Boom energetico per i datacenter di Google: consumi raddoppiati in 4 anni
Il nuovo report ambientale di Google rivela che il consumo energetico dei datacenter è più che raddoppiato dal 2020 al 2024, toccando i 30,8 milioni di MWh. Tuttavia, le emissioni dirette sono diminuite del 12% grazie a investimenti record in energia pulita, innovazioni in efficienza e tecnologie emergenti.
di Manolo De Agostini pubblicata il 02 Luglio 2025, alle 10:11 nel canale Server e WorkstationGoogle CloudGoogle
L'accordo di prospettiva con CFS per mettere le mani sull'energia da fusione nucleare, evidenzia quanto Google - e gli altri giganti del mondo dei datacenter - abbiano bisogno di energia, meglio se pulita, per alimentare servizi sempre più evoluti di IA generativa, oltre a tutto il resto dell'offerta.
A stretto giro da quell'annuncio, sono arrivati i numeri che certificano quanto Big G abbia dovuto lavorare per attenersi ai suoi obiettivi ambientali mentre potenzia le proprie infrastrutture per Gemini, Veo e NotebookLM. Dal suo report ambientale annuale emerge che nel 2024, i suoi datacenter hanno consumato 30,8 milioni di megawattora di elettricità, più del doppio rispetto ai 14,4 milioni registrati nel 2020.
La società evidenzia, tuttavia, un'importante inversione di tendenza sul fronte delle emissioni dirette: per la prima volta dal 2019, Google è riuscita a ridurre le emissioni legate all'energia dei datacenter, registrando un calo del 12% rispetto all'anno precedente. Merito soprattutto dell'ingresso in esercizio di oltre 25 nuovi progetti di energia pulita che hanno aggiunto 2,5 GW di capacità carbon-free.

A livello globale, il 66% dell'elettricità dei datacenter è ora coperta su base oraria da fonti carbon-free, con punte del 92% in America Latina, ma solo il 5% in Medio Oriente e Africa. Nove dei venti distretti elettrici in cui Google opera hanno superato l'80% di copertura oraria con energia priva di carbonio.
Per sostenere l'obiettivo a lungo termine di operare con energia 100% carbon-free 24/7 entro il 2030, Google ha firmato nel 2024 contratti per un totale di 8 GW di nuova capacità pulita - un record assoluto per l'azienda.
Google ha anche diversificato gli investimenti in tecnologie emergenti. Oltre al già citato impegno con CFS, ha firmato accordi con Fervo Energy per 115 MW di energia geotermica in Nevada, e con Kairos Power per 500 MW da piccoli reattori modulari a fissione.
Dal punto di vista dell'efficienza, i datacenter Google oggi erogano sei volte più potenza di calcolo per unità di energia rispetto a cinque anni fa. Questo grazie all'introduzione del TPU di settima generazione "Ironwood", 30 volte più efficiente della prima Cloud TPU, e all'arrivo dei nuovi processori "Axion", dichiarati il 60% più efficienti rispetto alle CPU standard. Il Power Usage Effectiveness (PUE) medio globale è sceso per la prima volta sotto quota 1.10, toccando 1.09.
L'azienda ha anche fatto progressi nella gestione idrica, con progetti che nel 2024 hanno permesso di reintegrare il 64% dell'acqua dolce utilizzata, pari a 17 miliardi di litri. L'obiettivo dichiarato è arrivare al 120% entro il 2030.
Tuttavia, restano sfide significative. Le emissioni Scope 3 - quelle indirette legate alla supply chain e alla costruzione di infrastrutture - sono aumentate del 22% nel 2024, andando a rappresentare oggi il 73% dell'impronta totale di carbonio di Google, pari a 11,5 milioni di tonnellate di CO₂ equivalenti. Per affrontarle, Google ha avviato iniziative per decarbonizzare la catena di fornitura, chiedendo ai partner di adottare elettricità carbon-free entro il 2029 e promuovendo pratiche di costruzione a basso impatto.
Infine, sul fronte della compensazione delle emissioni, Google ha ampliato il proprio portafoglio di crediti di rimozione del carbonio, firmando 16 accordi per 728.300 tonnellate di CO₂ equivalenti.










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