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#501 | |
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Senior Member
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Città: Paris Sesso:Sprupurzionato Stato:da capire Ex-Nickname:Ax512Mg
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#502 |
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Senior Member
Iscritto dal: Jun 2004
Città: Paris Sesso:Sprupurzionato Stato:da capire Ex-Nickname:Ax512Mg
Messaggi: 404
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Ragazzi quà davvero non si finisce più
In fin dei conti, credo che il punto di stallo dv siamo arrivati sia ognuno può esprimere il proprio piacere o non piacere ognuno non può esprimere categorizzazioni (è volgare/non volgare) secondo il proprio metro di giudizio puramente personale di un'opera (satirica e non) poi se questo "ognuno" dice a me culo e tetta fa rabbrividire..ok ma non si può dire è stato volgare qndi ben gli sta (scusate l'itagliano ma avevo il caffè sul fuoco )
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www.eccdfotografia.com Ultima modifica di SquallSed : 11-12-2007 alle 14:24. |
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#503 | |||||
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Senior Member
Iscritto dal: Oct 2000
Città: UK
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Inoltre, ripeto, io unisco il discorso del contenuto al mezzo con cui viene trasmesso, è in questa accoppiata che risiede il problema. Se Luttazzi dice le sue scemenze in teatro, è un problema di chi va a vederlo. Se le dice in TV, il problema è un pelo diverso... Quote:
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Trasmettere un porno a mezzogiorno non è che abbia un effetto "non corretto" perchè il pubblico non è preparato, eh... Come dicevo, non è la fascia oraria che fa i contenuti.
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#504 |
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Senior Member
Iscritto dal: Apr 2003
Città: Genova
Messaggi: 17635
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Una risposta potrebbe essere che viviamo in una società falsamente bigotta e moralista, nella quale il comune senso del pudore e della decenza è stato spostato su alcuni punti, cari all'indistria pubblicitaria e quindi televisiva, mentre su altri si è rimasti fermi a 50 anni fa. In questo clima di rincoglionimento mediatico, risulta normale vedere pubblicità in cui abbondano corpi nudi, mentre fino agli anni '80 un programma come Colpo Grosso che andava in onda di notte era considerato pornografico (nel senso più "basso" del termine). E anche della pornografia di Vespa sul caso Cogne, o del cattivo gusto di un Mastella ministro di Grazia e Giustizia, così come di altre migliaia di esempi che potrei fare, non si scandalizza nessuno...
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#505 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Oct 2000
Città: UK
Messaggi: 7458
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Prendi il dizionario e guardati i termini in cui c'è la scritta "volg." davanti. Quello non è secondo me o secondo te, quello è secondo la lingua italiana. Se sei d'accordo con lei, sei educato, se non lo sei, sei maleducato. In questo caso, per fortuna, il relativismo educativo lo si può riporre nel cassetto...
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#506 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Apr 2003
Città: Genova
Messaggi: 17635
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Ed è anche importante tenere presente l'ambito in cui ci si esprime e il pubblico cui ci si rivolge: la televisione ha una percentuale di pubblico, diciamo "occasionale", ben maggiore rispetto a quanto avviene in teatro, dove il pubblico è in massima parte consapevole di quello che va a vedere. Certo, esiste il telecomando... Però togliere qualunque inibizione alla forma scelta per esprimersi in televisione, rischia di trasformare, per assurdo, il Grande Fratello in un programma culturale quale elogio della lingua "volgare" italiana...
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#507 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Jun 2004
Città: Paris Sesso:Sprupurzionato Stato:da capire Ex-Nickname:Ax512Mg
Messaggi: 404
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volgare1 (ant. vulgare) agg. [dal lat. vulgaris, der. di vulgus “volgo”]. – 1. non com. Del volgo, degli strati socialmente, culturalmente ed economicamente inferiori della popolazione: usi, tradizioni, pregiudizî v.; nell'uso ant., sostantivato al masch., persona, gente del volgo, del popolo: certe enfiature ..., le quali i volgari nominavan gavoccioli (Boccaccio). 2. a. Con riferimento a forme e aspetti linguistici, serve a qualificare quelli che sono proprî e caratteristici delle classi popolari o comunque di minore cultura: lingua v. (e ant. parlare v., sermone v.), e dialetti, parlate v., la lingua e i dialetti parlati dal popolo, e comunque appartenenti all'uso corrente, colloquiale e familiare, soprattutto in relazione al periodo delle origini e della formazione delle lingue e delle parlate neolatine, in contrapp. al latino medievale, lingua della scienza e della cultura. Spesso come s. m., in opposizione, esplicita o implicita, al latino: il v. italiano (e assol., il v. illustre di Dante; parlare, scrivere, tradurre in v.; le opere in v. del Boccaccio); i v. francesi o d'oïl; l'affermarsi dei v. come lingue d'arte e di cultura. b. Con uso specifico, in linguistica, latino v., il particolare aspetto della lingua latina, contrapp. al latino letterario, e detto anche latino popolare o parlato o preromanzo, che è alla base delle lingue e dei dialetti romanzi, e la cui storia comincia quando (intorno alla metà del sec. 2° a. C.) nasce un'opposizione tra lingua scritta e lingua parlata, mentre la maggior parte delle sue caratteristiche si fissano nell'ultima età repubblicana e agli inizî dell'età imperiale; è in questa forma che il latino viene portato dai soldati e dai coloni romani in tutte le province dell'Impero, dove tuttavia la tradizione classica si mantiene ancora forte per influsso della scuola e della burocrazia, fino a quando lo sfaldamento di queste accelererà anche il processo di frantumazione della lingua che, per quanto ritardato dal latino cristiano, sarà poi reso definitivo dallo stabilirsi delle civiltà barbariche con le quali (dal sec. 6° in poi) l'unità linguistica dell'impero cede definitivamente il passo alle singole lingue romanze. c. In senso fig., nell'uso ant. e sempre come s. m., dire una cosa in volgare, o in buon volgare, e parlare in volgare, in modo chiaro ed esplicito, apertamente (in relazione al fatto che il volgare era compreso da tutti, mentre il latino era comprensibile solo alle persone colte); per estens., ant., in volgare, con semplicità, alla buona: oggi, a buon conto, s'è fatto tutto in volgare, e senza carta, penna e calamaio (Manzoni). d. Nella classificazione zoologica e botanica, nome v. di un animale, di una pianta, il nome con cui vengono indicati nell'uso comune, in contrapp. al nome scientifico con cui sono designati nella classificazione sistematica (oggi l'uso di volgare in questa accezione è stato abbandonato, e sostituito con comune). Con valore diverso, il lat. vulgaris è stato adottato nella nomenclatura binomia di Linneo per denominare la specie più nota e più diffusa di un genere (per es., Beta vulgaris, la barbabietola da orto). e. Per analogia con la lingua v. e in partic. col latino v., gli storici del diritto chiamano diritto v. il diritto così com'è applicato in pratica (in contrapp. non tanto a legislazione, a diritto scritto, quanto a diritto ufficiale), e in partic. chiamano diritto romano v. quello che, in molte varietà, veniva applicato nelle varie province dell'Impero romano, risultando dall'incontro e dallo scontro del diritto di Roma coi diritti e le consuetudini locali e con esigenze pratiche affioranti volta per volta. f. In matematica, logaritmi v., i logaritmi in base 10, detti anche decimali o di Briggs (dal nome del matematico ingl. H. Briggs, circa 1556-1631). 2. fig. a. Con valore limitativo (e di solito anteposto al sost.), ordinario, comune, che non si distingue per nessun pregio o qualità particolare: si tratta di una v. imitazione; sei un v. mentitore, un v. ladro. b. ant. o letter. Normale, feriale, contrapp. a festivo: ecco è fuggito Il dì festivo, ed al festivo il giorno Volgar succede (Leopardi). c. Privo di cultura e di educazione, di finezza, di signorilità e di nobiltà di sentimenti; grossolano, ordinario, rozzo: un uomo v., una donna v.; persone v., gente v.; è una ragazza bella ma v., o di una bellezza v.; avere un animo v.; usare parole, espressioni v.; essere v. nel parlare (e, riferito al modo di esprimersi, anche assol.: non essere così v.!; sostantivato: smetti di fare il volgare!). d. ant. Noto a tutti, largamente conosciuto: Volgare exemplo a l'amoroso coro (Petrarca). Di qui, come s. m., ant., proverbio: è uno volgare che dice ... (Sacchetti); impara questo volgare d'uno nostro amico ... (s. Bernardino). ✦ Avv. volgarménte, secondo l'uso e i modi del volgo, in maniera volgare, con volgarità: parlare, esprimersi, comportarsi volgarmente; con i modi, nelle forme della lingua comune: quella mansueta ed innocua gente, che noi volgarmente chiamiamo letterati (Baretti); in contrapp. al linguaggio scientifico, e quindi anche al latino scientifico: una pianta, una specie animale, una malattia chiamata volgarmente ...; a me pare ... che le vostre ragioni persuadano altrui a non parlar mai volgarmente ... Ma qui in Bologna chi non parlasse volgare, non avrebbe chi l'intendesse (Speroni). -------------- secondo la lingua italiana ciò che è volgare significa (tra i tanti significati) Privo di cultura e di educazione, di finezza, di signorilità e di nobiltà di sentimenti; ma ciò non significa che dicendo parolacce luttazzi è volgare. E' volgare secondo la tua educazione. Quindi come vedi, non vale per tutti. ah,ora capisco!!!sei talmente un fan di giuliano che te lo metti nel profilo!!!!!!
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www.eccdfotografia.com Ultima modifica di SquallSed : 11-12-2007 alle 15:40. |
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#508 |
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Bannato
Iscritto dal: Jun 2006
Città: Roma
Messaggi: 1993
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uff peccato , quel programma mi piaceva
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#509 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Mar 2004
Città: palermo
Messaggi: 717
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sai come faccio a sopportare quest'idea? penso a giuliano ferrara....................etc. (cit.)
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#510 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Apr 2003
Città: Genova
Messaggi: 17635
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#511 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Aug 2002
Città: Trento
Messaggi: 40877
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#512 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2002
Città: Vercelli
Messaggi: 1874
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Stai forse dicendo che il pubblico del teatro ha il dovere di informarsi su ciò che andrà a vedere, mentre il pubblico televisivo è esentato da quest'onere? E per quale motivo, di grazia?
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"Personalmente non ho nulla contro chi crede in un Dio, non importa quale. Sono contrario a chi pretende che il suo Dio sia l’autorità che gli permette di imporre delle restrizioni allo sviluppo e alla gioia dell’umanità" (Alexander S. Neill, «Summerhill», 1960). |
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#513 | ||||
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Senior Member
Iscritto dal: Aug 2002
Città: Trento
Messaggi: 40877
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se leggessi quello che ho scritto in precedenza vedresti che ci sono vari tipi di satira, e quella che fa luttazzi è una delle correnti più "di valore" della satira stessa, e si basa appunto sull'uso di quel linguaggio oltre a wikipedia guardati anche il filmato di youtube dove parla dario fo: è illuminante (poi se mi vieni a dire che dario fo spara caxate è un discorso diverso Quote:
ora non fraintendere questo commento: non ti sto dando dello stupido, dico semplicemente che se non avessi fatto corsi all'uni sull'argomento probabilmente avrei pure io la stessa identica idea Quote:
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Ultima modifica di Leron : 11-12-2007 alle 16:16. |
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#514 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2002
Città: Vercelli
Messaggi: 1874
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Chi non apprezza Luttazzi, difficilmente lo sopporta per più di 2 minuti (anche se poi, quei due minuti, li ritiene sufficienti per parlarne male).
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"Personalmente non ho nulla contro chi crede in un Dio, non importa quale. Sono contrario a chi pretende che il suo Dio sia l’autorità che gli permette di imporre delle restrizioni allo sviluppo e alla gioia dell’umanità" (Alexander S. Neill, «Summerhill», 1960). |
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#515 |
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Member
Iscritto dal: Mar 2001
Città: Firenze
Messaggi: 239
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a me luttazzi non piace particolarmente però riconosco che è una persona di raffinata cultura e che come dice leron il 95% dei telespattatori non è in grado di comprendere che quella non era una 'battuta' o una 'offesa' ma semplicemente satira nel senso + sublime del termine .. i commenti che ho letto ad inizio post lo confermano..
e infatti una persona intelligente come ferrara l'ha capito |
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#516 |
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Senior Member
Iscritto dal: Jun 2004
Città: Paris Sesso:Sprupurzionato Stato:da capire Ex-Nickname:Ax512Mg
Messaggi: 404
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non affidatevi solo a wikipedia
da treccani: sàtira s. f. [dal lat. satŭra, femm. dell'agg. satur “pieno, sazio” e per estens. “vario, misto” (anche, con valore negativo, “confuso”), secondo antiche interpretazioni connesso con la lanx satura, il piatto di primizie offerto ritualmente agli dèi, secondo altri legato all'etrusco satir “parola, discorso”; le varianti saty̆ra e poi satĭra, dalle quali deriva la forma ital. del vocabolo, si diffusero, già in epoca imperiale, per accostamento arbitrario al gr. σάτυρος “satiro1”]. – 1. a. Genere letterario originale della letteratura latina, inaugurato storicamente da Ennio nella forma di miscellanea poetica in vario metro su argomenti diversi (favole, riflessioni morali, ecc.) e sviluppatosi in seguito in due filoni fondamentali: la s. esametrica, codificata da Lucilio, caratterizzata da forte aggressività anche politica, tematiche spesso licenziose, linguaggio quotidiano ed esplicito e alla quale si ispirarono in età augustea Orazio e nei secoli successivi Persio e Giovenale (con i quali il genere si cristallizza come luogo di aspra censura dei costumi individuali); e la s. menippea, il cui nome deriva da Menippo di Gadara, esponente della letteratura e della filosofia cinico-stoica, nella quale si combinavano prosa e poesia, talora con la presenza di parti dialogate e con la tendenza a introdurre nella riflessione morale elementi fantastici e parodie ironiche, inaugurata a Roma da Terenzio Varrone e alla quale sono ricondotte opere come l'Apokolokyntosis di Seneca il giovane e il Satyricon di Petronio. Si ha inoltre notizia di una satira (o satura) drammatica, forma primitiva e poco elaborata di spettacolo, caratterizzata da varietà di argomenti e ritmi e prob. connessa con rituali magico-religiosi, che sarebbe stata diffusa a Roma, secondo la testimonianza di Tito Livio, prima dell'avvento del teatro ispirato a modelli greci. b. Composizione poetica che evidenzia e mette in ridicolo passioni, modi di vita e atteggiamenti comuni a tutta l'umanità, o caratteristici di una categoria di persone o anche di un solo individuo, che contrastano o discordano dalla morale comune (e sono perciò considerati vizî o difetti) o dall'ideale etico dello scrittore: le s. dell'Ariosto, dell'Alfieri. c. Con valore collettivo, il complesso dei componimenti satirici di una letteratura, di un'età, di un poeta, di un ambiente: la s. romana; la s. classica, moderna; la s. di Giovenale, del Giusti; s. popolare (costituita dai blasoni popolari, ecc.). Con sign. più astratto, il genere letterario della satira: l'origine, lo sviluppo della satira; relativamente al carattere, ai fini, al tono che informano non singoli componimenti ma la composizione in genere: s. personale, impersonale, generica; s. aspra, acerba, amara, mordace; la s. bonaria di Orazio; la s. pacata e sorridente del Parini. 2. estens. a. Scritto, opera letteraria o artistica, discorso, atto o atteggiamento che riveste, sia pure parzialmente e in modo non esplicito, carattere e intenti satirici: la “Mandragola” del Machiavelli è una s. dell'ignoranza, della vanità e della superstizione; questa commedia vuol essere una s. della chiusa mentalità burocratica; il suo modo di fare così affettato e cerimonioso voleva essere proprio una s. del loro ambiente frivolo e mondano. b. L'attività stessa del satireggiare, in qualsiasi modo si esplichi: s. politica, contro uomini e istituzioni politiche, attuata soprattutto attraverso giornali umoristici, libelli polemici e sim.: il suo spirito era portato naturalmente alla satira; fare oggetto di s., mettere in s., rappresentare o descrivere (persone, situazioni, difetti, ecc.) in modo da rilevarne, spesso in modo caricaturale, gli aspetti negativi (con lo stesso sign., fare la s., di qualcuno o di qualche cosa). ✦ Dim. satirétta; spreg. satirùccia; pegg. satiràccia (tutti e tre soprattutto nel sign. 1).
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#517 | |
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Bannato
Iscritto dal: Jun 2006
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Quote:
secondo me gliel'hanno dovuta spiegare |
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#518 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Aug 2002
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Messaggi: 40877
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Quote:
c'è anche da dire che a la7 hano sbandierato dappertutto "luttazzi torna senza censure" e si è visto come è finita |
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#519 |
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Senior Member
Iscritto dal: Jun 2004
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secondo me gli hanno spiegato cosa dire in merito alla questione (di cui secondo me all'inizio non sapeva niente...No comment No comment...)
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#520 |
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Senior Member
Iscritto dal: Jun 2004
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ma la cosa più esilarante sapete qual è?
che c'è chi sostiene ancora che sia stavo volgare e cacciato per quel motivo... quando i fatti sembrano chiarissimi : 6 puntata sull'enciclica possibilità rinforzata dalla replica di giovedì (è inspiegabile mandare una replica e fermare il programma una settimana dopo la puntata incriminata)
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dice a me culo e tetta fa rabbrividire..ok 

secondo me gliel'hanno dovuta spiegare








