Università La Sapienza di Roma: cinque giorni di buio digitale, cos'è successo
Un attacco informatico ha messo fuori uso i sistemi digitali della Sapienza di Roma, bloccando portali e servizi essenziali. Si indaga su un possibile ransomware legato a BabLock/Rorschach. Il ripristino è in corso con il supporto delle autorità nazionali, ma adesso occhio alle truffe.
di Manolo De Agostini pubblicata il 06 Febbraio 2026, alle 10:01 nel canale SicurezzaL'Università La Sapienza di Roma sta faticosamente uscendo da un grave incidente di sicurezza informatica che, a partire dal 2 febbraio, ha compromesso in modo esteso la sua infrastruttura digitale. L'ateneo ha confermato pubblicamente di essere stato oggetto di un cyberattacco, e ha disposto come misura precauzionale lo spegnimento immediato dei sistemi di rete per preservare l'integrità dei dati.
Le conseguenze operative sono state rilevanti: il sito ufficiale uniroma1.it, il portale studenti Infostud e numerosi servizi digitali essenziali risultano irraggiungibili da giorni. Attività ordinarie come la prenotazione degli esami, il pagamento delle tasse universitarie o l'accesso alle piattaforme amministrative sono state temporaneamente sospese, incidendo su studenti, docenti e personale tecnico-amministrativo. Con oltre 112.500 studenti iscritti, La Sapienza è il più grande ateneo europeo per popolazione studentesca in presenza, e l'impatto del blocco si è fatto sentire in modo immediato.
Per garantire una continuità minima dei servizi, l'università ha attivato canali informativi alternativi, in particolare tramite i social network, e ha allestito infopoint fisici nelle varie facoltà per gestire le pratiche più urgenti. Secondo gli ultimi aggiornamenti ufficiali, le operazioni di ripristino sono in corso e i primi servizi dovrebbero tornare online progressivamente, una volta completati i test di sicurezza sulle infrastrutture.
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Sebbene l'ateneo non abbia fornito dettagli tecnici sull'attacco né confermato la matrice dell'azione, diverse ricostruzioni giornalistiche indicano un possibile attacco ransomware. In particolare, il Corriere della Sera attribuisce l'evento a un gruppo identificato come Femwar02, ritenuto vicino ad ambienti filorussi, con modalità operative compatibili con varianti note come BabLock o Rorschach.
Si tratterebbe di malware progettati per cifrare rapidamente i sistemi colpiti, rendendo inaccessibili i dati fino al pagamento di un riscatto. Secondo fonti citate dalla stampa, una richiesta di riscatto sarebbe presente ma non sarebbe stata aperta, per evitare l'attivazione del tipico countdown temporale - spesso di 72 ore - associato a queste campagne. Il valore economico della richiesta non è quindi noto.
Dal punto di vista tecnico, BabLock/Rorschach è un ceppo emerso tra il 2022 e il 2023 e analizzato da diverse società di cybersecurity, tra cui Check Point e Group-IB. Il malware si caratterizza per elevate velocità di cifratura e per un'architettura modulare, con elementi che richiamano codice proveniente da famiglie ransomware come Babuk, LockBit v2.0 e DarkSide. A differenza di altri gruppi, non risulta gestire un portale pubblico per la pubblicazione dei dati sottratti, rendendo più complessa l'attribuzione e la valutazione dell'eventuale esfiltrazione di informazioni.
Le attività di risposta all'incidente vedono il coinvolgimento del CSIRT italiano, dell'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) e della Polizia Postale. Il ripristino dei sistemi starebbe avvenendo a partire da backup che, secondo quanto trapelato, non sarebbero stati compromessi. Resta tuttavia aperta la questione più delicata: stabilire se, oltre al blocco dei servizi, vi sia stata anche una sottrazione di dati sensibili, con possibili conseguenze sul piano della privacy.
Eventuali dati rubati potrebbero essere rivenduti o diffusi attraverso altri canali criminali. Per questo motivo, l'ateneo ha invitato studenti e personale a mantenere alta l'attenzione, diffidando di comunicazioni sospette, evitando link non richiesti e monitorando eventuali anomalie sugli account personali.
A rendere ancora più fosco il quadro, è emersa in parallelo una truffa che sfrutta il nome della Sapienza. Secondo quanto riportato da la Repubblica, nel dark web sarebbe comparsa un'inserzione che promette la vendita di lauree false intestate all'ateneo romano. L'offerta, accessibile tramite rete Tor, propone per circa 11.000 dollari un pacchetto completo di pergamena, certificati d'esame, tessera studentesca e persino presunte credenziali di accesso ai sistemi universitari, con servizi aggiuntivi a pagamento come lettere di conferma per i datori di lavoro o titoli di dottorato.
I dettagli - tra loghi approssimativi ed errori nel nome stesso dell'università - suggeriscono chiaramente la natura fraudolenta dell'iniziativa, che appare come un tentativo opportunistico di sfruttare la visibilità mediatica dell'attacco informatico.










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10 Commenti
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sarebbe interessante capire perchè quel balordo ransomuare si chiami così...
... comunque...
a La Sapienza non riescono a proteggere la sicurezza informatica interna da un ransomuare?
- a chi hanno affidato la gestione relativa?
a una donna delle pulizie?
-la gestione della sicurezza dovrebbe essere affidata al preside della facoltà di Cleanologia Edificiale
come detto altrove e più volte: quando ci accorgeremo della debolezza delle nostre (ita ma anche europee) infrastrutture informatiche sarà sempre troppo tardi
ciao ciao
Una bella pubblicità per le facoltà di inf. e ing. inf della sapienza insomma.
Almeno, forse, ci sono i backup.
Una bella pubblicità per le facoltà di inf. e ing. inf della sapienza insomma.
Almeno, forse, ci sono i backup.
Tu scherzi (ma non credo) ma lo stato di molte amministrazioni pubbliche è precisamente questo. E non parlo solo di infrastrutture informatiche.
Gente incompetente nei posti chiave che nel settore privato un proprietario di qualsivoglia azienda non gli darebbe neanche l'incarico la mattina di aprire il portone per poi richiuderlo la sera.
Poi che centra, somari e asini non mancano anche nel settore privato, ci mancherebbe, ma almeno in quel caso chi paga è l'imprenditore/titolare della ditta, nel pubblico i soldi ce li mettiamo tutti invece.
Gente incompetente nei posti chiave che nel settore privato un proprietario di qualsivoglia azienda non gli darebbe neanche l'incarico la mattina di aprire il portone per poi richiuderlo la sera.
Poi che centra, somari e asini non mancano anche nel settore privato, ci mancherebbe, ma almeno in quel caso chi paga è l'imprenditore/titolare della ditta, nel pubblico i soldi ce li mettiamo tutti invece.
Non ero ironico. Purtroppo anche nel privato in italia spesso è così: nelle aziende piccole c'è "il nipote/figlio del proprietario con la terza media o la laurea comprata al cepu", in quelle più grandi l'amico del politico di turno (sopratutto se CdP ci mette il becco).
La meritocrazia in italia è una chimera e, a farne le spese, sono i meritevoli che fanno la muffa ed a cui passa la voglia di fare bene. La meritocrazia non esiste, l'unica è salutare ed andare via dato che è palese come questa gente sia in netta maggioranza
Gente incompetente nei posti chiave che nel settore privato un proprietario di qualsivoglia azienda non gli darebbe neanche l'incarico la mattina di aprire il portone per poi richiuderlo la sera.
Poi che centra, somari e asini non mancano anche nel settore privato, ci mancherebbe, ma almeno in quel caso chi paga è l'imprenditore/titolare della ditta, nel pubblico i soldi ce li mettiamo tutti invece.
Appunto, ci sono pure esattamente uguali nel privato.
E non è vero che paga il titolare, perchè poi la cassa integrazione, i finanziamenti a fondo perduto, gli sgravi fiscali, ecc ecc li paghiamo tutti.
Una bella pubblicità per le facoltà di inf. e ing. inf della sapienza insomma.
Almeno, forse, ci sono i backup.
Penso proprio che alla Sapienza ci siano dei ricercatori che ne sanno giusto qualcosa in più di WarSide. Tu che dici?
Boh, non so. Tu non conosci me ed io non conosco i ricercatori della sapienza
Però so per certo che, se una persona parla di ricercatori che non centrano una benemerita con quello che è successo (anzi, saranno pure stati penalizzati nell'immagine se di inginf/inf), allora significa che, forse, dovrebbe piuttosto focalizzarsi sul colmare le proprie lacune di comprensione del testo
Però so per certo che, se una persona parla di ricercatori che non centrano una benemerita con quello che è successo (anzi, saranno pure stati penalizzati nell'immagine se di inginf/inf), allora significa che, forse, dovrebbe piuttosto focalizzarsi sul colmare le proprie lacune di comprensione del testo
non centrano una mazza? secondo te chi lo gestisce il centro di calcolo il Magnifico Rettore?
Il CSO è un ricercatore?
Se hai una schiera di stagisti a fare i dipendenti ed un incompetente a capo, non vai da nessuna parte.
E si, un ricercatore che non ha mai lavorato in un ambiente di produzione, per me è alla pari di uno junior.
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