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Old 25-07-2007, 13:01   #1
gretas
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MONDADORI,STORIA D’UNA SENTENZA COMPRATA di Marco Travaglio

La sentenza del 1991 che annullò il Lodo Mondadori e consegnò il primo gruppo editoriale italiano a Silvio Berlusconi, sfilandolo a Carlo De Benedetti, era comprata. L’acquirente si chiama Cesare Previti, che agiva per conto del Cavaliere e con denaro della Fininvest, beneficiaria finale del mercimonio criminale. Questo, tradotto in Italiano, significa la condanna definitiva emessa l’altroieri dalla Cassazione a carico degli avvocati Fininvest Cesare Previti, Attilio Pacifico e Giovanni Acampora e del giudice Vittorio Metta. Da 17 anni, dunque, Berlusconi – soi disant “uomo che s’è fatto da sé” - possiede abusivamente una casa editrice, con i suoi libri e i suoi settimanali (tra i quali Panorama e il defunto Epoca), che ha utilizzato finanziariamente per accumulare utili e politicamente, prima per sostenere i suoi padrini (Craxi in primis), poi per costruire il consenso necessario alla sua “discesa in campo”, ai suoi due governi e alle sue quattro campagne elettorali. Ancora l’altroieri il sito di Panorama ha diramato, in violazione del segreto investigativo, la notizia della presunta iscrizione sul registro degli indagati di Romano Prodi da parte della Procura di Catanzaro: ma Panorama, senza la sentenza comprata del 1991, non apparterrebbe a Berlusconi. Visto lo spazio lillipuziano riservato dai media “indipendenti” a un verdetto così clamoroso (nemmeno un accenno sulla prime pagine di Corriere della sera, Messaggero e Stampa, per non parlare del Giornale), è il caso di riepilogare la storia di quella sentenza comprata. IL LODO. Nel 1988 Berlusconi, che già da tempo ha messo un piede nella casa editrice rilevando le azioni di Leonardo Mondadori, annuncia: “Non voglio restare sul sedile posteriore”. De Benedetti, che controlla il pacchetto di maggioranza, resiste all’assalto e si accorda con la famiglia Formenton, erede di Arnoldo, che s’impegna a vendergli il suo pacchetto azionario entro il 30 gennaio ‘91. Ma gli eredi cambiano idea e, nel novembre ‘89, fanno blocco con Berlusconi che, il 25 gennaio 1990, si insedia alla presidenza della casa editrice. Oltre a tre tv e al Giornale, dunque, il Cavaliere s’impossessa del gruppo editoriale che controlla Repubblica, Panorama, Espresso, Epoca e i 15 giornali locali Finegil, spostandolo dal campo anticraxiano a quello filocraxiano. La “guerra di Segrate”, per unanime decisione dei contendenti, finisce dinanzi a un collegio di tre arbitri, scelti da De Benedetti, dai Formenton e dalla Cassazione. Il lodo arbitrale, il 20 giugno ’90, dà ragione De Benedetti. Il suo patto con i Formenton resta valido, le azioni Mondadori devono tornare all’Ingegnere. Berlusconi lascia la presidenza, arrivano i manager della Cir debenedettiana: Carlo Caracciolo, Antonio Coppi e Corrado Passera. Ma il Cavaliere rovescia il tavolo e, insieme ai Formenton, impugna il lodo alla Corte d’appello di Roma. Se ne occupa la I sezione civile, presieduta da Arnaldo Valente (secondo Stefania Ariosto, frequentatore di casa Previti). Giudice relatore ed estensore della sentenza: Vittorio Metta, anch’egli intimo di Previti. La camera di consiglio si chiude il 14 gennaio ‘91. Dieci giorni dopo, il 24, la sentenza viene resa pubblica: annullato il Lodo, la Mondadori torna per sempre a Berlusconi. L’Ingegnere lo sapeva già: un mese prima il presidente della Consob, l’andreottiano Bruno Pazzi, aveva preannunciato la sconfitta al suo legale Vittorio Ripa di Meana. “Correva voce – testimonierà De Benedetti – che la sentenza era stata scritta a macchina nello studio dell’ avvocato Acampora ed era costata 10 miliardi… Fu allora che sentii per la prima volta il nome di Cesare Previti, come persona vicina a Berlusconi e notoriamente molto introdotta negli uffici giudiziari romani”. Nonostante il trionfo, comunque, Berlusconi non riesce a portare a casa l’intera torta. I direttori e molti giornalisti di Repubblica, Espresso e Panorama si ribellano ai nuovi padroni. Giulio Andreotti, allarmato dallo strapotere di Craxi sull’editoria, impone una transazione nell’ufficio del suo amico Giuseppe Ciarrapico: Repubblica, Espresso e i giornali Finegil tornano al gruppo Caracciolo-De Benedetti; Panorama, Epoca e il resto della Mondadori rimangono alla Fininvest. I SOLDI. Indagando dal 1995 sulle rivelazioni di Stefania Ariosto sulle mazzette di Previti ad alcuni giudici romani, il pool di Milano scopre il fiume di denaro che dalla Fininvest affluì sui conti esteri degli avvocati della Fininvest e da questi, in contanti, nelle mani del giudice Metta. Il 14 febbraio ‘91 dalle casse della All Iberian parte un bonifico di 2.732.868 dollari (3 miliardi di lire) al conto Mercier di Previti. Da questo, il 26 febbraio, altro bonifico di 1 miliardo e mezzo (metà della provvista) al conto Careliza Trade di Acampora. Questi il 1° ottobre bonifica 425 milioni a Previti, che li dirotta in due tranche (11 e 16 ottobre) sul conto Pavoncella di Pacifico. Il quale preleva 400 milioni in contanti il 15 e il 17 ottobre, e li fa recapitare in Italia a un misterioso destinatario: secondo l’accusa, è Vittorio Metta. Il giudice, nei mesi successivi, fa diverse spese (tra cui l’acquisto e la ristrutturazione di un appartamento per la figlia Sabrina e l’acquisto di una nuova auto Bmw) soprattutto con denaro contante di provenienza imprecisata (circa 400 milioni).Poi si dimette dalla magistratura, diventa avvocato e va a lavorare con la figlia Sabrina nello studio Previti. A proposito di quei 3 miliardi Fininvest, Previti parla di “tranquillissime parcelle”, ma non riesce a documentare nemmeno uno straccio di incarico professionale in quel periodo. Mentono anche Pacifico e Acampora. E così Metta che, sulla provenienza dell’improvvisa, abbondante liquidità (per esempio, un’eredità), viene regolarmente smentito dai fatti. Poi giura di aver conosciuto Previti solo nel ‘94, ma mente ancora: i pm Boccassini e Colombo scoprono telefonate fra i due già nel 1992-93. Poi ci sono le modalità a dir poco stravaganti della sentenza Mondadori: dai registri della Corte d’appello emerge che Metta depositò la motivazione (168 pagine) il 15 gennaio ’91: il giorno dopo della camera di consiglio. Un’impresa mai riuscita a un giudice, né tantomeno a lui, che impiegava 2-3 mesi per sentenze molto più brevi. Evidente che quella era stata scritta prima che la Corte decidesse. IL PROCESSO. Nel 1999 il pool chiede il rinvio a giudizio per Berlusconi, Previti, Metta, Acampora, Pacifico. Nel 2000 il gup li proscioglie tutti con formula dubitativa (comma 2 art. 530 cpp). Ma nel 2001 la Corte d’appello, accogliendo il ricorso della Procura, li rinvia a giudizio, tranne Berlusconi, appena tornato a Palazzo Chigi e salvato dalla prescrizione: a lui i giudici accordano le attenuanti generiche. Perché a lui sí e agli altri no? Per “le attuali condizioni di vita individuale e sociale il cui oggettivo di per sé giustifica l’applicazione” delle attenuanti. La Cassazione conferma: il Cavaliere non è innocente, anzi è «ragionevole» e «logico» che il mandante della tangente a Metta fosse proprio lui. Ma un semplice fatto tecnico come le attenuanti prevalenti “per la condotta di vita successiva all’ ipotizzato delitto”. Anziché rinunciare alle generiche per essere assolto nel merito, Berlusconi prende e porta a casa. E fa bene: gli altri coimputati, senza le attenuanti, saranno tutti condannati. In primo grado, nel 2003, Metta si prende 13 anni, Previti e Pacifico 11 anni sia per Mondadori sia per Imi-Sir, e Acampora (per la sola Mondadori) 5 anni e 6 mesi. Nel 2005, in appello, tutti condannati per Imi-Sir e tutti assolti (sempre col comma 2 dell’art. 530) per Mondadori. Ma nel 2006 la Cassazione annulla le assoluzioni e ordina alla Corte d’appello di condannare anche per Mondadori. La qual cosa accade nel febbraio 2007: Previti, Pacifico e Acampora si vedono aumentare la pena di un altro anno e 6 mesi e Metta di 1 anno e 9 mesi, in “continuazione” con le condanne ormai definitive per Imi-Sir. Scrivono i giudici che la sentenza Mondadori fu “stilata prima della camera di consiglio”, “dattiloscritta presso terzi estranei sconosciuti” e al di “fuori degli ambienti istituzionali”. Tant’è che al processo ne sono emerse ”copie diverse dall’originale”. Berlusconi era all’oscuro dell’attività corruttiva del suo avvocato-faccendiere (che ufficialmente non difendeva la Fininvest nella causa, seguita dagli avvocati Mezzanotte Vaccarella e Dotti)? Nemmeno per sogno: il Cavaliere – scrivono i giudici – aveva “la piena consapevolezza che la sentenza era stata oggetto di mercimonio”. Del resto, “la retribuzione del giudice corrotto è fatta nell’interesse e su incarico del corruttore”, cioè di Berlusconi. E “l’episodio delittuoso si svolse all’interno della cosiddetta ‘guerra di Segrate’, combattuta per il controllo di noti ed influenti mezzi di informazione; e si deve tener conto dei conseguenti interessi in gioco, rilevanti non solo sotto un profilo meramente economico, comunque ingente, ma anche sotto quello prettamente sociale della proprietà e dell’acquisizione dei mezzi di informazione di tale diffusione”. La Corte riconosce infine alla parte civile Cir di De Benedetti il diritto ai danni morali e patrimoniali, da quantificare in separata sede civile: “tanto il danno emergente quanto il lucro cessante, sotto una molteplicità di profili relativi non solo ai costi effettivi di cessione della Mondadori, ma anche ai riflessi della vicenda sul mercato dei titoli azionari”. Ora che la sentenza è definitiva, la Cir con gli avvocati Pisapia e Rubini chiederà 1 miliardo di euro di danni. In pratica, 17 anni dopo, la restituzione del maltolto. Chissà se il Cavalier Prescritto li farà pagare ai condannati, o se metterà mano al portafogli. Nella prima ipotesi, qualcuno potrebbe innervosirsi e ricordarsi qualcosa. Magari raccontando chi gli chiese di comprare la sentenza Mondadori.
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Old 25-07-2007, 13:03   #2
FabioGreggio
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Interessante, ma edita scompattando il testo e spaziandolo, sennò non lo leggerà mai nessuno.

Ogni punto va a capo, ogni tre punti salta una riga.
Se il concetto è importante saltane due di righe, prima e dopo.

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Old 25-07-2007, 16:29   #3
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Old 25-07-2007, 17:04   #4
dantes76
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Old 25-07-2007, 17:07   #5
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La sentenza del 1991 che annullò il Lodo Mondadori e consegnò il primo gruppo editoriale italiano a Silvio Berlusconi, sfilandolo a Carlo De Benedetti, era comprata.

L’acquirente si chiama Cesare Previti, che agiva per conto del Cavaliere e con denaro della Fininvest, beneficiaria finale del mercimonio criminale. Questo, tradotto in Italiano, significa la condanna definitiva emessa l’altroieri dalla Cassazione a carico degli avvocati Fininvest Cesare Previti, Attilio Pacifico e Giovanni Acampora e del giudice Vittorio Metta.

Da 17 anni, dunque, Berlusconi – soi disant “uomo che s’è fatto da sé” - possiede abusivamente una casa editrice, con i suoi libri e i suoi settimanali (tra i quali Panorama e il defunto Epoca), che ha utilizzato finanziariamente per accumulare utili e politicamente, prima per sostenere i suoi padrini (Craxi in primis), poi per costruire il consenso necessario alla sua “discesa in campo”, ai suoi due governi e alle sue quattro campagne elettorali.

Ancora l’altroieri il sito di Panorama ha diramato, in violazione del segreto investigativo, la notizia della presunta iscrizione sul registro degli indagati di Romano Prodi da parte della Procura di Catanzaro: ma Panorama, senza la sentenza comprata del 1991, non apparterrebbe a Berlusconi.

Visto lo spazio lillipuziano riservato dai media “indipendenti” a un verdetto così clamoroso (nemmeno un accenno sulla prime pagine di Corriere della sera, Messaggero e Stampa, per non parlare del Giornale), è il caso di riepilogare la storia di quella sentenza comprata.



IL LODO.
Nel 1988 Berlusconi, che già da tempo ha messo un piede nella casa editrice rilevando le azioni di Leonardo Mondadori, annuncia: “Non voglio restare sul sedile posteriore”. De Benedetti, che controlla il pacchetto di maggioranza, resiste all’assalto e si accorda con la famiglia Formenton, erede di Arnoldo, che s’impegna a vendergli il suo pacchetto azionario entro il 30 gennaio ‘91.

Ma gli eredi cambiano idea e, nel novembre ‘89, fanno blocco con Berlusconi che, il 25 gennaio 1990, si insedia alla presidenza della casa editrice. Oltre a tre tv e al Giornale, dunque, il Cavaliere s’impossessa del gruppo editoriale che controlla Repubblica, Panorama, Espresso, Epoca e i 15 giornali locali Finegil, spostandolo dal campo anticraxiano a quello filocraxiano.

La “guerra di Segrate”, per unanime decisione dei contendenti, finisce dinanzi a un collegio di tre arbitri, scelti da De Benedetti, dai Formenton e dalla Cassazione. Il lodo arbitrale, il 20 giugno ’90, dà ragione De Benedetti. Il suo patto con i Formenton resta valido, le azioni Mondadori devono tornare all’Ingegnere. Berlusconi lascia la presidenza, arrivano i manager della Cir debenedettiana: Carlo Caracciolo, Antonio Coppi e Corrado Passera.

Ma il Cavaliere rovescia il tavolo e, insieme ai Formenton, impugna il lodo alla Corte d’appello di Roma. Se ne occupa la I sezione civile, presieduta da Arnaldo Valente (secondo Stefania Ariosto, frequentatore di casa Previti). Giudice relatore ed estensore della sentenza: Vittorio Metta, anch’egli intimo di Previti. La camera di consiglio si chiude il 14 gennaio ‘91. Dieci giorni dopo, il 24, la sentenza viene resa pubblica: annullato il Lodo, la Mondadori torna per sempre a Berlusconi.

L’Ingegnere lo sapeva già: un mese prima il presidente della Consob, l’andreottiano Bruno Pazzi, aveva preannunciato la sconfitta al suo legale Vittorio Ripa di Meana. “Correva voce – testimonierà De Benedetti – che la sentenza era stata scritta a macchina nello studio dell’ avvocato Acampora ed era costata 10 miliardi… Fu allora che sentii per la prima volta il nome di Cesare Previti, come persona vicina a Berlusconi e notoriamente molto introdotta negli uffici giudiziari romani”. Nonostante il trionfo, comunque, Berlusconi non riesce a portare a casa l’intera torta.

I direttori e molti giornalisti di Repubblica, Espresso e Panorama si ribellano ai nuovi padroni. Giulio Andreotti, allarmato dallo strapotere di Craxi sull’editoria, impone una transazione nell’ufficio del suo amico Giuseppe Ciarrapico: Repubblica, Espresso e i giornali Finegil tornano al gruppo Caracciolo-De Benedetti; Panorama, Epoca e il resto della Mondadori rimangono alla Fininvest.


I SOLDI.

Indagando dal 1995 sulle rivelazioni di Stefania Ariosto sulle mazzette di Previti ad alcuni giudici romani, il pool di Milano scopre il fiume di denaro che dalla Fininvest affluì sui conti esteri degli avvocati della Fininvest e da questi, in contanti, nelle mani del giudice Metta. Il 14 febbraio ‘91 dalle casse della All Iberian parte un bonifico di 2.732.868 dollari (3 miliardi di lire) al conto Mercier di Previti.

Da questo, il 26 febbraio, altro bonifico di 1 miliardo e mezzo (metà della provvista) al conto Careliza Trade di Acampora. Questi il 1° ottobre bonifica 425 milioni a Previti, che li dirotta in due tranche (11 e 16 ottobre) sul conto Pavoncella di Pacifico. Il quale preleva 400 milioni in contanti il 15 e il 17 ottobre, e li fa recapitare in Italia a un misterioso destinatario: secondo l’accusa, è Vittorio Metta.

Il giudice, nei mesi successivi, fa diverse spese (tra cui l’acquisto e la ristrutturazione di un appartamento per la figlia Sabrina e l’acquisto di una nuova auto Bmw) soprattutto con denaro contante di provenienza imprecisata (circa 400 milioni).Poi si dimette dalla magistratura, diventa avvocato e va a lavorare con la figlia Sabrina nello studio Previti. A proposito di quei 3 miliardi Fininvest, Previti parla di “tranquillissime parcelle”, ma non riesce a documentare nemmeno uno straccio di incarico professionale in quel periodo.

Mentono anche Pacifico e Acampora. E così Metta che, sulla provenienza dell’improvvisa, abbondante liquidità (per esempio, un’eredità), viene regolarmente smentito dai fatti. Poi giura di aver conosciuto Previti solo nel ‘94, ma mente ancora: i pm Boccassini e Colombo scoprono telefonate fra i due già nel 1992-93. Poi ci sono le modalità a dir poco stravaganti della sentenza Mondadori: dai registri della Corte d’appello emerge che Metta depositò la motivazione (168 pagine) il 15 gennaio ’91: il giorno dopo della camera di consiglio. Un’impresa mai riuscita a un giudice, né tantomeno a lui, che impiegava 2-3 mesi per sentenze molto più brevi. Evidente che quella era stata scritta prima che la Corte decidesse.


IL PROCESSO.
Nel 1999 il pool chiede il rinvio a giudizio per Berlusconi, Previti, Metta, Acampora, Pacifico. Nel 2000 il gup li proscioglie tutti con formula dubitativa (comma 2 art. 530 cpp). Ma nel 2001 la Corte d’appello, accogliendo il ricorso della Procura, li rinvia a giudizio, tranne Berlusconi, appena tornato a Palazzo Chigi e salvato dalla prescrizione: a lui i giudici accordano le attenuanti generiche. Perché a lui sí e agli altri no? Per “le attuali condizioni di vita individuale e sociale il cui oggettivo di per sé giustifica l’applicazione” delle attenuanti.

La Cassazione conferma: il Cavaliere non è innocente, anzi è «ragionevole» e «logico» che il mandante della tangente a Metta fosse proprio lui. Ma un semplice fatto tecnico come le attenuanti prevalenti “per la condotta di vita successiva all’ ipotizzato delitto”. Anziché rinunciare alle generiche per essere assolto nel merito, Berlusconi prende e porta a casa. E fa bene: gli altri coimputati, senza le attenuanti, saranno tutti condannati.

In primo grado, nel 2003, Metta si prende 13 anni, Previti e Pacifico 11 anni sia per Mondadori sia per Imi-Sir, e Acampora (per la sola Mondadori) 5 anni e 6 mesi. Nel 2005, in appello, tutti condannati per Imi-Sir e tutti assolti (sempre col comma 2 dell’art. 530) per Mondadori. Ma nel 2006 la Cassazione annulla le assoluzioni e ordina alla Corte d’appello di condannare anche per Mondadori.

La qual cosa accade nel febbraio 2007: Previti, Pacifico e Acampora si vedono aumentare la pena di un altro anno e 6 mesi e Metta di 1 anno e 9 mesi, in “continuazione” con le condanne ormai definitive per Imi-Sir. Scrivono i giudici che la sentenza Mondadori fu “stilata prima della camera di consiglio”, “dattiloscritta presso terzi estranei sconosciuti” e al di “fuori degli ambienti istituzionali”. Tant’è che al processo ne sono emerse ”copie diverse dall’originale”.

Berlusconi era all’oscuro dell’attività corruttiva del suo avvocato-faccendiere (che ufficialmente non difendeva la Fininvest nella causa, seguita dagli avvocati Mezzanotte Vaccarella e Dotti)? Nemmeno per sogno: il Cavaliere – scrivono i giudici – aveva “la piena consapevolezza che la sentenza era stata oggetto di mercimonio”. Del resto, “la retribuzione del giudice corrotto è fatta nell’interesse e su incarico del corruttore”, cioè di Berlusconi. E “l’episodio delittuoso si svolse all’interno della cosiddetta ‘guerra di Segrate’, combattuta per il controllo di noti ed influenti mezzi di informazione; e si deve tener conto dei conseguenti interessi in gioco, rilevanti non solo sotto un profilo meramente economico, comunque ingente, ma anche sotto quello prettamente sociale della proprietà e dell’acquisizione dei mezzi di informazione di tale diffusione”.

La Corte riconosce infine alla parte civile Cir di De Benedetti il diritto ai danni morali e patrimoniali, da quantificare in separata sede civile: “tanto il danno emergente quanto il lucro cessante, sotto una molteplicità di profili relativi non solo ai costi effettivi di cessione della Mondadori, ma anche ai riflessi della vicenda sul mercato dei titoli azionari”. Ora che la sentenza è definitiva, la Cir con gli avvocati Pisapia e Rubini chiederà 1 miliardo di euro di danni. In pratica, 17 anni dopo, la restituzione del maltolto.

Chissà se il Cavalier Prescritto li farà pagare ai condannati, o se metterà mano al portafogli. Nella prima ipotesi, qualcuno potrebbe innervosirsi e ricordarsi qualcosa. Magari raccontando chi gli chiese di comprare la sentenza Mondadori.

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Old 25-07-2007, 17:57   #6
bjt2
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Interessante, ma edita scompattando il testo e spaziandolo, sennò non lo leggerà mai nessuno.

Ogni punto va a capo, ogni tre punti salta una riga.
Se il concetto è importante saltane due di righe, prima e dopo.

fg
Nonostante tutto io l'ho letto...

Lettura interessante...

Gli eredi avevano cambiato idea... Ma che accordo avevano steso con De Benedetti, che non potevano rescindere?
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La vita è troppo bella per rovinarsela per i piccoli problemi quotidiani...
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Old 25-07-2007, 18:18   #7
baolian
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che strano... tutti desaparecidos...
Strano?
Normale regole della comunicazione:

Se una notizia può essere smentita, va smentita;
se non può essere smentita, va messa in dubbio;
se non può essere messa in dubbio, va ignorata;
se non può essere ignorata, le si da valenza politica e si discredita l'autore.


Nel frattempo il fruitore della notizia passa da
Incazzato->Indignato->Rassegnato->Stufo di sentire la notizia
e passa oltre.
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Un uomo intelligente risolve i problemi
Un uomo molto intelligente li previene
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Old 25-07-2007, 18:37   #8
sander4
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Peccato che la Mondadori non verrà mai restituita al suo legittimo proprietario.

E continueremo ad avere un ex presidente del consiglio che tralasciando il resto del suo curriculum possiede la più grande casa editrice Italiana rubata tramite corruzione dell'amico corruttore Cesare; considerando che il mandante non è stato nemmeno condannato per questo furto, tutto ciò è orgasmico.
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Old 25-07-2007, 18:50   #9
~ZeRO sTrEsS~
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Originariamente inviato da sander4 Guarda i messaggi
Peccato che la Mondadori non verrà mai restituita al suo legittimo proprietario.

E continueremo ad avere un ex presidente del consiglio che tralasciando il resto del suo curriculum possiede la più grande casa editrice Italiana rubata tramite corruzione dell'amico corruttore Cesare; considerando che il mandante non è stato nemmeno condannato per questo furto, tutto ciò è orgasmico.
imho il lodo mondadori era l'ultimo baluardo di un informazione libera...

edit, volevo fare l'abbonamento a focus che mi interessa un casino e non lo faccio perché degli abbonamenti se ne occupa la mondadori...
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La libertá sopratutto di parola é un lusso che non ci si puo' permettere in italia, per la strada come su internet.

Ultima modifica di ~ZeRO sTrEsS~ : 25-07-2007 alle 18:53.
~ZeRO sTrEsS~ è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 25-07-2007, 20:46   #10
sid_yanar
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L'Avatar di sid_yanar
 
Iscritto dal: Aug 2005
Messaggi: 58
interessante notare l'aura di silenzio che circonda questo thread...del resto dice cose ben chiare, alle quali non è possibile contrappore fondamenti logici...ergo lo si ignora. A meno che a breve non compaia qualche messaggio contro i Formenton...
__________________
"...tutti ci amano, e tutti ci odiano."
sid_yanar è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 25-07-2007, 22:54   #11
FabioGreggio
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Originariamente inviato da sid_yanar Guarda i messaggi
interessante notare l'aura di silenzio che circonda questo thread...del resto dice cose ben chiare, alle quali non è possibile contrappore fondamenti logici...ergo lo si ignora. A meno che a breve non compaia qualche messaggio contro i Formenton...
Mi mancano quelli che ...che schifo
Quelli che ...la prossima volta non vado a votare
Quelli che dovrebbero chiudere tutte le cooperative rosse
Quelli che la colpa è di Borelli
Quelli che Di Pietro è la vergogna d'Italia
Quelli che D'Alema c'ha il barcone.

Quelli che da quando c'è Prodi mia moglie non me la da più.

Quelli li.

fg
FabioGreggio è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 25-07-2007, 23:07   #12
Tommy81
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L'Avatar di Tommy81
 
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Messaggi: 1020
Si, tutte belle cose, però Travaglio sta diventando davvero stucchevole.
Tommy81 è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 25-07-2007, 23:32   #13
FabioGreggio
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Quote:
Originariamente inviato da Tommy81 Guarda i messaggi
Si, tutte belle cose, però Travaglio sta diventando davvero stucchevole.
Ussignur.
Se Travaglio è stucchevole Feltri o Belpietro cosa sono?

fg
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Old 26-07-2007, 00:55   #14
Lucrezio
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Nessuno è obbligato né a rispondere né ad essere d'accordo con le vostre tesi, quindi piantatela, che l'unica cosa che potete ottenere è un flame... non mi sembra una buona idea
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Old 26-07-2007, 07:22   #15
bjt2
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Nonostante tutto io l'ho letto...

Lettura interessante...

Gli eredi avevano cambiato idea... Ma che accordo avevano steso con De Benedetti, che non potevano rescindere?
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Old 26-07-2007, 08:54   #16
Cfranco
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...
La Corte riconosce infine alla parte civile Cir di De Benedetti il diritto ai danni morali e patrimoniali, da quantificare in separata sede civile: “tanto il danno emergente quanto il lucro cessante, sotto una molteplicità di profili relativi non solo ai costi effettivi di cessione della Mondadori, ma anche ai riflessi della vicenda sul mercato dei titoli azionari”. Ora che la sentenza è definitiva, la Cir con gli avvocati Pisapia e Rubini chiederà 1 miliardo di euro di danni. In pratica, 17 anni dopo, la restituzione del maltolto.

Chissà se il Cavalier Prescritto li farà pagare ai condannati, o se metterà mano al portafogli. Nella prima ipotesi, qualcuno potrebbe innervosirsi e ricordarsi qualcosa. Magari raccontando chi gli chiese di comprare la sentenza Mondadori.


Un miliardo non è mica poco , neppure per Silvio , ce li farà pagare a noi quando tornerà al governo ?
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Old 26-07-2007, 09:25   #17
Nevermind
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Non ho ben capito hanno dato le "attenuanti generiche" per l'immunità parlamentare? Mi sembra na cazzata se gli intermediari si son presi anni di carcere il mandante viene graziato?

Solo in un paese delle banane come il nostro
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Old 26-07-2007, 09:34   #18
recoil
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c'è una cosa che non mi è molto chiara e non vorrei perdere la mattina cercando info quindi se qualcuno sa già la risposta tanto meglio
non ho capito che tipo di accordo c'era tra De Benedetti e i Formenton. presumo qualcosa di scritto visto che un tribunale inizialmente ha dato ragione al primo.
in seguito Berlusconi e sempre sti Formenton vanno in appello e lo vincono grazie a questi sotterfugi.

ma ora l'indennizzo di 1mld di euro chi lo paga? Berlusconi o i Formenton che erano i titolari delle azioni oggetto del contendere?
oppure se "pagheranno" (dubito li abbiano) i condannati come ipotizzato nell'articolo?

resta inoltre il dubbio che ha espresso Nevermind, che diavolo significa attenuante generica perché sei del governo?
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Old 26-07-2007, 09:39   #19
Cfranco
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Non ho ben capito hanno dato le "attenuanti generiche" per l'immunità parlamentare? Mi sembra na cazzata se gli intermediari si son presi anni di carcere il mandante viene graziato?

Solo in un paese delle banane come il nostro
Il sistema giudiziario italiano purtroppo, a dispetto delle lamentele di qualcuno, è incredibilmente supino al potere politico, a parte qualche rarissimo caso il resto della magistratura è totalmente succube e disposta a chiudere entrambi gli occhi per garantire l' impunità al politico di turno .
Berlusconi poi è uno privilegiato, grazie ai suoi continui lamenti, opportunamente rimbalzati ed espansi dalla sua grancassa mediatica, godo di un trattamento di estremo favore .
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Old 26-07-2007, 09:48   #20
Nevermind
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Il sistema giudiziario italiano purtroppo, a dispetto delle lamentele di qualcuno, è incredibilmente supino al potere politico, a parte qualche rarissimo caso il resto della magistratura è totalmente succube e disposta a chiudere entrambi gli occhi per garantire l' impunità al politico di turno .
Berlusconi poi è uno privilegiato, grazie ai suoi continui lamenti, opportunamente rimbalzati ed espansi dalla sua grancassa mediatica, godo di un trattamento di estremo favore .
Aldilà di questo che motivazione hanno queste attenuanti generiche? Perchè non è in carcere? Perchè è Berlusconi ok ma che cavillo hanno usato per lasciarlo impunito?
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