Taiwan risponde (timidamente) agli USA: i processi produttivi più avanzati rimarranno interni?
Stando a quanto riportato da alcuni media, il governo taiwanese starebbe adottando alcune contromisure verso l'amministrazione Trump per preservare la sua posizione dominante nella produzione di chip ed evitare che il know-how venga condiviso al di fuori dei confini nazionali
di Vittorio Rienzo pubblicata il 29 Aprile 2025, alle 15:51 nel canale ProcessoriTSMC
Mentre l'amministrazione Trump continua ad attirare – o quanto meno ci prova – investimenti negli Stati Uniti, aumenta la preoccupazione a Taiwan. Secondo alcune fonti dei media taiwanesi, il governo starebbe attuando contromisure per preservare la posizione dominante nella produzione di chip.
Ovviamente, i riflettori sono tutti puntati su TSMC, attualmente il più grande produttore di chip al mondo per conto terzi. L'amministrazione Trump è riuscita ad assicurarsi 100 miliardi di dollari di investimenti dal produttore taiwanese che ha già completato un nuovo stabilimento in Arizona impegnato nella produzione di chip a 4 nm.

Stando a quanto riportato dalle fonti taiwanesi, il premier Cho Jung-tai vorrebbe adottare la politica "N-1" che consente agli stabilimenti TSMC di sfruttare un solo nodo all'estero, ovvero di una generazione precedente rispetto a quello impiegato nelle fabbriche taiwanesi.
Inoltre, l'emendamento proposto prevederebbe che, nel caso gli investimenti di una qualsiasi società taiwanese dovessero rivelarsi rischiosi per la sicurezza nazionale, questi verrebbero completamente bloccati.
Le nuove direttive dovrebbero entrare in vigore entro la fine di quest'anno, anche se in realtà sono molto più flessibili rispetto alle politiche passate del Paese. Prima della nuova legge, articolo 22 dell'Ordinanza sulla Creazione Industriale, Taiwan adottava una tolleranza zero verso l'espansione in altri paesi.
Adesso, invece, la politica sembra mantenere una posizione di apertura verso quei produttori che intendono espandere la propria produzione al di fuori dei confini nazionali, come TSMC. Allo stesso tempo, Taiwan è l'unica nazione a cui gli Stati Uniti concede il diritto di produrre semiconduttori esclusivi. Insomma, per il momento, la collaborazione tra le due nazioni non sembra minata.
D'altronde, TSMC ha già in progetto un nuovo stabilimento e un centro di ricerca e sviluppo in USA. Tuttavia, si tratta di una "premessa" importante che mette sugli attenti tanto le nazioni estere quanto i produttori per il futuro.










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8 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoNI ,gli USA potrebbero fare più danni a Taiwan rispetto a quello che potrebbe fare la Cina....almeno così riportava report in un servizio di 3 anni fa. Nel senso sarebbero pronti alle peggiore nefandezze al fine di impedire ai cinesi di mettere le mani su TSMC
Se poi si etichetta il secondo nodo più complesso come "non fra quelli più avanzati" siamo di fronte ad un teatrino di facciata.
Che ovviamente non è quello che vogliono gli USA.
Vero, ma il succo non cambia.
La marina USA da anni naviga nei paraggi di Taiwan solo perchè non possono permettersi di perdere questo fornitore di semiconduttori.
Quando avranno una produzione interna decente (Intel sono 10 anni che brancola nel buio) sposteranno la flotta lasciando campo libero alla Cina.
Che ovviamente non è quello che vogliono gli USA.
L'ultimissimo nodo non consente grandi margini di miglioramento rispetto al precedente in primis, in secundis di solito il penultimo è quello più utilizzato da prodotti di un certo tipo in quanto l'ultimo in genere è esclusiva di uno o due aziende e costa sempre molto.
Le soluzioni più moderne di Nvidia, Intel e AMD se noti bene ora non usano il 3nm, cominceranno ad usarlo probabilmente solo dopo che avrà debuttato il prossimo.
Tutto dire eh...
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