano – non perchè Hamas sia un’organizzazione terroristica e voglia la distruzione di Israele, ma perchè non avrebbe mai accettato come “stato” il Bantustan che Israele era disposto a cedere. Da qui, l’organizzazione del colpo di stato di Abu Mazen, che però è riuscito solo a metà – e ancora una volta, è straordinario vedere come una raffinata campagna propagandistica sia invece riuscita a convincere tantissima, troppa gente che il governo palestinese legittimo sia quello di Abu Mazen, e che il golpe lo abbia fatto Hamas. Pur se la divisione dei Palestinesi in due campi ferocemente opposti è di per sè un importante vantaggio strategico per Israele, la presenza di Hamas a Gaza rende impossibile procedere con la creazione di uno “stato” palestinese. Hamas si è guardato e si guarderà bene dal dichiarare la propria esistenza in quanto governo di uno stato indipendente, proprio perchè non riconosce in alcun modo la legalità dei confini del ghetto, in cui è attualmente rinchiuso. L’obiettivo politico di Israele consiste quindi nel togliere di mezzo Hamas, non tanto come “lanciatore di razzi” e neppure come organizzazione terroristica, ma proprio come forza politica. L’idea è che con la Striscia riportata sotto l’autorità di Abu Mazen, l’Autorità Nazionale Palestinese potrebbe invece accettare la Striscia, più qualche brandello di Cisgiordania, come il territorio del proprio “stato”. Il problema è che Hamas ha vinto delle elezioni regolari e legittime, e quindi non si può sperare di eliminarlo come forza politica soltanto mediante una lunga serie di assassini “mirati”. Bisogna invece che sia la popolazione palestinese stessa a ritirare il proprio appoggio per Hamas, e a darsi ( o comunque accettare) una nuova leadership politica più “flessibile”. E’ questo lo scopo ultimo di “Cast Lead”, e il motivi per i tanti – troppi – casi di “incidenti” e “danni collaterali” a danno di civili. Funzionerà? Non saprei. In Libano, esattamente lo stesso approccio _ „punire“ la popolazione libanese per il suo appoggio a Hezbollah, in modo da creare una specie di crisi di rigetto _ non solo non ha funzionato, ma ha regalato a Hezbollah un potere politico, che prima dl conflitto era impensabile. Però in Libano gli Israeliani hanno dovuto cedere alle pressioni dell’opinione pubblica internazionale ( o almeno, così vogliono vederla) e interrompere la loro azione prima del previsto. Stavolta, almeno per quanto riguarda l’atteggiamento delll’opinione pubblica l’operazione gode di basi molto più solide.
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Sono contrario al matrimonio dei preti: se fanno figli, siamo finiti. (cit) |
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#2530 | |||
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Iscritto dal: Dec 2002
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#2531 | |
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Qui sopra si spiega tranquillamente come i mass media italiani indottrinino l'opinione pubblica a favore di israele. Il tutto controllato dalla straordinaria efficacia della campagna propagandistica messa in atto dalle autorità israeliane Nel resto è tutto un dare addosso a israele e che persino hamas sia conseguenza indiretta di israele e degli usa, quindi colpa loro anche quella Ma questo Ezio Bonsignore non sarà mica un tantino schierato? |
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#2532 |
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Senior Member
Iscritto dal: May 2006
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#2533 | |
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Senior Member
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1) I media Italiani sono palesemente pro-Israele , chi la pensa diversamente [cioè che Israele stia compiendo un'azione contro la popolazione di Gaza adducendo motivazioni e giustificazioni che risultano sproporzionate e inaccettabili] viene concesso pochissimo spazio, ma non solo, complice il fatto che non ci sono giornalisti della stampa estera a Gaza le notizie sono passate in secondo e terzo piano, di sottofondo e ovviamente evitano con cura di chiamare il massacro con il suo vero nome ma si limitano a riferire della "crisi di gaza", come se fosse una crisi economica Israele dalla mattina alla sera diffonde i video che dimostrano la presenza dei terroristi (che gli utenti del forum si apprestano a postare con fervore religioso) di solito 2-3 che si organizzano sul posto e lanciano un razzo qassam o delle scorribande di Hamas come se questo possa GIUSIFICARE il fatto che ottimisticamente il 70% delle vittime siano civili di cui il 50% donne e bambini 2) Hamas è conseguenza DIRETTA dell'agire di Israele negli anni passati (sotto la guida di Sharon), e parte della colpa ce li hanno gli USA che hanno voluto fortemente le elezioni in palestina nonostante la presenza di rappresentanti di Hamas (Era logico aspettarsi una vittoria come poi fu' perchè ormai l'ANP aveva perso credibilità e la uerra in Iraq aveva fomentato il malessere verso gli occidentali e chi appoggiavano) per poi dichiarare il giorno dopo quelle elezioni come non valide, prendendo in giro i palestinesi che avevano votato. |
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#2534 |
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Ecco CHI vuole il genocidio Palestinese, e perchè.
Frasi tratte dal Talmud, uno dei testi sacri dell'Ebraismo che molti israeliani studiano nelle Yeshiva (scuole talmudiche). I "gentili" (o Goym) sono i "non ebrei", definiti anche come "animali parlanti": "Quando un ebreo ha un Gentile nelle sue mani, un altro ebreo può andare dallo stesso Gentile, prestargli denaro e truffarlo in sua vece, così da rovinare il Gentile. Poichè la proprietà di un Gentile, secondo la nostra legge, non appartiene a nessuno, e il primo ebreo che passa ha pieno diritto di prendersela. (Schuican Amen, Choschem Hamischpath, 156)." "Non è permesso derubare un fratello, ma è permesso derubare un non ebreo, poichè sta scritto (Levitico XDC, 13) "Non deruberai il tuo vicino". Ma queste parole, dette da Jahvè, non si applicano a un Goy che non è tuo fratello. (BabaMezia, 6 la)" "Un ebreo può mentire e spergiurare per condannare un cristiano. Il nome di Dio non è profanato quando si mente ai cristiani. (BabaKama, 113a, 113b)" "Una cosa perduta da un Goy può non solo essere tenuta dall'uomo che l'ha trovata, ma è anche proibito ridargliela indietro. (Schuican Aruch, Choschen Hamischpath, 266, I)" "Gli ebrei devono sempre cercare di imbrogliare i cristiani. (Zohar I 160a)" "Quelli che fanno del bene ai cristiani non risorgeranno mai dai morti. (Zohar I 25b)" "Al tempo del Cholhamoed il disbrigo di ogni tipo di affare è proibito. Ma è permesso praticare l'usura sui Gentili, perchè la pratica dell'usura su un Gentile in ogni momento piace al Signore. (Schuican Amch, Orach Chailìi, 539)" "I rapporti sessuali con un bambino al di sotto degli 8 anni d'età sono leciti. (Talmud, Sanhedrin, 69b)" "Quando un non ebreo deruba un ebreo, deve restituirgli tutto, ma se avviene il contrario, l'ebreo non deve restituire nulla. Inoltre, se un non ebreo uccide un ebreo, deve essere ucciso anche lui, ma non il contrario. (Talmud, Sanhedrin, 57a)." "Gesù nacque bastardo. (Talmud, Yebamoth, 49b)" "Gesù fu punito e mandato all'inferno dove fu gettato in escrementi ribollenti." (Talmud, Gittin, 56b, 57a)." "Tutti i Gentili sono solo degli animali, quindi tutti i loro bambini sono bastardi. (Talmud, Yebamoth, 98a)" "E' giusto per una bambina di tre anni avere rapporti sessuali. (Talmud, Abodah Zarah, 37a, Kethuboth, 11b, 39a, Sanhedrin, 55b, 69a,b, Yebamoth, 12a, 57b, 58a, 60b)." "E' giusto divorziare dalla propria moglie se rovina il cibo, o se si trova una donna più bella. (Talmud, Gittin, 91a)" "Dalla nascita, l'israelita deve cercare di svellere gli sterpi della vigna, cioè sradicare ed estirpare i goyim dalla terra, poichè non può essere data a Dio Benedetto maggior letizia che quella di adoprarci a sterminare gli empi e i cristiani del mondo. (Talmud, Sefer Israel, 180)" "Quando un ebreo ha un Gentile nelle sue mani, un altro ebreo può andare dallo stesso Gentile, prestargli denaro e truffarlo in sua vece, così da rovinare il Gentile. Poichè la proprietà di un Gentile, secondo la nostra legge, non appartiene a nessuno, e il primo ebreo che passa ha pieno diritto di prendersela. (Talmud, Schuican Amen, Choschem Hamischpath, 156)" "Il rabbino Jochanan dice: Un goi che ficca il naso nella Legge è¨ colpevole di morte. (Talmud, Sanhedrin, 59a)" "Il nome di Dio non è profanato quando, per esempio, un ebreo mente ad un goi dicendo: Io ho dato qualcosa a tuo padre, ma egli è morto; tu me lo devi restituire, purchè il goi non sappia che tu stai mentendo. (Talmud, Babha Kama, 113b)" "Al tempo del Cholhamoed il disbrigo di ogni tipo di affare è proibito. Ma è permesso praticare l'usura sui Gentili, perchè la pratica dell'usura su un Gentile in ogni momento piace al Signore. (Talmud, Schuican Amch, Orach Chailìi, 539 )" "Anche il migliore dei Goyim dovrebbe essere ucciso. (Talmud, Abhodah Zarah, 26b, Tosephoth)" "Il rabbino Eliezer disse: E' permesso tagliare la testa di un 'idiota' [uno degli abitanti della terra] nella festa della Riconciliazione quando cade in giorno di Sabato. I suoi discepoli gli dissero: rabbino, dovresti piuttosto dire sacrificare. Ma egli rispose: Niente affatto, è infatti necessario pregare mentre si sacrifica, e non c'è bisogno di pregare quando si decapita qualcuno. (Talmud, Pesachim, 49b)" "Gli Akum che non sono nostri nemici non devono essere uccisi direttamente, cioè non ostante essi non dovranno essere salvati dal pericolo di morte. Per esempio, se vedete uno di essi cadere in mare, non tiratelo su a meno che egli non vi prometta del denaro. (Talmud, Iore Dea, 158,1)" "Quando un uomo compie rapporti omosessuali con un bambino al di sotto dei 9 anni d'età, non è da condannare. (Talmud, Sanhedrin, 54b, 55a)" --------------------------------------------------------- Frasi sparse di politici, primi ministri e altri importanti personalità israeliane: David Ben Gurion, durante la guerra: «Se io sapessi che è possibile salvare tutti i figli (ebrei) di Germania trasferendoli in Inghilterra, e solo metà di loro trasferendoli nella terra di Israele, sceglierei la seconda possibilità; perchè di fronte a noi non abbiamo solo il numero di questi figli, ma il progetto storico del popolo di Israele» (Shabtai Teveth, «Ben Gurion», 1988,). «Dobbiamo usare il terrore, l’assassinio, l’intimidazione, la confisca dei terreni e il taglio di tutti i servizi sociali per liberare la Galilea dalla sua popolazione araba» (David Ben-Gurion, maggio 1948, to the General Staff. Da «Ben-Gurion, A Biography», di y Michael Ben-Zohar, Delacorte, New York 1978). «Dobbiamo espellere gli arabi e prendere i loro posti» –(David Ben Gurion, 1937, «Ben Gurion and the Palestine Arabs» Shabtai Teveth, Oxford University Press, 1985). «Non esiste qualcosa come un popolo palestinese. Non è che siamo venuti, li abbiamo buttati fuori e abbiamo preso il loro paese. Essi non esistevano» (Golda Meir,dichiarazione al The Sunday Times, 15 giugno 1969). «Come possiamo restituire I territori occupati? Non c’è nessuno a cui restituirli» ( Golda Meir, marzo, 1969). «...Uscimmo fuori, e Ben Gurion ci accompagnò sulla porta. Allon ripetè la sua domanda: cosa si deve fare con la popolazione palestinese? Ben Gurion scosse la mano con un gesto che diceva: cacciarli fuori». (Yitzhak Rabin,è un passo censurato delle memorie di Rabin, rivelato dal New York Times, 23 ottobrer 1979) «Saranno create, nel corso dei 10 o 20 anni prossimi, condizioni tali da attrarre la naturale e volontaria emigrazione dei rifugiati da Gaza e dalla Cisgiordania verso la Giordania. Per ottenere questo dobbiamo accordarci con re Hussein e non con Yasser Arafat». (Yitzhak Rabin, citato da David Shipler sul New York Times, 04/04/1983) «I palestinesi sono bestie con due zampe» (Menachem Begin,primo ministro di Israele 1977-83, davanti alla Knesset, citato da Amnon Kapeliouk, "Begin and the Beasts", New Statesman, June 25, 1982.) «La partizione della Palestina è illegale. Non sarà mai riconosciuta... Gerusalenne fu e sarà per sempre la nostra capitale. Eretz Israel sarà restaurato per il popolo d’Israele; tutto e per sempre» (Menachem Begin, il giorno dopo il voto all’Onu per la partizione della Palestina). «I palestinesi saranno schiacciati come cavallette... le teste spaccate contro le rocce e i muri» ( Yitzhak Shamir, primo ministro in carica, in un discorso ai «coloni» ebraici, New York Times 1 aprile, 1988). «Israele doveva sfruttare la repressione delle dimostrazioni in Cina (nei giorni di Tienanmen, ndr.) quando l’attenzione del mondo era concentrata su quel paese, per procedere alle espulsioni di massa degli arabi dei territori (occupati)» (Benyamin Netanyahu, all’epoca vice-ministro degli esteri, già primo ministro, davanti agli studenti della t Bar Ilan University; citazione tratta dal giornale isrealiano Hotam, 24 novembre 1989). «Se pensassimo che anzichè 200 morti palestinesi, 2 mila morti ponessero fine alla guerriglia in un colpo solo, useremmo molto più forza…» (Ehud Barak, primo ministro, citato dalla Associated Press, 16 novembre 2000). «Mi sarei arruolato in una organizzazione terroristica»: (risposta di - Ehud Barak a Gideon Levy, il noto giornalista di Ha'aretz che gli aveva domandato cosa avrebbe fatto se fosse nato palestinese) «Noi dichiariamo apertamente che gli arabi non hanno alcun diritto di abitare anche in un centimetro di Eretz Israel... Capiscono solo la forza. Noi useremo la forza senza limiti finchè i palestinesi non vengano strisciando a noi» (Rafael Eitan, capo dello stato maggiore di Tsahal, citato da Gad Becker in «Yedioth Ahronot», 13 aprile 1983). «E’ dovere dei leader israeliani spiegare all’opinione pubblica, con chiarezza e coraggio, alcuni fatti che col tempo sono stati dimenticati. Il primo è: non c’è sionismo, colonizzazione o stato ebraico senza l’espulsione degli arabi e la confisca delle loro terre» (Ariel Sharon, allora ministro degli esteri, ad un discorso tenuto davanti ai militanti del partito di estrema destra Tsomet – Agence France Presse, 15 novembre 1998). «Ciascuno deve darsi una mossa, correre e arraffare quante più alture possibile per espandere gli insediamenti (ebraici), perchè tutto ciò che prendiamo adesso rimarrà nostro... Tutto ciò che non arraffiamo andrà a loro» (Ariel Sharon, stesso discorso di cui sopra). «Israele ha il diritto di processare altri, ma nessuno ha il diritto di mettere sotto processo il popolo ebraico e lo Stato di Israele» (Sharon, primo ministro, 25 marzo 2001, BBC Online). «Quando avremo colonizzato il paese, tutto quello che agli arabi resterà da fare è darsi alla fuga come scarafaggi drogati in una bottiglia» (Raphael Eitan, Capo di Stato Maggiore delle forze armate israeliane, “New York Times”, 14/4/1983). «Noi possediamo varie centinaia di testate atomiche e missili, e siamo in grado di lanciarli in ogni direzione, magari anche su Roma. La maggior parte delle capitali europee sono bersagli per la nostra forza aerea» (Febbraio 2003, Martin Van Creveld, docente di storia militare all'Università Ebraica di Gerusalemme) «Dobbiamo usare il terrore, l’assassinio, l’intimidazione, la confisca delle loro terre, per ripulire la Galilea dalla sua popolazione araba. C’è bisogno di una reazione brutale. Se accusiamo una famiglia, dobbiamo straziarli senza pietà, donne e bambini inclusi. Durante l’operazione non c’è bisogno di distinguere fra colpevoli e innocenti». (1967, Ben Gurion, il "padre" di Israele) ********************************************************** Questa discussione è un OBROBRIO, addirittura si giustificano MASSACRI di civili perchè "sono tanti". Ho letto dei post ABERRANTI qui dentro, mi viene da vomitare solo a tentare di riportarli. ![]() LuVi
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#2535 |
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Reportage dall'inferno
http://www.repubblica.it/2009/01/sez...no-a-gaza.html IL RACCONTO. Oltre 20.00 persone vivono nelle aule e nei cortili delle scuole La loro speranza è che l'Onu li protegga. E i camion con gli aiuti sono gocce nel mare "Noi, nell'inferno della Striscia tra le urla, il sangue e le bombe" dal nostro inviato FABIO SCUTO GERUSALEMME - Rafah, nella striscia di Gaza, è una città fantasma. Palazzi sbriciolati, come se una gigantesca mano li avesse accartocciati e rigettato a terra quello che ne rimaneva, polvere, rovine e morte. Nelle poche strade ancora percorribili solo macchine saltate in aria, sventrate dalle esplosioni, che esalano quell'odore acre della plastica bruciata. E poi scarpe abbandonate, borse, mucchi di stracci che qualcuno in fuga ha pensato fossero troppo ingombranti mentre si corre tra una bomba e l'altra in cerca di un possibile rifugio. In giro non c'è un'anima viva. Sedici giorni di bombardamenti continui hanno riportato Rafah a un Medio Evo moderno. Questo il drammatico scenario che si è trovato davanti ieri la delegazione dei parlamentari europei, guidata dal vice presidente dell'Europarlamento Luisa Morgantini, che oltrepassando con molte difficoltà il valico dall'Egitto, è riuscita a entrare per soli 120 minuti nella Striscia di Gaza, approfittando della "tregua umanitaria" che anche ieri non è stata rispettata. "Gli israeliani hanno sparato anche durante la tregua di tre ore durante la quale siamo entrati", ci racconta, "abbiamo fatto in tempo a vedere la distruzione delle bombe che cadevano, case rase al suolo, auto distrutte, macerie dappertutto, anche accanto alla scuola dell'Unrwa, l'agenzia Onu che assiste i profughi palestinesi e che pure è stata danneggiata". La pattuglia di parlamentari europei (l'altro italiano era il senatore del Pd Alberto Maritati) si sono pigiati dentro un malridotto pullmino dell'Unrwa che li ha presi a bordo per trasferirisi dal valico di frontiera alla città, che dista solo qualche chilometro. "La parte palestinese di Rafah è semideserta, rispetto a come l'ho vista pullulare di gente in altri momenti, siamo stati in un rifugio ed abbiamo visto donne piangere sconvolte dal dolore per la perdita dei loro figli, mariti, fratelli. Eppure hanno avuto la forza di accoglierci a braccia aperte, con bambini che ci baciavano e gli adulti che ci chiedevano "ma come avete fatto ad entrare?". Dal pullmino, racconta Alberto Maritati, "gli aerei che compivano i raid erano visibilissimi, anche in squadriglia, poi hanno lanciato altre due bombe, si vedevano nettamente i funghi dopo le esplosioni e le colonne di fumo che si alzavano". La deriva umanitaria che sta stringendo la Striscia come un cappio mortale è sotto i loro occhi. La gente resta aggrappata alla vita come può. Negli ospedali la situazione è drammatica. "I medici, gli infermieri sono travolti dall'emergenza, fanno turni massacranti, si opera senza anestetici, con bisturi che non tagliano più, si amputano arti per ferite che altrove potrebbero essere curate". E per i vivi la situazione non è meno terribile. Se è impossibile fare un censimento dei palestinesi rimasti senza casa, è possibile una stima degli sfollati che in queste due settimane hanno cercato rifugio nelle scuole dell'Unrwa: in oltre trentamila vivono nelle aule, nei corridoi, nei cortili nella speranza che la bandiera azzurra dell'Onu li possa proteggere. "Nella scuola "Yasser Arafat" di Rafah sono ammassate centinaia e centinaia di persone, intere famiglie, volti scavati, provati dalla paura e dalle privazioni soprattutto donne e tanti, tanti, bambini, portati via sotto le bombe con quello che avevano addosso. Molti senza nemmeno le scarpe". L'Unrwa è quasi al collasso. "Ha pochissimo da distribuire: ho visto dividere una confezione di pannolini e consegnarne pacchetti singoli, perché non ce n'è abbastanza, c'è pochissimo latte in polvere. Mi ha detto il direttore dell'Unrwa, John Ging, sono passati per la prima volta dei camion con aiuti dal valico di Kerem Shalom, in Israele". Una goccia per un mare di assetati. I magazzini dell'Unrwa, del Pam, del Wfp nella Striscia sono vuoti, i rifornimenti - dopo quasi due anni di embargo - sono sempre stati modesti, ma adesso la situazione peggiora di ora in ora. "Non dimentichiamo che c'è una popolazione di un milione e mezzo di palestinesi da soccorrere e da sfamare e con la distruzione dei tunnel, nei quali forse passavano armi ma anche tanta merce e tanto cibo, è finita anche un'economia parallela di sopravvivenza". Mentre la delegazione si trovava negli uffici Unrwa sono cadute alcune bombe lanciate dai caccia israeliani, a meno di un chilometro, in uno degli 80 raid che i caccia hanno compiuto ieri nel sud, bombardando sistematicamente tutta la zona di confine con l'Egitto. "La gente correva in preda al terrore e urlando, forse per sfogare la paura", racconta Maritati, "poi dopo l'esplosione, quando si è visto il fungo levarsi in un'altra parte della città, ci sono state grida di esaltazione per essere scampati ancora volta". "Questa guerra è una follia più grave di altre perché i due avversari si combattono in uno scontro impari", dice ancora con la voce scossa l'ex magistrato, "in mezzo alle case, in zone così densamente popolate, i civili pagano il più alto tributo di sangue". Due ore più tardi il pullmino dell'Unrwa riaccompagna la delegazione al valico di frontiera, spingersi verso nord verso Khan Younis, verso Gaza City non è possibile, la battaglia lì è strada per strada con le truppe israeliane a terra che ingaggiano combattimenti con i miliziani di Hamas che hanno ricevuto l'ordine di non alzare mai bandiera bianca. Aspettando le formalità per ripassare la frontiera, la delegazione ha potuto vedere gli effetti del bombardamento sulla città di un paio d'ore prima. Una fila di cinque-sei ambulanze aspetta di poter entrare in Egitto. A bordo solo feriti gravissimi. Nessun combattente di Hamas. "Erano tutti civili, feriti dalle esplosioni, con arti scomposti. In una c'erano due corpicini avvolti con le bende già completamente intrise di sangue. Per loro la speranza di potercela fare è solo oltre la sbarra di questa frontiera. La comunità internazionale non può restare a guardare". (12 gennaio 2009)
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L’opinione di Hamas – Intervista a Khaled Meshal
A metà di maggio 2008, i collaboratori di Counterpunch Alexander Cockburn e Alya Rea erano insieme ad un gruppo di americani che si è seduto a parlare per due ore, in una casa della periferia di Damasco, con Khaled Meshal, capo dell’ufficio politico di Hamas. Quanto segue è la trascrizione di ampi stralci dell’intervista. Meshal: Noi, come palestinesi, abbiamo l’onore di rappresentare una causa giusta. Abbiamo sopportato atrocità e occupazione. A causa d’Israele, metà del popolo palestinese vive sotto occupazione all’interno della Palestina e l’altra metà vive al di fuori di essa senza avere una casa. Oggi noi, come popolo palestinese, come nazione palestinese, desideriamo solo vivere in pace, senza più occupazione. Noi rifiutiamo l’occupazione. Rifiutiamo le atrocità. E rifiutiamo di restare senza una patria e lontani dalla patria. Non abbiamo problemi con nessuna religione del mondo, né con alcuna razza. Sappiamo molto bene che Allah onnipotente ha creato gli esseri umani in razze e religioni differenti e che ci ha chiesto di conciliare queste diversità. Per questo motivo, chiediamo la stessa cosa alle nazioni di tutto il mondo, affinché sostengano questa giusta causa. Il nostro problema è con la politica ingiusta della comunità internazionale: in particolare con la politica ingiusta dell’amministrazione americana. Naturalmente, non consideriamo il popolo americano responsabile di ciò. Ho visitato molte volte l’America. E so bene che il popolo americano è un popolo gentile. Ma il nostro problema è con la politica estera delle varie amministrazioni americane. Noi abbiamo accettato uno Stato palestinese entro i confini del 1967. Ma la comunità internazionale non è riuscita a costringere Israele a fare la stessa cosa. Perciò, cosa resta da fare ai palestinesi se non resistere? Da parte nostra, preferiremmo un percorso di pace. Ma troviamo questo percorso di pace bloccato. Per questo, ai palestinesi non resta altra opzione che la resistenza. E questo spiega perché il popolo palestinese abbia eletto Hamas e perché, in mezzo alle carestie, alla fame e all’assedio inflitti oggi al popolo palestinese, si noti sempre la stessa cosa: il popolo palestinese sostiene Hamas. Gaza è il più grande campo di concentramento della storia. Ricordate la legge di Newton, secondo la quale ad ogni azione corrisponde una reazione eguale e contraria. L’occupazione israeliana è l’azione, la resistenza è la reazione. Ogni volta che in un’occupazione si incrementa il livello delle atrocità, allo stesso livello si incrementa la reazione della resistenza. I nostri razzi rientrano in questa formula. Se le atrocità e l’occupazione si fermassero, anche i razzi si fermerebbero. Israele è abituato a decidere da solo le proprie azioni, ad accendere il fiammifero quando vuole e spegnere il fuoco quando vuole. Non vogliono un accordo reciproco. Sapete perché? Perché sentono che gli arabi sono deboli. Perché allora dovrebbero rispettarli? Perché dovrebbero costruire con loro una qualsiasi formula di reciprocità? Ecco perché io dico che non può esservi pace tra un partito debole e uno forte. La pace si costruisce tra partiti forti. Siamo pronti alla pace, ma ad una pace forgiata dalla competizione e dalla reciprocità, senza più atrocità e senza occupazione. Alexander Cockburn: Lei quale crede che sia la strategia o la prospettiva di Israele? Quale la sua idea di una soluzione? Meshal: Io credo che Israele voglia tenersi la terra di Palestina. Gaza è un caso eccezionale. A causa delle dimensioni e dell’alta densità di popolazione, ad Israele è convenuto andarsene. Ma a causa di considerazioni religiose, possibilità di accesso alle fonti idriche e presenza di avamposti militari, Israele non accetterà mai di cedere la West Bank. Sì, forse potrebbero offrire il ritiro dal 60 o 70 per cento del territorio. A volte offrono il 40 o il 50 per cento. Ma è solo una tattica temporanea che serve a guadagnare tempo, a costruire o rafforzare una “realtà sul terreno”, ad espandere gli insediamenti e frammentare il territorio in modo tale da rendere impossibile la creazione di qualunque entità nazionale. In qualunque proposta di pace, Israele chiede sempre di mantenere quattro blocchi di insediamenti sulla West Bank. Il più grande è quello che circonda Gerusalemme; il secondo blocco è quello della zona settentrionale della West Bank; il terzo è quello nella zona meridionale della West Bank e il quarto è quello nella Valle del Giordano. E allora che cosa rimane della West Bank? Quando l’ex presidente Carter è venuto a trovarmi, gli ho detto che le condizioni in cui si svolsero gli accordi di pace di Camp David tra Egitto e Israele non esistono più. In quei giorni, Israele era costretto o sottoposto a pressione per firmare gli accordi per due motivi. Prima di tutto, la guerra del 1973. In quel momento Israele aveva capito che l’Egitto non era un paese facile da sconfiggere. La seconda ragione è che l’allora primo ministro Begin aveva compreso che era nell’interesse di Israele isolare l’Egitto dal resto della comunità araba. Oggi Israele non è sotto il peso di nessuno di questi condizionamenti. Abbiamo detto all’ex presidente Carter che la resistenza palestinese è l’unico potere che possa spingere Israele a muoversi. Domanda: Accettereste uno stato unico? Meshal: Il problema non è che cosa i palestinesi o gli arabi accetterebbero. I palestinesi hanno accettato molte cose. E gli arabi hanno accettato molte cose. Ma Israele le ha rifiutate. Anche alle organizzazioni americane, che gli israeliani appoggiavano, sotto gli auspici dell’America, Israele non ha obbedito. La domanda da porsi è: Israele accetterà o no? L’errore nella strategia araba e nella strategia della ex leadership palestinese è consistita nelle varie offerte generose, puntualmente respinte dagli israeliani. Noi non seguiremo questa strada. E’ Israele a dover fare un’offerta. Devono essere loro a proporre ciò che sono disposti ad accettare. Poi noi daremo la nostra risposta. Alexander Cockburn: Lei ha detto che la forza e la capacità di resistenza sono le uniche cose che Israele e i suoi sostenitori sono in grado di capire. Come continuerà e si svilupperà questa resistenza sotto la guida di Hamas? Meshal: La resistenza in Palestina vive all’interno di una situazione del tutto anormale. Nelle normali condizioni in cui si sviluppa una resistenza, la Palestina non ne avrebbe alcuna. Non esiste un partito internazionale che la sostenga. I vicini arabi e le regioni limitrofe non apprezzano la resistenza, anche se ci sono alcuni partiti regionali che collaborano con essa. Quindi, in una prospettiva olistica, la “totalità” dovrebbe aver ragione della resistenza. Allora qual è il segreto dietro la tenacia della resistenza? Prima di tutto, la ferocia dell’occupazione. Una simile pressione crea una reazione nel popolo, che è appunto la resistenza. Il secondo elemento è l’intransigenza israeliana. I palestinesi hanno tentato l’opzione negoziale e hanno offerto al processo di pace una possibilità di avere successo: gli accordi di Oslo, il loro seguito, il 1991 e la Conferenza di Madrid. Il popolo palestinese ha rispettato il processo di pace, ha scelto la strada dei negoziati e il risultato è stato negativo. Di conseguenza, il popolo palestinese ha capito che ogni altra strada è bloccata. Questa realtà ha spinto i palestinesi ad essere tenaci nella resistenza. Terzo, non c’è nessun altro partito a livello internazionale su cui i palestinesi possano contare. L’amministrazione americana potrebbe esercitare pressione sugli israeliani, ma non lo fa. La comunità internazionale è inerme di fronte a Israele. Per questo motivo, il popolo palestinese considera la resistenza non un opzione o un’alternativa, ma un sistema di vita, una regola per sopravvivere. Ora, questa resistenza ha un futuro o il tempo gioca a suo sfavore? Io direi che il futuro appartiene alla resistenza e che il futuro appartiene al popolo palestinese. Oggi Israele rifiuta le proposte fatte dagli arabi e dai palestinesi: è Israele a perderci, perché il futuro non gioca a suo favore. Domanda: Hamas sarebbe disposto ad accettare una “soluzione dei due stati” se Israele si ritirasse entro i confini el 1967? Meshal: Allo scopo di unificare sul piano politico le posizioni palestinesi, ci siamo accordati, nel 2006, su una piattaforma politica che poi abbiamo sottoscritto. Lo abbiamo chiamato Documento di Conciliazione Nazionale. E in esso abbiamo dichiarato di accettare uno Stato di Palestina sulla base dei confini del 1967, comprendente Gerusalemme, senza insediamenti e con il diritto al ritorno per i rifugiati. E’ una piattaforma a cui tutti abbiamo aderito. Ma per noi di Hamas c’è un punto molto importante, che è il rifiuto di riconoscere Israele. Ma il non riconoscerlo non implica fargli guerra. Ciò che vogliamo è uno Stato di Palestina fondato sui confini del 1967. Solo allora ci sarà un cessate il fuoco tra noi e Israele. Noi pensiamo che le relazioni internazionali tra gli stati non debbano per forza fondarsi sul riconoscimento reciproco. Quando lo Stato di Palestina sarà stato istituito, esso deciderà il tipo di relazioni che intende intrattenere con Israele. Oggi la grande sfida di fronte a tutti noi è quella di offrire ai palestinesi una possibilità di vivere in pace. Oggi il problema è che il popolo palestinese è la vittima. Metà di esso vive sotto l’occupazione israeliana in condizioni orribili. Il resto vive da rifugiato nei campi profughi, senza più una patria. Sarebbe dunque la vittima – il popolo palestinese – a dover riconoscere Israele? Questo mi sembra ingiusto. Domanda: Cioè vi stanno dicendo: “Riconoscete Israele oggi stesso”? Stanno chiedendo ai palestinesi di dire “non fa niente se continuate a rubare la nostra terra, noi vi perdoniamo”? Meshal: Proprio così. Alexander Cockburn: Se avessimo fatto questa conversazione 30 anni fa, qualcuno avrebbe citato l’ONU, invece oggi nessuno lo ha nominato. Lei crede che l’ONU sia ormai un mero strumento nelle mani degli Stati Uniti? Meshal: Sfortunatamente le Nazioni Unite sono diventate una barzelletta. Domanda: Su questo punto lei la pensa come gli israeliani. Alexander Cockburn: Lei ha detto prima che il futuro di Israele non è né positivo né luminoso. Potrebbe specificare meglio quest’affermazione? Meshal: Quando cerchiamo di leggere il futuro lo facciamo nella prospettiva del passato e del presente. E lo leggiamo secondo l’ottica dei valori delle nazioni e dei loro popoli. Esiste un futuro per l’occupazione e per gli insediamenti? Esiste una nazione, in tutta la storia del mondo, che abbia insistito per vedere riconosciuti i propri diritti senza riuscirvi? Terzo punto: a partire dal 1948, se volessimo tracciare un grafico dei progressi di Israele, voi credete che la curva punterebbe verso l’alto, apparirebbe piatta o punterebbe verso il basso? Io credo che essa sia ormai discendente. Oggi la potenza militare di Israele non è in grado di portare a termine i suoi compiti in modo che per Israele risulti soddisfacente. Dal 1948, Israele ha sconfitto 7 eserciti. Nel ’56 sconfissero l’Egitto. Nel ’67 sconfissero tre paesi contemporaneamente: Egitto, Siria e Giordania. Nel ’73 la guerra finì in una sorta di parità tra Egitto e Israele; se a quell’epoca Nixon non avesse fornito supporto aereo alle forze israeliane, oggi il mondo sarebbe diverso. Nell’82 Israele sconfisse l’OLP a Beirut. Ma dall’82, cioè da 26 anni, gli israeliani non hanno più vinto nessuna guerra. Non hanno sconfitto la resistenza palestinese e non hanno sconfitto la resistenza libanese. Da quell’epoca, Israele non ha più avuto alcuna espansione, anzi ha ridotto le sue dimensioni. Si sono ritirati dal sud del Libano e da Gaza. Questi sono indicatori che il futuro non è favorevole ad Israele. Oggi Israele, con tutte le sue capacità militari – convenzionali e non convenzionali -, non è in grado di garantire la propria sicurezza. Oggi, con tutte queste capacità, non sono in grado di impedire che da Gaza venga lanciato un semplice razzo. Per cui la grande domanda è: la potenza militare basta a garantire la sicurezza? Per questo possiamo dire che quando Israele rifiuta l’offerta araba e palestinese di uno Stato di Palestina fondato sui confini del 1967, Israele perde una grande opportunità. Fra pochi anni una nuova generazione palestinese e nuove generazioni arabe potrebbero non accettare più queste condizioni, perché l’equilibrio dei poteri potrebbe non essere più a favore di Israele. Alya R.: La mia domanda riguarda l’uso di mezzi violenti. Quando vengono usati mezzi violenti, inevitabilmente si provoca la sofferenza di persone innocenti, soprattutto bambini; non solo palestinesi, ma anche bambini israeliani. Lei cosa pensa dell’uso della violenza? Meshal: Buona domanda. A noi non piace che ci siano vittime, soprattutto se donne e bambini, nemmeno da parte israeliana, anche se è stato Israele ad attaccare noi da principio. Ma sfortunatamente, il fatto che i nostri aggressori insistano con la repressione violenta porta sangue innocente sulle strade. Fin dal 1996, 12 anni fa, noi abbiamo proposto di escludere i bersagli civili dal conflitto (da ambo le parti). Israele non ha dato alcuna risposta. Se Israele insiste ad uccidere i nostri bambini, i nostri vecchi, le nostre donne e i nostri rappresentanti, a bombardare le case con le cannoniere, gli F16 e gli Apache, se Israele continua questi attacchi, ai palestinesi cosa resta da fare? Si stanno solo difendendo con i mezzi che possiedono. Se anche noi possedessimo missili intelligenti, non li lanceremmo mai se non contro bersagli militari. Ma i nostri missili e razzi sono molto primitivi. Per questo li utilizziamo secondo le loro capacità, per reagire alle atrocità di Israele. Non sappiamo esattamente che cosa colpiranno. Se avessimo missili intelligenti – e speriamo che qualche paese possa fornirceli – è certo che non prenderemmo di mira se non bersagli militari. Fonte: www.counterpunch.org Link: http://www.counterpunch.org/cockburn01092009.html 9/11.01.2009 |
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Questo cancella le porcate che stanno succedendo ORA, realmente? LuVi
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Siamo ai riferiemnti a testi sacri. Immagino che alcuni leggano e si facciano l'idea che israele stia praticando il talmud. E' informazione questa? grazie luvi. Io confronterei questo arcaico testo sacro, con l'attuale carta costituzionale di hamas. |
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Dicono che gli immigrati non vogliono integrarsi, proprio come i nazisti sostenevano che gli ebrei erano una nazione nella nazione. Hanno sostituito il pericolo della “giudaizzazione” con quello dell’”islamizzazione”. Sostengono che la sinistra consegna il paese all’Islam, proprio come un tempo si sosteneva che la socialdemocrazia era il principale veicolo di giudaizzazione della Germania. Parlano di Allah negli stessi termini in cui Theodor Fritsch scriveva di Yahweh, e considerano i musulmani tutti dei fanatici teocratici che non concepiscono la libertà di pensiero come Düring faceva con gli ebrei, additandoli pure come autori di “terrorismo religioso”. Ci “illuminano” riguardo la cultura della morte dei musulmani allo stesso modo in cui Hitler nel Mein Kampf metteva in guardia sulla “cultura di morte” del giudaismo. E così via. |
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Israele dalla mattina alla sera diffonde i video che dimostrano la presenza dei terroristi (che gli utenti del forum si apprestano a postare con fervore religioso) di solito 2-3 che si organizzano sul posto e lanciano un razzo qassam o delle scorribande di Hamas come se questo possa GIUSIFICARE il fatto che ottimisticamente il 70% delle vittime siano civili di cui il 50% donne e bambini 








