La controproposta di Taiwan agli USA: pronti a sostenere gli investimenti tecnologici
Taiwan continua a lavorare a un accordo commerciale con gli Stati Uniti. Sul piatto la proposta di misure per facilitare gli investimenti delle proprie aziende tecnologiche sul suolo americano. Taipei offre garanzie creditizie e chiede sostegno su visti, terreni e regolamentazione.
di Manolo De Agostini pubblicata il 03 Ottobre 2025, alle 12:01 nel canale ProcessoriCome riportato da Bloomberg, Taiwan ha manifestato la volontà di sostenere le proprie aziende tecnologiche nell'espansione verso gli Stati Uniti, con l'obiettivo di creare poli industriali e rafforzare la cooperazione bilaterale. L'annuncio è arrivato dal vicepremier Cheng Li-chiun, che ha confermato la disponibilità del governo a estendere garanzie creditizie per le imprese interessate a investire oltreoceano.
La delegazione taiwanese ha incontrato i rappresentanti statunitensi a Washington dal 25 al 29 settembre, in un nuovo round di colloqui commerciali con l'amministrazione Trump.
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Taiwan ha richiesto agli Stati Uniti supporto nella concessione di terreni, rilascio di visti e miglioramento delle normative, elementi considerati cruciali per agevolare l'ingresso delle aziende taiwanesi nel mercato americano.
Nei giorni scorsi il segretario al Commercio statunitense Howard Lutnick aveva "sollecitato" Taiwan a trasferire una quota significativa della produzione di chip negli Stati Uniti, con l'obiettivo di soddisfare metà della domanda interna direttamente sul suolo americano. Taipei ha respinto la proposta, ribadendo che tale ipotesi non rientra nei negoziati in corso.
Sul fronte semiconduttori, settore chiave per l'economia dell'isola e responsabile di circa il 70% delle esportazioni verso gli Stati Uniti, Taipei ha precisato che TSMC non è direttamente coinvolta nelle trattative in corso. Eventuali decisioni di investimento rimarranno quindi prerogativa delle singole aziende.
Le tensioni non mancano: a luglio l'amministrazione Trump ha introdotto un dazio del 20% sulle importazioni da Taiwan, una misura più severa rispetto a quelle applicate a partner regionali come Giappone e Corea del Sud. Tuttavia, la maggior parte dei prodotti legati ai semiconduttori ne resta esclusa, poiché oggetto di una procedura commerciale separata – ed è lì che gli USA provano a fare leva, anche se potrebbe essere un'arma a doppio taglio.
Nonostante le divergenze, il governo taiwanese ha sottolineato che dai colloqui è emerso un certo grado di progresso, lasciando intravedere spazi di intesa futura.










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2 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoDa che mondo è mondo, i dazi li pagano i consumatori del paese che li impone, nonostante ciuffo arancione voglia far credere il contrario e nonostante ci sia qualche credulone anche qua sul forum che non sa come funzionano i dazi. C'è da dire però che con dazi così folli, vai a sapere le ripercussioni globali di tutta la filiera.
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