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#101 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Dec 2003
Città: Trento, Pisa... ultimamente il mio studio...
Messaggi: 4389
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Quote:
che figata! Anch'io (in compenso a lab di chimica fisica I ci hanno fatto giochicchiare con un calorimetro differenziale a scansione... roba da 100000 €!)
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"Expedit esse deos, et, ut expedit, esse putemus" (Ovidio) Il mio "TESSORO": SuperMicro 733TQ, SuperMicro X8DAI I5520, 2x Xeon Quad E5620 Westmere, 12x Kingston 4GB DDR3 1333MHz, 4x WD 1Tb 32MB 7.2krpm
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#102 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Jul 2002
Città: Reggio Calabria -> London
Messaggi: 12112
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Quote:
fiko! quello di fisica 3 imho è stato l'unico laboratorio ke abbiamo fatto degno di essere chiamato tale..... laser giganti...medi... piccoli... ci hanno perfino fatto montare un diodo laser e poi ovviamente le onnipresenti fibre ottike da abbinare a quest'ultimo
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#103 | |
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Bannato
Iscritto dal: Jun 2005
Città: Milano
Messaggi: 146
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Quote:
Postulato individualista e opinabile. Credere è un atto di fede, perchè si crede in ciò che non si vede. L'ateo, e io lo sono, è a volte agnostico, e io lo sono. Mentre agnostico non significa nesessarimente ateo. L'agnostico pone il ragionamento speculare davanti ad ogni ragionamento e pratica la strada della ragione possibile. L'Illuminismo è figlio agnostico, dal sostantivo "lume" cioè della luce. La Fede in genere è dogmatica e supponente per antonomasia, in quanto suppone. La Teologia è un'invenzione, un lungo ragionamento filosofico di supposizioni che sfociano in dogmi imprescindibili e dottrine consecuenziali. Perchè l'uomo sente il bisogno di credere? Perchè la solitudine del suo vivere è inspiegabile agnosticamente per cui credere è la risposta temporanea e supponente. Ma genera oscurantismo, perchè diminuisce la felicità del senso anarchico e liberatorio dell'essere nei confronti della vita. Credere obbliga a regole, fedi, dottrine, pratiche, rinunce, riti. Essere atei è la responsabilità massima su se stesso dell'individuo, conscio che Dio non esiste se non dentro di noi, per cui la comunione è superflua. L'uomo crede perchè è debole, a volte, e maggiore è la sua debolezza, maggiore è la forza della sua fede. L'apogeo della debolezza è l'apogeo del credere. Praticamente un'entropia. Infatti i maggiori credenti arrivano alla flagellazione pubblica cioè all'annientmento di se stessi, o pratiche più blande, come le penitenze, i voti. E' un lieve morire, un piccolo suicidio. L'ateo non esiste però in sostanza. Perchè in quanto agnostico non esclude il credere come atto di fede in quanto possibile pratica giusta. Agnostico significa interrogarsi in quanto schiavi del dubbio. Il dubbio produce ragionamento e di conseguenza il dubbio è intelligenza. Il dubbio produce idee. Infatti è risaputo che solo i cretini hanno certezze. I peggiori uomini della Storia erano uomini di grandi certezze dottrinali. Hitler, Stalin, Napoleone, Mussolini, coloro che lasciano dietro di loro valanghe di morti per il potere. Il girone degli imbecilli. Che ciclicamente prevalgono: la cosidetta "Prevalenza del Cretino" Cristo era intelligente: non avrebbe mai chiesto a suo padre perchè gli uomini lo stessero uccidendo se avesse avuto certezze. Cristo è stato il più grande filosofo degli ultimi 2000 anni. Poi l'uomo ne ha creato attorno le certezze: fede, chiesa, dottrina, dogmi: infatti sono state guerre, persecuzioni, roghi, inquisizioni. L'oscurantesimo appunto. Non esistono uomini totalemnte atei. Non esistono uomini totalmente credenti. Siamo tutti alla ricerca della felicità, di un attimo, di una vita, di un'eternità. Nel dubbio, desistere. Io desisto. fabio greggio |
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#104 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Dec 2003
Città: Trento, Pisa... ultimamente il mio studio...
Messaggi: 4389
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Quote:
L'agnosticismo è una forma di scetticismo teologico, che presuppone di aver accettato l'impossibilità di affermare o escludere l'esistenza di un dio (o più). Dicendo di essere ateo, invece, neghi l'esistenza di dio... e quindi contraddici l'agnosticismo. Non so, forse non ho capito che cosa volevi dire. Tralasciando la parte sull'oscurantismo (preferisco non scendere nel dettaglio, perché mi richiederebbe una lunghissima premessa filosofico - letteraria), ti propongo una terza possibilità: accettare - come faccio io - una weltanschauung Montaliana - Leopardiana (ovviamente interpretata personalmente, ma nel complesso quasi del tutto ricavata dai due grandi), ammettendo che la vita sia un seguitare una muraglia che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia (impossibilità di una conoscenza definitiva, assoluta) e che vivere significhi sbattere la testa contro il muro, provando dolore tutte le volte, cercando uno spiraglio, un varco che tanto non esiste fino al momento in cui la testa te la rompi definitivamente: ovvero la vità è una continua ricerca affannosa di conoscenza che non può andare del tutto a buon fine e che provoca dolore e soffernza. E il vivere - in questo senso - mi rende orgoglioso e non mi impedisce di essere "felice", pur con una consapevolezza di fondo piuttosto negativa. Che ne dici? P.S.: attento, in questo thread parlare di entropia può essere davvero molto, molto pericoloso
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#105 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Oct 2005
Città: Palermo
Messaggi: 2579
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Utente gran figlio di Jobs ed in via di ubuntizzazione Lippi, perchè non hai convocato loro ? |
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