OpenAI senza freni: centinaia di miliardi di dollari di ricavi, di cui oltre 20 solo nel 2025
Sam Altman ha confermato che OpenAI raggiungerà i 20 miliardi di dollari di fatturato annualizzato nel 2025, con l'obiettivo di arrivare a centinaia di miliardi entro il 2030. La società ha siglato accordi infrastrutturali per 1,4 trilioni ma nega qualsiasi richiesta di garanzie governative
di Nino Grasso pubblicata il 07 Novembre 2025, alle 10:31 nel canale WebSam Altman ha confermato le ambizioni della sua azienda con dichiarazioni che hanno attirato l'attenzione dell'intero settore tecnologico. Il CEO della società che ha sviluppato ChatGPT ha annunciato che OpenAI è pronta a chiudere il 2025 con un fatturato annualizzato superiore ai 20 miliardi di dollari, una cifra che rappresenta un salto significativo rispetto ai 13 miliardi stimati solo pochi mesi fa dalla CFO Sarah Friar. Ma l'aspetto più rilevante riguarda le proiezioni per il futuro: entro la fine del decennio, l'azienda punta a raggiungere ricavi nell'ordine delle centinaia di miliardi di dollari.

Il percorso di crescita tracciato da Altman richiede investimenti massicci. La società ha già sottoscritto accordi infrastrutturali per un valore complessivo di 1,4 trilioni di dollari, una somma che ha generato interrogativi tra investitori e analisti del settore. Come sarà possibile sostenere impegni di tale portata? La risposta del CEO è stata chiara: gli investimenti servono a costruire l'architettura necessaria per supportare un'economia futura basata sull'intelligenza artificiale. Secondo quanto riportato da CNBC, Altman ha sottolineato che i progetti di questa dimensione necessitano di tempo per essere realizzati, rendendo fondamentale avviare subito la fase operativa.
Le dichiarazioni della CFO Sarah Friar hanno sollevato un polverone nelle scorse settimane. Durante un evento, la dirigente aveva fatto riferimento a un possibile "backstop" (una forma di garanzia per la protezione finanaziaria) federale per supportare gli investimenti in chip e infrastrutture. Le parole hanno attirato le critiche dell'amministrazione Trump, in particolare dello "zar" dell'intelligenza artificiale David Sacks, che ha escluso categoricamente qualsiasi forma di salvataggio federale per le aziende del settore. La Friar ha poi precisato il senso delle sue affermazioni attraverso un post su LinkedIn, spiegando che il termine utilizzato aveva generato confusione e che il suo intento era evidenziare la necessità di una collaborazione tra settore privato e istituzioni.
Altman ha voluto chiarire definitivamente la posizione dell'azienda. Attraverso un messaggio pubblicato su X, il CEO ha affermato che OpenAI non ha richiesto né desidera garanzie governative per i suoi data center. La filosofia dell'azienda è chiara: se dovessero essere commessi errori strategici, le conseguenze saranno a carico dell'azienda stessa e non dei contribuenti. Il mercato, e non il governo, sarà l'arbitro finale del successo o del fallimento della strategia adottata.
Nonostante la valutazione attuale raggiunga i 500 miliardi di dollari, OpenAI non ha ancora raggiunto la redditività. L'azienda, nata nel 2015 come laboratorio di ricerca no-profit, si è trasformata dopo il lancio di ChatGPT nel 2022 in una delle realtà commerciali a crescita più rapida al mondo. Gli analisti osservano con attenzione questa fase di sviluppo, consapevoli che i costi legati all'addestramento e al mantenimento dei modelli di intelligenza artificiale sono estremamente elevati, con la scommessa di Altman cje si basa sulla convinzione che la domanda futura giustificherà gli investimenti attuali nonostante i rischi rimangano ancora evidenti.










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12 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoBasarono tutti i loro miliardi sul fatto che "chi è che non paga il mutuo?", certo però se poi valuti tripla A mutui a tasso variabile dati a chi manco aveva il lavoro, prima o poi la bolla esplode, tipo appena la Fed alza i tassi d'interesse.
Ora tutto il sistema si basa sul profilare gente per fare pubblicità mirata così la gente spende di più, ma lo stesso sistema sta pian piano togliendo lavoro alla gente. A un certo punto, come smisero di pagare le rate del mutuo perché non avevano i soldi, smetteranno di comprare beni non di prima necessita per lo stesso motivo. E boom, pure la bolla IA esploderà, perché se non arrivano i miliardi, come mandi avanti i server?
Non che non possano andare in attivo, ma ogni volta il breakeven (quando i profitti diventano >= 0) viene sempre spostato piu' in la' nel tempo...
Capisco che si tratta di una tecnologia e strategia a lungo termine, ma bisogna anche capire che i soldi che si possono investire aspettando che il tutto diventi profittevole non sono infiniti, e anche se si arrivasse al breakeven bisogna considerare il tempo in cui gli investitori rientrano nei costi (non basta raggiungere il break even, bisogna guadagnare quello che e' stato investito nel frattempo).
Io so zero di economia, ma so che la pazienza degli investitori non e' infinita...
Non ha e non avrà mai i soldi per pagare il debito che ha contratto.
Ecco perché si accenna a un aiutino "in caso di problemi", caso che è al 99.9% sicuro.
Ha costruito un bel castello di carta del valore del PIL una piccola nazione sviluppata senza alcuna garanzia implicita o esplicita, e sa bene che ora qualsiasi creditore voglia tornare sui suoi passi farebbe crollare tutto perdendo l'ingente valore di soldi che ci ha messo.
Un furbone come pochi altri.
Parla di possibile fatturato futuro (da quali servizi stabili e seri non si sa) ma non dice nulla riguardo al punto di break even.
Puoi fatturare 100 ventiliardi di dollari, ma se per farlo ne spendi 101 sei in passivo di 1 ventiliardo e i debiti così non li ripaghi.
E se hai contratto 100 ventiliardi di debito, facendo un ventiliardo all'anno di utile servirebbero un paio di secoli per ripagarlo (considerando anche gli interessi).
Tutta fuffa sostenuta dalle aziende che vogliono tenere in vita la bolla il più a lungo possibile e se ne sbattono del fatto che così facendo quando scoppierà il danno sarà maggiore.
1,4T dollari di debito da spalmare in 5 anni significa dover ripagare quasi 300 miliardi l'anno. Significa aver un reddito netto 3 volte quello di Apple.
Il prossimo check point è tra al massimo due di anni, quando sarà il secondo anno dove AI non avrà i soldi per pagare i servizi che ha acquistato. Vedremo come reagirà il mercato.
P.S: se poi nel frattempo la quotano in borsa... sai che botto!
Ad esempio Meta conta di vendere bond per 30 miliardi di dollari ... con maturazione dopo 40 anni!
https://www.theregister.com/2025/10...0_billion_bond/
Ma nonostante questo punta a farsi finanziare il suo nuovo datacenter per l'80% da fondi di investimento per poi "affittare" il tutto e ripagarlo con un leasing a lunghissimo termine ... con clausole di uscita anticipata nel caso la situazione volga al peggio.
Praticamente tutti quelli che si vantano di quanti datacenter stanno costruendo, stanno pure indirettamente innodando il mercato finanziario con derivati tossici descritti NON come "giocare alla roulette russa dei LLM" MA di investimenti immobiliari, in infrastrutture energetiche, ecc. ecc. (tutto quello che serve per costruire, popolare di sistemi di calcolo, alimentare e raffreddare enormi datacenter ottimizzati per calcoli legati a LLM).
Sam Altman ha confermato che OpenAI raggiungerà i 20 miliardi di dollari di fatturato annualizzato nel 2025, con l'obiettivo di arrivare a centinaia di miliardi entro il 2030. La società ha siglato accordi infrastrutturali per 1,4 trilioni ma nega qualsiasi richiesta di garanzie governative
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20 Miliardi di ricavi, alias fatturato, contro 1,4 Trilioni - 1400 Miliardi - di investimenti con capitale a prestito: un bel leveraggio!!
Vista la mole di di capitale a prestito e le dichiarazioni di Altman su un più che probabile fail, sarebbe bello sapere chi sono tra i maggiori finanziatori e cosa ci è stato costruito sopra come prodotto finanziario di cartolarizzazione.
Non ha e non avrà mai i soldi per pagare il debito che ha contratto.
Ecco perché si accenna a un aiutino "in caso di problemi", caso che è al 99.9% sicuro.
Ha costruito un bel castello di carta del valore del PIL una piccola nazione sviluppata senza alcuna garanzia implicita o esplicita, e sa bene che ora qualsiasi creditore voglia tornare sui suoi passi farebbe crollare tutto perdendo l'ingente valore di soldi che ci ha messo.
Un furbone come pochi altri.
Parla di possibile fatturato futuro (da quali servizi stabili e seri non si sa) ma non dice nulla riguardo al punto di break even.
Puoi fatturare 100 ventiliardi di dollari, ma se per farlo ne spendi 101 sei in passivo di 1 ventiliardo e i debiti così non li ripaghi.
E se hai contratto 100 ventiliardi di debito, facendo un ventiliardo all'anno di utile servirebbero un paio di secoli per ripagarlo (considerando anche gli interessi).
Tutta fuffa sostenuta dalle aziende che vogliono tenere in vita la bolla il più a lungo possibile e se ne sbattono del fatto che così facendo quando scoppierà il danno sarà maggiore.
1,4T dollari di debito da spalmare in 5 anni significa dover ripagare quasi 300 miliardi l'anno. Significa aver un reddito netto 3 volte quello di Apple.
Il prossimo check point è tra al massimo due di anni, quando sarà il secondo anno dove AI non avrà i soldi per pagare i servizi che ha acquistato. Vedremo come reagirà il mercato.
P.S: se poi nel frattempo la quotano in borsa... sai che botto!
Il debito contratto per il capitale d'investimento è solamente una parte visto che a questo si dovranno aggiungere altre passività derivanti dalla gestione e dalle operazioni di OpenAI.
Il piano di rientro sicuramente sarà spalmato su più di 5 anni ( senza tenere conto di altri rifinanziamenti sotto qualsiasi forma ) ma, come hai giustamente fatto notare, le cifre annue solamente in quota capitale sono molto pesanti.
Per questo motivo dubito ( e spero ) che OpenAI non venga quotata in borsa fino a quando non dimostri di essere una società minimante profittevole.
Purtroppo le banche d'affari mi sa che sono già pesantemente coinvolte, forse peggio che nel 2008.
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