Una minaccia invisibile rischia di bloccare smartphone, auto e PC: è il rame
Secondo un report di PwC, entro il 2035 circa il 32% della produzione mondiale di semiconduttori dipenderà da forniture di rame minacciate dai cambiamenti climatici. La siccità crescente nei paesi produttori rischia di causare gravi interruzioni, rendendo urgente una revisione delle catene di approvvigionamento e delle strategie industriali globali.
di Manolo De Agostini pubblicata il 09 Luglio 2025, alle 09:01 nel canale MercatoLa corsa globale verso la digitalizzazione, guidata da intelligenza artificiale, mobilità elettrica e tecnologie connesse, potrebbe scontrarsi con un nuovo e insidioso ostacolo: la crisi dell'approvvigionamento di rame.
Un nuovo report di PricewaterhouseCoopers (PwC) avverte che entro il 2035 circa un terzo (32%) della produzione mondiale di semiconduttori potrebbe essere minacciato da interruzioni nella fornitura di rame dovute agli effetti del cambiamento climatico.
Il rame, elemento fondamentale per l'elettronica grazie alla sua elevata conducibilità, è alla base della produzione di chip, dove viene utilizzato per realizzare miliardi di microscopici collegamenti elettrici. Tuttavia, la sua estrazione richiede un uso intensivo di acqua, rendendo l'intera filiera vulnerabile alla siccità sempre più frequente in molte aree del pianeta.

Attualmente, il Cile - primo produttore mondiale di rame - è l'unico tra i paesi chiave per l'industria dei chip a sperimentare condizioni di siccità estrema. Ma secondo PwC, entro il 2035 la maggioranza dei 17 paesi da cui proviene il rame utilizzato nei semiconduttori, inclusi Perù, Stati Uniti, Cina, Australia e Zambia, potrebbe trovarsi in situazioni analoghe.
La situazione appare destinata a peggiorare. Se non verranno ridotte drasticamente le emissioni di gas serra, la quota di produzione di chip esposta al rischio potrebbe salire tra il 42% e il 58% entro il 2050. PwC stima che, in Cile, il 25% della produzione di rame sia già oggi a rischio, una percentuale che potrebbe raggiungere il 90-100% nel 2050.
Un precedente recente dimostra quanto gravi possano essere le ripercussioni: durante l'ultima crisi globale dei chip, causata dalla pandemia, l'industria automobilistica ha subito fermi produttivi su larga scala, con impatti significativi sul PIL di paesi come Stati Uniti e Germania.
L'apertura di nuove miniere potrebbe sembrare una soluzione, ma non di immediato respiro: servono in media 16 anni per rendere operativa una nuova miniera. Inoltre, secondo l'Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA), anche con nuovi impianti la produzione rischia di restare insufficiente, mancando il 30% del fabbisogno entro il 2035.
Ecco perché il rame sarà importante nella transizione energetica
Nel frattempo, alcune aziende si stanno muovendo per ridurre il rischio: i produttori di rame in Cile e Perù stanno investendo in impianti di desalinizzazione e sistemi di riciclo dell'acqua. Sul fronte della domanda, i produttori di semiconduttori stanno esplorando materiali alternativi, ottimizzando l'efficienza dei circuiti e diversificando i fornitori.
Un possibile contributo potrebbe arrivare anche dal recupero del rame dismesso. Le stime indicano che le reti in rame dismesse da operatori telefonici nei prossimi dieci anni potrebbero restituire circa 800.000 tonnellate di metallo, per un valore stimato superiore a 7 miliardi di dollari.










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8 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoche finisce il petrolio lo dicono da almeno 1000 anni, eppure...
Il rame di scarto è quasi tutto riciclato, basti pensare che in questo momento è quotato 9'950$/t. Infatti è oggetto di furto...
Il problema è che ci sarà sempre più bisogno di rame per via della crescente elettrificazione della nostra società.
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