Facebook è la prima piattaforma per molestie contro attivisti ambientali: lo studio
Un sondaggio condotto tra oltre 200 attivisti ambientali rivela che il 90% ha subito abusi online legati al proprio lavoro, con Facebook come piattaforma più problematica. Le molestie digitali si trasformano spesso in rischi concreti per la sicurezza personale.
di Nino Grasso pubblicata il 28 Luglio 2025, alle 12:21 nel canale WebMetaFacebookX
Le piattaforme social di Meta rappresentano l'ambiente più ostile per gli attivisti ambientali e i difensori dei diritti della terra a livello globale. Un'indagine condotta da Global Witness tra novembre 2024 e marzo 2025 ha coinvolto oltre 200 persone impegnate nella tutela ambientale, rivelando dati allarmanti sulla portata delle molestie digitali. Il 90% degli intervistati ha dichiarato di aver subito qualche forma di abuso o molestia online direttamente collegata al proprio attivismo.

La distribuzione delle molestie tra le varie piattaforme presenta un quadro chiaro: Facebook si posiziona al primo posto con il 62% degli intervistati che ha segnalato abusi, seguito in maniera abbastanza distante dalle altre piattaforme: X (37%), WhatsApp (36%) e Instagram (26%). La massiccia presenza delle piattaforme Meta riflette probabilmente la loro diffusione globale, considerando che Facebook conta oltre 3 miliardi di utenti attivi mensili, più di un terzo della popolazione mondiale.
Facebook e molestie online: colpa delle politiche di moderazione di Meta
La situazione appare ulteriormente aggravata dalle recenti modifiche alle politiche di moderazione di Meta: a gennaio 2025, l'azienda ha abbandonato il sistema di fact-checking affidato a organizzazioni terze, adottando un approccio crowdsourcing simile a quello di X. Durante il primo trimestre del 2025, Meta ha ammesso di aver registrato "un piccolo aumento della prevalenza di contenuti di bullismo e molestie" su Facebook e "un piccolo aumento della prevalenza di contenuti violenti e grafici".
Il collegamento tra molestie online e rischi offline rappresenta uno degli aspetti più preoccupanti della ricerca: circa il 75% degli intervistati ritiene che gli abusi digitali subiti corrispondano a danni nel mondo reale. La testimonianza di Fatrisia Ain, leader di un collettivo femminile in Indonesia, serve a testimoniare concretamente i rischi affrontati dagli attivisti: Ain guida la resistenza contro le compagnie dell'olio di palma accusate di aver sequestrato terreni agricoli e contaminato le risorse idriche locali. I post su Facebook l'hanno etichettata come comunista, un'accusa che in Indonesia può avere conseguenze legali severe.
La pratica del "red-tagging" – l'etichettare qualsiasi voce dissidente come comunista – viene utilizzata sistematicamente per criminalizzare gli attivisti nel sud-est asiatico. Un caso emblematico ha visto un importante attivista ambientale indonesiano incarcerato sotto le leggi "anticomuniste" per essersi opposto a una nuova miniera d'oro. Ain ha ripetutamente segnalato a Facebook i post diffamatori, ricevendo risposte negative, nonostante attacchi diretti come accuse di frode e diffamazioni personali, strategie volte a screditare la sua credibilità e aumentare la sua vulnerabilità.
La ricerca evidenzia anche una componente di genere significativa: quasi un quarto degli intervistati ha subito aggressioni basate sul sesso. Le attiviste donne affrontano rischi particolari anche durante le proteste, fra cui aggressioni a sfondo sessuale. Complessivamente, quasi due terzi degli intervistati hanno espresso timore per la propria sicurezza, evidenziando come le molestie digitali creino un clima di intimidazione che va oltre il mondo virtuale. Il 75% dei partecipanti ha stabilito un collegamento diretto tra gli abusi online subiti e i rischi offline che affrontano quotidianamente.
Meta ha risposto attraverso il portavoce Tracy Clayton in un'email rivolta a TheVerge, incoraggiando l'utilizzo degli strumenti disponibili per proteggersi da bullismo e molestie. L'azienda ha indicato le funzioni per bloccare le parole indesiderate in modo da filtrare messaggi offensivi e per nascondere commenti da utenti non seguiti, e sta esaminando i post che hanno preso di mira nella fattispecie Ain. Secondo Global Witness, però, l'azienda dovrebbe intervenire ulteriormente aumentando le risorse dedicate ai sistemi di moderazione, rivedendo regolarmente tali sistemi e coinvolgendo il pubblico nel processo di valutazione. Secondo gli attivisti intervistati gli algoritmi tendono ancora a privilegiare contenuti polarizzanti, e la proliferazione di bot rappresenta un ulteriore fattore di rischio.
Global Witness (qui lo studio per intero) prevede di pubblicare il prossimo rapporto sulle uccisioni di difensori ambientali a settembre, dopo aver documentato almeno 196 omicidi nel 2023.










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4 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoIn pratica il vecchio sistema, piange l'assenza della censura....
Tutto va contestualizzato, perchè se gli "ambientalisti" postano una foto in cui fanno un blocco del traffico alle 8,00 del mattino è sacrosanto che ricevano offese..
Esattamente come è normale vengano presi di mira se imbrattano qualche opera pubblica o magari un quadro..
Perchè di questo stiamo parlando e come dico sempre come mai non vanno a protestare davanti le centrali a carbone cinesi, o dentro le discariche in Indonesia , Bangladesh...Dove davvero avviene lo scempio dell'ambiente e anche dell'umano.
In pratica il vecchio sistema, piange l'assenza della censura....
Tutto va contestualizzato, perchè se gli "ambientalisti" postano una foto in cui fanno un blocco del traffico alle 8,00 del mattino è sacrosanto che ricevano offese..
Esattamente come è normale vengano presi di mira se imbrattano qualche opera pubblica o magari un quadro..
Perchè di questo stiamo parlando e come dico sempre come mai non vanno a protestare davanti le centrali a carbone cinesi, o dentro le discariche in Indonesia , Bangladesh...Dove davvero avviene lo scempio dell'ambiente e anche dell'umano.
L'assenza di censura permette a qualsiasi ritardato decerebrato coi genitori fratello e sorella di salire sul pulpito e dall'alto del suo titolo di studio battesimo sentenziare su cose tipo pandemie, vaccini, cambiamenti climatici e qualsivoglia altra materia di alto livello scientifico di cui, manco a dirlo, non sa una fava.
Nel mondo che vorrei tutta questa gente non verrebbe censurata, anzi.
Le sue perle verrebbero raccolte e catalogate come prove allo scopo di assegnargli la destinazione lavorativa più consona tipo:
-raccoglitore di pomodori
-manichino per crash test
-guard rail
-esca per pescherecci
-riserva di organi da trapianto
E ci aggiungerei i ciclisti ed i vegetariani/vegani.
A noi gente comune chi ci difende?
Nel mondo che vorrei tutta questa gente non verrebbe censurata, anzi.
Le sue perle verrebbero raccolte e catalogate come prove allo scopo di assegnargli la destinazione lavorativa più consona tipo:
-raccoglitore di pomodori
-manichino per crash test
-guard rail
-esca per pescherecci
-riserva di organi da trapianto
I social network NON sono la Treccani, non sono una Laurea in Medicina, non sono nemmeno una Laurea in Ingegneria..
Sono solo uno dei tanti mezzi per informarsi e scambiarsi opinioni, chi li usa come riferimento senza alcuna verifica lo fa a suo rischio e pericolo.
Chi decide cosa è giusto o sbagliato? Soprattutto quando la discussione diventa politica... Ecco,chi brama alla censura, dovrebbe autocensurarsi...
Invece serve ( ci vorrà tempo ) educazione e capacità di scindere la verità dalla menzogna e vale anche per l'informazione Mainstream ( il giornalista non è un Laureato in medicina quando si parla di medicina e non diventa un ingegnere quando si parla di ingegneria...).
Stante che per quanto mi riguarda potrebbero chiuderli definitivamente domani e virei benissimo comunque, anzi meglio!
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