|
|||||||
|
|
|
![]() |
|
|
Strumenti |
|
|
#881 | |
|
Senior Member
Iscritto dal: Jan 2002
Città: Pelican Bay
Messaggi: 5575
|
Quote:
Qui si sta parlando di idea di società. La Chiesa non acetta l'idea di vivere in un società dove vengono riconosciute forme di unione a lei non congeniali ideologicamente. Questo è il punto altrimenti di che si parla? Il riferimento alla legislazione non è comprensibile altrimenti, nessuno vieta alla chiesa di parlare alle persone. Sono stanco e non mi sovviene il nome di quel gerarca della chiesa che perlava del valore educativo delle leggi, di formare la società. Questo interessa alla Chiesa la legge non solo la persona. La legalità non solo l'etica. Perchè mediante essa è possibile escludere, formare. I discorsi che devono essere descrittivi e basta in POLITICA sono quelli che dovrebbe fare la chiesa nel rispetto del pluralismo, questo td ha poca importanza.
__________________
"A pessimist is someone who is waiting for it to rain. But I'm already soaked to the skin." L. Cohen. Ultima modifica di Maxmel : 30-03-2007 alle 00:00. |
|
|
|
|
|
|
#882 |
|
Senior Member
Iscritto dal: Jan 2002
Città: Pelican Bay
Messaggi: 5575
|
Che poi, certo si chiede coerenza perciò la minaccia della sanzione e di ritrovarsi nell'incoerenza, di essere giudicati incoerenti, di essere fuori dalla grazia di Dio forse? Da quella del Papa di sicuro. Persona non gradita alla Chiesa.
__________________
"A pessimist is someone who is waiting for it to rain. But I'm already soaked to the skin." L. Cohen. |
|
|
|
|
|
#883 | |
|
Senior Member
Iscritto dal: Sep 2002
Città: Vercelli
Messaggi: 1874
|
Quote:
In una società democratica (e laica, anche se dovrebbe essere scontato), legalità ed etica vanno tenute rigorosamente separate. Esistendo molteplici etiche (paradossalmente potrebbero essere tante quanti i cittadini), la legge non può che essere una mediazione tra le tante, il legislatore avendo il compito (a prescindere da quale sia la propria convinzione) di trovare su ogni tema un minimo comune denominatore che consenta di regolamentare senza discriminare. Ciò che la chiesa non accetta (non può accettare), con ciò ponendosi fuori dal contesto democratico, è proprio il fatto che ogni etica abbia lo stesso valore di tutte le altre, che nessuna possa vantare un primato morale. La chiesa, ritenendo i propri valori "superiori" per la loro provenienza divina, insegue un'improbabile equiparazione tra "etica cattolica" e legge dello stato. E questo, semplicemente, non è accettabile in un paese democratico e pluralista (almeno a parole).
__________________
"Personalmente non ho nulla contro chi crede in un Dio, non importa quale. Sono contrario a chi pretende che il suo Dio sia l’autorità che gli permette di imporre delle restrizioni allo sviluppo e alla gioia dell’umanità" (Alexander S. Neill, «Summerhill», 1960). Ultima modifica di LucaTortuga : 30-03-2007 alle 09:46. |
|
|
|
|
|
|
#884 |
|
Senior Member
Iscritto dal: Apr 2000
Messaggi: 433
|
x Maxmel, in relazione agli ultimi due post
Chiariamoci un attimo, a me interessava fornire le spiegazioni precedentemente richiestemi, e le ho date. Sinceramente non intendo spingermi molto oltre perchè conosco questo tipo di discussioni e il loro carattere infinito e sfinente Cmq solo un accenno. E' evidente che è stata fornita un'idea di tipo etico (chiamiamola così) che si affianca ad altre idee diverse di tipo etico, ed è assurdo pensare - dovresti saperlo meglio di me - che non vi siano anche implicazioni di tipo politico e in ultima analisi giuridico. Si può discutere quindi sul merito degli argomenti, e sui limiti che devono essere posti alle proposte e quindi sulla modalità della proposta. Peraltro il riferimento al valore educativo della legge, che è un concetto che non mi esalta per i suoi grossi rischi illiberali, non è certo esclusivo di qualche "gerarca" della Chiesa... si potrebbero fare molti nomi tra politici che esplicitamente ed implicitamente vi fanno riferimento, o anche uomini di pensiero che oggi hanno riscosso anche discreti successi. Detto questo i discorsi possono tranquillamente essere prescrittivi, e sai questo cosa vuole dire: semplicemente enunciati che affermano come dovrebbero essere o non essere uno stato di cose... che è precisamente quanto fa chiunque; un enunciato descrittivo, di come cioè sono le cose in questo ambito non alcun senso. I discorsi descrittivi spettano ad altre discipline. L'importante è fissare limiti che consentano un discorso liberale... almeno dal mio punto di vista. Per quanto riguarda la coerenza, come ti ho detto le parole non sono usate a caso. Temevo si chiedesse qualcosa di diverso e di più rispetto alla coerenza, e invece no. Pertanto non condividere una nota pastorale con cognizione di causa non comporta essere certo fuori dalla grazia di Dio. Vi è una sorta di gerarchia tra i vari documenti, e non condividere una nota pastorale non equivale certo a non condividere il credo niceno-costantinopolitano, il vangelo o un documento conciliare. Quindi l'osservazione non mi sembra molto centrata. Detto questo, ripeto, il mio unico scopo era fornire ragioni per cui questi di.co mi paiono poco sensati.
__________________
http://www.cipoo.net Musica corale di pubblico dominio - spartiti-MID-MP3 Chi cerca conferme le trova sempre. (Popper) |
|
|
|
|
|
#885 |
|
Senior Member
Iscritto dal: Sep 2002
Messaggi: 2910
|
Posto un articolo molto interessante, di quasi 2 mesi fa che ho letto però solo oggi.
--- Non solo quello religioso o confessionale Difendiamo il matrimonio specifico bene umano Francesco D'Agostino Avvenire - Giovedì 08 Febbraio 2007 Chi dovrebbe aver paura della legalizzazione delle convivenze? Certamente non i cattolici. Coloro che credono che l’impegno coniugale vada confermato sacramentalmente e che, in una prospettiva di fede, il matrimonio sia analogabile al vincolo che unisce Cristo alla sua Chiesa, non possono certo sentirsi "tentati" dai Pacs e dalla loro palese, debole caratterizzazione di "piccoli matrimoni" (come una volta ebbe a definirli il cardinale Ruini) o di matrimoni "depotenziati". Se i cattolici sono in prima linea nella loro battaglia contro i Pacs, ciò non dipende dal desiderio di difendere un bene confessionale, ecclesiale e nemmeno, a ben vedere, spirituale: ciò che si difende dicendo no ai Pacs è uno specifico bene umano, che caratterizza tutte le epoche e tutte le culture e che non a torto è ritenuto, dagli etnologi, alla stregua di una struttura antropologica fondamentale. Appartiene infatti alle dimensioni più profonde e costitutive dell’essere dell’uomo una peculiarissima identità relazionale e soprattutto generazionale: tutti gli animali si riproducono, ma solo gli esseri umani divengono propriamente padri e madri; tutti gli animali sono generati, ma solo gli esseri umani si percepiscono come figli e figlie. Il matrimonio, insomma, è un vincolo reciproco e totale tra un uomo e una donna, che acquista un rilievo pubblico per garantire l’ordine delle generazioni. Ed infatti è nell’ordine delle cose che si possa riconoscere come invalida l’unione coniugale, quando uno degli sposi non sia fisicamente in grado di consumare il matrimonio. Difendere il matrimonio non significa quindi difendere un’istituzione sociale "inventata" da una certa cultura, o sorta in una "determinata epoca" e destinata perciò a tramontare con la cultura che l’avesse "inventata" e ad essere eventualmente sostituita da altre istituzioni sociali. Dubitare del matrimonio o sostenere il possibile carattere plurale di questa istituzione significa né più né meno che alterare in chiave indebitamente individualistica la realtà coniugale dell’identità umana. E reciprocamente difendere il matrimonio significa difendere una delle dimensioni costitutive della persona umana. Essere persona significa infatti (anche) percepire la vita nello stesso tempo come un dono e come un compito: chi ha avuto la vita in dono ha il dovere di comunicarla, fisicamente nella generazione e spiritualmente nell’amore, nella prossimità e nella solidarietà. I Pacs attivano nell’immaginario collettivo l’idea che la convivenza affettiva sia essenzialmente autoreferenziale, che cioè i conviventi debbano trovare in una serie di interessi reciproci garantiti dalla legge la ragione ultima della loro unione. Ora, non c’è alcun dubbio che possano esistere numerosi interessi privati, anche di natura esclusivamente economica, assolutamente leciti e meritevoli di rispetto sul piano privato. Ma quando la legge, riconoscendo il matrimonio, interviene a regolare pubblicamente le convivenze, dà a queste unioni una valenza al contempo simbolica e sociale assolutamente preziosa: è come se riconoscesse che l’individualità dei singoli sposi può prolungarsi verticalmente in quella dei figli, così come può dilatarsi orizzontalmente in quella dei parenti; contribuisce insomma, e in modo fondamentale, a statuire che l’identità del cittadino non si esaurisce nella sua ristretta e asfittica sfera individuale (peraltro meritevole di una giusta tutela), ma si manifesta nella sua pienezza in una relazionalità compiuta, in cui tutte le dimensioni dell’io, quella fisica, quella spirituale e quella economico-sociale vengono coinvolte.
__________________
...Grazie caro Lolek! |
|
|
|
|
|
#886 | |
|
Senior Member
Iscritto dal: Jul 2006
Messaggi: 1022
|
Quote:
cmq è antropologicamente sbagliato tutto qui . la parte dove dice che solo gli esseri umani divengono padri e madri è biologicamente inesatta : anche le scimmie ed i primati assolvono al compito di genitori ( e parecchi altri animali ) insomma la solita storia : l'uomo al centro dell'universo creato da Dio e salvato da Gesù ..... |
|
|
|
|
|
|
#887 | |
|
Senior Member
Iscritto dal: Sep 2002
Messaggi: 2910
|
Quote:
Peccato!
__________________
...Grazie caro Lolek! |
|
|
|
|
|
|
#888 | |
|
Senior Member
Iscritto dal: Oct 2005
Città: Palermo
Messaggi: 2579
|
Quote:
__________________
Utente gran figlio di Jobs ed in via di ubuntizzazione Lippi, perchè non hai convocato loro ? |
|
|
|
|
|
|
#889 |
|
Senior Member
Iscritto dal: Sep 2002
Messaggi: 2910
|
__________________
...Grazie caro Lolek! |
|
|
|
|
|
#890 | |
|
Senior Member
Iscritto dal: Jul 2006
Messaggi: 1022
|
Quote:
non vedo la necessità di mettersi a fare catechismo qui ; articoli del genere si possono solo accettare incondizionatamente con le mani giunte in preghiera o scartare superficialmente . |
|
|
|
|
|
|
#891 |
|
Senior Member
Iscritto dal: Sep 2002
Messaggi: 2910
|
...in ogni caso, se la metti sull'antropologia, ci sarebbe da discutere di questo
--- INTERVISTA Parla l'archeologo Emmanuel Anati: «Fin dalle incisioni più antiche uomo e donna sono ritratti insieme, in un vincolo sacro» Il matrimonio? Viene dalle caverne Di Lucia Bellaspiga Avvenire 15 Marzo 2007 «Esistono miriadi di esempi, dall’arte rupestre agli Etruschi. Pochissimi i popoliche non si fondarono sul matrimonio» «Antropologicamente,maschio e femmina ebbero bisogno di isolarsi con i loro figli anche per esigenze di sopravvivenza». Mancavano tremila anni alla nascita di Cristo il giorno in cui, accucciato sulla roccia, un antico Camuno con la punta dello scalpello incideva la scena che ancora oggi ci appare lampante, come appena fatta: un uomo e una donna in coppia, e accanto i loro due bambini, un maschio e una femmina. In una parola: una famiglia. L'arte preistorica, si sa, ricorre molto spesso al simbolismo: «E infatti simbolica è la linea che unisce i piedi di marito e moglie, come un giogo. Non scordiamo che è questo il significato di "con-iugi": uniti dal giogo, legati stabilmente». Emmanuel Anati, il noto archeologo esperto dell'arte rupestre di tutto il mondo, fondatore in Val Camonica del Centro camuno di Studi preistorici, e Umberto Sansoni, vicedirettore del Centro, oppongono i fatti a chi oggi vorrebbe "posticipare" la coppia unita in matrimonio e la sua estensione, la famiglia, come fosse un'«invenzione» post-cristiana. Professor Anati, lasciamo allora che a rispondere sia l'archelogia. «Non c'è civiltà antica che non abbia avuto la sua concezione ben netta di unione matrimoniale e di nucleo familiare. Gli esempi sarebbero migliaia. A dire il vero basterebbe leggere il Vecchio Testamento, dove la solidità dell'istituzione familiare è chiarissima. Ma possiamo andare anche molto più indietro, grazie all'archeologia, per capire che ben prima del cristianesimo il matrimonio come unione stabile e sancita era una realtà consolidata. Cosa che d'altra parte si desume senza dubbio anche studiando gli usi dei popoli attualmente fermi al Paleolitico». Uomini del Duemila che nulla sanno della nostra mentalità e vivono di tradizioni proprie. Un esempio? «In Australia ci sono molte pitture su corteccia d'albero o su roccia interessanti: rappresentano gli spiriti ancestrali e li raffigurano sempre in coppia, uno maschile e uno femminile. Per questi aborigeni animisti, che vivono al livello paleolitico, tutte le realtà della vita terrena hanno nel mondo soprannaturale - quasi un mondo "delle idee" - un'immagine riflessa superiore. Anche le realtà sociali dei viventi come la famiglia hanno una loro matrice divina nella creazione dell'universo. Sono sposi gli uomini e le donne perché sono sposi già gli spiriti ancestrali». Una sacralità del rito, dunque, non solo un'unione sancita. Ma quanto indietro possiamo risalire per incontrare un "contratto" matrimoniale? «La scoperta è rivoluzionaria e di recente interpretazione: in Dordogna, in Francia sud-occidentale, c'è un complesso di diciannove blocchi di pietra incisi, risalenti a trentamila anni fa. I simboli femminili sono ognuno associato ad animali totemici che indicano l'appartenenza del maschio cui unirsi. Si tratta secondo le ultime interpretazioni del più antico regolamento familiare, vero e proprio contratto di unione stabile. Nessuna invenzione modernista, come vede... Ma potremmo citare miriadi di altri esempi, dall'arte rupestre della Siberia agli Inuit eschimesi del nord canadese, passando per gli Etruschi o tutte le popolazioni di origine indoeuropea... Sarebbe più facile contare semmai quali sono le popolazioni che non hanno avuto alla loro base, come fondamento assoluto e insostituibile, il matrimonio e la famiglia. Pensiamo al bellissimo e famosissimo "sarcofago degli sposi" etrusco, dove il defunto è legato per l'eternità alla moglie, in un'unione che trascende anche la vita. O alle lapidi funerarie romane anche anteriori a Cristo, in cui sono enumerati costantemente il pater familias, la consorte e tutti i figli: una famiglia granitica e inscindibile anche dopo la morte». Lei da molti anni conduce spedizioni archeologiche nel Sinai. Ci sono testimonianze anche lì? «Ad Har Karkom abbiamo ritrovato le tracce di gruppi di abitazioni appartenenti a epoche diverse, nel deserto: fino al Paleolitico medio (duecentomila-cinquantamila anni fa) i villaggi hanno ancora la struttura del clan, ma col Paleolitico superiore, quarantamila anni fa, tutto cambia, le case sono disposte in circolo e ogn una è piccola, suddivisa in modo chiaramente adatto ad accogliere un solo nucleo: è nata la famiglia». Per quali esigenze, dal punto di vista della paletnologia, un uomo e una donna sentirono il bisogno di "isolarsi" assieme ai loro figli, pur rimanendo nel gruppo? «Per un senso di sopravvivenza: la donna doveva essere protetta e aveva bisogno che il suo uomo, stabilmente, in rapporto fiduciario, procurasse il cibo mentre era gravida e allattava. Il passaggio successivo è la gratificazione, il senso d'appartenenza, lo star bene insieme senza sentire il bisogno di altre relazioni». Se l'unione coniugale e la famiglia si perdono nella notte dei tempi, c'è qualcosa che invece è davvero solo dei nostri tempi? «Non esiste in nessuna epoca e in nessuna civiltà passata il concetto di "matrimonio civile": i più diversi rituali per unirsi, dalla preistoria ad oggi, erano sempre stati religiosi. Sarebbe stato inconcepibile il contrario. Il matrimonio è nato come sacralizzazione dell'unione tra due persone. Rigorosamente di sesso diverso». Ma altre forme esistevano? «Potevano esistere, a seconda delle epoche, ma non erano mai considerate famiglia, né erano regolamentate da alcuna formula». Se dovesse indicare l'immagine più "attuale" venuta dal passato? «Una coppia che cammina tenendosi per mano, dipinta sulle rocce dell'Akakus libico, del VI millennio. Ma la più sorprendente viene dalla Svezia ed è di fine II millennio avanti Cristo. La coppia è ripresa mentre si bacia nel congiungimento, e il dio Thor regge un'ascia sopra le loro teste: nella ritualità vichinga l'ascia di Thor benedice l'unione. Matrimonio e consumazione sono rappresentati contemporaneamente, fusi nella sacralità dell'atto».
__________________
...Grazie caro Lolek! |
|
|
|
|
|
#892 | |
|
Senior Member
Iscritto dal: Sep 2002
Messaggi: 2910
|
Quote:
Tutti quelli che hanno letto l'articolo qui commentato da D.O.S., sono d'accordo sia sulla sua valutazione (al di là dell'essere d'accordo o meno con le idee esposte), sia sul paragone fatto che con il tono della risposta?
__________________
...Grazie caro Lolek! |
|
|
|
|
|
|
#893 | |
|
Senior Member
Iscritto dal: Jul 2006
Messaggi: 1022
|
Quote:
i cattolici hanno ragione a sostenere che i gay sono dei peccatori e che il matrimonio è solo fra uomo e donna ( in chiesa ) , i mussulmani hanno ragione a ritenere che le donne debbano mettere il velo , gli induisti hanno ragione a sostenere che le anime si reincarnano e che quindi mangiare carne di un altro animale è un male . non posso mettermi a discutere su quell'articolo perchè si basa su un ragionamento puramente teologico . cmq grazie di aver postato l'articolo di antropologia , appena lo ho analizzato per bene ti rispondo |
|
|
|
|
|
|
#894 | ||
|
Senior Member
Iscritto dal: Sep 2002
Messaggi: 2910
|
Quote:
Quote:
__________________
...Grazie caro Lolek! |
||
|
|
|
|
|
#895 | |
|
Senior Member
Iscritto dal: Sep 2006
Città: La Capitale
Messaggi: 776
|
Quote:
__________________
EeePC 900 HD Ciao ~ZeRO sTrEsS~ http://img252.imageshack.us/my.php?i...67large8cq.jpg |
|
|
|
|
|
|
#896 | |
|
Senior Member
Iscritto dal: Sep 2002
Città: Vercelli
Messaggi: 1874
|
Quote:
Sì, sono pienamente d'accordo con D.O.S. (che mi ha evitato di scrivere un post identico al suo). Quanto all'articolo "antropologico"...su quelle stesse basi di ragionamento possiamo tornare ad adorare il dio sole e a regolare i rapporti umani tramite simpatiche clavate sulla testa del vicino. Ma già, purtroppo non ci sono più i bei valori di una volta..
__________________
"Personalmente non ho nulla contro chi crede in un Dio, non importa quale. Sono contrario a chi pretende che il suo Dio sia l’autorità che gli permette di imporre delle restrizioni allo sviluppo e alla gioia dell’umanità" (Alexander S. Neill, «Summerhill», 1960). |
|
|
|
|
|
|
#897 | |||||||||||
|
Senior Member
Iscritto dal: Jul 2006
Messaggi: 1022
|
premetto che non sono antropologo e quanto scrivo è frutto di una semplice ricerca su internet , quindi ci possono essere anche degli errori ma siamo qui per discutere no ?
Quote:
Quote:
Quote:
insomma ... chi ci dice che quel simbolo non indicasse un legame di altro tipo ? fratello/sorella , schiava/padrone , perché proprio marito – moglie ????? Quote:
un'altra cosa... da dove si deduce che nella preistoria i legami fossero stabili ? A me sembra l'interpretazione di un affresco preistorico fatta con la mentalità di un cristiano moderno. Quote:
Ci sono state anche famiglie composte da 2 uomini : nelle civiltà precolombiane era usanza accettata . Quote:
Quote:
per ultimo , la descrizione fatta della mitologia aborigena è una interpretazione molto strana e personale del DREAMTIME ( TEMPO DEL SOGNO ) che rimando qui per chi volesse approfondire : http://it.wikipedia.org/wiki/Dreamtime Quote:
Quote:
Quote:
Quote:
http://cronologia.leonardo.it/umanita/slavi/cap109a.htm Ultima modifica di D.O.S. : 31-03-2007 alle 16:09. |
|||||||||||
|
|
|
|
|
#898 | |
|
Senior Member
Iscritto dal: Jul 2006
Messaggi: 1022
|
posto qui un testo tratto da un libro di Engels - L'origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato
Quote:
http://www.resistenze.org/sito/ma/di/ce/mdce5n29b.htm Ultima modifica di D.O.S. : 30-03-2007 alle 17:11. |
|
|
|
|
|
|
#899 | |
|
Senior Member
Iscritto dal: Jan 2002
Città: Pelican Bay
Messaggi: 5575
|
Quote:
Ho già fatto notare l'asimetria esistente tra le posizioni, dove una è escludente l'altra ma non il viceversa. E ripeto valeva per l'aborto, valeva per il divorzio. Questo è il punto e anche il bandolo della matassa. Laddove una posizione lascia spazio alle possiblità e quindi alla scelta e all'individuo, l'altra no, esclude. Per quanto riguarda la distinzione tra essere e dover essere dipende dal quanto forte si intendende la parola dovere (che poi dal "mio" modo di vedere anche i discorsi descrittivi sono valutativi e contengono quindi un giudizio di valore...) Il ricorso alla persino legge e quindi non più alla prescrizione ma all'obbligo è poi intollerabile.
__________________
"A pessimist is someone who is waiting for it to rain. But I'm already soaked to the skin." L. Cohen. Ultima modifica di Maxmel : 31-03-2007 alle 00:20. |
|
|
|
|
|
|
#900 |
|
Senior Member
Iscritto dal: Jan 2002
Città: Pelican Bay
Messaggi: 5575
|
Aridatece la Dc
di Marco Travaglio Racconta Indro Montanelli che, ai funerali di Alcide De Gasperi, tra gli incensi e le appropriazioni indebite clericali, si levò forte la voce di un laico che urlò: «De Gasperi era nostro, non vostro!». De Gasperi era cattolico e democristiano, ma non clericale. Forse perché austriaco, sapeva che cos'era lo Stato, e sapeva distinguerlo da quello Pontificio. Tant'è che, per aver rifiutato un'alleanza con i fascisti sponsorizzata dal Vaticano per il Comune di Roma, si vide annullare un'udienza dal Papa per i suoi 50 anni di nozze, e morì con quell'amarezza. «Quando andava in chiesa con Andreotti - è Montanelli che scrive - De Gasperi parlava con Dio, Andreotti col prete». Lo stesso si potrebbe dire di Beniamino Andreatta, spirato l'altro giorno dopo un lungo sonno 2599 giorni: anche lui cattolico e democristianissimo, preferiva i laici risorgimentali come Paolo Sylos Labini a certi cattoclericali. E sapeva diventare quasi anticlericale quando il Vaticano invocava indecenti immunità per i traffici dello Ior di Marcinkus e mercanteggiava indulgenze per i vari Gelli, Calvi e Sindona. Il senso dello Stato, il rigore, la questione morale, l'etica della responsabilità, la laicità contro tutti i loro nemici: il familismo amorale e il clericalismo assistenziale di una certa Dc («ciascuno attinge alla sapienza e cerca di tradurla in azione, senza la sacrilega convinzione di coinvolgere Dio nelle sue scelte»), la «voglia di egemonia» del comunismo, la volgare protervia del craxismo («nazional-socialismo») con i suoi epigoni più pittoreschi (quel Rino Formica meravigliosamente ribattezzato «commercialista di Bari»), naturalmente il berlusconismo («deriva plebiscitaria e bonapartista», «paccottiglia», «parodia di destra gaglioffa» verso cui «ho una pregiudiziale morale»). Lo stesso si può dire di Oscar Luigi Scalfaro, che avendo collaborato a scrivere la Costituzione la conosce e la difende dalle controriforme delle varie Bicamerali e baite del Cadore, ma pure dagli attentati di un episcopato che ieri s'è posto per la prima volta al di fuori del Concordato e dalla Costituzione, invocando un'impossibile obbedienza dai parlamentari cattolici intorno alla discriminazione delle coppie omosessuali. Se i vescovi, infatti, pretendono di bloccare la parificazione dei diritti fra le unioni di fatto eterosessuali e omosessuali in nome della «differenza sessuale», l'articolo 3 della Costituzione sancisce l'eguaglianza di «tutti i cittadini davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali» e indica tra i compiti della Repubblica quello di «rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana». È su questa Costituzione che giurano i ministri e i parlamentari, non su un'altra. I democristiani migliori l'han sempre saputo e ne han sempre tenuto conto. Ma oggi, a parte qualche ottuagenario, di quella tradizione non si rinviene più traccia. Bisogna andare all'estero. Nella cattolicissima Spagna, per esempio, dove non Zapatero, ma il democristianissimo Aznar varò non i pallidi Dico, ma i Pacs, respingendo al mittente le timide resistenze dell'episcopato. Oppure nella Germania della turbodemocristiana Angela Merkel che l'altro giorno ha spiegato al Papa, rispettosa ma ferma, la sua posizione sulle radici cristiane d'Europa: «Capisco, anch'io penso che l'Europa derivi dall'eredità giudaico-cristiana, ma esistono anche altre tradizioni secolari, secondo le quali nei documenti ufficiali degli Stati non ci possono essere riferimenti alla fede. E noi dobbiamo tener conto di tutte le diverse visioni politiche». È troppo pretendere che qualcuno, nel nostro paese che di partiti democristiani ne ha una dozzina, senza contare le orde di ateoclericaldivorziati in coda per il Family Day con amante al seguito, parli e faccia come Aznar, la Merkel, Andreatta, Scalfaro? Cos'abbiamo fatto di male per chiedere, nel 2007, di poter morire almeno democristiani? Marco Travaglio Fonte: www.unita.it
__________________
"A pessimist is someone who is waiting for it to rain. But I'm already soaked to the skin." L. Cohen. |
|
|
|
|
| Strumenti | |
|
|
Tutti gli orari sono GMT +1. Ora sono le: 19:01.




















