Raspberry Pi lancia il Touch Display 2 da 5 pollici: pronto all'uso ed economico
Raspberry Pi amplia la gamma con un nuovo Touch Display 2 da 5 pollici, pannello IPS 720p con multitouch nativo su Raspberry Pi OS, alimentazione via GPIO e segnale DSI, compatibile da Raspberry Pi 1 B+ in avanti (eccetto Zero) e pensato per progetti compatti e integrati
di Andrea Bai pubblicata il 19 Agosto 2025, alle 08:38 nel canale SistemiRaspberry
Raspberry Pi ha lanciato Touch Display 2 da 5", un nuovo componente ufficiale per progetti con interfaccia tattile in formato ridotto, proposto a $40 e già disponibile sul canale retail, con configurazione plug-and-play e integrazione semplificata nel sistema. Il pannello offre risoluzione 720x1280, mantenendo la filosofia della serie Touch Display 2 e la piena integrazione nell’ecosistema software della piattaforma.

Il nuovo display da 5" eredita i tratti distintivi della linea Touch Display 2: colori a 24-bit, multitouch fino a cinque tocchi e funzionamento immediato su Raspberry Pi OS senza necessità di calibrazioni manuali, grazie al supporto completo dei driver Linux per la parte touch. Secondo Raspberry Pi, l’esperienza è "out of the box" e non richiede interventi su device tree o controller non compatibili, semplificando l’integrazione anche in contesti embedded.
Come per il modello da 7", il collegamento prevede solo due connessioni: alimentazione dal GPIO della scheda e flat cable verso la porta DSI per il segnale video, senza necessità di alimentatori esterni o cavi HDMI. La compatibilità copre tutte le schede Raspberry Pi a partire da Raspberry Pi 1 B+, con l’eccezione della famiglia Raspberry Pi Zero priva del connettore DSI. Raspberry Pi OS rileva automaticamente il touchscreen e mette a disposizione la tastiera a schermo per l’immissione dei testi senza periferiche esterne.
Il 5" affianca il Touch Display 2 da 7" (proposto a $60) lanciato lo scorso anno, mantenendo la stessa risoluzione 720p ma puntando su ingombri più contenuti e integrazione facilitata per progetti compatti come pannelli di controllo, tablet embedded o dashboard informative. Il 7" offre angoli di visione leggermente più ampi, mentre il 5" privilegia la portabilità e la facilità di integrazione meccanica in dispositivi all-in-one grazie ai fori di montaggio e al form factor più piccolo, restando alimentato dalla board e senza alimentazione separata.

L’integrazione su Raspberry Pi OS è completa: i driver garantiscono multitouch a cinque dita e una tastiera virtuale pronta all’uso, così da consentire un’esperienza autonoma senza mouse e tastiera, utile in contesti come Homebridge, pannelli per smart home, piccoli server con interfaccia di emergenza o sistemi che necessitano di interazione occasionale sul posto. Il pannello nasce in orientamento portrait, ma il sistema supporta la rotazione per l’uso in landscape quando richiesto.
La linea Touch Display 2 beneficia del supporto ufficiale Raspberry Pi e di un ciclo di vita esteso: l’azienda conferma la produzione almeno fino al 2030, un aspetto importante per chi integra il display in prodotti commerciali o installazioni industriali che richiedono ricambi e stabilità nel tempo.










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3 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoTanti anni fa avevo pagato il 3B davvero 36€, oggi pur considerando l'aumento di potenza e ram, sono inavvicinabili....
Tanti anni fa avevo pagato il 3B davvero 36€, oggi pur considerando l'aumento di potenza e ram, sono inavvicinabili....
Il problema del Raspberry Pi 5, oggi, è che non è più né carne né pesce: ha perso l’identità originale di scheda economica, a basso consumo e completamente passiva.
Un Pi 5 completo (con dissipatore, ventola, alimentatore e SD o SSD) può facilmente superare i 100 €, a quel punto, se si cercano prestazioni, tanto vale puntare su un mini PC con Intel N100, che si trova anche sotto i 100 €, consuma poco più, ma offre prestazioni almeno doppie, più RAM e un vero SSD interno.
Al contrario, se si vuole una macchina per progetti embedded, elettronica o domotica, tanto vale optare per una vecchia versione del Raspberry (più economica e passiva), oppure scegliere una scheda concorrente come l’Orange Pi, che mantengono lo spirito originario del progetto.
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