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#21 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Oct 2000
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#22 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Mar 2001
Messaggi: 2202
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frse non hanno nemmeno torto....
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IN ANUBIS WE TRUST
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#23 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Oct 2000
Città: UK
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#24 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Jun 2001
Città: Montebelluna (TV)
Messaggi: 1045
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Le prime leggi a riguardo risalgono al periodo fascista, la prima normativa è un regio decreto del 07/03/1924 per la difesa dei vini tipici. Poi ci sono state altre normative, che si sono susseguite nel corso degli anni. Comunque il discorso è molto complesso, e le normative nazionali impongono severi regolamenti in merito alla legislazione vitivinicola. Ad esempio, i vitigni coltivabili sono decisi a livello provinciale, e si dividono in raccomandati, autorizzati o temporaneamente autorizzati. Facciamo un esempio: in provincia di Treviso un'azienda può piantare un vigneto di Cabernet, ma non può farlo col Sangiovese. E questi non sono regolamenti comunitari, ma nazionali. Anzi, provinciali. Poi la questione dei regolamenti non riguarda solo il vino, ma più in generale tutte le bevande alcoliche. Il regolamento comunitario a riguardo è il 1576/89, col quale si stabiliscono non solo i nomi, ma anche le definizioni delle varie bevande alcoliche. Ad esempio, la Francia tutela il Cognac, la Grezia l'Ouzo, l'Italia la Grappa. Ogni Stato a diritto a tutelare le proprie produzioni, e cerca di farlo nel modo che ritiene più opportuno. Facciamo un altro esempio, la birra: la prima legge sulla birra in Germania risale al 1516. A tutela della qualità, stabiliva già allora come doveva essere una birra. Per cui, vero ci sono delle norma alquanto strampalate, ma io alla fine della storia non ci vedo molti buchi nelle normative attuali: manca l'educazione del consumatore, la cultura di ciò che acquista. In Germania ho visto delle bottiglie gialle con la scritta "Prosecco" e nulla più, cosa che in Italia non sarebbe permessa dal consorzio del Prosecco, anche perchè il vero Prosecco ha una DOC. Cosa vuol dire DOC? Che per produrlo ci vogliono normative e metodi precisi, essendo certificati dalla deniminazione. Che poi il 95% delle persone non sappia cosa vuol dire, quello è un altro problema. Però, se non sai, allora i vari mercanti ci vanno a nozze. E ti inchiappettano. |
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#25 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Oct 2000
Città: UK
Messaggi: 7458
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#26 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Jun 2001
Città: Montebelluna (TV)
Messaggi: 1045
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Quote:
Il 1493/99 stabilisce per filo e per segno quali vini possono essere addizionati di zucchero, in quali zone, per quale dosaggio, i titoli alcolometrici minimi delle uve e del vino, quali tipologie di vite si possono vinificare e quali no, la definizione stessa di vino, etc.. Per esempio, la 1576/89 specifica chiaramente che si può chiamare grappa solo l'acquavite di vinaccia prodotta in Italia con vinacce italiane. Tutto quelle che è acquavite di vinaccia ma non è fatto in Italia con prodotto italiano non si può chiamare grappa. Stessa cosa per quanto riguarda il Cognac. Oppure l'Ouzo. Poi l'obbligo di conferimento delle vinacce in distilleria è venuto con la CEE, prima non c'era, e i produttori avevano le mani libere per produrre porcherie. Questo è a tutela del consumatore, solo che se i regolamenti non si conoscono non si può neppure pretendere di sapere cosa si compra. I regolamenti europei non sono fatti male, solo che sono interpretati male. Soprattutto, il mercato approfitta dell'ignoranza in materia delle persone per specularci sopra. Perchè se io conosco le denominazione d'origine, allora so cosa vado a comprare. I vini DOCG in Italia hanno pure l'obbligo di essere sottoposti ad analisi chimiche ed organolettiche, sia durante la produzione sia subito prima della messa in commercio del prodotto. Ma se io non so cosa vuol dire DOCG, e che ci sono obblighi per l'etichettatura ( non solo le scritte sull'etichetta, ma pure la fascietta rosa sul collo della bottiglia ) e per la messa in commercio del prodotto, allora non posso accusare nessuno se mi imbrogliano. Se al contrario sono al corrente delle norme, allora posso anche scoprire le frodi. Sono d'accordo che la UE abbia regolamenti a volte un pò astrusi, d'altra parte nascono con la volontà di accontentare tanti Paesi diversi che hanno molti usi e costumi diversi, e molte tradizioni radicate nei secoli. Ognuno vuole tutelarle, ed è giusto che sia così in quanto patrimonio, alla fin fine, comune. Negli Stati Uniti queste normative complesse non ci sono, e la gente può anche essere abbindolata più facilmente. Ci sono meno tutele dei marchi e dei prodotti. D'altra parte, è anche comprensibile che queste norme così complesse creino molta confusione, il consumatore medio non si può certo preoccupare della differenza tra un Armagnac, un Basarmagnac, un Cognac, o un brandy italiano o spagnolo. Ci vorrebbe maggiore educazione, di questo ci si preoccupa davvero molto poco. Troppo poco. Si fa una tutela sul prodotto senza preoccuparsi che la gente riesca a capirlo. Purtroppo. |
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#27 |
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Senior Member
Iscritto dal: Aug 2004
Messaggi: 689
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Ma poi chi compra i vini barricati pensa veramente che siano pregiati solo per questo? Pensare che una volta era considerato un difetto...d'altronde un vino che sa di legno non è proprio il massimo, ma ormai la moda è questa...
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Attenzione: il messaggio potrebbe essere ironico... "L’uso della libertà minaccia da tutte le parti i poteri tradizionali, le autorità costituite...Il popolo è minorenne. La città è malata. Ad altri spetta il compito di curare e di educare. A noi il dovere di reprimere. La repressione è il nostro vaccino! Repressione è civiltà!” |
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