Theia potrebbe essere stata fondamentale per lo sviluppo della vita sulla Terra
L'ultimo grande planetoide ad impattare con la Terra è stata Theia. Questo scontro catastrofico potrebbe essere stato fondamentale per lo sviluppo della vita sulla Terra apportando condriti carbonacee in quantità superiori ad altri pianeti simili.
di Mattia Speroni pubblicata il 14 Luglio 2025, alle 20:03 nel canale Scienza e tecnologiaUno scontro catastrofico tra la proto-Terra ancora in formazione e Theia che portò alla formazione della Luna, ma non solo. Secondo un nuovo studio questo impatto potrebbe essere stato fondamentale per lo sviluppo della vita sulla Terra grazie all'apporto di molecole ed elementi chimici che sarebbero stati presenti in quantità insufficiente sul nostro Pianeta inizialmente. La nuova indagine è stata inserita nello studio dal titolo Dynamical origin of Theia, the last giant impactor on Earth.

Lo studio di ciò che è successo in quel remoto passato avviene grazie alla cosmochimica che cerca anche di ricostruire come molecole e composti chimici di varia natura fossero distribuiti dopo l'impatto di Theia con il nostro Pianeta, determinando forse l'evoluzione della vita sulla Terra. Questo è quello che sappiamo.
Secondo le analisi la Terra avrebbe ricevuto una quota superiore alle attese, tra il 5% e il 10%, di condriti carbonacee (meteoriti rocciosi indifferenziati e che rappresentano le tracce del Sistema Solare primordiale risalenti a circa 4,6 miliardi di anni fa) ma anche di amminoacidi e di altre sostanze chimiche che rappresentano le basi della vita sulla Terra.
Le condriti carbonacee si sarebbero formate agli estremi del Sistema Solare e contengono più acqua e composti chimici complessi rispetto ai meteoriti non carboniosi che invece hanno una maggior presenza di ferro e composti chimici più semplici e meno volatili.

Grazie a un modello sviluppato per riprodurre il Sistema Solare primordiale sono state simulate le possibilità di impatti con la proto-Terra e gli altri pianeti per capire il contributo delle condriti carbonacee. L'instabilità delle orbite dei giganti gassosi (in particolare Giove) descritto nel modello Nice avrebbero potuto portare a una serie di collisioni catastrofiche, come quella tra la proto-Terra e Theia.
Se Theia fosse stato effettivamente un oggetto spaziale carbonaceo questo avrebbe avuto un grande impatto sullo sviluppo della vita sulla Terra apportando composti chimici essenziali. Il modello spiegherebbe anche come mai Marte abbia una quantità di condriti carbonacee ridotta rispetto alla Terra in quanto il Pianeta Rosso non avrebbe subito un grande impatto come quello del nostro Pianeta.










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4 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoLo studio linkato nell'articolo è del 2 luglio 2025
https://arxiv.org/pdf/2507.01826"]arXiv:2507.01826v1 [astro-ph.EP] 2 Jul 2025
Highlights
Dynamical origin of Theia, the last giant impactor on Earth
Duarte Branco, Pedro Machado, Sean N. Raymond
• We dynamically test the idea, derived from cosmochemical studies, that Theia may have been a carbonaceous
(CC) object (Budde et al., 2019; Nimmo et al., 2024b)
• We ran N-body simulations of the late stages of terrestrial planet growth, including a tail of carbonaceous objects
assumed to have been scattered inward during Jupiter and Saturn’s accretion.
• Our dynamical simulations show that this scenario is plausible, as in roughly 50% of viable systems, Earth’s last
giant impactor is either a pure carbonaceous planetary embryo or a non-carbonaceous embryo that previously
accreted carbonaceous material.
• We constrain the system parameters (CC mass and embryo: planetesimal mass ratio) for which a carbonaceous
last giant impactor is viable.[/URL]
Passani miliardi di anni, milioni di stadi di evoluzione e infine...
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