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Khamenei,Ahmadinejad e e il pessimismo degli iraniani
31 Luglio 2006
IRAN L’arroganza dei mullah e il pessimismo degli iraniani di Darius Mirzai Per gli ayatollah l’Iran è il paese “più potente e più zelante”, al centro del dibattito internazionale politico e religioso. Ma nel paese, sempre più isolato, cresce la paura della guerra, mentre l’economia e le libertà soffocano. Teheran (AsiaNews) – La crescente tensione in Medio oriente; le accuse di sostenere gli Hezbollah; l’attenzione della comunità internazionale sull’Iran generano un misto di orgoglio nel governo e paura nella popolazione, di vanagloria fra i mullah e pessimismo fra la gente comune. Mentre continuano le minacce di sanzioni Onu per fermare l’escalation nucleare, la radio statale, ordinario portavoce del regime, ha già annunciato che l’Iran non accetterà le domande e le proposte della comunità internazionale sul nucleare. Venerdì scorso 28 luglio, alla preghiera maggiore della Repubblica islamica a Teheran, l’ayatollah Ahmad Khatami ha dichiarato con solennità: “Il genere umano deve cominciare a pensare a delle nuove Nazioni Unite, perché l’organizzazione attuale è morta e non produce niente”. Sul piano politico, rimane nervosismo e paura: alla retorica sul nucleare si sono aggiunte le regolari proclamazioni d’innocenza sul sostegno agli Hezbollah; un sostegno di natura solo “spirituale, morale, diplomatica” e non militare o finanziario. La gente non si rallegra dalle “vittorie” della milizia sciita sull’esercito sionista, perchè teme l’estensione della guerra fino all’Iran. L’importanza di Teheran nello scacchiere regionale e internazionale, dal punto di vista politico e religioso, fa stravedere. Il 29 luglio scorso, l’hojjatoleslam Gholam-Hossein Mohseni-Ejeie, Ministro dell’Informazione [in altre parole, i Servizi Segreti – ndr], ha dichiarato: “L’Iran è giunto oggi allo zenit della potenza e della maestà, all’interno come all’estero, nonostante gli sforzi dei nemici di mantenerlo in una posizione di arretratezza”. Il discorso continua con accresciuta retorica: “L’Iran islamico è adesso in un’alta posizione e irradia nel mondo, incluso il mondo islamico. L’Iran è la nazione più potente e la più zelante sulla terra.” Ad un osservatore esterno, tutta questa propaganda sembra cieca arroganza. L’economia del Paese va infatti molto male: commercio o traffico sono ancora vivi, ma vi sono pochissimi investimenti; per comprare benzina (in un paese che produce petrolio) il governo ha deciso di vendere una parte della riserva statale di valute straniere; intanto crescono disoccupazione e povertà e con esse l’incertezza. Per proteggersi, il potere iraniano sta isolando il Paese, mettendolo fuori dal mondo globale. I cambiamenti che l’occidente temeva e aspettava subito dopo l’elezione d’Ahmadinejad, avvengono adesso, a un anno di distanza. All’interno del Paese la censura si è rafforzata: poco a poco, Ahmadinejad ha permesso l’infiltrazione di idee o persone “rivoluzionarie” nelle forze dell’ordine statali, dalla polizia stradale ai pompieri. “Modesty patrols” per controllare abbigliamento e trucco delle donne; lotta contro l’immoralità (in pratica, contro l’uso di internet o della tv satellitare); repressione verso tutti i dissidenti – sindacalisti, intellettuali, giornalisti, ecc. I dissidenti in prigione sono pochi, ma la maggioranza, come il premio Nobel Shirin Ebadi, vive in libertà condizionata. Le organizzazioni per i diritti umani e la comunità internazionale sono quasi impotenti nel tentativo di proteggere queste persone “libere”, sempre minacciate d’arresto arbitrario. A Teheran, i giovani ridono dopo l’annuncio del divieto di usare la parola “pizza” (sostituita da una parola in farsi che si traduce con “pasta estensibile”) o “mobile phone” (“telefono compagno”), o elicottero (“ali giranti”). Già l’imperatore Reza Pahlavi (1925-1941) aveva ordinato all’Accademia Persiana di creare un lessico farsi per sradicare le parole in arabo. Ahmadinejad prende invece di mira le parole dalle lingue indo-europee e “imperialiste” come l’inglese o il francese. Per l’Iran dei mullah – non quello della gente comune – la lingua araba è idealmente e simbolicamente una lingua madre. Ma il farsi è, e sarà sempre, una lingua indo-europea. L’Iran non può essere trasformato in un’isola: esso si trova sulle vie commerciali tra l’India e l’Europa, un paese dove regnano la paura, il pessimismo e anche tanta vanagloria.
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The World Is My Parish John Wesley|NO Nazist Noglobal Communist Laicist Satanic Legalizations against life and alliances with their defenders..EVIL WILL NEVER BE GOOD! |
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"telefono compagno" o "compagno telefono" ?
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Utente gran figlio di Jobs ed in via di ubuntizzazione Lippi, perchè non hai convocato loro ? |
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