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Città: Roma-Milano Utente:Deberlusconizzato Iscritto:20/2/2000 Status:SuperUtenteAdm Messaggi totali:107634 Auto:BMW X3 3.0 SD M
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C'hanno fatto le chemtrails?
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#22 |
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Senior Member
Iscritto dal: Apr 2004
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bingo, proprio noi! L' iraq aveva imbastito un programma di acquisti clandestini, ad esempio attraverso il ministero della salute o dell' agricoltura, con il quale acquistò generatori di aerosol in italia (che divennero poi l'incubo di Shwarzkopf nel 91), batteri di antrace e tossina botulinica in USA, mezzi di coltura in UK e Germania.
Solo alla fine del 1989, quando ormai la produzione era iniziata, gli US vietarono ulteriori vendite all' iraq di agenti patongeni, cosi come a iran, siria e libia. Gli irakeni fecero in tempo a produrre in meno di 2 anni 8000 litri di antrace allo stato liquido e varie tonnellate di tossina botulinica. Quando nel 92/93 arrivarono gli ispettori dell' ONU in iraq per verificare l'arsenale, nella fabbrica che aveva prodotto antrace e botulino di Al Hakim gli irakeni affermarono che producevano....mangimi per animali....interessante visto che c'erano fermentatori, impianti di depurazione dell' aria decisamente sovradimensionati per i mangimi, scorte di acqua purissima...e una rete perimentrale doppia...aven paura del furto di mangimi? Prima che l'iraq amettese che ad Al Hakim erano stati prodotti agenti bilogici in quantità con 150 testate montate su bombe e 25 su SCUD passarno 4 anni....era il 1996 Dalle stime effettuate dalla comissione ONU in base alla produzione irakena di agenti patogeni si è calcolato che ce n'erano a sufficenza per sterminare l'intera popolazione mondiale (considerato che con 50kg di antrace aerosolizzato si fanno circa mezzo milione di morti...e in condizioni ottimali ne basterebbero anche 5/6kg) |
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#23 | |
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Iscritto dal: Oct 2001
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#24 |
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Iscritto dal: Jan 2005
Città: 100% caciocavallo pride
Messaggi: 146
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Ieri mattina dovevo entrare più tardi, e allora mi sono messo a guardare Minoli. Puntata molto istruttiva. Raccontava di una misconosciuta battaglia nella Jungla del Sud-Vietnam, avvenuta nel 1967, in cui venne sterminato un reparto di punta dei Marines, i "Black Lions". Una fine veramente da topi, soldati mandati al massacro da un colonnello che berciava dall'elicottero che dovevano fare più in fretta e che poi è finito anche lui con una palla in fronte. Negli stessi giorni scoppiava la prima clamorosa protesta studentesca, all'Università di Madison (Wisconsin), quando la Dow Chemicals (che è nel Dow Jones 30), produttrice del famigerato napalm, voleva andare a fare colloqui d'assunzione all'università. Come finirono le due vicende? Il colonnello, decorato alla memoria; i superstiti, in ospedale dove va il gen. Westmoreland a decorarli e qualcuno gli dice "ma che c.... ci hanno mandati qui a crepare per niente!" All'università, massacro tipo Bolzaneto, gas lacrimogeni, teste spaccate, il che convince anche gli studenti più tiepidi a schierarsi e a protestare contro la guerra. Ma come riportarono entrambe le vicende i media americani? Il massacro in Vietnam: "GRANDE VITTORIA, SAIGON SALVATA DALL'AVANZATA COMUNISTA!" E il massacro all'università? "AGITATORI VENUTI DA FUORI, LA POLIZIA SI DIFENDE!" Beh, ho letto in giro per la Rete che anche Minoli farebbe parte di qualche complotto demopippoplutogiudaicomassonico, e che sarebbe una delle tante voci della disinformazione che imperversano. A me invece sembra, ancora più alla luce di questa trasmissione, che faccia del buon giornalismo e che spieghi tante cose (a chi crede di dover imparare qualcosa, beninteso: si può portare un mulo alla fonte, non si può costringerlo a bere). Rileggendo la guerra all'Iraq alla luce anche di queste vicende, sempre più mi rendo conto che dietro queste cose non ci sono complotti mondialisti di menti sopraffine, c'è solo il parto di teste microcefaliche che ci stanno trascinando tutti nei casini. Andrà finire male, molto male, e non si può fare nulla; dovremo ricostruire sulle rovine. Ah, per la cronaca credo che il costo della guerra non sia stato finora di 600 bil/$, ma di 3.000; poco cambia, era e rimane cartaccia. Purtroppo, ho paura che per sostenerne ancora il valore come denaro gli USA faranno ricorso ad una nuova guerra. Ieri ho parlato con un cambista e lui è convinto che non ci sia una via di uscita finanziaria; gli USA stanno facendo lievitare il deficit a livelli astronomici, ma hanno anche abbassato i tassi, il che scoraggia l'afflusso di capitali dall'estero per coprire il buco. Per giunta stanno per inviare a tutte le famiglie americane un assegno per incentivare i consumi, siamo ormai al delirio. Non se ne può uscire in modo ortodosso, a questo punto o tireranno fuori di nuovo Bin Laden, oppure succederà qualcosa in stile "Corazzata Maine", tipo per esempio una nave Usa che salta in aria nel Golfo su una mina che riporta scritte in farsi (come emergerà dalla ricostruzione della mina fatta nei laboratori della CIA con il 110% dei frammenti recuperati dalle acque).
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Se c'è rimedio, perché ti disperi? Se non c'è rimedio, perché ti disperi? Ultima modifica di Feric Jaggar : 20-03-2008 alle 10:32. |
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#25 |
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Iscritto dal: Jan 2007
Messaggi: 41
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Cinque anni fa la guerra in Iraq.
Da una bugia mediatica nasceva un conflitto Cinque anni fa. Era il 20 marzo del 2003. Con una immensa bugia mediatica che affermava come l'Iraq si stesse per dotare di armi di distruzioni di massa, cominciava una guerra che, a distanza di cinque anni, sembra essere divenuta il Vietnam del XXIesimo secolo. Un finto dossier che parlava di traffico di uranio dal Niger con destinazione Baghdad provocava una guerra che si proponeva di esportare la democrazia. Ricordiamo, a distanza di cinque anni, quella bugia mediatica che coinvolse anche l'Italia, riproponendo un articolo che Ferdinando Imposimato pubblicò qualche mese fa su La Voce della Campania. Tutto cominciava nella notte tra il 19 e il 20 marzo 2003 iniziava la guerra in Iraq. Il 9 aprile cadeva Bagdad e Saddam Hussein si dileguava. Il 1° maggio dello stesso anno il presidente americano George W. Bush in visita sulla portaerei «Lincoln» dichiarava «Missione compiuta» (i morti americani sono intanto arrivati a più di 3000i feriti a più di 23.600, e la popolarità di Bush è scesa a livelli mai toccati da un presidente). Secondo fonti indipendenti i caduti iracheni sono tra 33.679 e 37.795. Il conflitto iniziò alle 5,35 del 20 marzo (le 3,35 in Italia del 20 marzo) con il lancio di circa 40 missili Tomahawk, che distrussero obiettivi a Bagdad. Ma già prima di mezzanotte gli americani tentarono di far fuori Saddam con un colpo a sorpresa contro un'abitazione che una spia aveva data per occupata dal rais iracheno. Ma Saddam se ne era andato poco prima. Bush diede l'ordine di attaccare al termine di un vertice durato quattro ore con esponenti del Pentagono e l'allora direttore della Cia, George Tenet. Il terrorismo in Iraq iniziò il 19 agosto 2003: un'autobomba contro la sede delle Nazioni Unite a Bagdad uccise 23 persone, tra cui l'inviato dell'Onu Sergio Viera de Mello. Ma già prima c'erano stati attacchi suicidi contro le forze americane e britanniche. http://www.articolo21.info/notizia.php?id=6392 |
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#26 | ||
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Senior Member
Iscritto dal: Oct 2001
Messaggi: 460
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e noi saremo i loro fedeli x sempre .. se faranno un anuova guerra.. http://www.effedieffe.com/content/view/2541/165/ Quote:
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#27 | |
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Iscritto dal: Jun 2001
Città: Torino
Messaggi: 203
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è già iniziata la fase della "riabilitazione" della Cina... http://www.repubblica.it/2008/03/sez...tml?ref=search ...cosa vuoi che siano i "diritti umani" rispetto ai PROFITTI della coca-cola...
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“Oggi ci vogliono due qualità: l’onestà e il coraggio. Quindi l’appello che faccio ai giovani è questo: cercate di essere onesti prima di tutto. La politica dev’essere fatta con le mani pulite! Se c’è qualche scandalo, se c’è qualcuno che dà scandalo, se c’è qualche uomo politico che approfitta della politica per fare i suoi sporchi interessi, deve essere denunciato” ... Sandro Pertini. |
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#28 | |
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Iscritto dal: Oct 2001
Messaggi: 460
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#29 |
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Iscritto dal: Apr 2004
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Iscritto dal: Apr 2004
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#31 | |
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Iscritto dal: Oct 2001
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#32 | |
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Iscritto dal: Jan 2005
Città: 100% caciocavallo pride
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Certo, anch'io leggo volentieri Blondet, ma denunciare un complotto al giorno mi sembra un po' troppo. Preferisco limitarmi a dire che, se Osama non fosse esistito, lo dovevano inventare; ma non dico che l'hanno inventato loro, preferisco tenere i piedi per terra. Blondet è uno dei teoreti della cospirazione, secondo il quali appunto le cospirazioni sono il frutto di menti sopraffine. Io queste menti non le conosco, ma se il loro parto sono cose come la guerra all'Iraq, dico che poi tanto sopraffine non sono. Le guerre sono un ottimo strumento per mantenere il potere, ma le guerre poi le DEVI VINCERE. Cosa che non è avvenuta e non avverrà in Iraq. Dire che una guerra è stata scatenata per avere il petrolio a buon mercato, poi invece il petrolio va a 110 $ al barile e la guerra non si vince, e allora sostenere (come fanno molti) che la guerra è stata scatenata non per vincerla ma con lo scopo di scatenare il caos, mi sembra tanto un arrampicarsi sugli specchi. Una volta chi scriveva queste cose non avrebbe trovato un solo editore disposto a pubblicarlo, oggi con Internet si può scrivere tutto e il contrario di tutto. Non so se esistano cospirazioni mondialiste che guidano il mondo; mi sembra tanto che esistano invece una pletora di egoismi, di ingordigie, di opportunismi che a volte vanno a braccetto insieme e a volte si combattono per un brandello della bistecca. E sotto queste "cospirazioni", una platea di persone comuni che solo occasionalmente sono capaci di pensieri elevati come equità, giustizia, ma che per la maggior parte del tempo si godono il malloppo, infischiandosene se quello che ritengono un diritto avere, il governo lo vada a rubare per loro a qualcun altro. Bush può anche dire di aver vinto la guerra, e chi avverte la lurida connessione tra il meccanismo di cui fa parte Bush e il proprio iniquo benessere materiale può anche fare finta di credergli, ma la guerra è persa lo stesso. Appena sarà chiaro che la giostra si sta fermando, il petrolio andrà giù come un sasso, come nel 1998. Il cortocircuito cinese è sempre più evidente.
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Se c'è rimedio, perché ti disperi? Se non c'è rimedio, perché ti disperi? Ultima modifica di Feric Jaggar : 20-03-2008 alle 11:22. |
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Iscritto dal: Aug 2005
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Se amano fare guerre per le risorse almeno che le facciano bene ma con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti,se ne potevano anche stare a casa! |
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#34 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2006
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Senza contare che data l'alta presenza di cinesi in america,ci potrebbe essere anche una specie di guerra interna,con conseguenze gravissime. Agli ammmmericani piace vincere facile,non ha senso imbastire guerre che non possono vincere. Non son riusciti a piallare i Vietcong 40 anni fa,figurati cercare di conquistare la Cina OGGI.
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Anche voi non prendete fischi per fiaschi: solo questo è un fischio maschio senza raschio! |
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#35 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Aug 2005
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#36 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Feb 2007
Messaggi: 611
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da questo punto di vista, bush ha ben ragione di dirsi "orgoglioso dei risultati" che poi tutto cio' sia avvenuto a spese dei contribuenti americani e al costo di una crisi che influenza tutto il mondo, questo e' un problema che a lui e al suo gruppo di potere non dara' alcun fastidio.
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E' il tuo sguardo che mi fa capire cosa mi puoi fare E le tue labbra accese e accattivanti mi fanno barcollare e l'adrenalina sale! Vorrei un altro pianeta disperso per noi due è solo un modo per dirti cosa ti farei!! E' il tuo odore che mi fa impazzire ho questa strana voglia di renderti il mio cibo Ma non temere sono solo un tipo strano che vuole la tua carne in preda all'essere animale Vorrei un altro pianeta disperso per noi due e come un tuono nel cielo sparire come Dei.. |
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#37 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Feb 2007
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interessante questo articolo: http://www.lastampa.it/redazione/cms...0802girata.asp 6/3/2008 (8:14) - INTERVISTA A JOSEPH STIGLITZ "Pagheremo l'Iraq con tutti gli interessi" Joseph Stiglitz, Premio Nobel per l'economia nel 2001 Il Nobel Usa: «Tremila miliardi spesi male. I contractor costano molto più dei soldati» NATHAN GARDELS L’economia americana, sull’orlo di una recessione o di qualcosa di ancora peggio, ha di nuovo scelto la guerra in Iraq come argomento chiave della campagna elettorale. Qual è il legame tra i guai economici e quella guerra? «La guerra ha portato dritto filato al rallentamento economico americano. Innanzitutto, prima che gli Usa andassero in guerra in Iraq, il prezzo di un barile di petrolio era 25 dollari. Ora è cento. Certamente ci sono altri fattori implicati nell’aumento di prezzo, ma quella guerra è chiaramente il primo. Anche mettendo in conto la crescente domanda di energia dell’India e della Cina, gli analisti finanziari avevano previsto, prima della guerra, che il prezzo del barile sarebbe rimasto intorno ai 23 dollari per almeno dieci anni. Sono la guerra e l’instabilità che essa ha causato, insieme alla caduta del dollaro per i bassi tassi di interesse e l’alto deficit della bilancia commerciale, i responsabili di questa enorme differenza. Quel prezzo ben più alto significa che i miliardi che sarebbero potuti finire nelle tasche degli americani perché li spendessero a casa loro, sono finiti invece all’Arabia saudita e ad altri Paesi esportatori di petrolio. In secondo luogo, il denaro speso in Iraq non stimola l’economia interna americana. Se assoldi un contractor filippino perché lavori in Iraq, non avrai l’effetto moltiplicatore di qualcuno che costruisce una strada o un ponte nel Missouri. In terzo luogo, questa guerra, a differenza di tutte le altre guerre della storia americana, è stata interamente finanziata con l’indebitamento pubblico. I deficit sono un guaio perché bloccano gli investimenti e accumulano un debito che in futuro dev’essere pagato. Questo danneggia la produttività perché resta poi poco sia per gli investimenti pubblici nella ricerca, nell’istruzione e nelle infrastrutture, sia per gli investimenti privati in macchinari e fabbriche. Fino a pochissimo tempo fa, non abbiamo sentito l’effetto deprimente sull’economia di questi tre fattori, perché la Federal Reserve rispondeva con l’atteggiamento di chi deve tenere un’economia forte indipendentemente da quanto il presidente Bush spende nella guerra in Iraq. Vedendo un’economia debole, la Banca centrale americana ha tenuto bassi i tassi d’interesse, ha stampato moneta sommergendo l’economia di liquidità e girato la faccia dall’altra parte quando cattive procedure di prestiti per la casa gettavano il denaro dalla finestra. I controlli erano fiacchi, il rubinetto delle erogazioni di mutui ben aperto. Solo negli ultimi cinque anni il debito garantito da immobili è salito a più di millecinquecento miliardi di dollari. E’ una somma enorme! Contemporaneamente il risparmio americano è crollato a zero. Così tutto ciò che si spendeva, dalla ricostruzione in Iraq alla tinteggiatura nella propria casa, veniva finanziato con denaro preso a prestito. Tutti i problemi venivano nascosti con il credito. La bolla è scoppiata quando il rapporto tra prezzi degli immobili e salari non è più stato sostenibile. Ora che possiamo vedere dietro la bolla, si individua perfettamente la debolezza economica causata dalla guerra in Iraq. Pagheremo tutto, e con gli interessi. Una delle bizzarrie della globalizzazione è che i cinesi, che all’Onu si sono opposti alla guerra in Iraq, hanno finito per essere tra i suoi maggiori finanziatori, fornendo bond al tesoro americano attingendo alle enormi riserve in dollari che hanno guadagnato con il surplus della bilancia commerciale con gli Usa. Così, una democrazia di consumatori priva di risparmi prende denaro a prestito da uno Stato leninista orientato al mercato per combattere il terrorismo, e tiene libere elezioni in uno Stato arabo dalle quali, per la prima volta in 800 anni, esce un governo sciita! Come possiamo districarci in tutto ciò? «... e gli americani non hanno indicazioni su ciò che stanno appoggiando, il che indebolisce anche la democrazia interna. Ma l’ironia della storia non finisce qua. Questa è la prima guerra americana dai tempi della Rivoluzione che viene finanziata dall’esterno. All’inizio di tutte le altre guerre c’è sempre stato un vero dibattito pubblico sui costi da accollare alle generazioni future e su quelli da sostenere subito con le tasse. Questa è la prima guerra in cui c’è stata una riduzione delle tasse quando è cominciata. La guerra in Iraq non solo è stata finanziata da stranieri, ma è anche la guerra più privatizzata di tutta la storia americana. E i risultati sono singolari. Per esempio, un contractor impiegato nella sicurezza - sto parlando di una body guard, non di un ingegnere altamente specializzato - guadagna più di mille dollari al giorno, spesso più di 400 mila all’anno. Un soldato dell’esercito americano viene pagato infinitamente meno - circa 40 mila dollari all’anno - per gli stessi compiti. Ora tutti sanno che un posto di lavoro dove una persona guadagna dieci volte più di un’altra per fare le stesse cose è un focolaio di malcontento. Così, per attrarre soldati, l’esercito americano ha dovuto offrire dei bonus a chi si arruola. Siamo diventati concorrenti di noi stessi! Questo ovviamente aumenta i costi. Ma le assurdità non finiscono qua. La più grande è che i contribuenti americani pagano l’assicurazione per l’invalidità o la morte dei contractor, ma poi la politica delle assicurazioni è quella di non pagare il premio in caso di “ostilità”. Per che paghiamo allora? In buona sostanza, il contribuente paga le compagnie in cambio di niente. Bell’affare! Quali sono le stime economiche americane per la guerra in Iraq? «Secondo le stime più tradizionali, questa guerra finora è costata almeno l’incredibile cifra di tremila miliardi di dollari. Una stima più realistica arriva a cinquemila miliardi di dollari, includendo tutti i costi fuori bilancio per i benefit e le cure a lungo termine dei veterani, il ripristino dell’esercito nella sua forza prebellica e il costosissimo ritiro dall’Iraq, con il riposizionamento delle forze altrove nella regione. Poi ci sono le microspese che non sono state incluse tra i costi della guerra. Per esempio, se un soldato viene ucciso in battaglia, la sua famiglia riceve un indennizzo di 500 mila dollari. Questi costi, che non sono stati inclusi nel bilancio di previsione, sono però reali. Non si può continuare a nasconderli sotto il tappeto. Come con la carta di credito, i costi aumentano quanto più li ignori. Infine, chiunque dica che dovremmo restare in Iraq per almeno altri quattro anni - o non meno di cento, come ha detto McCain - deve dire onestamente agli americani come pagheranno il conto di 12 miliardi di dollari al mese. Dove li troveremo? E questo, renderà l’America più sicura? Usciamone il più presto possibile. Soprattutto, smettiamo di fantasticare. Sono quelle fantasie che ci hanno messi nei guai». Secondo lei, questo caos economico è il risultato della fantasia neo-con o di un occultamento consapevole dei costi? «Entrambe le cose. Una fantasia neocon che abbiamo accolto con mazzi di fiori, convinti che avremmo dovuto solo spazzare via i petali delle rose e il petrolio iracheno avrebbe pagato tutto il resto. E un tentativo voluto di nascondere i costi al popolo americano. Come si potrebbe giustificare altrimenti il fatto di non dare alle truppe americane l’equipaggiamento di cui avrebbero avuto bisogno? Come giustificare il fatto di non concedere i fondi per le invalidità dei nostri eroici soldati menomati fisicamente e psicologicamente? Lo si può solo interpretare come un deliberato tentativo di nascondere i costi reali della guerra. L’Amministrazione Bush ha anteposto vantaggi politici immediati alla sicurezza del Paese». I costi economici sono ora venuti a galla minando tutti gli sforzi di sicurezza del dopo 11 settembre. Quando John McCain dice di non essere interessato all’aspetto economico delle cose e comunque di non capirlo, perché lui sa solo come mantenere sicura l’America, questo atteggiamento che cosa dice delle sue capacità di leader? «Se non capisce l’economia, non capisce la sicurezza. Se avessimo risorse infinite, forse saremmo capaci di avere una sicurezza perfetta. Ma l’America, come tutti gli altri Paesi, ha risorse limitate. Questo significa che devi essere abile - cioè economico - con il denaro che spendi. Se indebolisci l’economia americana, non troverai le risorse che servono per la sicurezza. I due aspetti non possono essere tenuti separati».
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Senior Member
Iscritto dal: Oct 2001
Messaggi: 460
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e comunque i rokfeler pare che stiano già facendo qualcosa di molto losco.. Quote:
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#39 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Jan 2002
Città: Germania
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Per iniziare a programmare c'è solo Python con questo o quest'altro (più avanzato) libro @LinkedIn Non parlo in alcun modo a nome dell'azienda per la quale lavoro Ho poco tempo per frequentare il forum; eventualmente, contattatemi in PVT o nel mio sito. Fanboys |
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#40 | |
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Forse è per questo che non le hanno trovate, in effetti non ci avevo pensato ...
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