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Guerra del gas: Gas, mercato e politica
Venerdì, 13 gennaio Appunti La diplomazia energetica del Cremlino e gli interessi di Putin si intrecciano nella vicenda della Gazprom e delle forniture di gas all'Ucraina. Un articolo di Nicola Melloni sui retroscena della crisi di queste settimane. La Gazprom, il colosso energetico russo, nell'ultimo mese ha occupato le prime pagine di tutte le testate mondiali: prima ha assunto nel suo entourage l'ex cancelliere Schroeder, poi ha minacciato di tagliare il gas all'Ucraina, spaventando l'intera Europa, che dal gas russo dipende. Se ne sono lette di cotte e di crude: i Russi vogliono congelare l'Ucraina, siamo di nuovo al 1973 con la Russia nel ruolo dell'Opec, i Russi son sempre i soliti comunisti e confondono affari e politica. A questa accusa diamo atto a Berlusconi di non essersi unito: non tanto per non fare un dispetto al suo amico Putin, quanto piuttosto per non sentirsi poi dare a sua volta del comunista! Ma andiamo con ordine, cerchiamo di capire cosa sta succedendo oltre cortina, e non solo. Quanto costa il Gas? La Gazprom e' un ex-ministero sovietico trasformato in impresa privata, e gia' questo e' un bel colpo. La maggioranza e' detenuta dallo Stato, che la controlla con metodi, appunto, ministeriali: il presidente e' un amico di Putin, il direttore generale addirittura un vice-premier. Non dimentichiamoci che la Russia ha le piu' grandi riserve ed e' la piu' grande esportatrice di gas, appunto. Un bene nazionale, insomma. In cui pero', da poco, anche gli stranieri possono investire, tanto che il 49% delle azioni viene messo in Borsa. Un affarone, sembra. Pochi rischi e tanti profitti. Ma, lamentano gli auditors internazionali, ci sono tante cose da mettere a posto, in primis le tariffe: i consumatori russi pagano un prezzo di favore rispetto agli standard internazionali, e questo riempie di sdegno i nostri buoni liberali. Anzi: una delle condizioni per l'accesso della Russia al WTO e' che non ci siano discriminazioni di prezzo tra mercato estero ed interno. Poco importa che i salari russi siano un decimo (nella migliore delle ipotesi) di quelli europei. Avanti. Oltre i russi, pero', sono in tanti a pagare il gas meno del prezzo effettivo: ad esempio la Polonia, in nome, pensate un po', di una ormai datata solidarieta' socialista. Ad esempio l'Ucraina, forse perche' una volta l'Ucraina neppure esisteva, e si era tutti allegramente insieme nell'Unione Sovietica. Ora pero' l'Urss non c'e' piu' e nemmeno il socialismo, sempre che ci sia mai stato, ma l'Ucraina continua a pagare un quarto del prezzo internazionale. A Kiev, i cittadini pagano addirittura una bolletta piu' bassa che a Mosca. Che fare, dunque? I russi pensano bene di far pagare all'Ucraina quello che paghiamo noi. In fondo, non sono piu' nello stesso stato, non sono neppure un paese fratello ed ormai neppure un alleato. Perche' fare sconti, dunque? Apriti cielo! Serrata di scudi in Occidente: Putin vuol lasciare al freddo l'Ucraina proprio a Gennaio! I russi puniscono l'Ucraina per la rivoluzione arancione! Certo, non e' del tutto falso: probabilmente, se l'Ucraina non cercasse di avviare le pratiche per entrare nella Nato, il gas lo comprerebbe ancora a prezzo ribassato. Risulta pero' sgradevole la furia occidentale su Mosca: prima si chiede ai russi di pagare prezzo intero per il gas che e' loro, poi pero' si dice che agli altri bisogna fare sconti. Un'idea di mercato un po' bizzarra. Per giustificarla si raccontano anche un po' di sane balle, tanto nessuno la legge poi, la verita'. Per esempio: ma perche' allora i Baltici e la Bielorussia continuano a pagare meno? Ci si fosse informati prima di scrivere queste cose, ci si sarebbe accorti che le tre Repubbliche Baltiche pagano si un prezzo minore, ma hanno gia' siglato accordi per portare le tariffe su livelli internazionali entro 2 anni. La Bielorussia, da parte sua, ha ceduto la gestione delle pipe-lines direttamente alla Gazprom in cambio del prezzo di favore. Cosa che l'Ucraina si e' rifiutata di fare. I conti in sospeso della Rivoluzione Arancione Ucraina che comincia a fare ora i conti con la Rivoluzione Arancione. Avevamo scritto su Carta un anno fa che i conti non erano ancora chiusi e che la vittoria di Viktor Yuschenko avrebbe destabilizzato il paese, invece di migliorarne le condizioni di vita. Non era un pensiero di grande successo allora: i media celebravano la vittoria della democrazia, L'Ucraina entrava finalmente nel consesso civile con 15 anni di ritardo. Si vede ora come vanno le cose. La pasionaria (mai termine fu peggio usato) della liberta' Yulia Timoshenko e' stata destituita da diversi mesi per la sua vicinanza con loschi affari. Cose gia' dette un anno fa: una cricca di potere stava subentrando ad un'altra, a pagare sarebbero stati sempre i cittadini. Ora il governo di Kiev non vuole pagare il gas, un po' come la Lituania nel 1991: si proclamo' indipendente dall'Urss ed il giorno dopo a Mosca chiusero i rubinetti del petrolio. Scandalo internazionale. Ma le scelte politiche van fatte fino in fondo. Giustamente l'Ucraina persegue le sue alleanze, altrettanto giustamente non puo' pensare di farsi sovvenzionare dalla Russia mentre tenta di portare i soldati americani ai suoi confini. Politica, affari, o tutti e due? L'accusa occidentale che la Gazprom fa politica e non affari sembra invece un po' patetica: e' sicuramente vero. Ma da che pulpito arriva tale accusa! Forse a Washington si sono dimenticati che la United Fruit organizzo' un golpe in Guatemala e le sette sorelle fecero lo stesso in Iran. Forse, per stare piu' vicini al presente basterebbe pensare alla guerra in Iraq. O forse, invece, in quei casi era lecito fare politica perche' la si faceva per conto dello zio Sam. La bufera mediatica si e' scatenata anche su Schroeder, che ha pensato bene di vendere i suoi servigi ai miglior offerenti (i russi, appunto), giusto dopo aver in fretta e furia firmato un accordo per un gasdotto sottomarino che scavalca l'Ucraina (ma guarda un po'!). Evidentemente l'etica (che manca) e' solo un dovere per i tedeschi. Che Cheaney sia passato dalla Casa Bianca alla Halliburton con biglietto di ritorno per Washington non scandalizza nessuno. Per non parlare del resto della cricca di petrolieri, dalla Rice in giu', che compongono l'amministrazione americana. Certo, fa torcere le budella vedere un supposto difensore dei lavoratori vendersi per il classico piatto di lenticchie (beh, qualcosa di piu'). Ma che Schroeder non difendesse piu' i lavoratori tedeschi lo sapevamo gia' prima, anzi, e' proprio il motivo per cui ha perso le elezioni. Non e' nemmeno bello vedere un azienda-stato (e a Mosca si mormora che proprio da li' Putin continuera' ad esercitare il suo ruolo di zar) che strangola popolazioni vicine, impone i prezzi e minaccia il Grande Freddo. Sembra noioso doverlo sempre ripetere, ma questo e' il capitalismo. Nicola Melloni 11 gennaio 2006 da Carta.org (canisciolti.info)
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Anche nell'emergenza del gas spunta il conflitto di interessi di Berlusconi
Giovedì, 26 gennaio "L' Italia è al freddo: l''amico' Putin infatti non ha avuto molto riguardo per la presunta 'amicizia' con Silvio Berlusconi è ha tagliato le forniture di gas al nostro Paese". E' quanto sottolineano in un comunicato congiunto Antonio Di Pietro, leader di Italia dei Valori e Giuseppe Vatinno, Responsabile Dipartimento Energia ed Ambiente di IDV. "L'ennesima conferma che la politica delle 'pacche sulle spalle', non porta da nessuna parte. Ma forse è utile ricordare che il Premier è riuscito ad aumentare la sua collezione di conflitti di interesse anche nel settore dell'Energia - precisano Di Pietro e Vatinno - infatti, solo qualche mese fa, la Gazprom, il colosso russo del gas, stava facendo una società mista con Bruno Mentasti, imprenditore italiano molto vicino a Berlusconi, per la diffusione diretta del metano in Italia". "E' perciò possibile che gli attuali 'tagli' del gas, che ci stanno lasciando al freddo - concludono Di Pietro e Vatinno - siano una sorta di punizione per il nostro Paese che ha fermato l'ennesimo affare poco trasparente. Parafrasando i suoi famosi slogan elettorali si potrebbe quindi dire: 'Berlusconi, più freddo per tutti'". (canisciolti.info)
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Gazprom: Il monopolista russo del gas contro la liberalizzazione del mercato Ue
Venerdì, 09 giugno Le liberalizzazioni volute dall'Unione europea nel settore del gas "minacciano la stabilita' del mercato europeo e rischiano di mettere a repentaglio gli approvvigionamenti di gas" in Europa. E' quanto afferma il vicepresidente di Gazprom, Alexander Medvedev, intervistato dal periodico Wgc News. Medvedev porta come esempio pratico di quanto sostiene il gasdotto Tag che porta il gas dalla Russia all'Italia attraverso l'Austria. Per il numero due del colosso russo, il Tag "e' un esempio di come l'Ue possa, con il suo intervento, causare distorsioni al mercato": sono state assegnate singole tratte della pipeline a 149 imprese provenienti da 10 paesi fino al 2038. Ma di tutte queste compagnie assegnatarie, continua Medvedev, "solo una manciata dispone di risorse disponibili di gas". Le altre "non possono contare neanche su accordi per l'acquisto di gas". Ecco perche', rivela Medvedev, molte delle imprese che hanno ottenuto una quota della portata del gasdotto "si sono gia' rivolte a Gazprom e ad altri fornitori di gas offrendo di rivendere le loro quote con notevoli ricarichi rispetto al prezzo che hanno pagato per l'accesso". Insomma, per Gazprom il Tag tra Italia e Russia dimostra che in Europa c'e' stata solo una adozione a livello formale delle direttive Ue sul gas. Una situazione di questo tipo, conclude Medvedev, "non comporta nessun beneficio per i consumatori mentre a noi e' stato detto che la liberalizzazione del mercato europeo del gas doveva servire proprio a questo". ---------------------------------------------------------------- La russa Gazprom pronta a entrare nel mercato italiano dell'energia Domenica, 11 giugno Il ministro delle Finanze russo Alexei Kudrin ha detto oggi di non vedere ostacoli a crescenti investimenti della Russia nel mercato dell'energia italiano, in cui il colosso dell'energia Gazprom sta cercando di conquistare una presenza maggiore. "Non ci sono grosse barriere. Le società russe investiranno in Italia e le società italiane investiranno in Russia", ha detto Kudrin, rispondendo a una domanda sul possibile oggetto dei colloqui che terrà in Italia con il ministro dell'Economia Tommaso Padoa Schioppa. A Kudrin è stato chiesto se l'incontro sarà focalizzato sul tentativo della Russia di incrementare l'accesso di Gazprom al mercato italiano e contemporaneamente dare all'italiana Eni la possibilità di aumentare gli investimenti nei giacimenti di petrolio russi. Negoziazioni sono in corso da mesi fra la Russia e l'Italia sull'ipotesi di dare a Gazprom la possibilità di distribuire direttamente gas ai consumatori italiani. Kudrin ha citato molti esempi di "collaborazione" tra imprese dei due paesi e ha poi ricordato i casi della Merloni e di Severstal. Ha quindi sottolineato che esistono già accordi di reciprocità negli investimenti. -------------------------------------------------------------- La russa Gazprom costruisce grattacielo da 600 milioni di dollari Mercoledì, 14 giugno Un imponente, moderno e costoso grattacielo, nel cuore dell'antica capitale, per il colosso del gas russo. Gazprom spendera' 600 milioni di dollari per realizzare la nuova sede a San Pietroburgo e scegliera' il progetto tra quelli presentati da sette architetti di fama internazionale. "Sara' un super-progetto. Sara' un capolavoro", ha dichiarato orgogliosamente il sindaco della citta', Valentina Matviyenko. Gli investimenti della societa' energetica - ha aggiunto il primo cittadino - potrebbero essere superiori ai 600 milioni di dollari indicati dall'amministratore delegato di Gazprom, Alexei Miller, per la costruzione dell'edificio, che sara' pronto entro il 2010. Il progetto, uno dei piu' ambiziosi della moderna Russia, si scontra con le richieste di contenimento delle spese avanzate dalla minoranza degli azionisti di Gazprom: ma Miller ha respinto le critiche, sostenendo che la societa' sta crescendo e ha bisogno di nuovi spazi di lavoro. "Un ufficio per una societa' - ha sottolineato Miller - e' sempre un investimento nel core asset". --------------------------------------------------------------- Gas: L'Italia rischia un'altra emergenza energetica Mercoledì, 14 giugno Questo inverno l'Italia rischia una nuova emergenza gas e anche sul fronte delle reti elettriche il Paese e' ''in condizioni di vulnerabilita'''. L'allarme arriva dall'Assolettrica l'associazione di Confindustria che raggruppa gli operatori del settore. E, la stessa vicepresidente degli industriali Emma Marcegaglia, sottolinea che ''Il prossimo inverno sara' un inverno di emergenza gas''. L'allerta e' stata data oggi nel corso dell'assemblea di Assoelettrica dal presidente Enzo Gatta che ha sollecitato investimenti nelle infrastrutture e una diversificazione del mix delle fonti per scongiurare nuove crisi. -''Vado a Mosca il 20 e da quel momento in poi forse avro' qualche idea piu' chiara di quella che ho oggi, ma non c'e' nulla di particolarmente caldo o impellente''. Lo ha detto Paolo Scaroni, a.d. di Eni , conversando con i giornalisti a margine dell'assemblea Unindustria di Venezia a proposito delle trattative in corso con la russa Gazprom. ''Nessuna novita' neppure sul fronte Venezuela - ha precisato Scaroni -. Sull'Iraq le novita' sono tutte sul fronte della politica e non certo sul fronte nostro. Ho detto la settimana scorsa che, nella misura in cui la pacificazione di certe zone dell'Iraq dovesse procedere come sta procedendo, allora in quel momento l'Iraq rimane un paese interessante per noi, come tutti i paesi che hanno grandi riserve di petrolio e da questo punto di vista l'Iraq e' senz'altro uno dei paesi piu' interessanti che ci sono al mondo''. ------------------------------------------------------------- Scaroni, Eni: Italia ha problemi strutturali nel settore del gas Giovedì, 15 giugno Il settore del gas nel nostro Paese presenta numerosi problemi strutturali ma anche di breve periodo ed e' giusto che il ministro per lo Sviluppo Economico, Pierluigi Bersani, si voglia prendere i suoi tempi per maturare le decisioni da assumere. Questo il parere dell'amministratore delegato dell'Eni, Paolo Scaroni. Rispondendo ai giornalisti che, durante l'assemblea dell'Unione petrolifera chiedevano un commento al pacchetto Bersani sull'energia, ed in particolare per il settore del gas, Scaroni ha ribadito la complessita' dei problemi sul tavolo. "Io credo che sul gas il ministro voglia farsi una sua idea, anche perche' e' un settore non solo strategico, ma in cui i problemi, per quanto riguarda gli approvvigionamenti nel nostro Paese, sono lungi dall'essere risolti. Ci sono problemi a breve, brevissimo termine, l'inverno prossimo; e dei problemi strategici: da dove verra' il gas tra dieci anni visto che i consumi continuano a crescere in tutto il mondo. Io credo che il ministro - ha concluso Scaroni - giustamente si voglia prendere il tempo per maturare le sue riflessioni". (canisciolti.info)
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La russa Gazprom parteciperà alla costruzione del gasdotto Iran-India
Venerdì, 16 giugno Il gigante russo Gazprom e' pronto a partecipare al progetto di costruzione del gasdotto che andra' dall'Iran all'India passando per il Pakistan. Lo ha dichiarato il presidente russo, Vladimir Putin, al margine dell'incontro della Shanghai Cooperation Organization. "Pensiamo che sia completamente realizzabile...L'Iran lo vuole, il Pakistan lo vuole, l'India lo vuole. Gazprom e' pronta a dare il suo appoggio". Il progetto, che prevede la realizzazione di un gasdotto di circa 2.600 chilometri per fornire l'India di gas, ha incontrato l'opposizione degli Stati Uniti. Putin ha dichiarato inoltre che Mosca spera di creare una joint venture con Teheran sull'esplorazione delle riserve di gas naturale in Russia e in Iran. (canisciolti.info)
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GAS, NASCE L'ASSE RUSSO-ALGERINO
(AGI) - Roma, 5 ago. - Nasce 'l'Opec del gas', in virtu' dell'accordo tra Russia e Algeria, due dei maggiori fornitori del Vecchio continente. Il tandem composto dal monopolio statale Gazprom e dal numero uno dell'industria petrolifera russa Lukoil - spiega Il Sole-24 Ore - ha firmato a Mosca un accordo con la societa' statale algerina Sonatrach che prevede la realizzazione congiunta di alcuni progetti globali nei comparti del gas e del petrolio. Previsti scambi di asset, nuovi investimenti e un aumento della produzione. Lo scenario dipinto dal quotidiano economico e' quello che vede l'Italia costretta a trattare con un nuovo monopolio: i due Paesi infatti forniscono circa il 70% del fabbisogno di metano. Per questo il governo e' al lavoro per le contromosse. Il ministro per lo Sviluppo sociale Pierluigi Bersani ha varato due decreti che prevedono il riempimento fino a capienza massima degli stoccaggi, massimizzazione delle importazioni e trasformazione in obbligo della prassi di stipulare contratti con clienti industriali interrompibili. Secondo Repubblica, l'asse russo-algerino rilancia l'urgenza italiana dei rigassificatori per diversificare l'approvigionamento. (L'Espresso)
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L’accordo sul gas fa tremare l’Europa
l’inquietante risiko dell’energia
L’accordo sul gas fa tremare l’Europa Con l’alleanza russo-algerina tra Gazprom e Sonatrach l’Italia dovrà trattare con un nuovo monopolio Ormai lo si sapeva da tempo. A decidere i destini del mondo, più delle guerre e delle alleanze politiche è il business, specie se riguarda intese strategiche tra produttori di energia. L’ultima operazione, siglata appena due giorni fa, interessa da vicino non solo il nostro Paese ma tutta l’Europa nel suo complesso. L’alleanza tra le russe Gazprom e Lukoil e l’algerina Sonatrach, infatti, apre nuovi scenari nel risiko dell’energia rispetto ai quali non c’è da dormire sonni tranquilli. Basta un numero, infatti, per rendersi conto della gravità del problema: Russia e Algeria forniscono circa il 70% (210 miliardi di metri cubi all’anno) del fabbisogno italiano di gas. Il rischio della nascita di un “Opec del gas” è ormai dietro l’angolo. L’accordo «è molto preoccupante e delinea un cartello, una Opec del gas in grado di condizionare il mercato mondiale». Non usa mezzi termini Massimo Polledri, senatore della Lega Nord e componente della Commissione bilancio, che invita il governo a «ripensare la decisione di separazione tra Eni e Snam Rete Gas». Per spiegarsi meglio Polledri ricorre a una colorita metafora: «Proseguire nella politica dei tetti imponendo alla società del cane a sei zampe di scendere in Snam, vorrebbe dire consegnare le chiavi della casa di Cappuccetto Rosso direttamente al lupo, facendo il gioco di Russia e Algeria». Che fare, dunque, a questo punto? «È necessario irrobustire e non indebolire il competitor nazionale». Di diverso avviso è il professor Davide Tabarelli, esperto di energia dell’Università di Bologna, che non ritiene vi possano essere conseguenze nefaste dall'accordo fra Gazprom e Sonatrach: «Vedo conseguenze non più drammatiche di quelle già vissute negli ultimi mesi: i prezzi del gas saranno più cari, ma non è negativo visto che i consumi non diminuiscono e continuiamo a considerare il gas come il prodotto migliore per fare elettricità. Prepariamoci a comprarlo a qualche centesimo in più». Chissà quanto saranno contenti i consumatori, perennemente tartassati a causa dell’impennata continua del petrolio e ora in ansia per i possibili nuovi rincari anche del gas. Nonostante le rassicurazioni di alcuni esperti la sinistra al Governo è abbastanza preoccupata. L’intesa sul gas tra Gazprom e Sonatrach «chiude l’Italia e l’Europa in una tenaglia che rischia di essere pericolosa soprattutto per il nostro Paese, particolarmente fragile a causa della sua elevata dipendenza da fonti energetiche estere». Lo afferma Umberto Carpi, consigliere per le questioni petrolifere del ministro dello Sviluppo Economico Pierluigi Bersani. «C'è la necessità di una politica europea comune per rompere l'accerchiamento di Russia e Algeria. Bene ha fatto il ministro Bersani a scrivere a Bruxelles per sollevare la questione, e trovo singolare che il commissario europeo per l’Energia, Andris Piebalgs, non abbia ancora detto nulla», osserva Carpi. «È un problema che non richiede particolari meditazioni: serve una presa di posizione europea. Sul fronte interno, invito le Authority a usare grande prudenza nel calibrare le politiche di regolamentazione perchè nel mercato internazionale esistono squilibri nei livelli i liberalizzazione». Ma l’Europa resterà davvero a guardare? A quanto pare è da escludere che ciò avvenga: «Studieremo e valuteremo tutte le implicazioni dell’accordo», ha detto il portavoce dell’esecutivo Ue, Mark Gray, riferendosi all’intesa siglata a Mosca tra le due società energetiche che rappresentano i maggiori fornitori sia dell’Italia che dell’Ue. Interpellato sulla lettera che il ministro per lo Sviluppo Pierluigi Bersani intende inviare al commissario europeo per l’Energia Andris Pielbalgs per chiedere un intervento dell’Ue sulla delicata questione della dipendenza energetica dei paesi membri, il portavoce si è limitato ad osservare che la missiva non è stata ancora recapitata a Bruxelles. L’accordo russo-algerino secondo il premier Prodi è «la dimostrazione di quanto sia urgente raggiungere l’indipendenza energetica e lavorare per elaborare una politica unica europea nel settore». L’Italia non ci sta a finire nell’angolino, per questo rivendica un’azione comune dell’Europa. Non sarebbe male, però, se la maggioranza che governa il Paese pensasse, con maggiore convinzione, ad elaborare una politica energetica in grado di limitare la dipendenza da Russia, Algeria e Libia. Sempre che, accantonato con sdegno il nucleare, le cosiddette energie rinnovabili siano sufficienti allo scopo. Or.Sa. [Data pubblicazione: 06/08/2006] (La Padania)
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