Gracenote denuncia OpenAI: ChatGPT addestrato con metadati rubati su film e serie TV
Gracenote, sussidiaria di Nielsen specializzata in metadati per l'intrattenimento, ha depositato un'azione legale contro OpenAI presso il tribunale federale di Manhattan, accusando la società di aver usato senza autorizzazione i suoi dati per addestrare ChatGPT
di Andrea Bai pubblicata il 11 Marzo 2026, alle 16:11 nel canale WebOpenAI
Gracenote Media Services, società specializzata in metadati per l'industria dell'intrattenimento e sussidiaria del colosso delle rilevazioni Nielsen, ha presentato un'azione legale contro OpenAI presso il tribunale federale del distretto meridionale di New York. La causa, depositata il 9 marzo 2026 con il supporto degli avvocati dello studio Susman Godfrey, accusa OpenAI di aver utilizzato senza autorizzazione né compenso i dati proprietari di Gracenote per addestrare i propri modelli linguistici di grandi dimensioni, tra cui quelli che alimentano ChatGPT.
L'elemento più rilevante della denuncia non riguarda soltanto l'uso dei metadati in sé, ma anche quello della struttura relazionale proprietaria che li interconnette: un framework curato da oltre mille redattori e registrato presso l'Ufficio del Copyright statunitense. Gracenote sostiene che i risultati generati da ChatGPT contengano riproduzioni quasi letterali dei propri identificatori e descrizioni di programmi televisivi e cinematografici, come dimostrabile attraverso specifici prompt.
Il database al centro della controversia
Il Gracenote Programs Database è uno dei più completi e commercialmente preziosi archivi di metadati multimediali esistenti, organizzando milioni di elementi relativi a decenni di produzioni televisive, cinematografiche e sportive.
Il suo valore commerciale risiede non solo nella quantità di dati raccolti, ma nella mappa relazionale proprietaria che li collega: una struttura che Gracenote afferma essere protetta da copyright al pari dei dati stessi. La società fornisce in licenza questi metadati a distributori di contenuti media, produttori di smart TV e altre aziende tecnologiche, tra cui Samsung e Google.
Trattative fallite e rischi per il modello di business
Nella denuncia, Gracenote afferma di aver tentato in più occasioni di negoziare un accordo di licenza con OpenAI, ma che la società di Sam Altman avrebbe "rifiutato o ignorato ogni singolo approccio".
Il CEO di Gracenote, Jared Grusd, ha commentato la situazione con una dichiarazione netta: "Essere pro-AI e anti-furto non sono posizioni contraddittorie; è l'unico percorso sostenibile." La causa chiede sia danni effettivi per le perdite subite sia danni statutari predeterminati per le violazioni del copyright, oltre a un'ingiunzione che blocchi OpenAI dall'utilizzare ulteriormente i dati di Gracenote.
La risposta di OpenAI e il contesto legale più ampio
Un portavoce di OpenAI ha risposto che i modelli della società "favoriscono l'innovazione e sono addestrati su dati pubblicamente accessibili, nel rispetto del fair use".
Questa causa si inserisce in un panorama di contenziosi legali sempre più affollato: si tratta della novantesima causa per violazione del copyright depositata negli Stati Uniti contro aziende di intelligenza artificiale.
Il caso Gracenote introduce però una novità potenzialmente significativa per la giurisprudenza: per la prima volta in modo così esplicito, si contesta non solo l'uso di contenuti, ma anche la riproduzione di una struttura organizzativa proprietaria di un dataset, aprendo la strada a nuovi precedenti per la tutela della proprietà intellettuale nel settore dei dati.










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2 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoNella mia azienda son da due anni che rubano studi e esperienza ai dipendenti per darli ed addestrare l'ia, ma li nessuno dice nulla, anzi, quelli che dovrebbero tutelare i lavoratori rispondono che non possono fare nulla.
Il futuro è tra aziende, e pochi, gli altri saranno solo uno scarto da reciclare.
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