Taiwan respinge la richiesta USA di trasferire metà della produzione di chip negli Stati Uniti
Taiwan respinge la richiesta degli Stati Uniti di coprire metà della domanda americana di semiconduttori con produzione interna. La vicepremier Cheng Li-chiun ha chiarito che Taipei non ha mai preso un simile impegno.
di Manolo De Agostini pubblicata il 01 Ottobre 2025, alle 10:31 nel canale ProcessoriTSMC
La politica di Donald Trump a suon di dazi non ha ancora sferrato la zampata finale sul mondo dei semiconduttori, ma le pressioni su Taiwan sono forti, anche alla luce della protezione che gli Stati Uniti potrebbero garantire a fronte di un possibile attacco cinese.
Nei giorni scorsi si è parlato del piano USA per rendersi meno dipendente dai destini dell'isola asiatica. Secondo i ben informati, Washington ha chiesto a Taiwan (e di riflesso a TSMC) di spostare una parte significativa degli investimenti e della produzione di semiconduttori sul territorio americano, con l'obiettivo di garantire che almeno metà della domanda interna venga soddisfatta da impianti locali.
Il governo, inoltre, starebbe valutando un piano per obbligare le aziende (Apple, NVIDIA; ecc.) a produrre sul suolo americano una quantità di chip pari a quella importata, pena l'applicazione di dazi aggiuntivi.

Il piano, oltre a sollevare forti dubbi dal punto di vista logistico ed economico - spostare una filiera del genere in modo rapido è un'impresa praticamente impossibile - è stato rispedito al mittente da Taiwan.
Come riportato da Bloomberg, la vicepremier Cheng Li-chiun ha chiarito che l'ipotesi che Washington possa coprire con fabbriche domestiche fino al 50% della propria domanda non è mai stata discussa né tantomeno accettata da Taipei.
"Questa condizione non è stata affrontata in questa fase negoziale e non intendiamo concordare su simili vincoli", ha spiegato Cheng, precisando che l'interesse di Taiwan si concentra invece sulle concessioni legate all'indagine commerciale nota come Section 232, recentemente ampliata a un numero maggiore di prodotti.
La dichiarazione è arrivata dopo le parole del Segretario al Commercio statunitense Howard Lutnick, che in un'intervista ha confermato colloqui con Taipei sul tema, presentando l'idea come una strategia per ridurre i rischi legati all'eccessiva dipendenza da forniture estere.
Il timore di Washington è infatti noto: l'ecosistema di TSMC e dei suoi numerosi partner garantisce la stragrande maggioranza della produzione mondiale di chip avanzati. Una concentrazione che, già durante la crisi di approvvigionamento legata alla pandemia, ha messo in evidenza la vulnerabilità di settori critici come automotive, difesa e intelligenza artificiale.
Il problema di una filiera troppo legata a una singola area geografica esiste, e gli Stati Uniti fanno bene a interrogarsi su come cambiare le cose - lo fa anche l'Europa. Alla situazione attuale si è arrivati proprio per la miopia occidentale, fatta di decenni di delocalizzazione di competenze, tuttavia la coercizione non è sicuramente l'arma più bella da usare: vuol dire che non ne hai altre, e questo è (forse) ancora peggio.









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54 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoTaiwan d'altro canto cerca illusoriamente di opporsi alla triste verità, ossia che hanno gli anni contati.
Chi l'avrebbe detto che Taiwan avrebbe risposto picche alla proposta di abbandonare l'unica leva politica e economica che hanno nei confronto del resto del mondo.
Anche perché gli USA di Trump é capacissima di non correre in aiuto di Taiwan anche se la stessa accettasse di trasferire le fonderie.
Molto meglio tenere duro e aspettare il fine mandato.
Chi l'avrebbe detto che Taiwan avrebbe risposto picche alla proposta di abbandonare l'unica leva politica e economica che hanno nei confronto del resto del mondo.
Anche perché gli USA di Trump é capacissima di non correre in aiuto di Taiwan anche se la stessa accettasse di trasferire le fonderie.
Molto meglio tenere duro e aspettare il fine mandato.
Dice di no ora, gli USA continueranno ad insistere.
Che pensi che sia finita quì ?
Taiwan ti ricordo che ha detto di NO anche all'unificazione con la Cina ma questo avverrà.
Che pensi che sia finita quì ?
Taiwan ti ricordo che ha detto di NO anche all'unificazione con la Cina ma questo avverrà.
Se rinuncia a TSMC l'autonomia di Taiwan é spacciata sul lungo/medio periodo. Se non rinuncia ha qualche possibilità.
Ergo non c'é nessun motivo per cui dovrebbe dire di si agli Stati Uniti. Soprattutto con un governo USA che cambia idea un giorno si e un giorno anche.
Trump puo' minacciare dazi quanto gli pare, tanto a Taiwan sanno che é un bluff. L'economia USA é troppo legata ai colossi tech e una mossa del genere taglierebbe le gambe a tutte le valutazioni dei big. Oltre che a favorire i concorrenti non americani.
Gli USA sono dei vigliacchi traditori, l'hanno già dimostrato enne volte.
Si nelle favole.
Gli USA sono dei vigliacchi traditori, l'hanno già dimostrato enne volte.
Gli USA fanno solo i loro interessi, semplicemente li mascherano con la propaganda.
Detto questo ricordo che tutto l'occidente e buona parte del resto del mondo riconoscono già Taiwan come cinese.
Sanno già che Taiwan prima poi finirà, ora stan solo cercando di trasformare l'isola in una occasione per infliggere altre sanzioni alla cina in caso di invasione.
Anche veggente!
I fatti sono che Taiwan é rimasta indipendente nonostante la Cina per via della sua importanza nel mondo dei semiconduttori. Tolto quello, per quale motivo qualcuno dovrebbe venire in soccorso di Taiwan?
E anche se le possibilità fossero poche, per quale assurdo motivo Taiwan dovrebbe rinunciare alla propria industria di punta in cambio di... Niente?
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