Un semplice sale potrebbe cambiare il futuro dell'AI e dei datacenter
Ricercatori cinesi hanno sviluppato un sistema di raffreddamento basato su una soluzione di acqua e tiocianato di ammonio capace di ridurre la temperatura fino a 50 °C. L'elevata efficienza teorica potrebbe ridurre i consumi energetici dei datacenter, soprattutto quelli dedicati all'intelligenza artificiale.
di Manolo De Agostini pubblicata il 02 Febbraio 2026, alle 09:41 nel canale Server e WorkstationUn gruppo di ricercatori della Chinese Academy of Sciences ha presentato su Nature una nuova tecnica di raffreddamento che potrebbe avere un impatto rilevante sull'efficienza energetica dei datacenter. Il metodo si basa su una soluzione acquosa satura di tiocianato di ammonio, sottoposta a cicli di compressione e decompressione per ottenere rapidi cali di temperatura.
Secondo i risultati pubblicati, la riduzione termica può raggiungere i 30 °C a temperatura ambiente e arrivare fino a 50 °C in condizioni più calde. Valori che superano ampiamente le prestazioni dei refrigeranti tradizionali, con un'efficienza teorica stimata intorno all'80%. Un dato particolarmente interessante se applicato alle infrastrutture per l'intelligenza artificiale, dove la densità di potenza dei chip continua a crescere.
Il principio fisico è stato descritto dai ricercatori con una semplice analogia: l'acqua funziona come una spugna e il sale come il liquido assorbito. Durante la compressione, la soluzione rilascia calore; quando la pressione viene improvvisamente ridotta, il sistema riassorbe il sale e sottrae rapidamente calore all'ambiente circostante, generando l'effetto refrigerante.
Il tema è tutt'altro che marginale. I sistemi di raffreddamento possono arrivare a rappresentare quasi il 40% del consumo elettrico complessivo di un datacenter. Una soluzione più efficiente consentirebbe quindi di ridurre in modo significativo i costi operativi, soprattutto nei centri dedicati all'AI e al calcolo ad alte prestazioni.
Dal punto di vista dei materiali, il tiocianato di ammonio non risulta particolarmente corrosivo nei confronti di molti metalli comuni, evitando la necessità di tubazioni speciali. Restano tuttavia alcune criticità: il sistema richiede comunque energia elettrica per la compressione, la sostanza può causare irritazioni cutanee e presenta una natura igroscopica che potrebbe influire sulla stabilità a lungo termine della soluzione.
Nonostante queste sfide, la ricerca viene vista come una possibile svolta per ridurre l'impatto energetico dei datacenter. In un contesto di forte competizione globale sull'intelligenza artificiale, la Cina non vuole certamente restare a guadare ed è alla ricerca costante di nuove soluzioni per migliorare l'efficienza e contenere i costi delle proprie infrastrutture di calcolo.










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