Memoria 2D: dimensioni atomiche che rivoluzioneranno l'hardware come lo conosciamo
Un team della Fudan University ha creato il primo chip di memoria "bidimensionale", integrato su silicio con tecnologia ATOM2CHIP. Offre consumi ridottissimi e prestazioni paragonabili ai chip industriali. Il risultato apre la strada a memorie ultradense e a basso consumo per l'intelligenza artificiale e l’elettronica del futuro
di Vittorio Rienzo pubblicata il 15 Ottobre 2025, alle 16:39 nel canale MemorieLa Fudan University ha annunciato la realizzazione del primo chip di memoria completamente funzionante costruito con materiali bidimensionali, segnando un importante progresso verso l’elettronica su scala atomica. Lo studio, pubblicato su Nature, mostra come un semiconduttore spesso pochi atomi possa essere integrato con circuiti CMOS tradizionali, portando le tecnologie 2D a un passo dalla produzione industriale.
Il progetto, guidato da Chunsen Liu, utilizza un innovativo processo denominato ATOM2CHIP, che consente la crescita diretta di un sottile strato di disolfuro di molibdeno (MoS₂) sopra un chip CMOS a 0,13 micrometri. Il risultato è un sistema ibrido composto da una memoria NOR flash 2D e da un controller CMOS convenzionale, unendo così ricerca sui nanomateriali e processi produttivi già consolidati.

I risultati sono notevoli: il chip ha raggiunto una resa del 94,34% nei test completi, un livello paragonabile a quello dell’industria del silicio. Ogni bit consuma appena 0,644 picojoule, molto meno rispetto alle memorie flash convenzionali, mentre le operazioni di scrittura e cancellazione si completano in 20 nanosecondi. Il dispositivo offre inoltre una durata superiore a 100.000 cicli di scrittura, conservazione dei dati fino a 10 anni e frequenze operative fino a 5 MHz.
Uno dei principali ostacoli all’uso dei materiali 2D è sempre stato l’adattamento strutturale. Il team di Fudan ha risolto il problema grazie a una tecnica di adesione conforme che permette al materiale atomico di aderire alle microirregolarità del silicio senza danneggiarsi. Il processo ATOM2CHIP integra anche un sistema di incapsulamento protettivo per proteggere i sottilissimi strati dagli effetti termici e dalle scariche elettrostatiche.

Per rendere la memoria pienamente operativa, i ricercatori hanno sviluppato un’architettura “cross-platform” che collega direttamente l’array 2D alla logica di controllo CMOS. Ciò consente operazioni a livello d’istruzione, accesso casuale e gestione parallela a 32 bit, caratteristiche fondamentali per i moderni dispositivi di memoria.
Secondo il team, questo progetto rappresenta un passo concreto verso un’integrazione eterogenea su scala atomica, dove archiviazione e calcolo convivono nello stesso spazio fisico, riducendo consumi e latenza.
Il gruppo di Liu non è nuovo a risultati d’eccellenza: nei mesi scorsi aveva già presentato un prototipo 2D ultrarapido capace di scrivere in 400 picosecondi, un record assoluto di velocità per un semiconduttore. Questa nuova versione traduce quelle prestazioni in una soluzione scalabile e compatibile con la produzione in serie.
Il ricercatore ha sottolineato che l’integrazione di materiali emergenti nei processi CMOS esistenti potrebbe ridurre drasticamente i cicli di innovazione, consentendo alle memorie 2D di arrivare sul mercato molto prima rispetto alle precedenti transizioni tecnologiche, come quella dai transistor discreti ai processori integrati.

Le implicazioni per l’intelligenza artificiale e i data center sono immediate: i limiti di velocità e consumo energetico della memoria restano uno dei principali colli di bottiglia per i sistemi AI. Le memorie 2D, con la loro alta efficienza energetica e densità di integrazione, potrebbero offrire un’alternativa praticabile e presto realizzabile.
Come sottolinea Zhou Peng, co-autore dello studio, le memorie saranno probabilmente le prime componenti 2D destinate alla produzione di massa, poiché richiedono meno complessità strutturale e possono già fornire vantaggi prestazionali significativi.










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4 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoL'Europa ha investito nel chiedere alle aziende americane di fare fabbriche da noi, invece di stimolare la produzione interna.
Gli USA hanno chiesto alle aziende di tornare in patria, e come al solito ci ha fregato. A essere servi è difficile andare avanti.
Come "colonia" nessuno ci ha mai impedito di costruirci la nostra tecnologia e le nostre fabbriche. Il fatto è che per circa 100 anni abbiamo mangiato molto felicemente le non tanto piccole briciole che ci hanno tirato.
Ora che non ce le tirano più la colpa è degli altri?
Avremmo dovuto imparare a farci da mangiare da soli, e invece abbiamo pensato a fare il green deal, o il ponte sullo stretto, grande innovazione tecnologica che ci porterà nuovo PIL nei prossimi decenni.
Ora con la lotta verde e vegana ci moriranno pure le industrie storiche che potevano ancora sfamarci un pochino, per cui non diamo la colpa agli altri dei nostri errori.
Abbiamo pure risparmiato per 80 anni sulle armi e la difesa appoggiandoci alla "colonizzatrice". Ora che ci dice che dobbiamo arrangiarci (quando comunque avremmo già dovuto farlo da tempo) ovviamente la colpa è degli altri.
Non fare un cazzo e sperare che il mondo vada avanti come è sempre stato è un problema grave che il resto del mondo non ha adottato.
E infatti ci siamo messi in una posizione di merda tecnologicamente, militarmente ed economicamente parlando, visto che non abbiamo materie prime e non siamo mai andati a cercarcele e come invece ha fatto la Cina negli ultimi 30 anni.
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